Jeff Koons e i diritti d’autore sui…palloncini a forma di cagnolino

Avete mai visto i Balloon Dog di Jeff Koons? Sicuramente vi sarà capitato di vederli almeno una volta in questi ultimi anni, dato che gli stessi appaiono di frequente tra le pagine dei più patinati art magazine del mondo. I Balloon Dog altro non sono che delle statue coloratissime e frequentemente di grandissime dimensioni che il nostro discolaccio Koons ha copiato direttamente da quei cagnolini che i clown ed i maghi presenti alle festicciole dei bambini solitamente creano con l’ausilio di palloncini oblunghi sapientemente annodati con tanto di rumoracci spernacchianti (che tanto piacciono ai pargoli).

C’è da dire che oltre alle sculture in acciaio cromato di grandi dimensioni, Koons produce (o sarebbe meglio dire il suo nutrito studio produce) dei piccoli Baloon Dog di porcellana in edizione limitata. Ebbene i Baloon Dog sono ultimamente al centro di una grande controversia tra la Park Life gallery di San Francisco e Jeff Koons.

A Bologna incontro irripetibile con la regina della performance Marina Abramovic

Venerdì 28 gennaio 2011, alle ore 21 presso l’Aula Magna di Santa Lucia, nell’ambito di ArteFiera 2011, l’Università di Bologna rende omaggio all’artista di fama internazionale Marina Abramovic.

La “regina della performance” presenterà dal vivo, intervistata dal critico d’arte Renato Barilli, il suo ultimo lavoro, Seven Easy Pieces, un film realizzato per il Guggenheim di New York che ha già conquistato i più importanti festival in Israele, Polonia, Australia, Canada, Germania, Giappone, e ora per la prima volta in Italia alla presenza della Abramovic, in cui l’artista reinterpreta cinque celebri performances storiche compiute da Vito Acconci, Jospeh Beuys, Valie Export, Gina Pane, Bruce Nauman, più altre due da lei stessa realizzate.

VIP Art Fair, la nuova fiera per i big esclusivamente online

Le fiere d’arte contemporanea rappresentano sempre una prestigiosa e redditizia piattaforma di mercato per le gallerie. Va detto inoltre che i collezionisti all’interno delle fiere hanno a disposizione una vasta scelta di opere da poter aggiungere al loro carnet. Insomma le fiere sono e saranno grandi appuntamenti della stagione artistica internazionale. Ovviamente non tutti dispongono del tempo necessario per recarsi a visitare le maggiori fiere internazionali come Frieze a Londra, ARCO a Madrid o Art Basel a Miami Beach.

Dal prossimo 22 gennaio (fino al 30 gennaio 2011) questo problema potrebbe dissolversi come neve al sole. Già perchè proprio in quella data sarà inaugurata una nuovissima fiera d’arte contemporanea che prende il nome di VIP Art Fair. La caratteristica principale di questa piattaforma è che tutto si svolgerà su internet, insomma gallerie, artisti ed acquisti saranno tutti online.

Nancy Agabian alla Jerome Zodo Contemporary di Milano

La galleria Jerome Zodo Contemporary è lieta di presentare il secondo appuntamento di F classmate, il progetto curatoriale interamente dedicato all’universo femminile strutturato in serate live performance, inaugurato lo scorso maggio 2010. Il nuovo incontro performativo intitolato Family Returning Blows avra’ protagonista l’artista super eccentrica Nancy Agabian nella serata di lunedi’ 10 gennaio 2011 a partire dalle ore 19.31 presso lo spazio di via Lambro 7, a Milano.

Family Returning Blows – una transnational, transhistorical love story/slapstick comedy e’ una performance individuale spinta ai limiti dell’artistico e dell’autobiografico. Incentrata sulla violenza domestica combina narrazioni personali, resoconti tratti da notiziari, immagini mutuate da Facebook con espressioni linguistiche armene, per esplorare le forze dinamiche fra generi da un lato, e le tensioni all’interno dell’assetto mondiale, dall’altro. Ambientata fra New York City e Yerevan, fra il pubblico e il privato, fra maschile e femminile, una storia simultaneamente si evolve e si distrugge.

Parte Confini 08 rassegna di fotografia contemporanea

Dall’10 al 23 GENNAIO 2011 Polifemo presenta presso La Fabbrica del Vapore in via Procaccini 4 a Milano la tappa milanese della rassegna di fotografia contemporanea Confini, un progetto espositivo di immagini fotografiche di non semplice collocazione. La disponibilità di nuovi strumenti, la seduzione del post-moderno ed i media che caratterizzano la nostra epoca hanno allargato la visione di molti fotografi e stiamo assistendo al definitivo abbattimento dei confini tra la fotografia e le altre forme d’arte.

Così le contaminazioni tecniche e linguistiche generano realizzazioni di grande contenuto ed impatto visivo difficili da inquadrare negli schemi classici della fotografia. Un momento di verifica ed un trampolino per autori che propongono immagini di ricerca e mostrano buona progettualità. Per la prima volta quest’anno la rassegna sarà presentata anche a Milano (Polifemo Fotografia), Genova (VisionQuesT Gallery) e Trieste (Sala Fenice), oltre che nelle sedi storiche di Firenze e Roma, e in quelle di Torino (Osservatorio Gualino) e Palermo (Lanterna Magica) che già l’hanno ospitata nella precedente edizione.

Eli Broad e le prime immagini del suo nuovo museo a Los Angeles

Sembrava la barzelletta del secolo ed invece il nuovo museo di Eli Broad, tanto annunciato e mai svelato al pubblico, ha finalmente una location, un’architettura ed un archistar ben precisi. In questi ultimi giorni infatti Broad ha dato in pasto alla stampa di Los Angeles i rendering in 3D del progetto pensato da Diller Scofidio + Renfro, il team di architetti che sono riusciti a fare le scarpe a Rem Koolhaas nel corso della gara a “progetta tu il museo”.

Ebbene le linee del nuovo museo sono decisamente stravaganti, si tratta di un gigantesco rombo con disegno ad alveare che sarà perlopiù costituito da cemento. Ovviamente i tempi di sviluppo dell’intero progetto sono ancora molto lunghi ed anche i costi totali saranno un buon deterrente, si parla infatti di circa 130 milioni di dollari di spese.  Punto forte del museo sarà la lobby che permetterà una sorta di relazione visiva tra i pedoni all’interno ed i visitatori che arrivano in automobile.

Nuovi padiglioni permanenti per la Biennale di Venezia 2011

Ulteriori novità sul fronte Biennale di Venezia 2011. Quest’anno i vertici della prestigiosa manifestazione hanno intenzione di allargare la già vasta offerta di arte contemporanea inserendo all’interno della piattaforma anche altre realtà internazionali. Noi vi avevamo già dato notizia della presenza dell’India ma sembra che questa non sia l’unica new entry di quest’anno. In questi giorni infatti nuovi padiglioni permanenti potrebbero essere offerti ad Argentina, Messico, Cile, Emirati Arabi e Bahrain, così ha dichiarato il presidente Paolo Baratta ai microfoni di The Art Newspaper. Anche la Cina potrebbe presto usufruire di un suo padiglione permanente.

I nuovi spazi nazionali potrebbero sorgere in quel dell’Arsenale. Quest’anno inoltre la Biennale ospiterà alcune debuttanti quali Arabia Saudita, Bangladesh, Malaysia e Rwanda. Insomma finalmente avremo modo di ammirare il fermento di altre realtà dell’arte internazionale e non solo quello proveniente dagli stati più blasonati.

The Wall (Archives) al Progetto Reolad Roma

Da lunedì 10 fino al 15 gennaio il Progetto Reload Roma ospiterà l’evento The Wall (Archives) curato da  Pietro Gaglianò. Il progetto consiste nella creazione di un archivio compilato attraverso i contributi formali o teorici di artisti, curatori, professionisti di diverse discipline sul concetto di muro, inteso nella sua declinazione geopolitica, sociale, morale. L’archivio si muove di città in città ampliandosi col lavoro degli artisti incontrati nel percorso.

Alla fine della mostra nel tunnel l’archivio resterà aperto e consultabile in uno degli altri spazi di Reload. Durante i due mesi del progetto il curatore incontrerà gli artisti di Roma e li inviterà ad aggiungere propri file all’archivio. Ho chiesto ad amici, artisti, curatori, professionisti di diverse discipline, di inviarmi un contributo formale o teorico per creare un archivio sul concetto di muro, inteso nella sua declinazione geopolitica, sociale, morale.

L’Italia e le troppe scene dell’arte emergente

La scena dell’arte emergente italiana. In verità sarebbe più corretto parlare di scene della giovane arte, poiché le divisioni presenti all’interno del nostro paese sono ancor più evidenti quando si parla di creatività. Tali sottoinsiemi di un grande insieme appaiono slegati da quest’ultimo e questo inutile frazionamento rappresenta il punto debole dell’arte emergente del tricolore. Unendo tutte queste diversità l’Italia potrebbe sfruttare al meglio la sua forza creativa, inserendosi nel gruppetto delle nazioni che “contano”. Unità e collaborazione è quindi l’auspicio e l’esortazione che ci sentiamo di rivolgere a tutti gli addetti del settore, all’insegna di un 2011 proficuo per la giovane arte italiana. Ecco quindi l’analisi delle varie scene presenti sul nostro territorio:

La scena delle fondazioni, associazioni ed altre organizzazioni che hanno come obiettivo la  promozione dell’arte emergente gioca un ruolo importante nel nostro paese. Questi organismi generalmente si propongono come piattaforme per la sperimentazione ma spesso e volentieri supportano nomi già noti al mainstream. Si gioca sul sicuro con meno rischi e si punta su artisti con buoni dealers alle spalle. Ogni fondazione ha il suo gruppo di giovani artisti ben distinto.

Volete lanciare il vostro portfolio online? Spiate gli altri artisti!

Ormai il mondo di internet è saldamente connesso a quello dell’arte contemporanea. Le nuove piattaforme digitali offrono infinite possibilità agli artisti che possono pubblicizzare al meglio il loro lavoro sui social networks, sui blogs e sui siti personali. Se siete artisti ed avete anche voi deciso di lanciare il vostro nuovo sito personale, sappiate che è molto importante guardare agli official websites dei grandi nomi dell’arte in modo da imparare dalle loro trovate tecniche e grafiche o dai loro errori. Eccovi una piccola selezione che abbiamo effettuato noi di Globartmag girando per la rete. Ovviamente vi invitiamo a visionare altri siti per avere un’idea ancora più chiara.

Jeff Koons
Un sito che ci sembra un poco antiquato come design. Più che altro la divisione in frame è roba da inizi duemila. Il sito è però intuitivo e contiene moltissime foto di opere dell’artista, anche di quelle meno note. Meno grafica e più contenuti sono sempre un binomio vincente per ottenere velocità di caricamento e dare maggiori informazioni sul vostro lavoro.

Laura Cionci – Ipnagogia

Il 7 gennaio 2011 alle 19,00 la Galleria Hybrida Contemporanea di Roma presenterà la mostra personale di Laura Cionci dal titolo Ipnagogia, a cura di Martina Sconci.  Il lavoro presentato per questa mostra ha a che vedere con il sogno e in particolare con quello stato di passaggio tra la veglia e il sonno che a volte ci fa vedere delle immagini chiamate allucinazioni ipnagogiche. Durante questo momento ci capita di avere delle visioni, illusioni che coinvolgono tutti i sensi, esperienze vivide di immagini, sensazioni e rumori che non ci permettono di distinguere il sogno dalla realtà.

Il video della Cionci, che invita lo spettatore ad entrare in galleria, ha come protagonista l’artista stessa in preda ad una di queste allucinazioni. Girandosi e rigirandosi nel letto, una doppia realtà le impedisce di dormire, mentre in sottofondo le parole di Eduardo Galeano suggeriscono qualcosa: “i corpi abbracciati cambiano di posizione mentre dormiamo, guardando di là, guardando di qua, la tua testa sopra il mio petto. No, no – mi spieghi credendomi sveglia – ancora non siamo lì. Noi mutiamo (ci trasferiamo) in un altro paese mentre dormiamo”.

Banksy in corsa per le nomination al premio Oscar

Come ben saprete il nostro beniamino della street art Banksy ha recentemente prodotto il celebre documentario Exit Through the Gift Shop: “E’ la storia di come un uomo decide di filmare l’infilmabile, fallendo miseramente. L’uomo vuole fare un film su di me, tutto all’interno della pellicola è vero specialmente nei pezzi dove tutti mentono” dichiarò Banksy lo scorso hanno in concomitanza con l’uscita del film. Ed a distanza di tempo dobbiamo dire che la sua fatica è senz’altro una meravigliosa e surreale incursione in un mondo dell’arte prono su se stesso.

In questi ultimi tempi inoltre il film ha generato una sempre più crescente attenzione tra il pubblico e la critica, anche grazie alla nomination come miglior documentario dell’anno all’Independent Spirit Awards e al British Independent film Awards. Lo scorso dicembre inoltre la Los Angeles Film Critics Assn. Ha nominato Exit Through the Gift Shop come il secondo miglior documentario dell’anno e lo scorso lunedì la Online Film Critics Society l’ha definito il miglior documentario dell’anno.

Giovedì Difesa: Sogni e bisogni della chiesa love Huckabees

È mia consuetudine di critico lavorare anche prendendo spunti da associazioni mentali, ma è ancor più mia consuetudine di scrittore “associare” (mi scuso per l’abbondanza di ripetizioni) i testi mostrandone le sottese linee mentali e suggerendo quel che ho pensato senza poi doverlo dire da me, anche per il gusto di lasciare una comunicazione aperta e ambigua ma maggiormente ricca di spunti.

La mia linea guida è l’idea di Citti di mettere il miracolo nell’ambito delle cose vietate dalla chiesa poichè in contraddizione con la pace oramai fatta con la scienza, ovvero con una nuova idea di armonia perfetta dell’universo poiché voluta da Dio. Questo bizzarro pensiero è alla base del mio ragionare.

Le fonti: il primo testo è un articolo odierno di reppubblica, il secondo una recensione da wikipedia di un episodio del film Sogni e bisogni di Citti del 1985, il terzo una recensione dal corriere del film I Heart Huckabees del 2005.

Cindy Sherman, nuovo anno nuova serie fotografica

Sprüth Magers di Londra presenta dal 11 gennaio al 19 febbraio 2011 il nuovo lavoro di artista Cindy Sherman. Per questa serie l’artista ha messo insieme un cast di singoli personaggi su grandi murales fotografici, segnando un allontanamento dal classico formato della fotografia incorniciata.

 Fin dall’inizio della sua carriera nella metà degli anni 1970 Sherman ha usato se stessa all’interno delle sue opere, comparendo come regista, modella e fotografa per creare una vasta gamma di personalità intriganti e provocatorie.

In questo ultimo lavoro Cindy Sherman coglie le sottili distorsioni del suo viso e del corpo, rendendo le sue forme quasi irriconoscibili grazie all’ausilio delle tecniche digitali, usate per manipolare di ciascun personaggio, le sue caratteristiche, e l’ambiente circostante.