Mario Merz e Giuseppe Penone da Maria Cilena a Milano

In questa occasione verranno esposte due serie di opere su carta di due protagonisti dell’Arte Povera. Le 14 tavole che compongono il ciclo Da un erbario raccolto nel 1979 in Woga-Woga, Australia, realizzato da Merz nel 1989, accostano a diversi esemplari di foglie di piante (su cui l’artista interviene come suo solito con lo scotch) la numerazione tipica della successione di Fibonacci.

Le Trentatré erbe di Penone, anch’esse datate 1989, sono invece il risultato di un’azione di frottage con risvolti intensamente lirici. Le 33 opere verranno esposte una al giorno, come se fossero fogli di una sorta di calendario poetico incentrato sul rapporto tra uomo e natura. In galleria saranno presenti anche altri due lavori di Merz: una Salamandra e un Fagiolo, entrambi realizzati nell’89 su carta da lucido in cassetta di ferro.

Nature Vs Nurture alla FaMa Gallery di Verona

NATURE VS NURTURE è la nuova mostra collettiva di FaMa Gallery che presenta opere di David Casini, Mat Collishaw, Patricia Piccinini, Barry Reigate e Sissi. L’esposizione inaugura venerdì 8 giugno e resterà aperta fino al 28 luglio 2012.  Nature vs nurture, natura vs educazione, cultura. Questa dicotomia – tra le caratteristiche e i tratti per così dire naturali, insiti nell’individuo e antecedenti qualsiasi influenza data dalla società e dalla cultura e tutto ciò che, invece, lo forma e lo modella e che proviene dal contesto nel quale egli si sviluppa – rimasta per lungo tempo al centro del dibattito scientifico, in particolar modo tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo, ha prodotto innumerevoli studi sull’origine innata o culturale dei tratti fisici e comportamentali umani ed è tornata recentemente al centro dell’attenzione degli studiosi, soprattutto in ambito umanistico.

La mostra NATURE VS NURTURE muove da questo ampio e complesso dibattito per interrogare il lavoro di cinque artisti che analizzano nella loro pratica, seppur con tecniche e approcci differenti, il metodo scientifico, fino ad arrivare ad appropriarsi dei suoi presupposti e dei suoi obiettivi, ma indagano allo stesso tempo sulle conseguenze, anche politiche, che le idee di evoluzione e progresso hanno nella definizione di una società moderna.

Al via la IX edizione del Premio Celeste

PREMIO CELESTE IX EDIZIONE 2012

Le iscrizioni alla IX edizione del Premio Celeste sono aperte fino al 30 giugno 2012.

Quest’anno sono in palio € 20.000 di premi così suddivisi:
Premio Pittura € 4.000
Premio Fotografia & Grafica digitale € 4.000
Premio Video & Animazione € 4.000
Premio Installazione, Scultura & Performance € 4.000
Curatore dell’edizione 2012 è lo stilista italiano Antonio Marras.
Quest’anno il comitato di Selezione è composto dai seguenti critici e curatori d’arte contemporanea: Giuliana Altea, Katia Baraldi, Lorenzo Bruni, Alberto D’Ambruoso, Marco Delogu, Daniele De Luigi, Laura Fanti, Renata Ferri, Carolina Lio, Anna Santomauro, Stefano Verri, Visual Container (Giorgio Fedeli, Alessandrà Arnò). 

Ashley Bickerton Alla Cardi Black Box di Milano

Ho sempre amato la pittura, la fotografia e la scultura come tecniche utilizzate separatamente nel lavoro di altri artisti. Tuttavia, personalmente, credo che esse siano “problematiche” come forme individuali d’espressione: infatti, è solo nel loro utilizzo congiunto che riesco a sentirmi veramente a mio agio. La pittura mi è sempre sembrata troppo “cartonata”, la fotografia un po’ troppo fredda, e la scultura…Diciamo che non mi sono mai sentito troppo a mio agio nello spazio tridimensionale.

Nei lavori dei primi anni dipingevo direttamente sui miei modelli, sui loro vestiti ed accessori; successivamente li fotografavo in una serie di primi piani, da “cucire” insieme dopo essere stati “cubificati” attraverso Photoshop. Ciò che ne risultava veniva poi stampato su tela e quindi intervenivo con la pittura. Con il passare del tempo la pittura e lo strato di colore e trucco applicato sui miei modelli è diventato più spesso e più brutale, gli accessori e gli ornamenti sempre più irreali.

Inaugura la Galleria Doppelgaenger di Bari con una mostra di Giovanni Ozzola

Inaugura in Puglia, a Bari, la galleria d’arte contemporanea Doppelgaenger, che ha sede all’interno di Palazzo Verrone, uno dei più interessanti complessi edilizi del centro storico della città, risalente all’XI secolo. Tre livelli di spazio espositivo che verranno allestiti a partire da giungo con mostre di artisti nazionali ed internazionali. Una galleria ed una residenza artistica interamente destinate alle nuove sperimentazioni, all’estetica delle forme e dello spazio.La Galleria verrà inaugurata lunedì 4 giugno 2012, anteprima per la stampa domenica 3 giugno, con la mostra personale dal titolo Castaway Depot e dal sottotitolo 41° 7’ 31’’ N 16° 52’ 0’’ E – In a sentimental mood di Giovanni Ozzola, giovane artista fiorentino, appena trentenne ma con alle spalle un curriculum fitto di premi ed esibizioni, in Italia e nel Mondo, da Amsterdam a Tokyo, da Londra a Pechino. 

Bari e l’eterno-materno abbraccio del mare accolgono Giovanni Ozzola con i quali sembra aver stretto un profondo legame. Le sue creazioni hanno sempre saputo raccontare magistralmente la luce, il tempo e l’orizzonte, temi che vengono costantemente trattati secondo un’estetica ricca di simbologie e misticismo.

Yves Klein al Palazzo Ducale di Genova

Il judo e il teatro sono gli elementi dell’opera di Klein su cui hanno puntato l’attenzione i curatori di questa mostra evento che si apre a Genova a Palazzo Ducale il 6 giugno 2012 , giorno in cui ricorrono i 50 anni dalla morte di Yves Klein.  Yves Klein affascinato dalla sensualità del corpo e dal suo movimento lo mette in scena di ritorno dal suo viaggio di studio in Giappone. Dopo aver sorpreso, incantato e scandalizzato l’Europa e l’America con opere d’arte realizzate come performance teatrali, giunge al concetto di superamento dell’arte.

Ad affrontare questa, ancora poco indagata, “vita sul tatami” di Yves Klein: Sergio Maifredi, uomo di teatro e cintura nera di judo; Bruno Corà, critico d’arte che ha raccontato l’artista nelle più importanti esposizioni a lui dedicate in Europa; Daniele Moquay, fondatore degli Archivi Klein a Parigi.

Daria Zhukova ed il nuovo Garage…temporaneo

Quando si dispone di ingenti somme e soprattutto di tempo, allora si può fare ciò che si vuole, soprattutto darsi alle pazze gioie. Sono in pochi ad avere la lungimiranza di creare qualcosa per la comunità e nello specifico per lo sviluppo culturale della stessa. E’ questo il caso della bellissima Daria Zhukova, la zarina dell’arte contemporanea, partner storica del tycoon Roman Abramovich che non molto tempo fa ha avuto un’idea straordinaria, riconvertire un garage per bus in un centro per le arti.

Nel 2008 è così nato il Garage Center for Contemporary Culture di Mosca, uno spazio di proprietà della comunità ebraica locale che ha ospitato nel corso degli anni un nutrito numero di personaggi di spicco come Marina Abramovic, William Kentridge, Anthony Gormley e James Turrel. Oggi “Dasha” ha definitivamente chiuso il Garage Center che nel frattempo è stato restituito alla comunità. Tra non molto la spartana architettura costruttivista ospiterà una nuova istituzione culturale, vale a dire lo Jewish Museum of Tolerance.

L’infausta abitudine del commento molesto

Qui in Italia il rapporto tra internet ed addetti ai lavori del settore dell’arte  contemporanea non è dei migliori. Mi spiego meglio, spesso e volentieri le capacità professionali di un giornalista, di un curatore o di un artista sono al centro di chiacchiere poco edificanti che si sviluppano all’interno di portali internet, forum ed altre realtà via etere. Queste discussioni da bar dello sport sono oramai divenute il pane quotidiano per tutti quei bravi ragazzi che non trovano di meglio da fare che sputare i loro rancori e le loro frustrazioni in faccia al mondo intero.

 Molti sarebbero portati a pensare che gli addetti ai lavori non siano particolarmente rispettati dal pubblico ma questo pubblico è in realtà costituito da altri addetti ai lavori wannabe, persone che solitamente cercano di entrare all’interno di un sistema ma per mancanza di capacità non riescono ad emergere. 

Mash Up al Museo di Roma in Trastevere

La mostra ripercorre il lavoro nato dalla collaborazione di tre “geniacci” che si incontrano, lavorano insieme, e in modo quasi inconsapevole segnano una vera e propria svolta nella comunicazione visiva tra il 1998 e il 2012: Guillermo Mariotto, stilista, Antonio Barrella, fotografo e Luca Cosenza, art director.  Mash-Up: i dj usano questa parola in sostituzione del concetto di remix. Tecnicamente è il termine con cui si indica, in ambito musicale, un brano composto da frammenti di altri brani. Traslando il termine in senso artistico non si parla semplicemente di decostruire o reinterpretare, bensì di plasmare materiale preesistente in una nuova forma.

Ed è questo il significato della mostra fotografica Mash Up. Immagini che parlano non solo di moda, ma che esprimono un contenuto, raccontano una storia, stupiscono, scandalizzano, generano pensieri, a volte scatenano critiche feroci, a volte suscitano vere e proprie ovazioni.

La retorica dell’arte contemporanea

Il dorato mondo dell’arte contemporanea ha i suoi vizi ed i suoi tic. Ovviamente elencare ognuna di queste consuetudini sarebbe un’impresa impossibile. Oggi però vorremmo provare a stilare una piccola lista di frasi ricorrenti, un piccolo compendio di retorica da addetti ai lavori che puntualmente potrete ascoltare ad un qualunque vernissage avrete voglia di presenziare. Ma bando alle ciance e via con la lista:

– “Basta con la solita galleria d’arte. Ora il futuro è aprire uno spazio che agisca in modo diverso, multifunzionale ed a supporto degli artisti”

– “La mia è una ricerca sulla memoria”

– “Bisogna fare sistema

– “Questa fiera va rinnovata”

Il MOCA inaugura un nuovo portale tutto dedicato alla Land Art

La Land Art è francamente difficile da fruire. Di certo esiste un numero impressionante di  documenti, fotografie, filmati e quanto altro ma per ammirare al meglio un’opera di Land Art bisogna per forze di cose recarsi sul posto. Impossibile dire di conoscere Spiral Jetty di Robert Smithson senza essersi recati nello Utah, come non si può affermare di conoscere il Roden Crater di James Turrell o City di Michael Heizer senza averli prima vissuti in prima persona.

Eppure, grazie ad internet possiamo superare molti problemi legati allo spazio ed al tempo. A realizzare il web site che mancava sulla Land Art ci ha pensato il sempre spumeggiante MOCA, Museum of Contemporary Art di Los Angeles, capitanato dal volpone Jeffrey Deitch. Il museo ha infatti lanciato un megaportale tutto dedicato a questa meravigliosa tecnica artistica, in occasione della mostra Ends Of The Earth: Land Art to 1974 un grande evento che si è aperto lo scorso 27 maggio  e che rimarrà in visione fino al prossimo 3 settembre.

Maria Pecchioli da Viafarini a Milano

Durante la residenza in Viafarini Maria Pecchioli progetta e realizza Plotting the urban body, rilettura della città di Milano a partire dai princìpi della medicina tradizionale cinese, individuando i canali energetici del corpo urbano e i relativi punti (acupoints) di accesso a tali canali. Il progetto, in progress, si articola su più formati: analisi del territorio, elaborazione grafica, performance e incontri fanno tutti parte della restituzione della ricerca.  Dopo un primo momento di scambio, venerdì 1 giugno la residenza si trasforma temporaneamente in un laboratorio aperto su arte, filosofia e medicina tradizionale cinese. Sono invitati artisti che hanno realizzato progetti con la comunità cinese sia in territorio italiano che in Cina e parallelamente sono coinvolti operatori attivi sul territorio.

Venerdì 1 giugno dalle 17.00 alle 19.00: Davide Garlati e Giuseppina Nocciola (scuola Associazione Italiana Filosofie Orientali e Discipline Bio Naturali) praticano trattamenti individuali di Tuina (massaggio tradizionale cinese), su prenotazione entro il 30 maggio a offerta libera. Posti limitati. Prenotazioni tel. 329 3676424 o

Arte e grane legali

Oggi parliamo di arte contemporanea e noie legali, visto che spesso e volentieri le opere d’arte finiscono per incendiare gli animi e riempire le aule di tribunale. Una strana vicenda accaduta lo scorso 22 maggio ha tirato in ballo un’opera di Sol LeWitt. Come molti di voi ben sapranno, l’artista in questione è celebre per i suoi Wall Drawing, perlopiù eseguiti a distanza da assistenti ed altri incaricati tramite delle istruizioni cartacee ben precise. Le istruzioni divengono quindi una sorta di certificato di autenticità dell’opera e si potrebbe affermare che, data la non –portabilità della maggior parte delle opere di Sol LeWitt, una volta perse le istruzioni anche l’opera non è più autentica.

Tempo fa il collezionista Roderic Steinkemp aveva prestato un Wall Drawing di LeWitt alla galleria Rhona Hoffman di Chicago assieme alle istruzioni per eseguirlo. Il pezzo in questione era stato staccato dal muro di una casa di Cambridge, dove era stato posizionato nel 1985. A questo punto la Rhona Hoffman Gallery ha inavvertitamente perso le istruzioni del murale, scatenando le ire di Steinkamp. Il collezionista ha quindi deciso di citare in giudizio la galleria, chiedendo un risarcimento di 1.4 milioni di dollari perché la perdita delle istruzioni rende l’opera praticamente un falso.

Tyler Shields e la Birkin in fiamme

Avete presente la Birkin Bag? Beh, siamo sicuri che le nostre lettrici più posh avranno giù intuito di cosa stiamo parlando. Per tutti quelli che non conoscono questa particolarissima borsa possiamo aggiungere che la stessa è prodotta dal celebre luxury brand Hermès e che generalmente per aggiudicarsene una bisogna spende la bellezza di 6000 euro ma il suo valore può raggiungere anche i 120.000 euro, basti pensare alla versione con diamanti e pelle di coccodrillo.

 Hèrmes creò questo costosissimo accessorio nel 1984 durante un volo da Parigi a Londra, dove erano presenti l’attrice e modella Jane Birkin e Jean-Louis Dumas, lo stilista di Hermès. Nel bel mezzo del viaggio la Birkin aprì la sua borsa di Hermès dalla quale cadde una moltitudine di fogli e appunti. Dumas allora prese la sua borsa e gliela restituì qualche settimana dopo, con l’aggiunta di una tasca. Jane Birkin raccontò poi a Dumas la propria difficoltà di trovare una borsa per il week – end, che fosse allo stesso tempo femminile e comoda.