Annika Larsson – DRUNK

Mercoledì 27 ottobre 2010 Velan di Torino ha il piacere di inaugurare DRUNK, una personale dell’artista svedese Annika Larsson (Stoccolma, 1972) a cura di Francesca Referza. DRUNK – spiega l’artista che vive e lavora a Berlino da due anni – è un video quasi completamente silenzioso (il livello sonoro è regolato in modo da risultare quasi non udibile). Le azioni dell’ubriaco vengono compiute praticamente nel vuoto e solo l’acustica della stanza e la presenza degli spettatori generano il suono. DRUNK non aveva script, solo un insieme di regole, ed è stato girato nel mio studio con un giovane attore che beveva e gradualmente perdeva il controllo davanti alla macchina da presa.

L’idea di DRUNK (2010) è nata da una ricerca fatta dall’artista su internet, ambiente virtuale in cui sono facilmente rintracciabili immagini reali dello status di ubriaco. Annika Larsson ha selezionato ed archiviato una serie di still da video, pubblicati da diversi utenti su YouTube, che documentano la casistica tragicomica degli effetti che l’alcool ha sulle persone. Quello che viene fuori da questa serie di immagini recuperate dalla rete è un universo allo stesso tempo attraente e respingente. DRUNK, presentato per la prima volta in Italia da Velan a Torino in occasione di ARTISSIMA 17, è una versione sublimata, attraverso l’estetica della Larsson, dell’iperrealtà della rete.

MACROFall 2010

Lunedì 25 ottobre al Macro di Roma si inaugura MACROFall 2010. Dieci Mostre Antony Gormley / Nicola Carrino / 6Artista: Riccardo Benassi – Tomaso De Luca / Jamie Shovlin / L’Attico di Fabio Sargentini 1966-1978 / Laboratorio Schifano / Nunzio / I documentari di Franco Simongini / Nico Vascellari / Carola Bonfili e Luana Perilli

Antony Gormley – Drawing Space, a cura di Luca Massimo Barbero e Anna Moszynska. La prima esposizione in un museo italiano dedicata ai disegni dell’artista inglese Antony Gormley, tra i piu’ stimati scultori del panorama artistico contemporaneo.  Un racconto di immagini che attraverso piu’ di 80 disegni si sofferma sulle fasi cruciali della ricerca dell’artista dal 1981 a oggi. La mostra raccoglie lavori provenienti dalla collezione dell’artista, in molti casi inediti, e alcuni importanti prestiti ricevuti da importanti istituzioni quali il British Museum di Londra. A fare da contrappunto alle opere grafiche saranno 4 sculture, che aiuteranno il visitatore a comporre le linee di una ricerca contraddistinta da una forte coerenza, da una straordinaria intensità e da una costante tensione tra controllo e figurazione libera.

Le realtà differenti di Bertozzi & Casoni e Bernardi Roig

Sabato 23 ottobre la Galleria Cardi di Pietrasanta inaugura la mostra Bertozzi & Casoni – Bernardi Roig dal titolo Different Realities. E’ un confronto tra due modi differenti di interpretare la rappresentazione, Bertozzi & Casoni e Bernardi Roig hanno costruito attraverso le loro opere un sistema antitetico nella riproduzione meticolosa della scena dove la ricerca della verosimiglianza diventa un mezzo per indurre uno spaesamento nell’osservatore.

Accomunati dall’estrema ricerca nella fisicizzazione del soggetto, seppure distanti per formazione e cultura, B&C e Roig costruiscono delle immagini dove l’imperfezione del corpo insieme con le implicazioni del consumo nelle forme piu’ basse (come tutto cio’ che e’ rifiuto e decomposizione) concorrono all’estetica dell’opera, in taluni casi, diventandone il simbolo di un messaggio mai interamente reso esplicito. Il soggetto viene raccontato nella sua interezza. La cura minuziosa dei particolari, anche quelli trascurabili, diventa un sistema per caricare l’immagine di informazioni in modo tale che non esista un’univocità di interpretazione veicolata dall’artista che, anzi, in questo modo, si autoesclude dal processo di interpretazione per concentrarsi solo sul realismo formale della scena. Paradossalmente, la completezza dell’immagine ne rende impossibile una decifrazione completa, lasciando aperte un’infinità di possibilità di letture differenti.

La Kunsthalle piu’ bella del mondo, un progetto per il Centro delle Arti Contemporanee di Como

La Fondazione Antonio Ratti e la Camera di Commercio di Como (nell’ambito dell’iniziativa Laboratorio Como 2010) hanno il piacere di annunciare La Kunsthalle piu’ bella del mondo, un progetto di ricerca internazionale che si svolgerà tra il 2010 e il 2012. Coinvolgerà un grande numero di curatori, critici, storici dell’arte, artisti ed esperti provenienti da diversi contesti e ambiti disciplinari, in una discussione articolata e complessa sulle pratiche espositive dell’arte contemporanea all’inizio del ventunesimo secolo.

Il progetto La Kunsthalle piu’ bella del mondo muove i suoi passi dalla consapevolezza di una peculiare condizione di crisi che richiede una revisione critica delle pratiche, una ridefinizione delle identità delle differenti istituzioni e dei diversi protagonisti, una riflessione coraggiosa sui mutati rapporti tra arte, società e pubblico e sui confini cangianti dei territori attuali dell’arte contemporanea e delle sue relazioni transdisciplinari.

Stefano Arienti e Massimo Bartolini ripensano la collezione di Museion

L’operazione e’ imponente: saranno piu’ di 1300 le opere dalla collezione di Museion –molte mai esposte prima –per la mostra che si inaugura oggi e chiude la stagione espositiva 2010 del museo d’arte moderna e contemporanea di Bolzano. “-2+3 …”: il titolo sembra evocare operazioni algebriche, e’ in realtà una sintesi della complessa azione di spostamento delle opere dai depositi del piano interrato (-2) agli spazi espositivi del terzo piano. Registi dell’operazione gli artisti Stefano Arienti e Massimo Bartolini, che Museion ha invitato a confrontarsi in veste di curatori con la propria collezione e la sua storia.

Parte della collezione di Museion, cosi’ come si trova all’interno dei depositi, trova quindi spazio sui piani espositivi, pur mantenendo la sua attività interna: le opere infatti possono essere normalmente richieste in prestito o ritornare dalle mostre a cui sono state prestate. Il visitatore ha quindi l’occasione di partecipare alla normale attività del museo sulla collezione, cosi come alle modalità di conservazione e di archiviazione.

Liu Bolin, l’artista camaleonte

Mediante la pratica artistica l’uomo tenta di imitare la natura, di riprodurre le cose che vede e che sente, filtrandole attraverso la propria intimità. Questo affermazione risulta ancor più ficcante se si prendono in esame le sbalorditive creazioni di Liu Bolin, giovane artista cinese che oltre ad imitare le cose che lo circondano mira ad assumerne la stessa forma, come una sorta di camaleonte umano. L’artista è nato nel 1973 e lavora a Pechino, nella sua serie di opere denominate Camouflage Bolin dipinge interamente il suo corpo fino a fargli assumere l’estetica di ciò che lo circonda.

Il procedimento che genera questa sorta di body art performance è estremamente laborioso e per portare a termine ogni opera l’artista impiega più di 10 ore. Le opere sono in seguito documentate da una serie di fotografie decisamente affascinanti. Il gesto di Bolin scaturisce dalla voglia di non adattarsi alla società contemporanea, in special modo a quella cinese che molto spesso compie atti di repressione contro gli artisti.

Il Talent Prize 2010 e Jan Dibbets

The Shortest Day at my House in Amsterdam. 1970. © All rights reserved Jan Dibbets/Artists Rights Society (ARS)

Come sarebbe a dire, vi chiederete voi? Ebbene forse stavamo solo scherzando o forse è proprio così ma non vogliamo dilungarci troppo in discussioni specifiche. Andiamo quindi ad esporvi due fatti, così come appaiono innanzi ai nostri occhi.

Giovanni Ozzola con il suo video di 2 minuti e tredici secondi dal titolo Superficiale – Under My Skin ha vinto il Talent Prize edizione 2010 e con esso i diecimila euro del premio finale. Il video vincitore illustra le variazioni di luce che vanno a fissarsi sul muro di fronte alla sua scrivania. L’opera è senz’altro poetica e profonda e nella sua semplicità riesce a cogliere in pieno la maestosità della luce e dello scorrere del tempo, affiancandosi alle grandi sperimentazioni del passato. Parlando dell’opera il magazine Insideart definisce quella di Ozzola come una ricerca fortemente connotata dalla “trasversalità delle modalità espressive per un approdo originale e d’impatto”.

Ma Liang – The Unexpected World

A distanza di due anni dal successo della prima mostra italiana, la galleria CO2 di Roma inaugura la seconda personale dell’artista cinese Ma Liang. The Unexpected World, questo il titolo della mostra a cura di Silvia Cirelli che verrà inaugurata sabato 23 ottobre alle ore 19, avvalora ancora una volta l’attenzione di CO2 verso l’arte contemporanea orientale e i suoi continui e stimolanti sviluppi, proprio in concomitanza dell’ottava Biennale di Shanghai che inaugurerà lo stesso giorno e alla quale Ma Liang è stato invitato a partecipare.

Fotografo e grande amante delle arti performative, Ma Liang si conferma uno degli artisti più interessanti del panorama culturale cinese, sempre pronto verso nuove e differenti ricerche sperimentali, come dimostrano le varietà di linguaggi e di codici espressivi presenti nei suoi lavori. Per questa seconda personale si è dunque deciso di mettere in mostra una panoramica più vasta delle opere di questo artista di eccezionale talento. L’intero percorso si sviluppa infatti non solo sulle sue serie più oniriche e utopistiche come Little Flagman, racconto di un ingenuo aviatore che aspetta l’incanto di un’illusione, o Portrait of Mephisto, l’interpretazione in chiave contemporanea di un Mefisto che insegue il potere e la magia della creazione, ma si è voluto presentare anche un Ma Liang senza colori.

Sgarbi senza freni: “Gastronomia e Fausto Pirandello alla Biennale 2011”

Per il Padiglione Italia alla Biennale di Venezia edizione 2009 il Ministero per i Beni Culturali (e con lui anche tutti i contribuenti) sborsò circa 800.000 euro. Una cifra piuttosto alta che alla luce dei fatti non è riuscita a “comprare” il consenso della critica. Va detto che con molti meno soldi, altre nazioni presenti a quell’edizione sono riuscite a metter in piedi cose ben più esaltanti. Se vi stavate chiedendo di quanti soldi avrà bisogno Vittorio Sgarbi per il Padiglione Italia 2011 sedetevi e prendetevi una camomilla.

Già perchè il Vittorione Nazionale ha già chiesto circa un milione e mezzo di euro al Ministero per i Beni Culturali e come se questo non bastasse ha rilasciato alcune sbalorditive dichiarazioni presenti sulle pagine de Il Tempo di ieri: ” Voglio un Padiglione ecumenico, democratico, disseminato in tutta Italia e capace di dare voce all’esistente, contro il dominio del mercato e della mafia che controlla l’attuale sistema dell’arte contemporanea.

Giovedì Difesa: Masters of Horror

Sebbene sia stata spesso annunciata, pare che la terza stagione di Masters of Horror venga definitivamente annullata. Il motivo dovrebbe essere un accorpamento tra le case di produzione e la successiva cancellazione di progetti precedentemente stabiliti.

Tuttavia le prime due serie sono già oggetto di culto per gli amanti del genere horror. Gli episodi non seguono le avventure di un protagonista, ma il loro fascino si basa soltanto sulla firma autoriale: sono girati e firmati dai grandi registi del genere, ovvero appunto dai “maestri dell’horror”. Un pò quello che avveniva nella fantascienza con la serie Twiligh Zone, da noi  meglio nota come “Ai confini della realtà:” creata da Rod Serling alla fine degli anni cinquanta e che vedeva tra gli sceneggiatori Richard Matheson e Ray Bradbury.

Se Julian Schnabel si scopre fotografo

Julian Schnabel oltre ad essere un celebre pittore è anche uno stimato regista. I suoi giganteschi dipinti sono stati esposti in tutto il mondo ed il suo film Lo Scafandro e La farfalla del 2007 è stato nominato a ben quattro Oscar.  Fin qui niente di nuovo direte voi. La vera notizia è che da parecchio tempo l’artista coltiva anche una passione non troppo segreta per la fotografia e dobbiamo dire che anche in questa disciplina riesce ad eccellere.

Schabel però non fotografa i suoi soggetti con una comune macchina professionale, bensì con un’ingombrante Polaroid fatta a mano, un vero e proprio prototipo sviluppato negli anni ’70 che somiglia ai vecchi marchingegni con cui si eseguivano i dagherrotipi. La macchina fotografica di Schnabel è inoltre una vera e propria rarità visto che in tutto il mondo ne esistono solo sei.

STANLEY DONWOOD – Palimpsest

Chi è davvero Stanley Donwood? È l’artista schivo e riservato fino all’inverosimile, autore di lavori potenti sebbene diluiti nel tempo, o il nom de plume di Thom Yorke, il leader dei Radiohead? Quest’ultima ipotesi è la leggenda metropolitana che gira da tempo e che non ha mai abbandonato la figura di Stanley Donwood (questo sì un nom de plume, di Dan Rickwood, nella fattispecie).

Stanley Donwood, il grafico, l’artista, inizia a collaborare con Thom Yorke e con i Radiohead dal secondo album, The Bends, realizzando la cover e le immagini interne. Da lì in poi la partnership sarà totale e premiata più volte (l’album Amnesiac, per esempio, ha vinto il premio Best Packaging ai Grammy Awards), apprezzatissima sia dal pubblico che dalla critica. Stanley Donwood ha firmato anche il progetto solista di Thom Yorke, l’album The Eraser, che con un packaging in cartone racchiudeva una serie di visioni apocalittiche di una Londra perseguitata dalle fiamme e dalle acque. La «visione» di Donwood è poi culminata in London Views, una mostra di dodici litografie presso la Lazarides gallery, a Soho, nel cuore di Londra.

L’imperfezione salverà il mondo (dell’arte)

Anche se probabilmente la pellicola è ancora superiore o quantomeno con le sue imperfezioni riesce a ricreare un vasto spettro di ricordi in ognuno di noi, il digitale ha praticamente invaso il mondo della fotografia. L’arte contemporanea, da par suo, si è letteralmente aperta a questo dirompente assalto ed anche se questa trasformazione ha spalancato le porte a nuove e meravigliose visioni, negli ultimi tempi le cose sono un tantino cambiate e tutto è divenuto un poco noiosetto.

Questo forse perchè tra gli artisti c’è troppa ossessione per il lato tecnico, per la perfezione delle luci e dei soggetti. C’è troppo lavoro su Photoshop, ci sono troppi trucchetti che ormai tutti conoscono, ed infine troppi plugins sviluppati da terze parti che livellano ogni immagine, rendendola identica ad un milione di altre. Mancano le idee ma soprattutto manca la spontaneità, abbondano i pixel, le lenti speciali e le luci fluo.

ERR project, un nuovo database con più di 20.000 opere trafugate dai nazisti

Avete mai sentito parlare della Einsatzstab Reichsleiter Rosenberg (ERR)? Ebbene fortunatamente la maggior parte di noi non l’ha mai vista in azione, già perchè la ERR era una speciale Task Force istituita dai Nazisti durante la seconda guerra mondiale per saccheggiare le opere d’arte dei paesi occupati. Ad esser precisi l’ERR fu creata il 17 luglio del 1940 da Alfred Rosenberg,un alto membro del Partito nazista nonchè uno dei massimi esponenti di tale ributtante ideologia. Insomma oltre ad aver distrutto milioni di vite ed aver provocato una frattura insanabile nella memoria dei sopravvissuti ai lager, Adolf Hitler è riuscito anche a smembrare intere collezioni d’arte e demolire così il patrimonio culturale di intere nazioni.

Ancor oggi le barbarie perpetrate dai Nazisti rappresentano una ferita ancora aperta e centinaia di migliaia di opere d’arte sono andate perse o distrutte. Fortunatamente però le moderne tecnologie ci vengono un poco incontro e grazie ad esse è possibile quantomeno tracciare i movimenti di quelle meraviglie smarrite. In questi ultimi tempi è nato un interessante database chiamato ERRproject che porta online le famigerate schede usate dai Nazisti per catalogare il loro bottino.