Angela Marzullo – Home Schooling

Venerdì 9 marzo 2012 lo spazio Ex Elettrofonica di Roma presenta la prima mostra personale italiana dell’artista svizzera Angela Marzullo (Zurigo, 1971). La ricerca artistica di Angela, che usa indiscriminatamente media espressivi diversi, è centrata sulla rivisitazione di opere, sia testi letterari (Walter Benjamin, Brecht, Pasolini) sia opere di arte visiva (Acconci, Rosler, Graham, Abramovic,..), sia seminali del pensiero e dell’arte critica degli anni ’70.

L’appropriazione dei testi e delle opere del passato nel suo lavoro è filtrata attraverso la lente del pensiero femminista di matrice italiana e francese che si va elaborando in quello stesso decennio. Lo sguardo di Angela è uno sguardo erede di quella tradizione, è cioè consapevole della carica ideologica che veicolano le immagini proprio a partire della differenza sessuale: è lo sguardo d’artista e, allo stesso tempo, di donna e madre. Da qui l’attenzione all’educazione, alla pedagogia, alla relazione madre-figlia, tutti temi centrali della sua poetica; da qui il titolo provocatorio della mostra, Home Schooling, dove l’Home Schooling è la rivendicazione del pensiero che un’altra educazione, un’altra trasmissione del sapere, è possibile, al di fuori dalle istituzioni: quella “di casa”, di madre in figlia, secondo una pratica sempre più diffusa nel Nord Europa.

Atla(s)now il nuovo progetto di Angelo Bellobono per la Marrakech Biennale

Inserito nel Programma parallelo ufficiale della Marrakech Biennale, il progetto Atla(s)now di Angelo Bellobono presenterà un’importante duplice mostra che sarà allestita nella Salle des arts plastiques dell’Esav-Ecole supérieure des arts visuels de Marrakech, negli spazi di Dar Toubkal-Mountain Propre research & visitors centre e negli spazi del Community centre – maison des associations d’Imlil. Il progetto è prodotto da Aniko Boehler, Morocco experience & projects. La mostra verrà inaugurata il 29 febbraio 2012 e si protrarrà fino al 3 giugno 2012

Comincierà ufficialmente il 7 febbraio 2012 con la prima residenza d’artista sulle montagne dell’Atlas tra Imlil e Oukaimeden la realizzazione del progetto Atla(s)now, la sfida che l’artista  Angelo Bellobono sviluppa attraverso la realizzazione di una piattaforma creativa e formativa, in cui l’arte e lo sci sono utilizzati come mezzo di sviluppo e condivisione sociale, apportando innovazione sul territorio.

Maurizio Cattelan in pensione per finta

Mentre il fuoriclasse della curatela all’italiana Massimiliano Gioni si sta ancora godendo la sua nomina a doge della prossima Biennale di Venezia, il suo alter ego Maurizio Cattelan non è certo fermo con le mani in mano. Il buon Cattelan aveva già da tempo annunciato il suo definitivo ritiro dalle scene dell’arte contemporanea, ma il pensionamento anticipato potrebbe essere in realtà l’ennesimo calembour di un artista che ci ha abituato ai repentini colpi di scena.

 Già, poiché l’enfant terrible dell’arte contemporanea avrà forse deciso di cessare la produzione creativa ma di fatto ha spostato i suoi interessi su qualcosa di molto, molto simile. Con l’aiuto dell’onnipresente Gioni, del Bard Curatorial Center e della Anna Kustera gallery, il buon Cattelan ha infatti deciso di aprire nientemeno che una galleria, anzi ad esser precisi uno spazio no profit che prenderà il nome di Family Business.

Tra Werner Herzog e Giacinto Scelsi all’Auditorium di Roma va in scena una meravigliosa Apocalisse.

13 capitoli brevi, un’apocalisse illustrata ma mai nominata che svela la tragica meraviglia della catastrofe in un lungo fiume di immagini . Questo e molto altro è Apocalisse nel Deserto, documentario-capolavoro del sempre fulgido Werner Herzog, girato tra l’estate del 1991 e l’inverno del 1992 con l’ausilio di una piccola troupe nel Kuwait.

Il pretesto è quello della Guerra nel Golfo, la visione è quella dei pozzi di petrolio in fiamme, dei laghi artificiali di oro nero che rispecchiano ed imitano il cielo, la lotta dell’uomo contro l’elemento naturale. Tutto condito da pochissimi commenti e dalle musiche di Grieg, Mahler, Pärt, Prokof’ev, Schubert e Verdi.

Kerstin Braetsch e Adele Roeder alla galleria Giò Marconi di Milano

La galleria Giò Marconi è lieta di presentare Glow Rod Tanning with…, prima personale di Kerstin Brätsch (1979, vive e lavora a New York), in visione dal 22 febbraio al 31 marzo 2012. Per l’occasione l’artista presenterà nuovi dipinti su mylar, esposti attraverso l’uso di magneti, barre metalliche o su strutture autoportanti parzialmente illuminate da luce al neon. Completano l’allestimento alcuni elementi realizzati dal designer italiano Martino Gamper, che si offrono in maniera modulare come supporto ai dipinti.

Le piattaforme di Gamper uniranno idealmente la mostra di Kerstin al progetto COMCORRÖDER, presentato in parallelo da Adele Röder (1980, vive e lavora a New York) in via Masera di fronte al civico 10.

Movimenti quotidiani svelati alla Lorcan O’Neill

Corpi nudi che si adagiano su tele per imprimere, come impronte, movimenti ponderati prima di denudarsi. Un’azione performativa celata al pubblico, tuttavia intuibile nei lavori site-specific realizzati da Juliana Cerqueira-Leite (São Paulo, 1981, vive e lavora a Brooklyn) all’interno dello Street-View della galleria romana Lorcan O’Neill nelle settimane precedenti l’inaugurazione della mostra ‘Procede-Proceed’, per essere ospitati presso lo spazio di via Orti d’Alibert fino al 24 febbraio. Juliana è un’eclettica artista e curatrice brasiliana. Ha studiato presso la London’s Slade School of Fine Art e al Camberwell College of Art di Londra. Ha esposto a livello internazionale in Lituania, California e Londra. Nel 2006 ha vinto il Premio Kennetj Armitage per la scultura e nel 2010-11 una fellowship presso l’A.I.R. Gallery di New York.

Entrando nell’unica sala espositiva lo spettatore nota, in primis, la scultura Pull Up (gesso su una base di legno, 2012) posta al centro. Il termine inglese indica l’atto del ‘tirare a sé’ il gesso bagnato. Un gesto ripetitivo alternato ad una serie di ‘break’, necessari per far sì che il materiale si rapprenda, fino ad assumere le fattezze delle sue membra, generando un calco della scultrice in continuo divenire.

Social Networks e giovani artisti, attenzione a non esagerare

Ormai non è più inverosimile pensare all’arte ed alla vita privata come due entità non separate. Giusto una manciata di anni fa, artisti come Tehching Hsieh avevano deciso di trasformare la loro vita in una continua performance, con tutte le difficoltà e gli inconvenienti del caso. Oggi invece non bisogna far troppa fatica per manifestare la propria creatività anche in un contesto totalmente al di fuori dall’attività pubblica.

L’artista dei nostri giorni ha infatti a sua disposizione una serie di piattaforme digitali su cui espandere la propria creatività e mantenere il resto del pubblico in contatto con la propria attività anche in ambito privato. Facebook ad esempio può essere un buon metodo per espandere le proprie conoscenze e fare un poco di public relations che non guastano mai.

Twitter è invece molto usato anche da veri e propri mostri sacri come Ai Weiwei che proprio dal celebre social network cinguettante ha lanciato la sua battaglia contro le ingiustizie delle istituzioni cinesi. Ultimamente invece molti giovani artisti hanno scoperto piattaforme alternative come Tumblr, website che permette di creare veri e propri blogs altamente customizzabili tnato che è facilissimo trovare modelli già pronti per creare portfolios.

Zombie della pittura, unitevi!

Per molti la pittura è definitivamente morta, per altri è ancora viva. Questa strana condizione in cui versa uno dei medium più vecchi del mondo è quindi simile a quella di uno Zombie, un’entità che ancora non ha ben chiaro il suo futuro mentre a stento intravede il suo presente. Effettivamente un caso-pittura esiste e ne danno prova le ormai sistematiche assenze alle manifestazioni internazionali.

Anche alla scorsa Biennale di Venezia, tranne il Padiglione Minestrone Italia di Vittorione Nazionale© in cui si è assistito ad una sorta di trionfo/tragedia, la pittura è stata soppiantata dall’installazione che ormai sembra farla da padrone. Tutti i curatori vogliono un bel progetto invasivo, con oggetti ammassati dappertutto e sopratutto sparsi dappertutto.

Taiyo Onorato e Nico Krebs alla Galleria Riccardo Crespi di Milano

La Galleria Riccardo Crespi presenta End of an Era (Fine di un’Era), in mostra dal 23 febbraio al 7 marzo 2012,  personale degli artisti svizzeri Taiyo Onorato e Nico Krebs.  I due artisti collaborano fin dall’anno 2003, utilizzando la fotografia come mezzo espressivo principale, benché la loro produzione comprenda scultura e istallazione. Materia della loro ricerca sono spesso oggetti tratti dal quotidiano, caricati di significati inattesi e disorientanti per creare immagini in cui realtà e finzione collidano.

Fine di un’Era è una selezione di opere fotografiche e sculture, che ruota attorno al concetto di Fotografia come medium, ma anche come meccanismo di creazione. Questi lavori riflettono sulla percezione dell’immagine fotografica, nella sua ambivalenza tra mera registrazione del dato visivo e rappresentazione di un mondo immaginario. Il titolo Fine di un’Era si riferisce all’insistente dibattito sulla morte della fotografia analogica, recentemente intensificato in seguito al fallimento di Kodak.

Quattro chiacchiere con Christo

Oltre ad essere un grande artista, Christo Javacheff è un gran signore. Un uomo di altri tempi verrebbe da dire, pronto ad aprirsi al pubblico dell’arte, ad informarlo e perché no anche formarlo. Proprio ieri si è tenuta una lecture del nostro “impacchettatore” preferito all’ Art Forum Würth di Capena, evento che tra le altre cose ha fatto da corollario alla mostra in essere Christo and Jeanne-Claude, opere nella collezione Würth, in visione fino al prossimo 8 settembre 2012.

Christo, purtroppo orfano di Jeanne-Claude, ha parlato per più di un’ora, illustrando dettagliatamente il suo nuovo progetto Over The River. Il discorso è stato inoltre animato da aneddoti e metodologie riguardanti celebri opere del passato come The Umbrellas e Running Fence, inutile dire che questi ed altri progetti sono stati più volte rifiutati dalle varie istituzioni pubbliche ed hanno comunque richiesto duri anni di lavoro.

Perché Sanremo è Sanremo…purtroppo

L’immagine Simbolo di questo Festival di Sanremo 2012 e forse anche il fulcro della nostra italica demagogia si nasconde dietro il tondo faccione di Dolores O’Riordan, leader dei redivivi Cranberries di ritorno dagli anni ’90. Gianni Morandi le chiede: “Ricordi una canzone o un cantante di una qualsiasi edizione Sanremo, in particolare?” e la povera Dolores risponde: “Mi dispiace, non conosco il Festival di Sanremo”.

Se ancora vi erano dubbi fra il pubblico, la povera Dolores li ha chiariti tutti: il Festival della canzone più famoso del mondo, quello trasmesso in Eurovisione, al di fuori dei nostri confini non esiste.

Kaarina Kaikkonen / Huma Bhabha alla Collezione Marmotti di Reggio Emilia

Kaarina Kaikkonen Are We Still Going On?

Pensata per la ex fabbrica di abbigliamento , ora sede della Collezione Maramotti, la grande installazione Are We Still Going On? di Kaarina Kaikkonen segue e accompagna la struttura compositiva dell’edificio, esempio peculiare di architettura brutalista e organicista degli anni Cinquanta. Il vecchio ingresso alla fabbrica − in cui è stata realizzata l’opera − è idealmente diviso in due aree; le catene orizzontali in cemento armato che collegano i pilastri non solo conferiscono un ritmo architettonico allo spazio, ma divengono parte del lavoro dell’artista.

L’installazione si compone di due strutture simmetriche che evocano lo scheletro di una grande barca. La semplice carena è sezionata in due parti che si sviluppano dal soffitto fino a tangere il pavimento, con un medesimo ritmo compositivo semicircolare realizzato con abiti annodati tra loro. Per la scelta dei colori che delineano le due strutture complementari, gli abiti suggeriscono un dialogo simbolico tra il maschile e il femminile: chiari da un lato, dai toni più freddi dall’altro. Dal tutto emana una combinazione coloristica di armonica bellezza.

ORI GERSHT – Still and Forever

Brand New Gallery di Milano inaugura il 1 marzo la mostra Still and Forever, prima personale italiana dell’artista israeliano Ori Gersht. Attraverso la creazione di scenari sublimi che diventano precipitosamente inquietanti per mezzo di una decadenza improvvisa e graduale, le opere di Ori Gersht rendono momenti prolungati di suspense grazie all’uso della fotografia in stop-motion e del film al rallentatore. Rifacendosi nelle composizioni a quadri storici di grandi maestri, l’artista offre una meditazione sulla vita, la perdita, il destino ed il caso. Catturare un attimo, fermarlo nel tempo e nello spazio per renderlo percettibile in modo chiaro e preciso è una prerogativa di questo artista.

Nella serie Blow Up, che prende il nome dall’omonimo film di Michelangelo Antonioni, la composizione floreale richiama le tinte del tricolore di Francia e si rifà all’opera di Henri Fantin-Latour. Ori Gersht accelera la scomparsa di questo still-life facendolo letteralmente saltare in aria, attraverso una tecnica che prevede un preventivo congelamento dei fiori e la successiva creazione di una violenta esplosione attraverso piccole cariche di nitroglicerina sapientemente posizionate. L’azione viene catturata in modo assai vivido per mezzo di una speciale camera ad alta risoluzione ad 1/6000 di secondo: i momenti cruciali di quest’immagine, allo stesso tempo affascinante ed inquietante, vengono selezionati dall’artista ad evocare la dicotomia tra caos e serenità così come gli atti casuali di violenza, non solo della storia europea, ma anche del suo paese d’origine.