Per Ben Vautier “La libertà non esiste”

La galleria Mara Coccia di Roma il 28 aprile dedica una mostra ad uno dei principali artisti Fluxus, movimento cui Ben Vautier aderisce fin dal 1962, dopo essere entrato in contatto con George Maciunas. Maestro «…nel gioco sistematico delle annessioni all’universo dell’arte di tutto ciò che sembrerebbe esserne fuori…», usa la sua scrittura dal tratto infantile per indicare tutto ciò che è arte, e allo stesso tempo per togliere ad ogni oggetto indicato la propria fisicità, facendolo assurgere a concetto astratto.

La libertà non esiste è il tema su cui si incentra l’esposizione che Ben Vautier ha realizzato per questa mostra. Intorno a questa iperbole, così viva nella quotidiana condizione dell’esistenza, l’artista ha realizzato circa trenta opere, fra tele, carte e oggetti soliti e insoliti, che riscatta e rimuove dalla memoria del passato per farne testimonianza di una visione priva di limiti, giocata sempre sull’azzardo.

Aids-3d con Exotic Options alla T293 di Napoli

Per la sua prima mostra personale presso T293, (dal 15 aprile al 15  giugno 2011) il duo Keller/Kosmas (Aids-3d), ha adottato la posizione ambivalente di agente di mercato produttore-consumatore che naviga abilmente all’interno di una rete web valorizzata da una sfida commerciale, concettuale e creativa. Agendo come padrone di un buffet infinito, Aids-3d riveste in modo dinamico il proprio ruolo, decidendo, giustapponendo e creando un network per affrontare i rischi derivanti dal tentativo di realizzare opere uniche che soddisfino i criteri del marketing.

Il titolo della mostra è un’appropriazione indebita di un termine economico che indica un tipo di complesso derivato coniato dall’ingegnere finanziario Mark Rubinstein nel suo Exotic Options del 1990. Si tratta di operazioni rischiose riassunte dall’ex presidente della Federal Reserve Paul Volcker come “attività speculative e puramente finanziarie che hanno poco a che fare con l’economia americana.” L’uso di questi e altri strumenti astratti e di difficile comprensione hanno creato un mercato quasi tautologico, in cui le banche hanno pensato di eliminare i rischi per vincere in ogni situazione.

Il collettivo Rotor alla Fondazione Prada di Milano

Ex limbo, il progetto che Rotor presenta presso la Fondazione Prada di Milano (dal 13 aprile al 5 giugno 2011), è una riflessione sugli elementi architettonici e scenografici che hanno costituito i set delle sfilate creati da Prada e OMA per più di un decennio e, dopo l’uso, sono ritornati ad essere materiali grezzi, conservati in vari depositi. Il punto di partenza della mostra è stata la curiosità per i materiali che sono stati impiegati, per le motivazioni che hanno portato alla loro conservazione e per la modalità pratica con cui si è affrontato questo aspetto.

Il lavoro di Rotor consiste infatti nel mettere in evidenza il “resto”: un mondo di elementi e di tracce che, dopo lo splendore funzionale, smontato e posto in un limbo, può tornare in vita sotto altre forme. Un labirinto di materiali che non sono semplici scarti, ma sono i portatori della memoria e dello straordinario lavoro che c’è dietro e intorno ad ogni precedente uso e costruzione: ex limbo.

Shozo Shimamoto alla Fondazione Morra di Napoli

Dopo il successo bolognese Shozo Shimamoto approda a Napoli con il suo “Volo radente”. L’esposizione sarà inaugurata in occasione del convegno di martedì 12 aprile alle ore 19:30, negli spazi della Fondazione Morra di piazza Dante 89, con l’introduzione di Giuseppe Morra e Romano Gasparotti e l’intervento di Lorenzo Mango. La mostra napoletana riproporrà le opere dell’artista nipponico già esposte a Bologna nella cornice della chiesa dei Santi Vitale e Agricola, in occasione di Artefiera Off.

La straordinaria affluenza di visitatori all’evento bolognese a cura di Achille Bonito Oliva e organizzato dall’associazione Shozo Shimamoto, in collaborazione con la Fondazione Morra e Archivio Pari&Dispari, trova riscontro nella carica emozionale che le opere di Shimamoto, con la loro irruenza cromatica riescono a trasmettere. L’esposizione napoletana si colloca in continuità con l’iniziativa bolognese, con la proiezione dei video di alcune delle ultime performances italiane del maestro ottantatreenne, con la regia di Mario Franco.

Mutant Architecture & Design a Milano

In occasione del FuoriSalone 2011, INTERNI si fa promotore, durante la Settimana milanese del Design (11-17 aprile 2011), della grande Mostra Evento MUTANT ARCHITECTURE&DESIGN. La proposta progettuale che emerge da questa riflessione e che coinvolge l’intero mondo che ci circonda come la casa, la città, il paesaggio e il territorio, è quella di un’architettura fortemente materica, trasformabile e mobile che asseconda le necessarie strategie d’impiego nel tempo e in luoghi diversi: strutture intelligenti caratterizzate da grande flessibilità e dalla capacità di poter essere smontate e trasferite, pensate per essere riutilizzate dopo un primo uso.

Mutante è allora la condizione del progetto in senso lato, non più legata a verità precostitute o ad assiomi ideologici, parte della cultura della tardomodernità, ma in grado di rapportarsi in modo responsabile alla realtà. L’attenzione viene posta sull’uso dei materiali, sulla loro durevolezza, sul rapporto tra i materiali e il tempo. Ritorna oggi importante fare una distinzione fra materiali che dal momento della messa in opera decadono e materiali che migliorano (materiali colti come il legno, i metalli, il marmo, le pietre…).

Rolf Julius – Gray Music #1

Dieci anni dopo la prima, nel 2001, a cui seguirono quelle nel 2005 e nel 2007, per la quarta volta una mostra personale di Rolf Julius viene allestita a Torino per e/static. “Gray Music #1” è stata fortemente voluta dall’artista tedesco, purtroppo scomparso il 21 gennaio scorso, e la sua preparazione venne intrapresa già a partire dai primi mesi del 2010.

Ne faranno parte diverse opere, fra cui alcune, molto preziose, risalenti ai primi anni ’80: quella che da il titolo a tutta la mostra, 24 fotografie in bianco e nero giustapposte alla composizione sonora omonima (opera presentata in questa forma nel 1980 a Bremen per Pro Musica Nova), due serie di disegni, a inchiostro nero e a tempera ocra, realizzati nel 1983, nel periodo in cui Julius risiedette al PS1 di New York, e il celebre Music for the eyes del 1982, il lavoro forse più noto fra quelli realizzati dall’artista nella sua carriera.

Talia Keinan – Leave the little light on when I’m coming back home at night

La Galleria Riccardo Crespi di Milano presenta la prima personale in Italia dell’artista israeliana Talia Keinan a cura di Gabi Scardi. Il titolo, Leave the little light on when I’m coming back home at night (una breve canzonetta scritta dall’artista), evoca con levità l’ingresso in un immaginario di natura magico – evocativa.

Il percorso espositivo si snoda in un flusso organico sui tre livelli della galleria
. Tutti i sensi ne vengono sollecitati: la vista in primis che è chiamata a soffermarsi sugli enigmatici disegni e collage al primo piano (eseguiti con diversi materiali: olio, grafite, sabbia, gesso, china..). Il segno grafico di Keinan sgorga spontaneo in qualche angolo del foglio senza conoscere dove andrà a finire, affiora dalle viscere, scevro da ogni progettualità. Il limite tra realtà e illusione latita tra la semplicità dei soggetti rappresentati (uccellini che compongono l’anamorfosi di corolla di un fiore, una figura femminile sdraiata che si sdoppia come un battito d’ali di farfalla) e l’evocazione di un mondo extra-ordinario, misterioso. Una scultura-giradischi, The black river (2010), suona, con lo scorrere dell’acqua, una musica oscura, alleggerita solo dalla presenza di una piuma.

L’artista come il Rishi, una mostra sulla rappresentazione del “sacro” nell’arte contemporanea

Frutto della sinergia tra il Museo d’Arte Orientale “Giuseppe Tucci”, Sala 1 – Centro Internazionale d’Arte Contemporanea, Bibliothè – Bhagavat Atheneum e l’associazione ASIA, la mostra L’artista come Rishi che inaugura il 5 maggio a Roma si interroga sulla rappresentazione del “sacro” nell’arte contemporanea, indagando relazioni e compatibilità tra esperienza artistica e conoscenza ultrasensibile; convergenza tra pensiero occidentale e orientale alla luce di una “metafisica unitaria”, ora di matrice laica ora religiosa, che come una corrente invisibile attraversando ogni civiltà e a distanza di molti secoli, ancora oggi ispira l’uomo nel suo desiderio di evoluzione.

L’artista come il Rishi, il veggente della tradizione vedica, può accedere a un mondo non confinato nei limiti percettivi dei sensi e della mente, ma quale gradazione ininterrotta di “piani segreti”: dall’Uno al Tutto, dalle tenebre alla luce, dal microcosmo al macrocosmo.

Christian Boltanski è “senza fine”…

La Fondazione VOLUME! di Roma inaugura il 6 maggio la mostra SANS FIN di Christian Boltanski.  Un mese prima della Biennale di Venezia 2011 dove rappresenterà la Francia, l’artista realizza un intervento inedito che imprime allo spazio un movimento continuo, e come un vortice meccanico, espone tracce di memorie universali ed echi di dimensioni collettive e  storie personali.

“In questo momento rifletto molto sulle cose che continuano: oggi c’è un popolazione e tra vent’anni ce ne sarà un’altra. La vita riprende sempre”. La casualità della nascita e del tempo storico dell’esistenza conferiscono fragilità e allo stesso tempo mistero alle singole identità le cui piccole memorie sono al centro dell’interesse di Christian Boltanski. Gli archivi, le fotografie, gli abiti, il battito del cuore, negli anni hanno rappresentato il tentativo di ricordare, di sfuggire all’hasard della morte ma anche di interrogare la casualità della nascita. Perché io e non tu, perché ora e non dopo… domande che testimoniano il desiderio di salvare il ricordo, conservare la vita e muovono tentativi destinati a fermarsi davanti al tempo della Storia. Un’arte, tuttavia, che solo apparentemente riflette la sconfitta perché, aldilà delle singole storie, la vita riprende sempre.

100 di 50, una grande manifestazione incentrata su performance sia storiche che contemporanee

Visto il successo riportato lo scorso anno da Festa Grande come prima collaborazione tra MiArt e NABA, le due istituzioni milanesi continuano a cooperare con un nuovo e più ambizioso progetto all’insegna dell’arte e del design. Giacinto Di Pietrantonio e Marco Scotini stanno mettendo in cantiere per questa occasione una grande manifestazione incentrata su performance sia storiche che contemporanee. L’evento intitolato “100 di 50” si concentra sulla riproposizione dal vivo di varie performance dagli anni Sessanta ad oggi. Quando questo non sarà possibile verranno presentati video, foto e documentazioni.

Proprio per la complessità e ambizione del progetto questa edizione prevede, oltre alla collaborazione delle due istituzioni MiArt e NABA, la partecipazione attiva di artisti, gallerie, collezionisti, imprenditori, riviste: una procedura, questa, che costituisce la novità del progetto. Con “100 di 50” si intende la messa in scena delle 100 performance più significative che hanno contribuito a fare la storia dell’arte contemporanea degli ultimi 50 anni; si vuole mostrare come un’arte che vive di una temporalità definita sia riuscita a fare dell’effimero un elemento di lunga durata. La performance è infatti una delle massime espressioni del nostro tempo liquido (Bauman), flessibile (Sennett), precario (Virno), imprevisto.

“Simultaneità degli opposti” con Mauro Di Silvestre e il collettivo Foschini/Iacomelli

Il 15 aprile 2011 alle ore 18:30 inaugura alla galleria Bianca Arte Contemporanea di Palermo la doppia personale dal titolo “Simultaneità degli opposti” con Mauro Di Silvestre e il collettivo Foschini/Iacomelli. Un appuntamento dedicato interamente alla pittura, una ricognizione sulla migliore e giovane figurazione contemporanea del centro Italia. Fino al 18 giugno 2011.

Simultaneità degli opposti è il titolo illuminante di un’opera scritta da Bruno Munari nel 1950. Una riconsiderazione della forma astratta, per spiegarla con le parole dell’artista “i segni sono delle forme appoggiate sul fondo, dove il valore è dato dall’energia, dal colore materico, dalle dimensioni, dai collegamenti, dagli spazi vuoti”, una descrizione che ben definisce i virtuosismi segnici di Di Silvestre e le figure fluttuanti di Foschini/Iacomelli. Una relazione puntuale dei rapporti formali che caratterizzano i due differenti approcci pittorici, fatti comunemente di vuoti e pieni, astrazioni tangibili che si riallacciano alla memoria e alle energie vitali di ricordi recenti.

UNIVERSO RIETVELD. Architettura e design per la vita moderna

Il MAXXI di Roma inaugura il 13 aprile a mostra UNIVERSO RIETVELD. Architettura e design per la vita moderna, coprodotta con il Central Museum di Utrecht, analizza l’opera del progettista olandese Gerrit Thomas Rietveld (1888-1964) a confronto con il suo tempo, i suoi colleghi e contemporanei, i luoghi e il milieu artistico del suo paese e oltre.

Rietveld ha vissuto nell’epoca delle rivoluzioni politiche e culturali del Novecento: ha attraversato due guerre mondiali, gli anni della Guerra Fredda e quelli del post-colonialismo. È stato testimone diretto di eventi epocali: la crisi economica del ‘29, la disastrosa inondazione che nel 1953 colpì l’Olanda, le difficoltà della ricostruzione post-bellica. Soprattutto ha partecipato intensamente e da protagonista ai fermenti delle avanguardie artistiche, destinate a lasciare una delle tracce più persistenti nel campo dell’architettura e del design del XX secolo.

MiArt 2011

Cento gallerie, il top degli artisti internazionali, un padiglione, quattro giorni di fiera. Dopo due anni di ottimi risultati, sia in termini di business che di presenze, MiArt 2011 punta ancora di più all’eccellenza del sistema artistico attraverso un’ulteriore selezione delle gallerie per presentarsi al mercato e al pubblico come una fiera unica, che ospita le più importanti gallerie italiane. In programma dall’8 all’11 aprile 2011 (inaugurazione su invito giovedì 7 aprile e apertura straordinaria il sabato sino alle 21.00), MiArt 2011 verrà concentrata in un unico padiglione (pad. 3, fieramilanocity, viale Scarampo, Porta Teodorico), dove le gallerie invitate alla partecipazione saranno collocate per analogia delle proposte secondo gli ambiti storico, contemporaneo e giovani a favore di una visione complessiva del panorama artistico internazionale.

“Gli ottimi risultati delle ultime due edizioni, in cui abbiamo puntato sulla qualità, confermano la necessità di realizzare una fiera sempre più selezionata, in cui solo le gallerie più serie, prestigiose e autorevoli siano chiamate a rappresentare artisti e opere della produzione italiana e internazionale dall’inizio del Novecento ad oggi. – sottolinea Michele Perini, Presidente di Fiera Milano Spa. E aggiunge: – A determinare l’internazionalità di una manifestazione non è la provenienza delle gallerie d’arte ma degli artisti, ed è per questo che MiArt ha deciso di imprimere una caratterizzazione netta alla fiera, ospitando il meglio delle gallerie italiane che rappresentano il meglio degli artisti internazionali”.

Aaron Young allo studio Giangaleazzo Visconti di Milano

Dopo numerose mostre internazionali in alcuni degli spazi espositivi più prestigiosi al mondo, tra cui il P.S. 1 di Long Island City (NY), il Kunst-Werke di Berlino e la Serpentine Gallery di Londra, e dopo la recente partecipazione alla Brucennial curata da Vito Schnabel a SoHo (NY) e la mostra personale al MACRO di Roma,  Aaron Young torna ad esporre in Italia il 7 aprile 2011t allo Studio Giangaleazzo Visconti di Milano.

Per l’appuntamento milanese, saranno esposte 7 opere di grandi dimensioni, realizzate su alluminio e legno e due sculture, cancelli di ferro e oro 24kt, tutte realizzate tra il 2007 e il 2009. Il lavoro di Young è il risultato di performances piene di energia che coinvolgono motociclisti, skateboarders e tatuatori (stereotipi di un tessuto urbano ribelle), che diretti dall’artista e in sella ad una motocicletta, attraverso acrobazie talvolta pericolose, lasciano segni di sgommate e frenate su lastre di alluminio o legno appositamente preparate con diversi strati di colore.