Siamo ancora Postmoderni? Si, lo siamo

Sono figlia di un’epoca. Classe 1984 per la precisione. Quello che sperimento e vivo tutti i giorni è sicuramente questa frenetica contemporaneità ma la mia appartenenza, le mie radici, la mia storia le ho sempre sentite lontane e cercate altrove, talvolta attraverso letture, studi critici o documentativi. Un giorno ne ho scovato l’essenza semplicemente recandomi al Victoria &Albert Museum.

POSTMODERNISM, Style and Subversion 1970 – 1990. All’ingresso della mostra un neon fluorescente ne ricorda il contenuto. E’ l’inizio di un percorso attraverso 30 anni di storia dal 1970 al 1990. Ma qual è il suo significato e da cosa esso deriva? Sicuramente è uno dei movimenti culturali più controversi. TEATRALE-TEORICO-ROVINOSO-RIDICOLO-LUSSURIOSO questi sono gli aggettivi adeguati alle percezioni visive che si accumulano durante il percorso. Il Postmodernismo si sviluppò in tutti gli ambiti culturali, dall’arte all’architettura, dal design alla moda, dalla musica alla letteratura, passando attraverso religione, psicologia e sociologia.

Phillip Glass, Lou Reed e Laurie Anderson dalla parte di Occupy Museums

Dopo l’occupazione del Teatro Valle e la successiva serie di assemblee al MACRO di Roma indette da Occupiamoci di Contemporaneo (da cui è in seguito scaturita l’associazione per la consulta permanente per l’arte contemporanea), la recentissima occupazione di sabato del PAC di Milano e dopo tutto questo sano attivismo dicevamo, anche New York ha deciso di darsi una mossa.

Dal movimento Occupy Wall Street è infatti nato Occupy Museums, movimento ispirato dal fratello più grande e proposto dall’artista newyorchese Noah Fischer. L’artista ha da poco redatto il manifesto del monumento e lo ha pubblicato sul blog del collega Paddy Johnson. “I giochi sono conclusi, abbiamo osservato per torppo tempo gli schemi piramidali dell’elitismo dell’arte controllato da quell’1% di privilegiati appartenenti ad una vera e propria casta. Ebbene, non siamo più disposti ad osservare passivamente, noi siamo gli artisti, il restante 99% e siamo caduti in un sistema-trappola che si muove solo tramite burocratiche gerarchie e corruzione”.

Schema Ponzi nell’arte contemporanea? dove finisce il “fare sistema” ed inizia la truffa vera

Chissà se davvero esiste un “cartello” dell’arte contemporanea, una sorta di Schema Ponzi che promette forti guadagni alle vittime, sempre che esse siano disposte a gettare nel calderone altri nuovi investitori. Questa catena di Sant’Antonio mirata ad ottenere ingenti ritorni economici e soprattutto a breve termine è una sorta di marketing piramidale della truffa e come già ipotizzato nel nostro incipit, potrebbe attecchire anche nel dorato mondo dell’arte, a patto che non lo abbia già fatto.

Giusto pochi giorni or sono il Guardian ha pubblicato la notizia della scoperta di uno sconcertante giro di estorsioni nel mondo dell’antiquariato. Migliaia di dealers, organizzatori di fiere e case d’asta sono stati per lunghi anni bersagliati da un manipolo di traders internazionali che li hanno costretti a pagare migliaia di euro sotto forma di inserzioni pubblicitarie fasulle. Cosa ha spinto le vittime a pagare tali somme non è ben certo ma un’indagine internazionale sta cercando di gettare un poco di luce su questo losco meccanismo.

Da mezzogiorno a mezzanotte – Giornata di disorientamento: A.R.I.A. al Valle Occupato

Domenica 11 dicembre, da mezzogiorno a mezzanotte, il Teatro Valle Occupato, ospiterà  gli artisti di A.R.I.A. offrendo riflessioni, dibattiti ed esposizioni di opere sul tema del disorientamento.

La giornata organizzata dagli artisti di A.R.I.A si svolgerà a conclusione della Permanenza artistica di Riccardo Caporossi – dello storico gruppo teatrale “REM & CAP” – proponendo una riflessione sul disorientamento (tema dell’intera giornata), utilizzando linguaggi eterogenei: performance, dibattiti, istallazioni, video, etc… Nell’intero spazio del Teatro Valle Occupato, si alterneranno, quindi, momenti assembleari intorno ai temi già evidenziati dagli artisti nei mesi scorsi a presentazioni di opere appositamente create o già esistenti, ma comunque scelte direttamente dagli artisti per l’attinenza col tema della giornata. 

Il Quinto Atto alla Galleria Biagiotti è dedicato alla Sicilia


La Galleria Biagiotti di Firenze il 16 dicembre inaugura Quinto Atto un nuovo appuntamento espositivo dedicato a una specifica area geografica e al relativo contesto artistico. Dopo il viaggio nella complessa realtà urbana di Bangkok, si torna in Italia, stavolta scegliendo di confrontarsi con la condizione straordinaria e unica dell’insularità.

È la Sicilia, o meglio una piccola selezione di artisti siciliani, il fulcro di questa mostra, pensata non già come una micro-ricognizione territoriale, né come l’individuazione di un genius loci, di uno stile, di un’attitudine locale. Si tratta piuttosto di guardare al mondo, prendendo le mosse da uno “spirito del tempo” che ci connota e ci descrive. Umori ed energie sotterranee scorrono lungo le arterie della contemporaneità, mentre un singolo territorio si fa specchio del presente, suo riflesso contiguo e differente.

FUORI CAMPO – 42/24h

Venerdì 16 dicembre 2011 alle ore 19:00 inaugura presso la galleria FuoriCampo di Siena la mostra collettiva FUORI CAMPO – 42/24h a cura di 42Projekt (Micol Di  Veroli e Fabrizio Pizzuto). Un concetto spaziale di natura cinematografica che si aggancia alla spazialità fisica tridimensionale. Questo è il tema portante di Fuori dal Campo – 42/24h, che si propone l’obiettivo di indagare le modalità di immagine-movimento ed immagine-tempo in relazione alle percezioni del fruitore. Partendo da un calembour verbale che implica FuoriCampo, incipit dello spazio artistico che ospita l’evento, il fuoricampo del cinema, ossia tutto ciò che è immaginato e che accade al di là del quadro visivo ed il contesto architettonico di Piazza del Campo a Siena, la mostra proporrà l’essenza del non visto ma comunque presente.

L’evento presenterà le opere fotografiche di Nicola Brandt e Donatella Spaziani e le opere video di Yasmijn Karhof, Yousef Moscatello, Leigh Orpaz e Marina Paris & Alberto D’Amico. Le prime saranno presenti all’interno dello spazio durante le ore diurne mentre i video saranno proiettati durante le ore notturne, ambedue le manifestazioni creative pur dialogando in maniera serrata non potranno essere simultaneamente presenti nello spazio.

Monica Haller – The Veterans Book Project

The Veterans Book Project è una biblioteca di libri che Monica Haller sta costruendo insieme ai veterani delle guerre americane di questi anni. Molti libri sono di soldati, uno è di una madre, un altro del fratello di un militare morto in battaglia, un altro ancora di una donna irachena che ha perso le gambe quando un missile statunitense è atterrato sul suo letto. Sono loro gli autori, loro gli esperti. Muovendo dal dimenticato, dal banale o più esattamente da ciò che non è mai stato registrato nella memoria, Haller chiede ai veterani di superare la retorica e puntare al centro del problema. Una foto scattata con il cellulare, una mail, un’annotazione di un diario, un’amnesia: le risorse sono senza limiti. La biblioteca cresce e prende forma con l’eredità delle guerre.

Haller non è l’autrice dei libri. È colei che compone gli elementi del progetto e la griglia che gli autori possono riempire. L’artista cura lo spazio per i loro esperimenti e fornisce il software editoriale, una piattaforma stabile per questo spesso fragile materiale. L’artista è un’ascoltatrice, una redattrice, una grafica, una testimone. Usa il formato del libro per la sua materialità, per la sua qualità di veicolo di storia e di memoria, per la sua stabilità e mobilità. Otto workshop in un anno hanno prodotto trenta libri e migliaia di copie in circolazione. In un tempo di guerre “infinite”, Haller costruisce una comunità di autori e lettori per creare attraverso i libri discussioni e un continuo scambio di conoscenze sulla guerra.

Toscana x 4. Progetti d’artista: Olivo Barbieri, Rossella Biscotti, Michelangelo Consani, Fabrizio Corneli


Nell’ambito del progetto CAMBIO DI STAGIONE. PROPOSTE DALLA COLLEZIONE DEL MUSEO, inaugurata il 20 ottobre 2011 presso il Museo Pecci Milano, giovedì 15 dicembre 2011 sarà presentata l’esposizione Toscana x 4. Progetti d’artista: Olivo Barbieri, Rossella Biscotti, Michelangelo Consani, Fabrizio Corneli. I quattro progetti d’artista proposti al Museo Pecci Milano sono collegati alla Toscana, a realtà ed istituzioni come Toscana Promozione, EX3 Centro per l’arte contemporanea di Firenze, Fondazione Cassa di Risparmio di Prato e Amici del Museo Pecci che sostengono e collaborano con il Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci di Prato.

Nel loro insieme le opere delineano un percorso inedito di ricerche che rimandano al tema portante dell’energia già affrontato dalla selezione di opere provenienti dalla collezione del museo, per manifestare punti di vista sull’utilizzo e consumo delle risorse, sul rapporto tra elementi naturali e artificiali, sulla convivenza tra uomo e ambiente.

It’s time to say goodbye

Sabato 3 dicembre 2011, dalle ore 16.30, presso la Mensa di Palazzo Zenobio,Venezia, la galleria CHANGING ROLE, inaugura la mostra collettiva It’s time to say goodbye, a cura di Guido Cabib. Come scriveva Peter Plagens ,qualche anno fa “la maggior parte dell’arte promulgata dalle gallerie e dai musei non ha più molto a che fare con l’estetica. L’arte contemporanea ha abbandonato la sua funzione di ala visiva della poesia per trasformarsi in una divisione debolmente “trasgressiva “ dell’industria dell’entertaiment.” La storia si complica ulteriormente negli ultimi quindici anni,quando cioè il gusto dell’innovazione sembra affievolirsi in tutti territori creativi, in parallelo con la comparsa di Internet e con l’inizio di quella che oggi possiamo riconoscere come una vera e propria rivoluzione, pari per importanza alla rivoluzione industriale. Abbiamo abbandonato tutto quello che la cultura millenaria agricola aveva donato all’essere umano, cominciando dai tempi di relazione con la vita, in cambio di una evoluzione legata alle macchine ed alla diffusione di massa, trasformando anche le espressioni artistiche in merce. L’avanguardia culturale ha ceduto il passo all’affermazione sempre più capillare e pervasiva di una cultura mainstream globale, infarcita di celebrity culture e gossip.

Takashi Murakami e Yoko d’Holbachie alla Mondo Bizzarro

Il più famoso artista giapponese contemporaneo immerso nel suo ambiente di riferimento. Definito dal «Time» come «il più influente rappresentante della cultura giapponese contemporanea», Takashi Murakami è l’artista che ha stupito il mondo esponendo, nel 2010, il suo lavoro ultrapop nella solenne cornice della Reggia di Versailles. Nato nel 1962 in un quartiere popolare di Tokio, Murakami, dopo aver studiato a fondo e assimilato l’eredità della pittura classica del suo Paese, è riuscito nell’intento di coniugare la storia dell’arte del Sol Levante con il mondo del manga e degli anime, sintetizzando questo connubio solo apparentemente incredibile in una visione organica coerente: un universo dove l’inconscio collettivo esplicita le sue contaminazioni televisive e musicali nell’ambito di una nuova estetica superflat.

Mondo Bizzarro dal 3 dicembre rende omaggio al re indiscusso dello stile otaku, all’uomo su cui è ricaduta l’eredità ideale di Andy Warhol e al creativo capace di rivificare l’immagine di Luis Vuitton e persino di Google con una mostra dove, accanto a una selezione di serigrafie firmate dal Maestro, troveranno spazio un grande numero di tavole originale firmate dai più illustri rappresentanti del cartone animato giapponese. Figure come quelle di Daytan, Gundam, Daltanious, Rocky Joe e molte altre, messe in dialogo diretto con le opere di Murakami per un allestimento che sarà una vera e propria camera delle meraviglie ultracontemporanea.

Le Olimpiadi di Londra fanno alzare i prezzi degli studio del 60%

Come già accennato in alcuni precedenti articoli, le Olimpiadi di Londra 2012 hanno gettato la city in un totale subbuglio. Dalle parti dell’arte contemporanea però le cose sembrano andare a gonfie vele, visto che l’attesissimo evento olimpico ha dato vita ad una lunga serie di interessanti iniziative dal Quarto Plinto di Trafalgar Square passando per i posters creati da Tracey Emin e compagnia cantante.

Insomma la comunità creativa ha il morale alle stelle, direte voi. Ed invece non tutto è come sembra, ma spieghiamoci meglio. Come succede anche dalle nostre parti, alcune zone di Londra si sono trasformate negli ultimi anni in veri e propri art districts. Questo poiché le zone più disagiate dispongono di locali a basso costo che possono essere affittati dagli artisti emergenti. Una di queste zone è Hackney nell’East London, polo creativo preso in considerazione per un’attenta analisi effettuata dal magazine Hyperallergic. Il Blog ci illustra infatti la storia di Dragica Carlin, giovane artista giunta dalla Croazia circa 20 anni fa.

Ars Apocalipsis: il giovane Lapo Simeoni si confronta con Dürer

Nonostante siano passati quasi cinque secoli dalla scomparsa del pittore, incisore, matematico e teorico dell’arte Albert Dürer (Norimberga, 21 maggio1471 – Norimberga, 6 aprile1528), la Germania continua a elogiare il suo genio attraverso una mostra che riattualizza la sua serie di incisioni Apocalipse cum URI: La Rivelazione segreta di Giovanni (incisioni, 39x28cm; 1497-1498). Per la loro esecuzione Albert adoperò, come riferimento grafico, le illustrazioni della nona Bibbia tedesca, stampate per la prima volta a Colonia nel 1482 e successivamente pubblicate da Koberger nel 1483. La raccolta, composta da quindici xilografie, apparve per la prima volta nel 1498 in tedesco ed in latino. Successivamente, nel 1511, ne venne divulgata una seconda edizione.

Prendendo spunto da quest’ultima pubblicazione, la galleria Kunstverein Kreis di Gütersloh ha aperto la nuova stagione espositiva con la collettiva Ars Apocalipsis, curata da Malte Boecker e Henning Boecker. In questa sede l’insieme cinquecentesco è ospitato e messo in rapporto con i lavori dei ventotto artisti contemporanei invitati a confrontarsi e a reinterpretarne il contenuto religioso e le sue possibili visioni. Ogni opera presentata rivela simboli e stereotipi del XXI secolo, poichè la sensibilità propria delle menti chiamate a illustrare il soggetto apocalittico, è tale da percepire e denunciare la vicinanza imminente della nostra società al collasso.  

A noi piace la ICA

ICA è uno degli istituti di arte contemporanea più prestigiosi dell’intero globo. Il centro fu istituito nel 1946, con l’obiettivo di creare uno spazio di dibattito al di fuori della Royal Academy per artisti, musicisti e scrittori. Nel corso degli anni l’ICA ha contribuito a generare diversi miti dell’arte contemporanea come ad esempio la nascita della Pop Art con l’Independent Group e le mostre di Damien Hirst (che proprio all’ICA inaugurò la sua prima mostra in uno spazio pubblico), Jake & Dinos Chapman, Vanessa Beecroft e tantissimi altri.

Tra gli eventi storici ospitati dall’ICA va inoltre ricordata la prima proiezione del film Hurlements en Faveur de Sade di Guy Debord che causò non poche rivolte nel mondo dell’arte. Insomma questo polo culturale sito nei pressi di Trafalgar Square funziona come punto di congiunzione tra l’arte emergente e la scena vera e propria. L’ICA è inoltre teatro dell’exhibition annuale New Contemporaries, dove i neolaureati possono stupire il pubblico con le loro creazioni.