Demolito lo studio di Ai Weiwei

Ed alla fine la censura ed il regime oppressivo hanno nuovamente vinto la loro battaglia contro la libera espressione artistica. L’11 gennaio alle sei di mattina una squadra di demolitori si è recata presso lo studio di Ai Weiwei a Shanghai ed ha reso operativo il mandato di demolizione dello stesso spiccato dai vertici cittadini alcuni mesi fa. Sul luogo del misfatto si è recata anche una pattuglia di polizia per evitare rappresaglie o manifestazioni da parte dei sostenitori del celebre e coraggioso artista.

Ma, almeno stando a quanto riportato dai quotidiani cinesi, non si sono verificati scontri o altre tensioni. Circa due anni fa le istituzioni avevano incredibilmente invitato Weiwei a costruire uno studio in città, come previsto dal progetto di edificazione di un nuovo distretto artistico.

Thomas Scheibitz – Il fiume e le sue fonti

La Collezione Maramotti di Reggio Emilia presenta una mostra di dipinti e sculture di Thomas Scheibitz, uno dei più significativi artisti tedeschi contemporanei (nel 2005 ha rappresentato la Germania alla Biennale di Venezia). Nella complessa struttura compositiva delle opere di Scheibitz, i variati elementi iconici e tettonici costituiscono o alludono a trasposizioni astratte, para-geometriche, di figure e segni tratti dal deposito collettivo di immagini che la cultura visuale storica e i diversi media, dalla pubblicità al cinema, mettono oggi a disposizione. Nel processo di costruzione pittorica messo in atto dall’artista, questi elementi sono sempre caratterizzati da un’accentuata inscrizione prospettica, che si è mantenuta costante nell’evolversi del suo linguaggio.

Un analogo procedere si manifesta nelle sue sculture: l’artista traspone ermeticamente in articolazioni plastiche astratte le figure che ha raccolto nell’esplorazione sistematica dell’immaginario visuale collettivo, evolvendo la citazione in invenzione. Per questo egli fa regolarmente coesistere nelle sue esposizioni opere su tela e strutture tridimensionali.

Shepard Fairey scende a patti con l’Associated Press

Se non riesci a batterli, fatteli amici. Mai motto proverbiale fu più azzeccato di questo per la vicenda AP contro Shepard Fairey. Se ben ricorderete da quasi due anni il celebre street artist americano è in causa con la Associated Press per quanto riguarda l’iconico poster Obama Hope (2008). Dopo aver praticamente sostenuto la campagna presidenziale di Obama, rappresentandone l’immagine-simbolo, il celebre poster ha dovuto fare i conti con la legge sul diritto d’autore.

Mannie Garcia è infatti l’autore del celebre scatto che in seguito è stato manipolato digitalmente da Fairey divenendo una delle immagini più conosciute del presidente americano. Ebbene dopo aver in principio negato ogni tentativo di “scopiazzatura” e dopo aver maldestramente tentato di nascondere le prove del misfatto, lo street artist si è dovuto arrendere all’evidenza ed ha quindi iniziato un lungo patteggiamento con la AP, nella speranza di evitare un vero e proprio salasso milionario.

Restauro e conservazione, nuovi problemi per l’arte contemporanea

Il mondo dell’arte dimentica spesso un grande problema legato alla produzione creativa contemporanea sarebbe a dire la conservazione delle opere. Restauro e conservazione sono da sempre questioni spigolose per l’arte ed in passato azioni scellerate hanno procurato danni irreparabili a veri e propri patrimoni dell’umanità. Se si parla di scultura o pittura classica e moderna, le tecnologie a nostra disposizione  ci permettono di intervenire in maniera proficua e soprattutto non aggressiva. Con l’arte contemporanea le cose cambiano,dagli anni sessanta in poi ad esempio molti artisti  hanno fatto largo uso di materiali sintetici come il polistirolo, passando in seguito al più malleabile poliuretano espanso (Michelangelo Pistoletto, Jean Dubuffet, Stefano Arienti).

Parlando di polistirolo, il restauro di opere di Gianni Colombo ha presentato in passato notevoli problemi poiché il polistirolo in circolazione oggigiorno è sostanzialmente diverso da quello di 30 anni fa ed in aggiunta esso deve essere risagomato. Difficile anche il restauro di opere di Land Art come Spiral Jetty di Robert Smithson che sta lentamente affondando nelle acque del Great Salt Lake nello Utah.

Giovedì Difesa: Tron batte Tron Legacy

Tron Legacy è un film di fantascienza diretto da Joseph Kosinski. È il sequel di Tron, un film del 1982, ora oggetto di culto, che, a dirla tutta oggetto di culto lo è diventato col tempo. All’uscita infatti non ebbe molto successo. Almeno non nell’immediato. Si era sentito parlare spesso della possibilità di un rifacimento o di un seguito. L’avanzamento della tecnologia e con esso la possibilità di renderlo ancora più spettacolare pareva suggerirlo. Scopro dal web che il 29 luglio 1999, il sito web ZDNet News riportavala notizia dell’interessamento della Pixar all’idea. Purtroppo invece lo realizza la Disney, che, a mio avviso, continua a floppare ottimi progetti uno dietro l’altro, talvolta riducendo il cult a domestiche divagazioni.

Tuttavia scopro “anche”, o dovrei dire “invece”, che gli artisti della Pixar sono stati incaricati di dare consigli e pareri sul film; nonché di stendere nuove pagine di sceneggiatura. A dare ulteriori ragguagli sulla produzione anche David Fincher.

Pubblicare le foto su Flickr potrebbe costarvi 2 milioni di dollari

La prossima volta che entrate in un museo state molto attenti a cosa fotografate o vi potrete ritrovare una bella multa da 2 milioni di euro sul groppone. Pensate che tutto questo sia frutto di una nostra simpatica burla? Ebbene, chiedete al povero Thomas Hawk se stiamo scherzando, lui sicuramente ha ben poco da ridere.

Il fotografo è infatti al centro di una surreale quanto kafkiana vicenda andata in scena alcuni giorni fa negli stati uniti e più precisamente al World Erotic Art Museum di Miami. Mentre era in visita al museo Hawk, uno dei tanti amanti del photoblogging, ha pensato bene di eseguire alcuni scatti all’interno degli spazi. Recatosi successivamente a casa, l’uomo ha deciso di pubblicare le sue foto su Flickr (in totale 334), praticamente ciò che fanno milioni di persone ogni giorno. Ovviamente il World Erotic Art Museum non è un museo qualunque, ma uno spazio dove vengono esposte opere ad alto potenziale erotico se non pornografico.

Primi appuntamenti del 2011 al MAXXI

Primi appuntamenti al MAXXI di Roma per il 2011, con un ospite d’eccezione e di grande prestigio: Hamish Fulton, artista internazionale famoso per le sue “camminate” che lo hanno portato a partire dagli anni Settanta a percorrere migliaia di chilometri nei cinque continenti, incontrerà il pubblico del MAXXI domani, giovedì 13 gennaio, alle ore 18.30.

“No walk no work” è infatti lo slogan che sintetizza il lavoro di Fulton, che ha origine nella pratica del camminare e nelle esperienze di  natura e conoscenza che ne derivano, elaborate in termini concettuali e minimalisti. Le sue opere – esposte nei principali musei di tutto il mondo – sono scarne ed essenziali, sebbene sempre legate a una particolare camminata , veri e propri “distillati d’esperienza”.

Reload abbatte il muro dell’indifferenza

Un muro di mattoni, un ostacolo che viene abbattuto, il tanto sospirato ricongiungimento fra la cittadinanza romana e la giovane arte. In questa simbolica performance-incipit eseguita dal pubblico si cela l’importanza di un evento come Reload, inauguratosi il 10 gennaio scorso nelle Ex Officine Automobilistiche di Via Alessandro Ghisleri 44 a Roma ed organizzato da Gian Maria Tosatti . Per arrivare al punto, in una capitale dove si aprono nuove ale museali, dove i più grandi archistar creano le loro più  avveniristiche architetture, dove schiere di curatori istituzionalizzati faticano a metter in piedi un programma espositivo e dove si pensa a dare il nome ad un ristorante più che a sfamare la gente con la cultura, Reload giunge come un’insperata ancora di salvezza a cannibalizzare il gap tra pubblico e offerta culturale del territorio, tra artisti emergenti e spazi espositivi.

A ribadire l’importanza della manifestazione la presenza all’opening dell’Assessore alle Politiche Culturali Umberto Croppi, dimostratosi più volte sensibile alle operazioni indipendenti. Reload, oltre ad oggettivare quella tanto sospirata e mai concretizzata project room per l’arte emergente, ha dimostrato alle istituzioni che per attirare il pubblico all’interno di eventi culturali non è necessario disporre di cifre spropositate o di nomi altisonanti ma di creatività, impegno e tanto spirito di condivisione.

Lady Gaga presenta la nuova linea Polaroid

Per oggi permetteteci un articolo un poco frivolo. Le star della pop music non riescono proprio a far a meno di far parlare delle proprie gesta legate al mondo della creatività. Le passate feste natalizie sono state infatti caratterizzate dall’uscita di My Beautiful Dark Twisted Fantasy,  nuovo album di  Kanye West con copertina realizzata da George Condo. Ovviamente per quanto riguarda l’opera di Condo (che ritrae il cantante in un amplesso in puro stile condiano) la censura made in U.S.A. non si è fatta attendere e quindi in molte catene come Wal-Mart la cover è stata sostituita.

In questi giorni invece è tornata alla carica la nostra Lady Gaga che dopo aver indossato il suo ormai celeberrimo vestito fatto di carne non ha trovato niente di meglio da fare che diventare il nuovo direttore creativo della Polaroid. Ed al nuovo CES, Consumer Electronics Show di Las Vegas l’agguerrita e platinata popstar ha svelato al mondo i nuovi prodotti del celebre brand produttore di macchine istantanee di cui anche Andy Warhol andava pazzo.

Le Stolpersteine di Gunter Demnig a Roma, per non dimenticare

A distanza di un anno, l’artista tedesco Gunter Demnig torna in Italia, per posizionare a Roma, il 12 e il 13 gennaio 2011, 54 Stolpersteine (pietre d’inciampo) in 5 MUNICIPI: I Municipio (Centro Storico); II Municipio (Flaminio, Parioli, Pinciano, Salario, Trieste); III Municipio (Castro Pretorio, Nomentano, Tiburtino), XI Municipio (Appio, Ostiense, Ardeatino); XVII Municipio, (Borgo, Prati, Balduina) per ricordare deportati razziali e politici.

La seconda edizione di Memorie d’inciampo a Roma è posta sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica, e promossa da: ANED (Associazione Nazionale ex Deportati), ANEI (Associazione Nazionale ex Internati), CDEC (Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea), Federazione delle Amicizie Ebraico Cristiane Italiane, Museo Storico della Liberazione, e organizzato da Incontri Internazionali d’Arte. A cura di Adachiara Zevi, si avvale di un Comitato scientifico composto dagli storici Anna Maria Casavola, Annabella Gioia, Antonio Parisella, Liliana Picciotto, Micaela Procaccia e Michele Sarfatti.

La presenza e l’assenza nel mondo dell’arte contemporanea

Il mondo dell’arte dei nostri giorni è costantemente ossessionato dal concetto di presenza. Artisti, critici, gallerie nessuno riesce a sottrarsi ad un presenzialismo dove l’apparire sembra contar più dell’essere ma esserci è fondamentale per non sparire e venir dimenticati. Eppure non tutti scelgono la strada dell’iper-promozione della propria immagine come unica ragion d’essere. Una voce fuori dal coro del presenzialismo è da ricercarsi nella figura mitologica dell’artista Lee Lozano (1930-1999) che giunta ad un buon grado di notorietà nel 1970 decise di sparire progressivamente dal mondo dell’arte, finendo poi per farsi seppellire in una tomba completamente anonima.

Forse questo esempio potrebbe sembrarvi un poco eccessivo ma c’è da dire che le opere di Lee Lozano sono riuscite ad oltrepassare la presenza fisica dell’artista, giungendo sino ai nostri giorni con una potenza creativa inalterata. Sparire dalle scene per poi esser comunque presente tramite la sola forza della propria arte è anche il segno distintivo di artisti come Tehching Hsieh che decise di non mostrare in pubblico la sua arte dal 1986 al 1999 (performance intitolata Thirteen Year Plan) salvo poi ritirarsi definitivamente dalla scena artistica il 1 gennaio del 2000 mediante un comunicato-performance su cui era possibile leggere “Mi sono tenuto in vita, ho passato il 31 dicembre 1999″.

Serena Korda trasforma la polvere e i peli di gorilla in arte

L’arte contemporanea di questi ultimi tempi non manca mai di stupirci. Dobbiamo dire che per tentare di porsi oltre i loro stessi limiti, gli artisti di tutto il mondo si riescono sempre ad adottare soluzioni a dir poco fantasiose e decisamente bizzarre. L’ultima in ordine di tempo è quella di Serena Korda che ha deciso di trasformare la polvere in mattoni per una sua nuova mostra alla Wellcome Collection di Londra (in visione dal prossimo 24 marzo fino al 31 agosto 2011).

All’evento saranno presenti circa 500 mattoni fatti a mano con argilla rossa ed ovviamente della comune polvere casalinga all’interno della quale può trovarsi di tutto, dalla cenere ai capelli, dai peli di gatto alle particelle di pelle fino a giungere ai peli di gorilla. Il procedimento di Serena Korda è alquanto semplice, l’artista ha infatti promosso amici e familiari al rango di donatori di polvere.

Curator’s Table al Progetto Reload di Roma

Dal 17 al 22 gennaio 2011 il Progetto Reload Roma ospiterà l’evento Curator’s Table. L’evento intende mettere in mostra la fase di ricerca curatoriale. Se solitamente viene esposto il lavoro dell’artista e discusso il processo che risiede dietro lo sviluppo di un opera d’arte, Curator’s Table presenta le fasi di sviluppo inerenti l’idea del curatore, frutto di un percorso continuo e costante. Studio visits, incontri, letture, impressioni, scoperte sono i momenti di studio che si intrecciano per rivelarsi sotto forma di testo scritto o visivo.

Curator’s Table rivela le fasi di ricerca, gli ultimi incontri, i legami ancora impercettibili ma potenzialmente attivi tra argomenti, poetiche, pratiche che conducono all’elaborazione di un discorso critico complesso costruito nel tempo. Cosa hanno in comune i lavori esposti? Come viene condotta la ricerca curatoriale? Quali sono i percorsi che regolano la ricerca? Disponendo il materiale studiato, depositato, raccolto su un palco, si cerca di riconoscere la sottile linea rossa che da il via al saggio visivo, al tentativo curatoriale di stesura di una partitura critica sul presente.

Veterani e street artists manifestano contro il MOCA in favore di Blu

Sembrava che tutto si fosse spento assieme alle festività natalizie ed invece le polemiche scatenate dall’atto di censura operato da Jeffrey Deitch ai danni dello street artist italiano Blu si sono improvvisamente riaccese una manciata di giorni or sono. Come ben saprete il MOCA di Los Angeles aveva invitato Blu a creare un enorme murale sul muro nord della Geffen Contemporary. Ebbene l’opera era stata realizzata proprio davanti un sito dedicato ai caduti della seconda guerra mondiale e ad un ospedale dedicato ai veterani. Blu aveva realizzato delle bare con sopra dei biglietti da un dollaro al posto delle classiche bandiere che solitamente cingono il feretro dei caduti in battaglia.

Per evitare chissà quali polemiche e per non offendere la memoria dei veterani di guerra, Deitch (direttore del MOCA) aveva quindi deciso di cancellare il murale di Blu, contro il volere di quest’ultimo. Ma come avevamo detto all’inizio di questo articolo, le scuse di Deitch non sono servite a placare le ire di chi lotta per la creatività e per la libertà. Lo scorso 3 gennaio infatti una crew di street artists e di veterani di guerra si è raccolta davanti al parcheggio antistante al Geffen sfidando il freddo e Deitch in persona.