Sweet Sheets giunge alla quarta edizione con altre novità

‘Sweet Sheets’, nato nel novembre 2007 a Palermo, è un progetto dedicato alla magia e alla fragilità della carta curato da Zelle Arte Contemporanea. L’evento che negli anni ha coinvolto oltre 300 tra artisti, editori e illustratori, giunge quest’anno alla IV edizione ponendo particolare attenzione alle diverse realtà italiane legate all’editoria indipendente e ad un approccio caldo e fallabile alle tecniche di stampa e rilegatoria.

Prosegue inoltre, come da tradizione, l’indagine sulle punte di diamante dell’arte urbanain Italia, e sui side-project di alcuni interessanti musicisti che flirtano con ottimi risultati con il variegato mondo delle arti visive. Tra le tante novità di questa edizione, Sweet Sheets ospita per la prima volta a Palermo ‘LOOP’, esperimento che coinvolge 15 illustratori alle prese con altrettante serigrafie. ‘PARALLELS’ presenterà inoltre ‘Parallels 2’, una preziosa fanzine frutto di una serie di micro-appuntamenti all’interno di un giardino pubblico del ‘700.

Da oggi la net art si vende

Con l’arte contemporanea non si mangia? Forse, ma con la net art le cose si complicano ancor di più. Se già le opere di video arte sono difficilmente digeribili dal mercato quelle create mediante le nuove tecnologie digitali sono ancor più ardue da piazzare. Ed allora come campano i net artisti? Beh perlopiù si sono rassegnati ad ideare creazioni per la comunità, a diffondere la loro arte in maniera virale e magari a rivendere qualche supporto fisico stampato dopo aver effettuato una semplice screen capturing.

Questo ovviamente vale per gli artisti affermati mentre i giovani e coraggiosi net artists della nuova generazione sono costretti a rassegnarsi. Questa situazione crea ovviamente dei grossi disagi a tutto il movimento, che si trova così privo delle dovute infrastrutture e supporti oltre che del dovuto sostentamento necessario al normale proseguimento della carriera creativa. Questo stato delle cose potrebbe però cambiare repentinamente visto che qualcuno ha avuto la brillante idea di inventarsi una soluzione di mercato per le opere fruibili tramite internet.

Martin Boyce e il Turner Prize da sbadiglio

Alla fine anche il grande carrozzone del Turner Prize edizione 2011 è giunto a destinazione. Quest’anno il prestigioso premio britannico è stato ospitato dal Baltic Centre for Contemporary Art di Gateshead, spostandosi dalla sua abituale sede del Tate dove ha mancato all’appello solo nel 2007. Quest’anno a contendersi il premio erano Martin Boyce, Karla Black, Hilary Lloyd e Gorge Shaw, una selezione che come già successo per le edizioni passate non ha mancato di generare numerose polemiche.

In passato infatti il premio ha dovuto sopportare varie critiche negative e tentativi di ridicolizzazione come quello del critico Brian Sewell che sulle pagine dell’Evening Standard scrisse le seguenti parole: “La farsa annuale del Turner Prize di Novembre è ormai inevitabile come la pantomima delle feste di Natale”. Anche il critico Matthew Collings da par suo ci andò giù duro: “La formula del Talent Prize sulle prime sembrava affascinante ma in seguito si è trasformata in un’idea banale”, mentre il suo collega David Lee accusò i vertici del premio di pescare gli artisti finalisti da un giro ristretto di gallerie importanti come la Lisson Gallery, favorendo inoltre un gruppetto di dealers internazionali legati al collezionista Charles Saatchi come Jay Jopling, Maureen Paley e Victoria Miro.

Monica Alonso – Angustia Blanca

La Galleria Tiziana Di Caro di Salerno inaugura il 17 dicembre Angustia Blanca, seconda mostra personale nei suoi spazi di Monica Alonso (A Fonsagrada, Lugo, 1970). La mostra prevede opere realizzate nel periodo tra il 2009 ed il 2011, attraverso cui Monica Alonso intende presentare la sua nuova linea di lavoro fortemente connessa alla terapia “psico – spaziale”, che consiste nel localizzare reazioni di carattere psicologico ed emotivo, spingendosi oltre il discorso artistico o estetico, e trasformando gli spazi espositivi in luoghi di percezione e analisi, che stimolano lo spettatore a costruire una personale dimensione terapeutica.

Da qualche anno Monica Alonso ha concentrato il proprio campo d’indagine sull’angoscia, che ha già trattato in una grande installazione intitolata Angustia Fria – Angustia Caliente (Angoscia Fredda – Angoscia Calda), realizzata durante la residenza – premio CAM di Arte Plastica, che l’ha vista viaggiare dalla Norvegia al Brasile, passando per differenti luoghi, al fine di sperimentare le variazioni emozionali derivanti dai cambiamenti di temperatura, che erano state oggetto di Calor, la sua prima mostra personale a Salerno nel 2008.

Noncorpi, a Siena una mostra multimediale racconta l’immaginario del corpo del nostro tempo

Ogni epoca produce delle immagini dei corpi come metafore delle condizioni sociali, culturali e politiche che la caratterizzano. Noncorpi è una mostra multimediale sull’immaginario del corpo del nostro tempo che, da sabato 10 dicembre a martedì 20 dicembre, proporrà negli spazi del Siena Art Institute e della Galleria FuoriCampo di Siena video e audio installazioni, fotografie, oggetti luminosi, interventi performativi con strumenti acustici ed elettronici che indagano il rapporto fra il corpo e le società nell’epoca del capitalismo globale.

Dieci gli artisti in mostra: Robert Gligorov, Andrea Marini, Ongakuaw & see|zee_vizual, Elisa Biagini, Mauro Magrini e Dejan Atanackovic, curatore dell’evento, in collaborazione con il duo Di Volo & Tancredi e Mauro De Lillo. A partire dal concetto di nonluogo come spazio concepito per il veloce attraversamento di masse, informazioni, servizi, in cui il segno prevale sul contenuto fino quasi a sostituirlo, i noncorpi sono l’esito di una società sempre più consumistica, in cui anche il corpo viene ridotto a puro segno, sezionato, frammentato, frugato fin nelle cavità, attraversato esattamente come un nonluogo: dall’interno, ad opera di industrie farmaceutiche, produttori di fast food, promotori di prodotti per la salute; dall’esterno, dalle industrie della moda, della chirurgia estetica e dello spettacolo.

Cinque mostre al CIAC

Il CIAC – Centro Internazionale per l’Arte Contemporanea di Genazzano apre la stagione invernale con un ciclo di 5 mostre che inaugurerà sabato 17 dicembre dalle ore 18 in poi. La prima, OltreRoma. Viaggi e viaggiatori nei Colli albani e prenestini nel segno del Grand Tour, vede il CIAC inaugurare un progetto che coinvolgerà, a partire da gennaio 2012, tutti i musei del sistema Museumgrandtour, ognuno coinvolto con la propria specificità. Scopo di questo progetto collettivo è ripercorre quel fenomeno che, tra il ‘600 e l’800, fece del territorio dei Castelli Romani e Prenestini una meta certamente non secondaria rispetto agli interessi che muovevano artisti, intellettuali e nobili d’Oltralpe ad intraprendere il loro “Viaggio In Italia”, titolo omonimo del diario del più famoso fra tutti: Johann Wolfgang Goethe. Gli artisti selezionati rivivono idealmente questo viaggio attraverso tre lavori che, declinandosi dall’installazione, al video, alla pittura, si offrono come una riflessione sull’ esperienza del Grand Tour.

Il secondo progetto è promosso in collaborazione con Incontri Internazionali d’Arte: trattasi della collettiva itinerante 5C5C – Five Cities Five Curatorial Concepts, giàospitata presso la Sangsangmadong Galery di Seoul a luglio scorso e che, dopo la tappa di Genazzano, proseguirà per Berlino, New York e Parigi. La mostra presenta le opere di 14 artisti selezionati da sei curatori che lavorano in ognuna di queste città. Unendo cinque concetti curatoriali diversi essa indaga la pratica artistica nella convinzione che la prevalente scena contemporanea sia determinata proprio dal rapporto tra un globale sempre più preponderante e gli innesti locali e individuali che non possono restar taciuti.

Opera Civica (TN), progetto dedicato alla scena artistica emergente trentina

Opera Civica (TN), progetto dedicato alla scena artistica emergente trentina promosso dalla Fondazione Galleria Civica di Trento e supportato dalla Provincia Autonoma di Trento – Politiche Giovanili e dal Ministero della Gioventù presenta quattro nuovi appuntamenti congiuntamente a quattro nuove monografie venerdì, 9 dicembre 2011 alle ore 18.00 presso lo Spazio foyer del Centro Servizi Culturali Santa Chiara. Le mostre rimarranno aperte dal 10 al 27 dicembre 2011. Ogni volume prodotto farà parte della collana di pubblicazioni edita dalla Fondazione Galleria Civica di Trento e riservata, nell’ambito del progetto Opera Civica (TN), ad artisti trentini under 35 ancora privi di una prima estesa monografia istituzionale.

David Aaron Angeli. Conus Elaphus
Dopo Jacopo Mazzonelli e Valentina Miorandi, il terzo appuntamento di Opera Civica (TN) presenta la mostra personale Conus Elaphus di David Aaron Angeli (Santiago, Cile, 1982, risiede e lavora a Dimaro (TN), curata da Federico Mazzonelli (Trento, 1976), storico dell’arte e curatore indipendente trentino. David Aaron Angeli presenta un gruppo di nuove opere, tra cui due grandi sculture e delle installazioni a parete, che, sotto il titolo complessivo di Conus Elaphus agiscono tuttavia come un corpus unico: forme, figure e oggetti instaurano tra loro un dialogo visivo che ha come simboli cardine la figura del cono e quella del bastone, presenze totemiche rispetto alle quali si organizza lo spazio dell’installazione. La cera d’api, il materiale con il quale sono state realizzate le due sculture, diviene anch’essa un elemento centrale del lavoro presentato.

Scoperto un giro di opere false a New York

In questi ultimi giorni il patinato mondo dell’arte contemporanea è scosso da una notizia che è rimbalzata su tutte le prime pagine dei quotidiani, primo fra tutti il New York Times. Si tratta di un giro di frodi (se ne contano almento 16) a cui ha partecipato la creme della creme dei dealers della scean. Nello specifico il dealer Glafira Rosales avvrebbe rifornito alcuni suoi colleghi tra cui Ann Freedman presidente della galleria newyorchese Knoedler & Company ed il gallerista newyorchese Julian Weissman con opere di dubbia provenienza.

Le vittime coinvolte nella truffa potrebbero essere molte e sopratutto ignare, visto che persino il New York Times ha azzardato quest’ipotesi: “Chi è coinvolto in questo caso ha dichiarato che i collezionisti ed i dealers che hanno acquistato le opere incriminate potrebbero non avere nessun dubbio sulla chiara autenticità dei loro acquisti”. Nel mentre Knoedler & Company ha già chiuso i battenti, segno evidente che qualcosina di losco nell’aria deve pur esserci.

Leonid Nikolaev dei Voina evade di prigione e cura la Biennale

Leonid Nikolaev leader del battagliero gruppo artistico Voina ha recentemente aggiunto un ulteriore capitolo alla sua già tormentata storia. Nikolaev sembra infatti essersi trasformato in un antieroe degno del più cupo romanzo di Fedor Dostoevskij. Come ben ricorderete alcuni componenti dei Voina sono stati al centro di numerose controversie per aver più volte sfidato le autorità russe. Il gruppo artistico è infatti celebre per delle performance artistiche mascherate da rivolte popolari e viceversa.

Nell’ultima performance, dove tra l’altro il gruppo ha rovesciato alcune auto della polizia, Nikolaev era stato condotto in penitenziario e ne era uscito solo dopo moltissime peripezie (inclusa una cauzione pagata da Banksy). La scorsa settimana Nikolaev era stato chiamato dai vertici della Berlin Biennale per collaborare alla curatela della celebre manifestazione. Durante il weekend però Nikolaev ha partecipato ad una manifestazione contro l’imperante corruzione all’interno delle elezioni politiche in Russia. In seguito la polizia ha interrotto la manifestazione e l’artista è stato condotto alla più vicina stazione di guardia ed è stato nuovamente condotto agli arresti.

Robert Mapplethorpe allo Spazio Forma: ode alla perfezione, ai membri, ai fiori

Nel 1970 Robert Mapplethorp aveva 25 anni, frequentava il Pratt Institute, era bello, entusiasta e viveva con Patti Smith. Si dilettava a realizzare collage ritagliando immagini dalle riviste, ma quando gli regalarono una Polaroid capì subito che non c’è nulla di meglio che costruirsi da se le immagini di cui si ha bisogno.

Sedici anni più tardi Robert scoprì di essere malato di AIDS, lo spirito con cui affrontò gli anni di malattia si carpisce osservando due autoritratti esposti allo Spazio Forma. Le due fotografie sono vicine, in una si vede emergere dal buio il suo volto invecchiato precocemente, fissa lo spettatore e in mano stringe un bastone la cui testa è intagliata a forma di teschio. Nella secondo fotografia, subito accanto, si vede solamente il teschio intagliato del bastone.
Non credo servano tante parole su Robert Mapplethorpe, è uno dei più famosi fotografi del Novecento e la sua cifra stilistica è riconoscibile al primo sguardo,ma in qualche modo ancora oggi viene indicato come lo scandaloso fotografo gay.

This is tomorrow alla galleria annarumma

Da sempre considerata tra i più acuti osservatori dell’arte giovane inter-e-nazionale, la galleria annarumma di Napoli inaugura il 15 dicembre la collettiva THIS IS TOMORROW, consuntivo di un’attività che raggiungerà il prossimo anno, il traguardo dei dieci anni di lavoro sul campo. Sette i talenti in erba individuati per questa occasione: Aaron Angell (GB 1987), Alfredo Aceto (IT 1991), Trisha Baga (USA 1985), Jacob Kerray (GB 1988), David Ostrowsky (D 1981), Ben Schumacher (CAN 1985), Benjamin Senior (GB 1982).

Collezionista di abitudini è Alfredo Aceto, che sempre s’incammina lungo i sentieri in ombra dell’esistenza, lì dove, tra oggetti che non hanno alcun motivo per essere ricordati, risiedono le piccole meschinerie e grandi fragilità dell’individuo, per consegnare allo sguardo un’umanità più vulnerabile, ma certo più sincera. Come una profetessa dei tempi moderni, Trisha Baga ricorre a tutta la tecnologia di cui la creatività contemporanea può disporre per avvisare del divario che c’è tra lo sguardo e la vista, il conoscere e il ri-conoscere, sublimando l’oggetto comune, interlocutore preferenziale della sua e nostra quotidianità.

Ed Anche Jerry Saltz accusa il mondo dell’arte

Se Charles Saatchi si è detto deluso dall’attuale mondo dell’arte, il celebre critico Jerry Saltz non può essere da meno ed ha quindi risposto idealmente al dealer con un articolo comparso sul New York Entertainment. Attaccare un sistema in cui fino ad oggi tutti hanno ben mangiato sembra esser divenuto lo sport nazionale degli Artsters di tutto il mondo. A differenza di Saatchi, Saltz se la prende con i musei, accusandoli di essersi trasformati in enormi parchi di divertimento o circhi consumistici, votati allo spettacolo ed al voyeurismo.

L’inizio della fine, secondo il grande critico, è databile attorno al 2008 con l’inaugurazione della mostra theanyspacewhatever al Guggenheim di New York, una sorta di baraccone iperconcettuale intriso di parole e luci con tanto di top stars dell’arte del calibro di Angela Bulloch, Maurizio Cattelan, Liam Gillick, Dominique Gonzalez-Foerster, Douglas Gordon e Carsten Höller.

Charles Saatchi, la società dello spettacolo e l’arte in rovina

 “Sono cresciuto a pane e spettacolo, adoro l’esibizionismo ma questo mondo dell’arte è divenuto troppo esibizionista e troppo spettacolare anche per uno come me. Mi chiedo se i grandi collezionisti siano ancora innamorati dell’arte contemporanea o siano solo pronti ad ostentarla nelle loro ricche case. Curatori e galleristi invece sono privi di coraggio ed intuizione. Preferiscono esporre video noiosi ed opere post-concettuali incomprensibili”.

Queste parole comparse pochi giorni or sono sul Guardian sono di Charles Saatchi, uno dei più grandi squali del mercato dell’arte nonché ideatore della generazione Young British Artists. Parole dure ma sensate, eppure vien da sorridere se si pensa che è stato proprio il celebre dealer, una ventina di anni fa, ad inaugurare una lunga stagione costellata da opere spettacolari, votate allo spettacolo. Il boomerang lanciato da Saatchi è rimbalzato pericolosamente all’indietro, finendo per colpire il suo ignaro padrone. Oggi il povero Charles sembra aver aperto improvvisamente gli occhi, mettendosi a riflettere su ciò che fra le nostre pagine si discute ormai da tempo immemore.

Arte contemporanea made in Israel alla Marie-Laure Fleisch di Roma

Mercoledì 14 dicembre 2011, la galleria Marie-Laure Fleisch presenta per la prima volta in Italia il lavoro di due artiste israeliane, Maya Attoun e Hilla Ben Ari, con la mostra Falling in Line. Questa è la prima di quattro mostre previste in galleria nell’arco di un anno (dicembre 2011 – dicembre 2012), il cui progetto complessivo, dal titolo About Paper. Israeli Contemporary Art, curato da Giorgia Calò, vedrà la partecipazione di Hilla Ben Ari, Maya Attoun, Yifat Bezalel, Maya Zack, Etty Abergel, Yael Balaban e Ofri Cnaani.

Sono sette artiste di generazioni diverse che lavorano su tematiche eterogenee, il cui trait d’union è la carta declinata secondo le proprie indagini personali, nella realizzazione di installazioni site specific. Le artiste affrontano questioni differenti che vanno dalla meta-comunicazione alle ricerche intorno alla vulnerabilità femminile, dalla rappresentazione di una dimensione illusoria fortemente estetica alla raffigurazione di luoghi epici, dalla presenza/assenza dell’uomo alla natura effimera della memoria.