Franz West – Roman Room

La Gagosian Gallery di Roma inaugura il 16 settembre una mostra di nuove sculture di Franz West. Appartenente alla generazione di artisti influenzati dall’Azionismo e dalla Performance Art degli anni Sessanta e Settanta, West rigetta istintivamente la natura tradizionalmente passiva della relazione fra l’opera d’arte e lo spettatore.

Negli anni Settanta l’artista inaugura una serie di piccole sculture portatili polimateriche, gli Adattabili (Paßtücke). Questi oggetti simil-ergonomici si completano in quanto opere d’arte solo nel momento in cui lo spettatore le prende, le indossa, le porta con sè o le utilizza per svolgere delle attività. West continua ad esplorare la scultura in termini di costante dialogo di azione e reazione tra gli spettatori e gli oggetti all’interno di un qualsiasi spazio espositivo.

William Cobbing – Man in the Planet

Viafarini DOCVA di Milano inaugura il15 settembre la prima personale dell’artista William Cobbing in uno spazio pubblico in Italia. Man in the Planet, include una serie di sculture, installazioni, fotografie e video che riconfigurano lo spazio di Viafarini DOCVA.

Il lavoro prende forma a partire dalla peculiare architettura di derivazione industriale dell’edificio, già fabbrica per la produzione dei convogli tramviari. Incuriosito dalla precedente destinazione del luogo, Cobbing ha interpretato lo spazio pensandolo affine al moribondo paesaggio industriale del surreale film di David Lynch Eraserhead, in cui uno dei personaggi è per l’appunto ‘L’uomo del pianeta’.

Grande antologica di Isa Genzken al Museion

Più di cinquanta opere provenienti da importanti collezioni private europee e dalla collezione di Museion saranno in mostra dal 10 settembre a Bolzano per la prima antologica dell’artista in un museo italiano. Isa Genzken (Bad Oldesloe, 1948), una delle più interessanti artiste del secondo dopoguerra, è stata consacrata a livello internazionale dalla partecipazione alla Biennale di Venezia 2007, in cui ha rappresentato la Germania. Fin dagli anni Ottanta del secolo scorso si è affermata come un indubbio punto di riferimento per gli sviluppi e le ricerche sull’arte plastica – tema a cui Museion ha dedicato quest’anno diversi appuntamenti del programma espositivo.

La mostra a Museion intende offrire un approccio all’eterogenea opera dell’artista con un percorso sganciato da griglie cronologiche, che si snoda attraverso i diversi nuclei fondamentali della sua produzione. La straordinaria capacità di rinnovare il proprio linguaggio e modo di operare, un approccio fisico e diretto con la realtà che ci circonda nella quotidianità, così come il confronto con l’architettura sono alcune delle cifre del percorso artistico della Genzken.

MuseoGames: Una storia da rigiocare

OXO è stato uno dei primi videogiochi della storia. In sostanza OXO era il classico gioco del tris e permetteva all’utente di giocare appunto a tris contro il computer. La schermata di gioco era visualizzata su un rudimentale monitor ed era molto spartana, questo poiché i computer dell’epoca non erano certamente dotati di grande memoria.

Il gioco fu infatti inventato da Alexander S. “Sandy” Douglas nel lontano 1952. In sostanza OXO era la sua tesi di dottorato all’università di Cambridge sull’interazione Uomo-Computer. Il gioco poteva “girare” unicamente su  un computer EDSAC in dotazione all’università. Dopo quello storico esperimento furono in molti a cimentarsi nell’arte videoludica e nel giro di venti-trent’anni il videogioco divenne una vera e propria industria capace di sfornare titoli storici come Donkey Kong, Pacman, Super Mario, Space Invaders e tanti altri titoli cari a chi oggi ha superato i trenta.

E non ci resta che la fantasia. Cosa fai se in vacanza non ci vai?

Fuori piove. La pioggia ad agosto è spiazzante, un po’ come quegli anni chiamati anni Cinquanta e Sessanta, così lontani, eppure sono appena finiti. Affascinanti e irresistibili. C’erano Elvis e la pubblicità, la Coca-cola, i divi di Hollywood e la gioventù bruciata di James Dean. C’erano le curve di Marilyn e la polvere sotto gli stivali di Gary Cooper, i locali clandestini in cui suonavano il jazz e le casalinghe con le gonne a ruota dai colori pastello.

Gli anni ’50 sono un miraggio di buongusto ed eleganza, magari certo erano anni un po’ ingessati, un po’ bigotti, ma così esteticamente appaganti, confortanti a vederli oggi, in fotografia.

Phil Stern ne ha colto tutta l’essenza, avendo la possibilità di spiare, come freelance, i retroscena di Hollywood e della sua fauna. Stern, oggi novantenne, è stato spettatore attento a tal punto da essere sempre nel posto giusto, al momento giusto. I suo scatti colgono l’essenziale: un’espressione, un gesto, un elemento che da soli raccontano il tutto. Sembrano quasi pose spontanee quelle in cui ha immortalato tutti i grandi, da Alfred Hitchcock a Tony Curtis, da Andy Warhol a Sophia Loren. Potrete ammirare l’armonia familiare delle dive Anita Eckberg e Audrey Hepburn e spiare i grandi del jazz, come Bing Crosby e Sammy Davis Jr, scherzare tra loro nel camerino; e poi i momenti di riposo tra un ciak e l’altro per Burt Lancaster o Humphrey Bogart; James Dean nel famosissimo scatto per Life con il volto coperto dal dolcevita o ancora una Marylin Monroe sorridente ad un party.

Se Antonello Da Messina si trasforma in Gioconda

I tagli previsti dalla manovra potrebbero causare molti danni alla cultura del nostro Bel Paese. Eppure anche se sono in molti a temere il peggio, sembrerebbe quasi che le cose stiano andando per il meglio, o almeno questo è quanto annuncia la propaganda governativa. Stiamo ovviamente parlando della baldanzosa campagna pubblicitaria del ministero dei Beni culturali, partita proprio in questi ultimi giorni.

Sul manifesto della campagna è possibile vedere un sorridente (quanto celebre) presunto autoritratto di Antonello da Messina, ritoccato con photoshop per l’occasione. Nei primi sei mesi dell’anno i visitatori dei musei statali sono cresciuti del 12,2 per cento ed i successi ottenuti campeggiano a lettere cubitali vicino al povero Antonello.

Festival Euromediterraneo di Altomonte

Inaugura l’8 agosto la nuova edizione della rassegna di arti visive del Festival Euromediterraneo di Altomonte, curata dall’artista Gianfranco Grosso, dal titolo Contemporaneamente Arte, tra realtà e visioni.

Dopo il successo di pubblico e critica dello scorso anno, che ha visto le sale dell’ex convento domenicano fregiarsi delle opere dell’artista americano Paul Russotto a cura di Alan Jones, delle visioni concettuali di Gianni Piacentini -Due video, un progetto ed un palloncino-, con le opere di Daniela De Paulis, Luzia Hürzeler, Alessandro Piangiamore e Jonathan Monk, oltre che un percorso dalle origini alla contemporaneità degli artisti Mimmo Rotella e Serafino Maiorano, tramite -Galleria in vetrina- del Centro d’Arte La Bussola di Cosenza, quest’anno il -menu’- include 6 eventi, tra cui uno sulla facciata della Torre Normanna.

Le Meraviglie dell’arte in Full HD

Portare la vita reale all’interno dell’opera d’arte è stato un impegno serio per artisti del calibro di Marcel Duchamp, John Cage, Robert Rauschenberg e via dicendo. Queste ricerche hanno influenzato intere generazioni di artisti, dando vita a nuove strutture di pensiero creativo, basti pensare alle atroci verità proposte da Body Artists come Chris Burden, Gina Pane e da Hermann Nitsch considerato uno dei massimi esponenti dell’Azionismo Viennese. Nodo centrale delle azioni pensate da tali ed tanti altri artisti è la voglia di oggettivare la violenza, il dolore e la malvagità umana.

In questo l’arte ha in qualche modo anticipato la tempesta mediatica che nell’ultimo trentennio ha spasmodicamente tentato di portare la crudezza della realtà sin dentro le nostre case, tanto che oggi saremmo sorpresi di assistere ad un conflitto bellico senza il continuo bombardamento di immagini.Falkland, Guerra Del Golfo, Guerra dei Balcani e  Rivoluzione rumena del 1989 hanno decretato la rapida ascesa di una sorta di nuovo reality della violenza, una postazione privilegiata in cui la sofferenza può esser vista da varie angolazioni e soprattutto a qualsiasi ora.

Giovedì Difesa – The Triangle

Personalmente non ho trovato nemmeno i sottotitoli italiani di Triangle, un film di produzione Britannico-Australiana diretto da Christopher Smith. Non so cosa dovreste fare per vederlo legalmente, probabilmente ordinarlo all’estero. Gli attori principali sono Melissa George, Rachael Carpani e Liam Hemsworth. Il  film è uscito nel Regno Unito  il 16 Ottobre del 2009. Si tratta di un thriller horror psicologico basato sulle teorie di varchi dimensionali.

I varchi (non spiegati) si trovano all’interno di una trama dai toni neri drammatici, spesso horror, e creano la possibilità di un multiplo di noi stessi. I protagonisti incontrano il proprio  io in un momento del proprio futuro, la trama li porterà di qua dallo specchio ad incontrarsi nello stesso precedente momento del proprio passato, dall’altro punto di vista.

Ma alla fine Spencer Tunick avrà convinto Lady Gaga a spogliarsi?

Vi ricorderete sicuramente del nostro articolo su Spencer Tunick ed il suo nuovo fantasmagorico progetto a Sydney. Ebbene per coloro che hanno la memoria corta, il celebre e chiacchierattissimo fotografo aveva intenzione di organizzare una delle sue celebri installazioni di nudo collettivo proprio davanti al teatro dell’opera della città  australiana. Tunick aveva inoltre proposto a Lady Gaga di partecipare all’insolita performance.

Ebbene la performance è riuscita a perfezione ed in questi giorni l’artista ha svelato una nuova fotografia intitolata The Base, che testimonia appunto l’imponente azione dello scorso marzo effettuata durante il Lesbian & Gay Mardi Gras di Sydney a cui hanno preso parte oltre 5.000 persone senza veli. A quei temerari che sono riusciti a rimaner così come mamma li ha fatti alle 4 di una freddissima mattina, Tunick ha promesso di regalare un’edizione limitata della fotografia ufficiale dell’evento. Eppure sulle prime erano sorti alcuni problemi tra i partecipanti eterosessuali e quelli di diverso orientamento sessuale: “molti erano imbarazzati ed è stato difficile far abbracciare e baciare gli straight con i gay e viceversa. Alla fine però tutti si sono uniti in un unico grande bacio, un gesto d’amore davanti ad una grande struttura” ha dichiarato Tunick con una punta di divertita malizia.

Il FotoGrafia Festival di Roma prova a predire la fotografia del futuro

Parte con tante novità  questa nuova edizione di FotoGrafia Festival Internazionale di Roma: nuova location della manifestazione a MACRO Testaccio, nuove date (23 settembre – 24 ottobre) e un team di tre curatori che affiancano il lavoro di Marco Delogu, direttore artistico del festival: Marc Prust (fotografia ed editoria), Valentina Tanni (fotografia e new media) e Paul Wombell (fotografia e arte contemporanea). FotoGrafia è promosso dal Comune di Roma, Assessorato alle Politiche Culturali e della Comunicazione – Sovraintendenza ai Beni Culturali con il sostegno della Fondazione Roma e, a partire da quest’anno, con la produzione di Zétema Progetto Cultura.

Il tema della nona edizione di FotoGrafia è FUTURSPECTIVES, ovvero “può la fotografia interpretare il futuro?”. Questo paradosso è  subito evidente nel lavoro di Paul Wombell per la sua mostra della sezione fotografia e arte contemporanea “Bumpy ride”. D’abitudine si discute di fotografia al passato. Una volta che una foto è stata scattata, rimanda indietro nel tempo ed in qualche modo diventa storia. Ma alcuni fotografi stanno mettendo in dubbio questa premessa, realizzando immagini che guardano in avanti e non indietro. Sono fotografi che lavorano più come scrittori del genere “science fiction”, usando il processo fotografico per immaginare come il futuro potrebbe apparire. “Bumpy ride” raccoglie il lavoro di fotografi contemporanei come Peter Bialobrzeski, Sonja Brass, Cedric Delsaux, Jill Greenberg, lkka Halso, Mirko Martin e O Zhang che usano sia il digitale che l’analogico e che stanno sfidando le nostre aspettative di ciò che si vede in un’immagine.

I Colorama tornano finalmente in mostra


Avete presente i Colorama? Bene per quanti di voi non li conoscessero i Colorama erano delle trasparenze retroilluminate stampate con un ingranditore speciale create dalla Kodak per pubblicizzare il proprio marchio. I Colorama erano immensi, tali fotografie che molto spesso fissavano scene di vita quotidiana americana, potevano raggiungere i 5 metri e mezzo di altezza e i 18  metri di lunghezza misure impensabili per i comuni apparecchi di stampa dell’epoca.

Stiamo infatti parlando del 1950 e la Kodak decide di piazzare le sue “foto più grandi del mondo” proprio dentro la Grand Station di New York. Per anni quelle gigantografie simbolo di un benessere e di un capitalismo ormai agli sgoccioli, hanno attirato l’attenzione di oltre 650mila turisti e passeggeri. Questo almeno fino al 1990, anno in cui la Kodak ha deciso di terminare la produzione di quelle meraviglie che descrivevano di volta in volta le giornate di vacanza, i paesaggi naturali fino ad arrivare a momenti storici come lo sbarco sulla luna.

Le angherie dell’Ungheria


La famiglia del Barone Mor Lipot Herzog ha provato per più di dieci anni a recuperare alcune opere di propria appartenenza ed in seguito trafugate dall’orda nazista. Il verdetto è stato sempre negativo e dire che le opere si trovano ora nelle collezioni permanenti dei più importanti musei dell’Ungheria. Secondo quanto affermato dalla famiglia Herzog i musei nazionali sono in possesso di oltre 40 pezzi, dal valore di oltre 100 milioni di dollari, facenti parte della collezione Herzog che un tempo includeva dipinti e statue sequestrate in Ungheria dalla Germania nazista durante la seconda Guerra mondiale.

Insomma a guerra ormai finita da un bel pezzo lo stato ungherese non vuol saperne di restituire il maltolto ai suoi degni proprietari.  ”L’olocausto è stata una cosa terribile una vera ignominia che ha macchiato per sempre il genere umano.

La nascita della luce di Henry Fox Talbot in mostra a Castelnovo del Friuli

Dal 13 agosto fino al 3 ottobre 2010 la Villa Sulis di Castelnovo del Friuli, ospiterà un’interessante mostra dal titolo De luce primigenia, dedicata alle spettacolari immagini realizzate da William Fox Henry Talbot. Il CRAF conserva nei suoi archivi una preziosa collezione di 50 calotipi realizzati dallo Science Museum di Bradford dai calotipi originali di Fox Talbot prodotti in occasione del 150° anniversario dell’invenzione della fotografia.

I primi esperimenti di William Fox Henry Talbot (Melbury, Dorset, 11 febbraio 1800 – Lacock Abbey, Wiltshire, 17 settembre 1877) nel campo della riproduzione di immagini furono portati a termine nella primavera del 1834 a Lacock Abbey. Copri’ dei fogli di carta da scrivere con una soluzione di sale comune e nitrato d’argento, rendendoli sensibili alla luce. Fu sufficiente posare una foglia sulla carta ed esporla alla luce per rendere scure le zone non protette dalla luce. Ottenne cosi’ un negativo della foglia. Chiamo’ questa tecnica shadowgraph, sciadografia.