Non diamo la colpa solamente alle istituzioni

Mentre la crisi economica imperversa in lungo ed in largo, i momenti di tensione si moltiplicano ed anche il nostro amato mondo dell’arte contemporanea comincia a mostrare i segni di una stanchezza oramai cronica che avrebbe bisogno di un bel ricostituente. Da ormai  più di un mese, sempre stando all’orologio presente nell’homepage di Exibart, AMACI ha chiesto inutilmente di incontrare Mario Monti, mentre la Consulta dell’Arte di Roma ha chiesto l’incontro pubblico con il ministro Lorenzo Ornaghi da circa 36 giorni.

Il governo non sembra poi tanto interessato a comprendere il senso delle rivolte che imperversano nel nostro settore culturale ma forse il problema non è solo questo. Noi facciamo parte di uno stato assistenzialista e siamo per forza di cose portati a pensare che le istituzioni debbano metterci una pezza ogniqualvolta i meccanismi si inceppano o funzionano male.

In lutto il mondo della cultura ma il calcio non si ferma mai

  

Con il sofferto silenzio dei luoghi della cultura si manifesterà, oltre che la condanna di ogni gesto di violenza, la sincera partecipazione al dolore della famiglia della vittima, di tutte le persone coinvolte nell’attentato, di tutta la città di Brindisi”. Queste le parole del Ministro per i Beni e le Attività Culturali Lorenzo Ornaghi, alla luce dell’orribile attentato alla scuola Falcone-Morvillo di Brindisi che ha causato la morte della giovane Melissa Bassi.

La decisione di Ornaghi è stata quindi quella di interrompere l’iniziativa promossa dal Mibac che prevedeva l’apertura straordinaria e gratuita dei musei statali, civici, siti archeologici, biblioteche e palazzi storici di tutta Italia fino alle ore 20 dello scorso 19 maggio. Per una tragica coincidenza la città di Roma aveva organizzato proiezioni di immagini di Falcone e Borsellino ed altre iniziative per ricordare i 20 anni della strage di Capaci.

Albert Oehlen alla Gagosian Gallery di Roma

Gagosian Gallery Roma è lieta di annunciare una mostra di recenti disegni di grande formato di Albert Oehlen. La mostra segue un’esposizione di dipinti dell’artista presentata quest’anno presso la Gagosian Gallery a New York.  Per Oehlen l’atto del disegnare, come il dipingere, è di per sè oggetto della sua opera. Tenendo conto delle naturali regole espressionistiche del disegno, l’artista riflette sul segno e il suo opposto, contrapponendo l’intuito gestuale dell’atto in sè ad una artificialità concepita secondo suoi criteri personali.

Impiegando unicamente il carboncino, l’artista traccia linee decise, a volte ricalcandole, sbavandole o cancellandole in parte, fissando così la composizione sull’ampia superficie di carta. Questi lavori di grande formato esprimono una eleganza grezza, fatta di gesti apparentemente casuali–linee intense e vigorose, sbavature e strisciate–e di sporadici momenti di consapevole tregua. Nella sue opere nulla sembra partecipare alla creazione di una chiara dimensione narrativa o leggibilità pittorica, fatta eccezione per i visibili punti d’inizio e fine che ne rafforzano il contenuto.

Thomas Schütte al Castello di Rivoli

Il Castello di Rivoli presenta al pubblico la prima rassegna museale italiana dedicata all’artista tedesco Thomas Schütte. La mostra – allestita in stretta collaborazione con l’artista – è curata da Andrea Bellini, condirettore del Castello di Rivoli e Dieter Schwarz, direttore del Kunstmuseum Winterthur. Co-prodotta dal Museo e dal NMNM Nouveau Musée National de Monaco, la mostra di Torino è il primo di due eventi dedicati alla figura dello storico artista tedesco, il cui lavoro sarà presentato – dal 7 luglio all’11 novembre – anche presso il NMNM del Principato di Monaco.

Negli spazi di Villa Paloma il progetto curatoriale si concentra sulla serie dei modelli architettonici delle One Man Houses, accompagnate da un gruppo di opere recentissime ed inedite che trattano diversi temi cari all’artista, come i bunker ed i templi. La mostra al Castello di Rivoli prende invece in considerazione la serie delle Frauen, straordinarie figure di donne i cui corpi vengono sottoposti a deformazioni spaziali e organiche. Ciò che emerge con forza da questo gruppo di opere è la capacità di Schütte di operare una vera e propria rivoluzione formale e immaginativa, non solo rispetto alla nobile tradizione della scultura figurativa occidentale ma anche nell’ambito della sua stessa opera.

Tre Mostre al Castello di Rivara

Maurizio Savini e Riikka Vainio: DOMESTIC FOREST

Fino al 23 settembre

“Traccio una casa intorno a me per farla abitare soltanto per un istante” Domestic forest è l’evoluzione o, se vogliamo, la naturale conseguenza di una performance. È un’azione che tenta di edificare uno spazio senza costruire nulla, senza erigere alcun tipo di steccato o recinzione, apparentemente negando lo spazio stesso. È un accampamento. E sebbene tale vocabolo evochi nell’immediato un’idea di trasandatezza e di vita ai margini, non è questa l’intenzione. Ciò che qui si immagina è una planimetria che non verrà mai realizzata in modo permanente, ma che trova invece forma e plasticità nell’esposizione. Un progetto spontaneo e istintivo, disegnato tracciando soltanto una sottile linea bianca, più leggera del solco di un aratro.

 E ciò avendo cura di non modificare e di non spostare nulla. In totale sintonia con lo spazio, Domestic forest è un luogo di aggregazione dove tutti possono intervenire senza ostacoli né barriere, con piena libertà di scegliere e disporre. Un banchetto dove i convitati possono guardare da finestre immaginarie, da angoli nascosti nel nulla.

Il Coreografo Elettronico al Pan di Napoli

L’associazione Napolidanza è lieta di presentare la proiezione del Forward Motion, in occasione della 19ma Edizione del Festival Internazionale di Videodanza Il Coreografo Elettronico, prevista il 19 maggio 2012 al Pan – Palazzo delle Arti Napoli – dalle ore 17,00 alle 21,00.  Il Forward Motion sta attraversando tutto il mondo e ha visto eventi in India, Spagna, Australia, Stati Uniti e Gran Bretagna. Questa sarà la sua prima proiezione in Italia.

Caratterizzato da film di rottura, storici e seminali, il Forward Motion rappresenta una rassegna itinerante della prolifica produzione di video-danza britannica, che passa attraverso i confini del cinema sperimentale e della danza contemporanea. Coprodotto dal British Council e del Sud Est Dance, con il sostegno di Arts Council England, il Forward Motion promuove il fenomeno della video-danza britannica e mira a coinvolgere i nuovi artisti, i mercati, il pubblico e gli appassionati a questa straordinaria forma d’arte di nicchia.

Nina Könnemann alla Fondazione Pastificio Cerere di Roma

Dal 25 maggio al 13 luglio sarà aperta al pubblico presso la Fondazione Pastificio Cerere la prima mostra personale in Italia dell’artista tedesca Nina Könnemann. Saranno esposte quattro opere video che ripercorrono la sua produzione artistica dai primi anni 2000 a oggi.  Könnemann esplora momenti di aggregazione collettiva, concentrando di volta in volta il proprio sguardo sui micro-fenomeni che si verificano ai margini di quegli eventi. L’uso della camera a mano permette all’artista di reagire spontaneamente ai movimenti della folla e restituire una testimonianza diretta degli accadimenti che osserva, svelando così gesti minimi, banali e irrilevanti, che ne alterano le narrazioni convenzionali.

L’artista cattura attimi in cui la realtà si dischiude, offrendo un barlume del potenziale sovversivo, anarchico che le manifestazioni della sotto- e controcultura hanno sempre perseguito e i media invece costantemente manipolato e spettacolarizzato. In questo senso, Könneman utilizza il video minandone la sua funzione massmediatica: la realtà è documentata con l’intento di testimoniare l’autogenerazione di realtà parallele.

Alberto Di Fabio alla GNAM di Roma

Da sempre Alberto Di Fabio è impegnato a indagare il mondo naturale, i fenomeni fisici che lo regolano, macro e micro cosmo, attraverso uno speciale uso del mezzo pittorico che prende accenti ora realistici ora astratti, ora ottico/cinetici, ora spirituali. Tale percorso, sviluppato a partire dagli anni Ottanta, ha avuto il sostegno di una larga fortuna espositiva, critica e collezionistica soprattutto a livello internazionale.

La mostra alla Galleria nazionale d’arte moderna rappresenta la sua prima esposizione personale presso una pubblica istituzione in Italia, per la quale l’artista ha concepito un progetto specifico calibrato sugli spazi di raccordo tra il nucleo più antico e quello più moderno del museo, progettato da Cesare Bazzani, vale a dire il lungo corridoio alle spalle del salone centrale destinato per la prima volta, a un intervento visivo unitario realizzato da un autore contemporaneo.

Roberto Cuoghi alla galleria Massimo De Carlo di Milano

Il 30 maggio 2012 Massimo De Carlo inaugura a Milano la mostra di Roberto Cuoghi dal titolo ZOLOTO. Il motivo guida della terza personale dell’artista alla galleria è la caricatura al proprio lavoro, risultato di un arrovellamento sulle definizioni, sull’inganno dell’apparenza e sugli sconfinamenti tra interiorità ed esteriorità. L’insofferenza che l’artista avverte, di rimbalzo, riguardo ai significati attribuiti al proprio lavoro è in mostra sotto forma di parodia.

I disegni e le opere pittoriche sono personificazioni che volutamente non arrivano a meritare qualifica di autoritratti. Declinazioni possibili dell’autore, ragionamenti e fantasie su scelte non fatte, oppure estensioni di caratteristiche prese una alla volta e sigillate in una dimensione più radicale. Ogni volto è una risposta sotto forma di proiezione, ammissibile o impietosa, oppure autocelebrativa, come la serie che si riferisce a una marca di sigari economici: una puntualizzazione sulla decisione, a ventiquattro anni, di cambiare drasticamente il proprio aspetto in quello di un uomo di mezza età.

Alice Pasquini, lo spirito ribelle del gentil sesso

Chi ha detto che le ragazze stile ‘Cenerentola’ sono le migliori? E’ questa la domanda cardine su cui ruota ‘Cinderella Pissed Me Off’, la prima mostra di Alice Pasquini presso la 999Contemporary, sita nel quartiere popolare di Testaccio, a due passi dal MACRO Testaccio. Nonostante i suoi personaggi suscitino nello spettatore sensazioni di dolcezza e sensualità la sua volontà d’espressione va ben oltre. Infatti, a causa dell’insofferenza della nostra beniamina nei confronti di quelle donne incapaci di vivere sole, che necessitano di un principe azzurro che le supporti nella quotidianità, ha deciso di rappresentare lo spirito irriverente e ribelle del gentil sesso. Le sue opere sono, infatti, un inno alla donna in quanto individuo indipendente, capace di affrontare ogni situazione o difficoltà.

Alice Pasquini (Roma, 1981 – vive e lavora a Roma) è considerata tra le più famose street artist del mondo insieme a Blu, Sten&Lex, Bansky, JR, C215, Faith 47 e Swoon. Artista caratterizzata da un indole apparentemente calma che nasconde, in realtà, un inquietudine interna da cui deriva l’incessante esigenza di spostarsi continuamente. Negli ultimi dieci anni ha vissuto in Spagna, Gran Bretagna, Francia, Norvegia lasciando il segno del suo passaggio su ogni possibile superficie urbana.

Addio al topo paracadutista di Banksy

Visto che nel precedente articolo avevamo parlato dei problemi derivati dalla conservazione della street art, continuiamo con un’altra notizia in linea con la precedente. Neanche a farlo a bella posta,

Conservare la Street Art

La conservazione ed il restauro delle opere di arte contemporanea rappresentano una questione alquanto spinosa. Intervenire su opere d’arte delicatissime e reperire materiali fuori produzione non è certo facile e spesso bisogna compiere numerose ricerche prima di intervenire sul “pezzo”. Per quanto riguarda la conservazione bisogna sempre tener conto di fattori ambientali come luce, umidità ed altri possibili rischi. Quando si parla di Street Art le cose si complicano in maniera drammatica. Come evitare l’erosione degli agenti atmosferici se le proprie opere sono praticamente esposte tutti i giorni alle intemperie?

A questa domanda ha cercato di rispondere un organizzazione statunitense chiamata Heritage Preservation che nel 2006 ha lanciato un programma chiamato Rescue Public Murals con l’aiuto del Getty Conservation Institute e qualche finanziamento statale. Notando l’abbandono ed il conseguente disfacimento di molti importanti murales prodotti da artisti del calibro di David Alfaro Siqueiros e Meg Saligman, l’organizzazione ha iniziato il lungo cammino della conservazione delle opere di street art.

Matteo Basilé alla Guidi & Schoen di Genova

Venerdì 18 maggio, alla galleria inaugura Landing, la nuova mostra personale di Matteo Basilé.  C’è chi sogna di dominare il mondo e chi dedica tutta la vita alla creazione di una spada. E se c’è un sogno a cui sacrificare tutti se stessi, c’è anche un sogno simile a una tempesta che spazza via migliaia di altri sogni. Non c’entra la classe, né lo status, e neppure l’età. Per quanto siano irrealizzabili, la gente ama i sogni. Il sogno ci dà forza e ci tormenta, ci fa vivere e ci uccide. E anche se ci abbandona, le sue ceneri rimangono sempre in fondo al cuore… fino alla morte. Se si nasce uomini, si dovrebbe desiderare una simile vita. Una vita da martiri spesa in nome di un dio chiamato “sogno”. (Kentaro Miura).

Da sempre viaggiatore che attraversa le geografie umane e terrestri raccontando storie di luoghi e persone di tutto il mondo, attraverso il suo lavoro Matteo Basilé ha nel tempo dato vita alle proprie visioni, riportando il suo immaginario in luoghi reali.

C’è la crisi ma non per le aste di arte contemporanea

Il destino dell’Unione Europea è nelle mani di Atene e le mani di Atene sono mani di burro. Giusto oggi, la prima pagina de la Repubblica è occupata dalla profonda crisi ellenica e pare che la popolazione sia ormai nel più completo sconforto. Non a caso sono in molti ad aver già ritirato i propri contanti dalle banche. Insomma la crisi è una brutta bestia ed è chiaro che non la Grecia non è la sola nazione ad avere l’acqua alla gola. Eppure non possiamo non notare un fatto assai curioso vale a dire la totale disomogeneità tra il sistema economico mondiale ed il mercato dell’arte.

Già perché se il mondo non riesce più a scendere a patti con l’ormai imperante crollo dei mercati finanziari, le compravendite di beni di extra lusso come le opere d’arte, dopo aver subito un leggero contraccolpo dovuto alla bolla speculativa innescata da Hirst, sono risalite alla grande totalizzando una lunga serie di record. Ad inizio mese un’asta di arte contemporanea che ha avuto luogo da Christie’s New York ha totalizzato la bellezza di 388 milioni di dollari di bottino mentre Sotheby’s ha chiuso con tutti i lotti venduto per un totale di 266 milioni di dollari.