Letture di Difesa: Hitler Warhol Experience

“Leggo per legittima difesa.” (Woody Allen)

Ok questi sono quasi affari miei ma praticamente lo cercavo da circa quindici anni. Il romanzo breve di Lorenzo Miglioli, giornalista, scrittore, saggista, autore di scenografie digitali, poco noto ai più.

Miglioli è tuttavia autore di soli 4 romanzi, tra cui RA-DIO, il primo romanzo ipertestuale in italiano e Berlusconi è un retrovirus, romanzo gratuito scaricabile dalla rete, ma sto divagando.

Giovedì difesa: Sir Sherlock Holmes

Finalmente un nuovo eroe. E finalmente lo vannno a prendere dalla letteratura. Mette voglia di leggere Conan Doyle.

Lo Sherlock Holmes interpretato da Robert Downey Junior è adddiritura affascinante come i cattivi e non noioso come i buoni. Intendo proprio affascinante come il solare caotico Joker, molto più che come il complesso e complessato problematico lunare notturno Batman. Joker che in fondo, a modo suo (e il suo modo è il tutto) la vita la ama e la ama senza regole.

Giulio Paolini alla galleria Massimo Minini

Per la sua sesta esposizione personale alla Galleria Massimo Minini, Giulio Paolini ha realizzato quattro lavori inediti di grande formato. Ciascuna stanza accoglie una sola opera, che attraverso il suo titolo ne evoca un’altra, esposta dall’artista in precedenza nella stessa galleria. “Quanto d’inedito e inatteso queste nuove immagini propongono è però anche traccia antica e sedimentata della nostra comune memoria”, scrive Paolini nella lettera a Minini riprodotta nel foglio-invito della mostra che ripercorre la lunga amicizia tra il gallerista e l’artista.

Nella prima stanza, intitolata L’ospite, quattro cornici dorate presentano un’inquadratura fotografica dello studio dell’artista, che a sua volta inscrive un’immagine dell’ambiente medesimo in cui il lavoro è esposto e nel quale Paolini ha allestito nel 1989 la mostra omonima. Tutt’intorno, altre cornici amplificano sulla parete la prospettiva suggerita dalle fotografie. Nell’ambiente successivo, Eco propone un grande disegno sviluppato su due pareti adiacenti, che attraverso una serie di riquadri evoca la sequenza dei nove elementi costitutivi dell’opera dallo stesso titolo esposta a Brescia nel 1976.

Il grande bluff della curatela all’italiana

Nel sistema dell’arte contemporanea Made In Italy ed in particolar modo all’interno della scena curatoriale c’è qualcosa che non va, qualcosa che la sottoscritta non riesce proprio a digerire ma per meglio analizzare questo profondo stato di malessere bisogna initiare ab ovo. Durante la fine degli anni ’90 e sino al 2005 (circa), la pratica curatoriale nel nostro bel paese ha subito una brusca sterzata, trasformandosi in qualcosa di molto simile alla professione di P.R.

Alcuni curatori hanno mantenuto una visione per così dire critica, perseguendo un tradizionale percorso fatto di saggi, testi, esperienze sia domestiche che oltreconfine, fino al conseguimento degli strumenti  necessari per emergere, misurarsi e “fare sistema”. Altri invece, come si diceva, hanno preferito darsi alle pubbliche relazioni ed al management,  promuovendo artisti a iosa (con scelte discutibili) e promettendo mari e monti alle gallerie private per poi deluderle sistematicamente al mancato arrivo di collezionisti dotati di moneta sonante. Infine c’è chi ha scelto di ricavarsi una figura professionale starting from scratch, illudendo ed illudendosi sul fatto di poter assurgere al ruolo di consulente onnipotente/onnisciente, quando di fatto il nostro mercato era già ottenebrato da scelte operative del tutto inconcludenti.

(Un)Forbidden City. La post-rivoluzione della nuova arte cinese

Uno scorcio sulle nuove tendenze che animano la scena artistica contemporanea cinese: (Un)Forbidden City. La post-rivoluzione della nuova arte cinese è la mostra presentata da Gao Zhen e Gao Qiang, in arte i Gao Brothers, a cura di Simona Rossi e Dominique Lora, dal 25 gennaio al 4 marzo 2012 al MACRO Testaccio. La mostra è pensata come un luogo in cui tradizioni e identità si aggiungono a un percorso creativo transnazionale, verso una realtà che Achille Bonito Oliva definirebbe Glocal.

Il gruppo di artisti selezionati è caratterizzato da una matrice generazionale legata ai movimenti studenteschi post rivoluzionari e alla cultura underground che ne è scaturita. Tali artisti presentano codici estetici e soluzioni formali che galvanizzano nuovi media e cultura popolare nel tentativo di costruire una nuova identità. La loro esperienza artistica ibrida e provocatoria include fotografia, pittura, installazione, performance e video art. Tra gli artisti presenti in mostra ci sono gli stessi Gao Brothers, conosciuti a livello internazionale per i loro esperimenti artistici e multimediali sull’idea della crisi spirituale che colpisce l’individuo e più generalmente la condizione umana. Le loro opere mettono in scena le ansie e le paure che caratterizzano la cultura internazionale persa ormai nella volgarità culturale della globalizzazione (Yi Ying, World Art Magazine).

Uncinetto dietro le sbarre, Olek fermata a Londra

Vi ricordate dello Yarn Bombing? Beh, se non vi ricordate di questo particolare tecnica vi rinfreschiamo noi la memoria. Lo Yarn Bombing è un nuovo tipo di movimento street art nato da un manifesto creato nel 2009 e pubblicato nel libro Yarn Bombing: The Art of Crochet and Knit Graffiti di Mandy Moore e Leanne Prain, due artiste di Vancouver in Canada. Il processo creativo è innovativo ma parte da una tradizione millenaria, quella dell’uncinetto.

Gli artisti che si cimentano in questa caleidoscopica tecnica non fanno altro che tessere delle trame attorno alle opere pubbliche e quanto altro. Tra le più celebri azioni effettuate con questa tecnica va citata come esempio quella di Agata Oleksiak in arte Olek che recentemente ha preso d’assalto il toro di bronzo davanti a Wall Street, ricoprendolo di lana rosa e viola. Proprio la battagliera Olek è in questi ultimi giorni al centro di un misterioso caso giudiziario. L’incidente è avvenuto a Londra lo scorso 06 ottobre, mentre l’artista era impegnata nella city per donare un’opera a fini umanitari.

“Prefigure”, ovvero quando l’arte gioca d’anticipo

Nella Wunderkammern romana performance art, body art e poesia visiva parlano italiano attraverso una mostra che celebra due figure storiche nazionali: Tomaso Binga e Guglielmo Achille Cavellini. Personaggi, questi, che hanno saputo anticipare modalità di comunicazione e di interpretazione in vigore nella società odierna, come allude il titolo ‘Prefigure’.

Ciò che li accomuna è una ricerca basata sul concetto d’identità, mettendo ironicamente in gioco se stessi, e la data del 1971, anno di svolta per entrambi. Se Bianca Menna assume il nome maschile di Tomaso Binga in riferimento all’ambiguità dei ruoli sociali legati al sesso, non è da meno Cavellini che inizia la divulgazione della propria figura di artista nel futuro, attraverso un ambizioso programma che approderà alla celebrazione del suo centenario nel 2014, grazie alla promozione della stessa Wunderkammern. Nella galleria si attua un confronto diretto tra i due protagonisti che si suddividono, letteralmente, lo spazio dell’unica sala esponendo lavori degli anni Settanta.

Il Nintendo al Museo e Banksy contro la chiesa mentre brucia la Biblioteca del Cairo

In questi ultimi giorni sono rimbalzate in redazione alcune succose notizie che non possiamo far a meno di rigirarvi. Iniziamo da Parigi, il Louvre ha deciso di collaborare con il celebre brand di consoles giapponese Nintendo. Vi sembrerà strano ma il Louvre ha deciso di rimpiazzare le sue tradizionali audioguide con altrettanti Nintendo 3D. Ad esser precisi il colosso giapponese rifornirà la prestigiosa istituzione parigina con 5.000 unità della sua più avveniristica console.

I visitatori avranno così l’opportunità di esplorare il museo utilizzando la tecnologia 3D senza indossare i classici e scomodi occhialini. Il pubblico potrà inoltre localizzarsi all’interno del museo e scegliere itinerari a tema.  Nel frattempo, in risposta ai proliferanti ed inquietanti (oltre che spregevoli) casi di pedofilia all’interno della Chiesa Cattolica, il nostro supereroe Banksy ha creato un’opera nuova di pacca. Si tratta di Cardinal Sin, installata nella Walker Art Gallery di Liverpool all’insaputa di tutti.

Decresce Project, quando l’arte parla della decrescita

L’Associazione Culturale Centro Studi La Città Ideale con il patrocinio di Roma Capitale Municipio Roma 6 organizza due eventi nel VI municipio. Il primo evento, a cura di Fabrizio Pizzuto, è costituito da Video-divagazioni – Video riutilizzo e bassa definizione – Rassegna video e coinvolge gli Artisti: Alessio Ancillai- Chiara Mu- Emanuele Napolitano/Frank Petricca- Valentina Noferini- Carlo Pecoraro- Mauro Romito- Fabio Scacchioli- Chiara Tommasi. La location è presso Officine Dinamo, in via Giovanni Brancaleone 58, Roma e si svolgerà il 23 dicembre 2011 ore 17-21.

“Il concept del Decresce project è stato sviluppato prendendo spunto dagli scritti di Serge Latouche e dal concetto di decrescita felice. Si contesta il PIL come indicatore sensato del benessere. Ne ho preso spunto per una serie di mostre. Nel primo evento, a ridosso del Natale, (emblema consumistico) cercheremo di realizzare dei lavori artistici a partire dal mezzo video basati sul poco o sul già esistente. Pensare una video arte che decresca significa pensare ad un’immagine che lavora sul tema. È auspicabile che si recuperino ad esempio tecnologie precedenti, o materiale (visivo e non) già utilizzato o girato precedentemente.

Minema – Esperimenti per un nuovo cinema a Milano

Da pochi giorni a Milano è nato un piccolo temporary cinema dove poter vedere in anteprima film internazionali ed italiani che ancora non sono stati distribuiti. Un posto dove bere una birra o un bicchiere di vino, ascoltare un disco e chiacchierare come fossimo nel nostro salotto di casa. Perchè rassegnarsi a vedere i film di qualità in lingua originale scaricando orribili versioni pirata? Fino al 30 dicembre Minema proporrà un’interessante selezione di film non distribuiti in Italia tutti proiettati in alta definizione. Ogni sera una diversa proposta, ma per scoprire il programma bisogna registrarsi sul sito, perché agli organizzatori piace giocare a sorprenderci, svelando un titolo al giorno.

Per poter poi godere del film comodamente seduti su divani e poltrone vintage decorate da Canedicoda bisogna prenotare, si accettano infatti solo trenta spettatori a serata. Evidentemente un’esperienza che rivoluziona il concetto di cinema, unendo l’esperienza casalinga a quella sociale, Luca, uno dei ragazzi dietro a questo progetto, ci ha raccontato qualcosa di più: “Come nasce Minema?”

A chi servono le fiere?

La defezione di Francesco Manacorda da Artissima Torino (verso i più fertili lidi della Tate Liverpool) ha giustamente dato inizio al totofiera. Forse Andrea Bellini tornerà  al comando o forse sarà invece Roberto Casiraghi già patron della fiera romana a riprendere in mano le redini della prestigiosa kermesse torinese? Il punto della situazione è però un altro.

Le fiere sono un innegabile opportunità per il mercato, molti dealers internazionali hanno più volte ribadito l’importanza di queste manifestazioni ed alcuni di loro le hanno addirittura elevate ad unico strumento di vendita. Il problema è che non tutti possono accedere a questo strumento. Girano infatti molte voci attorno alle fiere italiane, alcune di esse sono ormai delle conferme, altre invece non sono mai state confermate ma ad ogni piè sospinto rispuntano puntualmente dal nulla a ravvivar interrogativi mai chiariti. Le selezioni per accedere alle fiere ad esempio rappresentano un nodo mai sciolto.

Crisi o non crisi il popolo ha bisogo di cultura

C’è crisi ovunque, i collezionisti latitano, gli artisti si lamentano e così pure i galleristi. Eppure l’arte per così dire istituzionale non sembra essere in deficit. Secondo un sondaggio effettuato dal Ministero dei Beni Culturali, da Gennaio a Settembre 2011 c’è stato un netto incremento dei visitatori all’interno dei musei. Le presenze sono infatti aumentate dell’8,06% mentre gli incassi hanno fatto registrare un rialzo del 6,32%.

Questa notizia potrebbe sembrarvi un poco campanilistica ma in questo momento dove il mondo della cultura è pesantemente attaccato da più parti, un poco di aria pulita non fa mai male, se non altro per ribadire il concetto che con l’arte si mangia. Ed il concetto in questione è stato ribadito anche dal direttore generale del Ministero dei Beni Culturali Mario Resca, che ha così risposto ai numeri del sondaggio: “”La conoscenza è un accumulo non uno spreco. In questo momento di crisi la cultura rappresenta un elemento molto importante. Noi abbiamo un patrimonio enorme va solo fatto conoscere. Questa richiesta di cultura da parte degli italiani è solo l’effetto di una fortissima domanda che era latente e che noi, della direzione generale del Mibac, abbiamo capito e intercettato in modo da dare delle adeguate risposte”.

Krystyna Piotrowska – Riflessi

Inaugura il 19 gennaio all‘Istituto Polacco di Roma mostra Riflessi di Krystyna Piotrowska. Durante la serata verrà presentato il libro di poesie della poetessa Zuzanna Ginczanka, nella traduzione di Alessandro Amenta. La ricerca artistica di Krystyna Piotrowska si aggira attorno al problema dell’identità. Piotrowska provoca le situazioni nelle quali la linea tra il reale e l’illusorio rimane ambigua.

La mostra romana, organizzata nell’ambito delle “Giornate della memoria”, è dedicata alle relazioni ebraico-polacche che, come mostra il video Sono partito, sono partita dalla Polonia perché… hanno vissuto un periodo particolarmente difficile nel 1968 – l’anno della campagna antisemita provocata dal regime comunista. Infatti, i leader del partito, lanciarono allora lo slogan della “lotta contro il sionismo”. L’antisemitismo è diventato una parte ufficiale del programma politico. La grande parte degli ebrei polacchi ha perso un posto di lavoro, è stata rimossa dalle cariche o espulsa dalla università solo per la loro discendenza. Contemporaneamente gli ebrei erano invitati a lasciare Polonia per sempre.

Alessandra Amadi – Finestre

Inaugura il 23 dicembre presso Scatolabianca Project Room la mostra Finestre, la prima personale veneziana della fotografa Alessandra Amadi. La sua ricerca si impernia su un tema ricco e complesso, sulla linea della denuncia che coinvolge il complesso ospedaliero del Lido di Venezia da anni in stato di crescente abbandono e angosciante agonia. Le finestre fotografate da Alessandra Amadi sono sempre interni dell’Ospedale al Mare, stanze fatiscenti e affascinanti che nascondono uno sconquasso sociale in balia delle multinazionali, delle società di costruzione, di una politica soggiogata dal potere e al servizio di pochi.

Le opere di Amadi sembrano partire da set fotografici costruiti, mise en scène allestite con una poeticità e una sapienza di particolari come si trattasse di visioni trasposte che raccontano, nell’assenza del soggetto, un ritratto sociale svolto attraverso luoghi sospesi nel tempo e nello spazio. In realtà niente è preparato, non c’è scenografia aggiunta né ritocco, ma solo l’immaginario supportato da un obiettivo sapiente e da un’indagine riflessiva e lirica, arricchita di particolari minuziosi seguiti da una ricerca che ha una temperatura sempre sulla soglia di una suggestione calda e una denuncia fredda.