The Plurality of One alla galleria Monitor di Roma

The Plurality of One e’ un progetto corale sviluppato da quattro artisti e tre curatori all’interno del doppio spazio espositivo della galleria romana Monitor. Con l’introduzione di una componente orale e dialogica a completare la materialità dei diversi lavori, la mostra (dal 23 giugno al 30 luglio) vuole riflettere in maniera fluida e aperta sull’idea di traduzione, ripetizione e variazione all’interno delle pratiche dei quattro artisti invitati.

Assumendo che “ognuno e’ uno in se stesso” e che, in una realtà in continuo cambiamento, un oggetto può essere pensato attraverso le relazioni associabili con sue diverse componenti, l’idea di pluralità “permette ad un’infinita’ di elementi di costituire un singolo evento complesso” (John Cage, Per gli uccelli, 1981).

Captain Beefheart, cambiare l’arte con una maschera da trota

Il nome Don Van Vliet vi dice qualcosa? no? allora forse conoscerete meglio l’aka di questo grandissimo artista che da anni si cela dietro lo pseudonimo di Captain Beefheart. Nato il 15 gennaio del 1941 in California, Captain Beefheart è forse uno degli artisti più seminali della scena internazionale. Cantante, musicista,  pittore ma soprattutto grande visionario, l’estroso Vliet è stato in grado di cambiare per sempre la storia della musica contemporanea grazie ad una spontaneità ed una verve senza pari.

Dopo la sua entrata nella Magic Band nel 1965, divenne il leader indiscusso di tale formazione, sino a giungere a veri e propri attacchi di dispotismo creativo. La sua tirannia fu però ben giustificata dall’uscita di una delle pietre miliari del rock, il disco Trout Mask Replica del 1969. L’album rappresentò infatti un punto di rottura definitivo con tutto ciò che era stato prodotto in precedenza.  I 28 brani che lo componevano  erano caratterizzati da un’originale mistura di tempi dispari delle partiture, da testi surreali, sterzate di free jazz ed avanguardia totale, in sostanza una vera e propria anticipazione del punk e della new wave.

CLUELESS. Inconcludenze quotidiane

La vita di tutti i giorni è una sfida perenne contro incertezze, indecisioni, piccole o grandi tensioni e il risultato spesso si risolve in quelle che possiamo definire “inconcludenze quotidiane”… Che fare, subire o ribellarsi? CLUELESS. Inconcludenze quotidiane è il titolo della mostra curata da Branka Bencic e Lorena Tadorni presso Manifattura Tabacchi a Torino (dal 23 giugno al 18 luglio 2010), che riunisce 13 artisti internazionali i cui lavori indagano le problematiche dell’esistenza individuale e collettiva sullo sfondo della vita quotidiana.

Nella definizione familiare, la parola clueless significa “non avere idea”. Riferito a una persona, questo termine indica un soggetto naïf, che si trova spesso in difficoltà a portare avanti situazioni e a prendere decisioni sostanziali. La mostra parte da queste suggestioni per raccontare piccoli atti di inconcludenza della vita quotidiana, partendo dalla prospettiva secondo cui il privato ha in qualche modo anche un aspetto politico e sociale.

Ragnar Kjartansson – Me and My Mother

EX3, Centro per l’arte contemporanea di Firenze inaugura giovedì 1 luglio 2010 la personale di Ragnar Kjartansson (Reykjavík, Islanda 1976), artista e performer poliedrico, il cui lavoro coinvolge molteplici mezzi espressivi: il video, la scultura, la musica, il disegno, la pittura alla cui origine si trova sempre l’aspetto performativo.

Le sue opere si distinguono per la compresenza di sentimenti contrastanti: tristezza e felicità, orrore e bellezza, dramma e humor. Dotato di una straordinaria capacità di coinvolgimento emotivo, Kjartansson, dà vita a complesse e, allo stesso tempo, rudimentali mise en scène, tese a fare coincidere, sulla scia dell’esperienza romantica, arte e vita alla ricerca “di una soluzione artistica all’enigma dell’esistenza”.

Le cose non dette riempiono il vuoto di una forma riflessa.*

Più di 40 schermi di differenti dimensioni, 25 opere video dalla collezione Sandretto Re Rebaudengo, 10 giovani artisti italiani coinvolti in un’opera unica, 2 istituzioni che collaborano, 1 chiesa a quattro braccia con l’ottagono centrale sormontato da una cupola.

Il complesso milanese di S. Michele ai Nuovi Sepolcri è circondato dal ritmo armonioso del porticato a pianta curvilinea, la vegetazione del giardino interno è verde brillante, ci passerei volentieri un pomeriggio d’estate a lasciar passare il tempo, ma oggi lascerò che il tempo non passi dentro quelle mura. In un’epoca in cui guardando una tela di Pollock qualcuno riesce ancora a dire:”Potrei farlo anch’io”, è un atto di coraggio proporre, come amministrazione pubblica, una mostra di soli video. E se non bastasse questo, il colpo di grazia lo da il tema: You-We, cioè noi e voi, l’altro, la multiculturalità, il dialogo con l’oriente. Mi piace quando le iniziative culturali mi sbattono in faccia tutta la mia limitatezza.

Art basel si apre con un tripudio di vendite

Il mercato dell’arte sembra essere in piena salute, questo è quanto emerge dalle prime giornate di Art Basel, la fiera d’arte contemporanea più celebre del mondo che ogni anno si tiene a Basilea in Svizzera. Già dalle prime battute della kermesse, molte gallerie hanno totalizzato alcune vendite interessanti, confermando il momento positivo dell’art economy. La galleria di Los Angeles Blum & Poe ha dichiarato di aver venduto tutto lo stand. Tra i pezzi venduti figura l’opera Korin Dokuro di Takashi Murakami, ceduta per 550.000 dollari assieme ad  un dittico pittorico dal titolo My Lonesome Cowboy e Hiropon.

Blum & Poe ha inoltre venduto due dipinti di Carroll Dunham per 150.000 dollari al pezzo come anche alcuni dipinti di Mark Grotjahn ceduti per 90.000 dollari l’uno.  Anche la galleria Emmanuel Perrotin ha venduto un’opera di Murakami, si tratta di una scultura dal titolo Yume Lion, ceduta ad un collezionista europeo per 1.3 milioni di dollari. Perrotin ha ceduto anche l’opera Rocks di Tatiana Trouve per 90.000 euro. 

Mistero risolto: Caravaggio è stato ucciso dalla sua stessa arte

Un mistero lungo lungo 400 anni è stato risolto in questi giorni da un gruppo di esperti delle università di Bologna e Ravenna, guidato dall’esperienza di Giorgio Gruppioni, titolare della cattedra di Antropologia nella Facoltà di Conservazione dei Beni Culturali dell’Università degli Studi di Bologna. Come già vi avevamo illustrato in alcuni precedenti articoli, il team di esperti aveva deciso di intraprendere un’ardua impresa, sarebbe a dire trovare i resti di Michelangelo Merisi detto Caravaggio, accertare la loro provenienza e scoprire le cause della morte del grande maestro del chiaroscuro.

Nel 1610 Caravaggio, in preda alla febbre per presunte infezioni intestinali, dopo un lungo viaggio per mare, fu lasciato alle cure della locale Confraternita di Porto Ercole che il 18 luglio 1610 certificò la morte avvenuta nel loro ospedale. Le cause della morte rimasero misteriose, molti parlarono di tifo o malaria, mentre diversi libri di storia avanzarono l’ipotesi di un assassinio per questioni politico-religiose.

It’s not only Rock’n’Roll, Baby!

La Triennale di Milano presenta la mostra It’s not only Rock’n’Roll, Baby! che sarà aperta in Triennale Bovisa dal 24 giugno al 26 settembre 2010. Guardando al rock e all’arte da un punto di vista inedito, la mostra narra la storia di quei musicisti rock che si sono espressi anche attraverso le arti visive.

Si tratta di una collettiva in cui si espongono opere create da dodici artisti alcuni dei quali icone sulla scena rock internazionale: Alan Vega, Andy, Antony (Antony and the Johnsons), Bianca Casady (CocoRosie), Chicks on Speed, Devendra Banhart, Fischerspooner, Kyle Field, Patti Smith, Pete Doherty, The Kills, Herman Dune.

Shanghai prepara la sua biennale

Quattordicesimo anno di attività per la Shanghai Biennial che il prossimo ottobre 2010 lancerà la sua ottava edizione. Certo potrebbe essere ancora presto per parlarne, ma i vertici della manifestazione hanno già reso noti alcuni particolari salienti e noi vorremmo quindi tenervi informati su queste novità.

Dopo aver focalizzato nel 2003 la sua attenzione sulle metropoli la biennale, in ogni sua edizione, ha scandagliato i vari aspetti dell’urbanizzazione. Nel 2008 ad esempio, l’edizione denominata Trans-local-motion aveva puntato i riflettori sull’abbandono del contesto rurale a favore della città e viceversa, consuetudini che in qualche modo riorganizzano le strutture societarie di una nazione. Il problema è che quest’anno anche la Shanghai Expo ha spostato la sua attenzione su tematiche riguardanti la vita metropolitana, quindi la Biennial ha deciso giustamente di differenziare la sua offerta.

Kirigami, l’arte di scolpire la carta

L’arte dell’intagliare la carta non è certo un’invenzione del contemporaneo, anche se va detto che numerosi giovani artisti sono dei veri e propri maestri nel creare meravigliose opere da semplici fogli o pagine di libro. Gli antichi intagliatori orientali erano comunque dei veri funamboli, la loro scienza si chiamava Kirigami, ovvero l’arte di intagliare e piegare la carta per ottenere forme tridimensionali a partire da un unico foglio, senza asportare pezzi.

La tecnica consente all’artista di enfatizzare la presentazione visuale dell’opera salvaguardando la semplicità e la pulizia delle linee. Il kirigami viene solitamente realizzato eseguendo dapprima tutti i tagli necessari, ottenendo in questo modo una base che viene quindi piegata e appiattita per ottenere il modello. I modelli sono solitamente simmetrici e possono rappresentare modelli geometrici, figurativi e strutture architettoniche. I vari soggetti prendono forma con l’apertura del foglio.

6artista raddoppia, residenze per giovani artisti a Parigi e Roma

Fondazione Pastificio Cerere, l’Associazione Civita danno il via alla seconda edizione di 6ARTISTA, progetto realizzato con il contributo di Allianz. Il successo della prima edizione, il prestigio del comitato scientifico, dei nuovi partners coinvolti, la riconferma del sostegno di Allianz, garantiscono la crescita di questo progetto, riconosciuto come uno dei più importanti in Italia, in grado di fornire ai giovani artisti un’esperienza di grande visibilità.

Partito nel 2009, 6ARTISTA è stato concepito per aiutare i giovani nella loro fase formativa, a cui i promotori del progetto riconoscono un elevato valore: solo una formazione di qualità, infatti, è in grado di garantire il futuro degli artisti e dell’arte. L’obiettivo è quello di offrire un periodo di formazione all’interno del Pastificio Cerere caratterizzato dalla presenza degli artisti e dalla costante ed incessante produzione di opere d’arte. Attraverso un confronto con i diversi linguaggi, idee e tecniche, come avveniva nelle botteghe rinascimentali, si confida che i giovani talenti individuati possano consolidare la loro poetica e caratterizzare il proprio linguaggio.

Torna Art Basel, la regina delle fiere

Pronti, partenza e via, il 20 giugno prossimo riparte una delle kermesse più importanti di tutta la scena dell’arte internazionale, stiamo ovviamente parlando di Art Basel, manifestazione fieristica che ogni anno si tiene in quel di Basilea e che quest’anno giunge alla sua 41esima edizione. Riflettori puntati su di un’edizione 2010 a cui tutti guardano con estrema curiosità, per comprendere se davvero il mondo dell’arte è fuori dalla crisi finanziaria. Ma Basel non è solo mercato, la fiera è infatti un termometro di qualità e prestigio e farne parte significa soprattutto far parte del giro delle gallerie che contano.

Per quanto riguarda le italiane Torino presenta la galleria Franco Noero e la galleria Giorgio Persano. Milano invece presenta le gallerie Massimo De Carlo, Arte Studio Invernizzi, Giò Marconi, Francesca Kaufmann, Christian Stein, Tega, Zero e Monica De Cardenas. Per Napoli è presente un tris di agguerriti dealer come Alfonso Artiaco, T293 e Raucci/Santamaria mentre Roma è rappresentata da Magazzino d’arte moderna e Monitor.

Gagosian mette in mostra l’ultimo Lichtenstein a New York

La nuova mostra della Gagosian Gallery di New York ( in visione fino al prossimo 30 luglio) presenta al pubblico un’interessante mostra che si potrebbe tranquillamente definire di carattere museale non fosse altro per il fatto che a presentarla è un vecchio squalo del mercato dell’arte. Si tratta di una personale dedicata a Roy Lichtenstein che focalizza l’attenzione sulle opere prodotte tra gli anni ’70 e gli anni ‘80. Roy Lichtenstein: Still Lifes è il titolo di questo evento che porta nella rinomata galleria di Chelsea più di 50 opere del grande artista, scomparso nel 1997. Still Lifes è una panoramica sulle ultime creazioni di un Lichtenstein che aveva abbandonato le sue visioni strettamente relative al fumetto per spostarsi vero un’estetica cubista

Dal 1972 al 1981 Lichtenstein lavorò a numerose Nature morte e realizzò opere ispirate al Futurismo, a De Stijl, al Costruttivismo russo, al Surrealismo e all’Espressionismo tedesco. Numerose furono anche le mostre di quel periodo. Nel 1972 infatti Lichtenstein fu presente al Contemporary Art Museum di Houston, nel 1975 al Centre National d’Art Contemporain di Parigi, nel 1978 all’Institute of Contemporary Art di Boston. Infine nel 1979 gli venne commissionata la prima scultura pubblica: The Mermaid per il Theatre for the Performing Arts di Miami Beach.

C’è una sfida in corso, ma non conosciamo i contendenti

Giorni fa non si faceva altro che parlare di Roma “la nuova capitale del contemporaneo”. Poi la curiosità è scemata e mi è rimasta in punta di labbra la domanda: ma la vecchia capitale qual’era? Io auguro il meglio a Roma, ai nuovi musei romani e spero di cuore che trovino la formula giusta per funzionare, dialogare, emozionare, eccetera eccetera. Il problema è che io vivo a Milano, la città che dovrebbe essere l’altro polo del contemporaneo (o almeno così ho sempre sentito dire), quella più lanciata nel futuro e nella globalizzazione, no? Ebbene, io sono un po’ preoccupata per la mia città.

In un bel pomeriggio assolato ho voluto toccare con mano l’offerta cittadina, ormai sono poche le gallerie private che aprono nel fine settimana, quindi per un sabato alternativo devo affidarmi a Massimiliano Finazzer Flory, il nostro Assessore alla Cultura. Volendo si potrebbe semplicemente fare del sano shopping, in fondo Milano è pur sempre la città della moda, ma non ve lo consiglio, soprattutto ora che son finite le scuole.