Il “Cosa è giusto e cosa è sbagliato” dell’arte contemporanea

L’artista William Powhida, divenuto celebre per aver creato lo scorso anno una vignetta che illustrava i vari conflitti d’interesse tra curatori, galleristi ed artisti del New Museum di New York, è da poco tornato alla carica con una dei suoi piccanti interventi artistici. Questa volta Powhida ha creato un disegno dove elenca le cose giuste del mondo dell’arte contemporanea ma anche i comportamenti decisamente sbagliati che contribuiscono a creare una decisa spaccatura tra gli amanti dell’arte duri e puri e la scena internazionale. Ecco cosa c’è di giusto (sempre secondo Powhida) nel mondo della creatività:

– Esistono persone veramente spettacolari che creano arte
– Alcune di queste persone creano opere veramente spettacolari
–  vedere l’arte e le idee accessibili al grande pubblico
– Anche se si tratta di spettacolo popolari o di mode del momento
–  andare entrare nei nuovi musei creati da star dell’architettura
– Donare arte per dare supporto a spazi no profit

Vorrei quello Skateboard di Damien Hirst

Damien Hirst

Negli ultimi venti anni le dinamiche di mercato legate all’arte contemporanea si sono sostanzialmente trasformate. Ovviamente la vendita di opere uniche tramite gallerie, fiere e aste, rappresenta sempre uno dei canali largamente utilizzati ma è pur vero che nel corso degli anni gli artisti hanno cercato, tramite i multipli, di abbracciare un sempre più vasto bacino di pubblico.

Stampe, litografie, sculture a tiratura limitata e quanto altro sono quindi riuscite a concedere al piccolo collezionismo la possibilità di accaparrarsi un’opera di un dato artista a cifre un poco più abbordabili. La rivoluzione lanciata da Andy Warhol e ripresa ancor più concretamente dai vari Koons e Hirst ha segnato l’ingresso in campo di un nuovo attore: l’oggetto artistico di massa, vale a dire non un multiplo ma un’opera nata appositamente per essere prodotta a tiratura quasi illimitata. Oltre i vari toys lanciati dal fenomeno lowbrow, i poster della street art ed i libri d’artista, i principali attori dell’arte contemporanea hanno iniziato a produrre vere e proprie opere legate ad oggetti di uso quotidiano, entrando di fatto in un pericoloso limbo tra arte e design.

Joseph Waldo arrestato e 2 milioni di dollari di multa ad Ai Weiwei

Avete mai sentito parlare di Joseph Waldo? ebbene se negli ultimi tempi vi è capitato di gironzolare per New York avrete sicuramente notato almeno una delle opere dell’onnipresente street artist che si è messo il nome di battaglia di Moustache Man. Waldo ha la simpatica abitudine di accanirsi contro i cartelloni pubblicitari, disegnando dei baffi sopra i soggetti che solitamente campeggiano sulla maggior parte dei giganteschi billboards cittadini. I baffi di Waldo sono però atipici, visto che l’artista utilizza proprio la parola moustache (baffi appunto) per crearli.

Una pratica artistica decisamente ironica che non ha però stimolato il sense of humor (praticamente inesistente) delle autorità newyorchesi. Il povero street artist è stato quindi oggetto di un’azione di polizia in grande stile, degli agenti gli hanno dato la caccia per ben due mesi ed alla fine lo hanno arrestato, accusandolo di ” danneggiamento di beni pubblici e privati e possesso illecito di strumenti per eseguire graffiti.

Pasticcio a Brooklyn mentre Nan Goldin afferma: “mi volevano morta”

Giusto la scorsa settimana vi avevamo parlato dello strano pasticcio Art In the Streets. La grande panoramica sulla street art ospitata dal MOCA di Los Angeles guidato da Jeffrey Deitch doveva far tappa al Brooklyn Museum di New York ma in seguito la prestigiosa istituzione aveva cancellato l’evento in programma, palesando delle non meglio precisate difficoltà economiche.

Alla luce di quelle strane dichiarazioni qualcos’altro è successo e tutto ciò ha portato ad un brusco cambio all’interno del board della fondazione del Brooklyn Museum. Norman Feinberg, da cinque anni direttore del board, è stato infatti rimpiazzato da John Tamagni. Forse per il museo è giunta ora di cambiare anche la direzione visto che Arnold Lehman (attuale direttore) nel corso di questi ultimi anni ha inanellato una bizzaria dietro l’altra, perdendo il contatto con il pubblico a causa di mostre flop come Star Wars: la magia del mito (del 2002) o come Who Shot Rock & Roll: A Photographic History, 1955 to the Present, inaugurata lo scorso inverno con il malcontento generale.

Il Brooklyn Museum non vuole la street art

Cose strane succedono nel mondo della street art o forse sarebbe meglio dire: cose strane succedono alla street art quando c’è di mezzo anche Jeffrey Deitch. Colpevole di aver oscurato il murale di Blu, il direttore-volpone del MOCA di Los Angeles aveva poi lanciato la grande panoramica sulla street art intitolata Art in The Streets. Ebbene, la mostra in questione doveva in seguito migrare al Brooklyn Museum di New York e rimanere in visione dal 30 marzo all’8 luglio 2012.

Qualcosa però è andato storto ed i vertici del Brooklyn Museum hanno deciso di cancellare l’intera manifestazione. Sulle prime il museo ha emanato un comunicato stampa dove si parla di problemi finanziari, tali da non poter assicurare il corretto svolgimento di Art in The Streets. La realtà è però ben diversa ed alcune spiegazioni a questo strano comportamento le aveva già fornite il New York Daily News in un articolo apparso lo scorso aprile.

Ai Weiwei è libero! ma controllato a vista

La notizia ha fatto velocemente il giro del  mondo in queste ultime ore: Ai Weiwei è stato finalmente liberato! La lieta novella è stata diramata ieri dall’agenzia statale di notizie Xinhua in un secco comunicato stampa di 82 parole dove è possibile leggere: “Il distretto di polizia di Pechino ha dichiarato di aver rilasciato Ai Weiwei nella giornata di mercoledì. Weiwei è stato rilasciato su cauzione grazie alla sua ottima condotta ed alla sua confessione riguardo i suoi crimini contro il sistema fiscale nazionale. Il soggetto è stato rilasciato anche a causa della malattia cronica di cui soffre da diversi anni”.

Di quale malattia cronica si parli non è dato sapere. L’agenzia di stampa statale ha inoltre aggiunto altre dichiarazioni a dir poco tendenziose: “L’artista ha evaso le tasse tramite la sua azienda Fake Cultural Development Ltd. Ma ha dichiarato più volte di essere disposto a pagare tutte le somme evase”.

Murakami su Google, Buren per Ai Weiwei e Alice Cooper con Salvador Dalì

Gustose notizie ci giungono da varie parti del globo e noi, in quanto sostenitori dell’arte contemporanea globale, non possiamo certo esimerci dal rigirarvele. Pariamo quindi da Takashi Murakami che, come avrete sicuramente notato, ha realizzato il doodle di Google andato in rete proprio ieri in occasione del solstizio d’estate. Murakami non ha certo tradito il suo stile ed ha quindi realizzato The First Day Of Summer, coloratissima modifica del logo del motore di ricerca più celebre del mondo in cui compaiono i suoi personaggi di punta, vale a dire Kaikai e Kiki che poi sarebbero i simboli dell’omonima compagnia creativa gestita dal celebre re del pop giapponese.

Nel frattempo ci giungono notizie dal fronte Ai Weiwei. Il celebre artista francese Daniel Buren ha deciso di cancellare una sua mostra che doveva inaugurare il prossimo luglio a Pechino per solidarietà nei confronti del coraggioso artista cinese.

Anish Kapoor cancella una mostra in Cina e si schiera con Weiwei, attacchi hacker a Charge.org

Dopo aver dedicato ad Ai Weiwei la sua gigantesca opera Leviathan, attualmente ospitata dal Grand Palais di Parigi in occasione di Monumenta 11, Anish Kapoor ha recentemente compiuto un altro grande atto di solidarietà nei confronti del coraggioso artista cinese, trattenuto ormai da tempo immemore in chissà quale squallida casa circondariale cinese.

Kapoor, dicevamo, ha definitivamente cancellato i piani per una sua futura mostra al National Museum of China di Pechino. Kapoor ha inoltre definito come “un atto barbarico” l’arresto di Weiwei. Ciò ha messo in ambasce Martin Davidson del British Council che aveva chiesto a Kapoor di esporre al museo nel corso del festival UK Now previsto per il 2012. Davidson si è affrettato a ribadire che il festival contribuirà ad unire il popolo cinese a quello della Gran Bretagna tramite la libera espressione artistica.

Dopo Younger Than Jesus il New Museum lancia Generational

Proprio nel bel mezzo della Biennale di Venezia ecco che il New Museum di New York non perde tempo per rilanciare l’appuntamento con la sua celebre triennale, quella Younger Than Jesus che nel 2009 venne accolta da critiche abbastanza freddine da parte di tutta la stampa internazionale. Come di consueto la manifestazione è rivolta a tutti gli artisti nati nella metà degli anni ’70 e si ripropone di mostrare al mondo la frizzante natura della nuova arte statunitense, anche se spesso questa frizzante natura sa un poco di stantio e di raffazzonato.

Comunque sia meglio non dare giudizi a priori visto che all’apertura della grande kermesse mancano ancora molti giorni e il New Museum non ha lasciato trapelare molte notizie. Di certo c’è che la mostra si aprirà il 15 febbraio 2012 e si protrarrà fino al 22 aprile dello stesso anno. Il nome della triennale sarà The Generational e sarà curata da Eungie Joo.

Se Aelita Andre a 4 anni tenta di raggiungere Jackson Pollock

Molti non-esperti e non-aficionados dell’arte contemporanea stentano a comprendere i meccanismi sia produttivi che commerciali di questo grande circus. La maggior parte del pubblico non avvezzo non riesce a capacitarsi di come possano manifestarsi vendite di opere per cifre sbalorditive, altri invece provano sdegno per opere che “potevano essere fatte anche da un bambino di quattro anni”. Molto spesso questo tipo di apprezzamenti sono rivolti alle opere di Jackson Pollock, all’informale ed all’astratto ed in genere alle manifestazioni creative che forse il pubblico vede a portata di mano rispetto ad altri capolavori di arte moderna.

Ebbene noi tutti sappiamo che ad un più attento studio dell’arte contemporanea si arriva a comprendere i significati altri di quelle estetiche e quei segni apparentemente privi di senso. In questi ultimi giorni però abbiamo avuto modo di assistere ad un fatto assai bizzarro: alcuni dipinti in puro stile Pollock in mostra alla Agora Gallery di Manhattan sono in realtà il prodotto creativo di un bimbo di 4 anni.

Sarah Morris: come ti copio l’origami

composizione Hyperallergic

Dopo le vicende di Richard Prince e le sue opere create utilizzando fotografie di Patrick Cariou, torniamo ancora una volta a  parlare di arte e diritto d’autore. Questa volta la mosca al naso è saltata a Robert J Lang che si è visto scopiazzare alcune sue opere in maniera abbastanza plateale da Sarah Morris. Il bello è che Lang è un artista che lavora prevalentemente con la tecnica orientale dell’Origami e Sarah Morris è una pittrice. Ed allora, come si è potuto compiere l’orrendo misfatto?

Partiamo dall’inizio, Lang ha iniziato la sua carriera negli anni ’60 ed a quei tempi l’occidente non aveva molta dimestichezza con l’origami. L’arte del piegare la carta infatti ha cominciato a diffondersi nel resto del mondo a partire dagli anni ’70 ed ’80 quando sono state introdotte nuove tecniche e soprattutto nuove figure al fianco di quelle tradizionali,  l’origine dell’origami (in Giappone) è infatti strettamente legata alla religione scintoista e molti la datano attorno all’epoca Muromachi, vale a dire 1392-1573.

Il museo te lo paga Banksy

Ancora una volta la grande panoramica sulla street art dal Art in the Streets, fortemente voluta da Jeffrey Deitch nel suo MOCA di Los Angeles, torna a far parlare di sé. La mostra ha ricevuto critiche freddine da parte della stampa di settore ed in seguito la polizia losangelina ha attuato una dura politica di repressione contro gli street artist locali che in onore della grande mostra, avevano iniziato a creare le loro opere nei dintorni del museo “imbrattando i beni pubblici” o almeno questa è la tesi sostenuta delle autorità.

La street art, lo dice il termine, è una forma artistica nata per essere creata e fruita liberamente nel contesto urbano. Con le mostre nei musei però le cose cambiano, ad esempio il biglietto d’ingresso di Art in the Streets costa 10 dollari, una cifra che molto spesso non tutti possono permettersi, specialmente i più giovani. Ad ovviare a questo problema ci ha pensato Banksy, che in questi giorni ha compiuto una delle sue azioni ad effetto.

Il riconoscimento facciale di Facebook? L’arte contemporanea l’aveva già inventato

In queste ultime ore sta rimbalzando tra i blog e le testate giornalistiche di tutto il mondo la notizia della nuova ideona partorita dai vertici del celebre social network Facebook. Stiamo parlando del riconoscimento facciale, una vera e propria meraviglia della tecnologia moderna a portata di tutti. Tramite una serie di calcoli e  di complessi algoritmi, il software sviluppato da Facebook sarebbe in grado di riconoscere e taggare una persona di vostra conoscenza, a patto che sia stata già taggata da altri utenti e quindi presente nel database del social network.

Ma in soldoni come funziona questo nuovo software? Facciamo un esempio, avete conosciuto qualcuno ad una festa e gli avete scattato una foto ma non sapete nulla di lui e soprattutto non sapete il suo nome. Con il riconoscimento facciale vi basta pubblicare la foto in questione e Facebook troverà nel suo database contenente milioni di persone il profilo del volto che cercavate. Incredibile, no? Ovviamente parliamo di un software sviluppato da una macchina, quindi esiste una percentuale di approssimazione molto alta ma è comunque sorprendente ammirare come sia capace di trovarvi anche se la vostra faccia è per così dire “distorta” da un largo sorriso.

Mike Brenner si rasa per Ai Weiwei

FREE AI WEIWEI!. Continuiamo con questo articolo la nostra campagna di solidarietà nei confronti Ai Weiwei, definito da molti giornali come artista dissidente, per noi semplicemente un grande artista che da troppi giorni si trova in mano ad regime senza pietà. Oltre le varie petizioni lanciate da istituzioni e musei, che molto spesso rimangono parole inascoltate, in molti hanno deciso di fare sul serio passando ai fatti concreti. Tra i primi a passare all’azione va sicuramente citato il Tate Modern di Londra che ha piazzato la gigantesca scritta: “Release Ai Weiwei” (Liberate Ai Weiwei) sul tesso del suo palazzo.

Al contempo la Turbine Hall ha deciso di trattenere una cospicua porzione dei semi di girasole di porcellana del progetto Sunflower Seeds anche dopo la chiusura della mostra in programma. Gli stessi semi di girasole sono ora in mostra alla Kunsthalle Marcel Duchamp in Svizzera ed il museo ha emanato un comunicato stampa dove è possibile leggere: “La mostra è dedicata alla coraggiosa campagna a favore dei diritti umani compiuta da Ai Weiwei.