Presentazione dell’opera “IN LIMINE” di Giuseppe Penone

In occasione delle celebrazioni per i 150 anni dell’Unità d’Italia, la Fondazione De Fornaris di Torino ha commissionato a Giuseppe Penone, artista torinese affermato nel mondo, un’opera monumentale posizionata davanti alla GAM – Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino, in corso Galileo Ferraris angolo via Magenta, a futura memoria dell’evento.

L’opera, intitolata “In limine”, è stata inaugurata il 18 marzo dal Presidente Giorgio Napolitano. Composta di marmo di Carrara, bronzo, tiglio ed edera, la scultura, si presenta come una sorta di “portale”, fungendo simbolicamente da nuovo ingresso al museo. Giuseppe Penone descrive così il suo lavoro: “L’opera si configura come una soglia ed è realizzata in occasione dei 150 anni dell’Unità d’Italia. Nasce con l’intenzione di creare un segno che indichi il passaggio dalla spazialità della città alla spazialità sacrale del museo, nelle cui opere risiedono valori e significati che motivano la nostra esistenza. Ogni volta che si varca la sua porta ritroviamo il passato e ci proiettiamo nel futuro. Un blocco di marmo, materia che proviene dal sottosuolo, sostiene un albero, cresciuto a contatto della pietra, sradicato e fuso in bronzo.

Per Ben Vautier “La libertà non esiste”

La galleria Mara Coccia di Roma il 28 aprile dedica una mostra ad uno dei principali artisti Fluxus, movimento cui Ben Vautier aderisce fin dal 1962, dopo essere entrato in contatto con George Maciunas. Maestro «…nel gioco sistematico delle annessioni all’universo dell’arte di tutto ciò che sembrerebbe esserne fuori…», usa la sua scrittura dal tratto infantile per indicare tutto ciò che è arte, e allo stesso tempo per togliere ad ogni oggetto indicato la propria fisicità, facendolo assurgere a concetto astratto.

La libertà non esiste è il tema su cui si incentra l’esposizione che Ben Vautier ha realizzato per questa mostra. Intorno a questa iperbole, così viva nella quotidiana condizione dell’esistenza, l’artista ha realizzato circa trenta opere, fra tele, carte e oggetti soliti e insoliti, che riscatta e rimuove dalla memoria del passato per farne testimonianza di una visione priva di limiti, giocata sempre sull’azzardo.

Cosa succede nel museo d’arte contemporanea della tua città?

Attenzione, segue dialogo fittizio ma molto probabile:

“Ed il vernissage al museo quando lo facciamo, di Giovedì come di consueto? No meglio il venerdi, anzi meglio il sabato. Anzi no scusate, facciamolo di martedì che fa più radical chic. E poi fatemi il piacere di non chiamarlo vernissage ma opening. Potremmo anche organizzare una sorta di brunch e magari piazzarlo all’interno di una preview per collezionisti e giornalisti.

Poi verso la primavera organizziamo un appuntamento con aperitivo e musica electro, così vengono i giovani. Una bella situazione tipo discoteca avant-garde così facciamo 4000 presenze in un sol colpo e quando mandiamo i comunicati stampa possiamo dichiarare di esser l’istituzione con più visitatori in assoluto.

Nuova accusa per Ai Weiwei: Plagio!

Perdonateci l’insistenza ma non possiamo continuare a tollerare ciò che il governo cinese sta perpetrando ai danni del coraggioso artista Ai Weiwei. Pochi giorni fa avevamo scritto un articolo in cui chiedevamo ai nostri lettori di firmare una petizione per chiedere il rilascio dell’artista, praticamente tenuto in ostaggio da più di una settimana. Ebbene oggi, dopo le accuse di evasione fiscale mosse ai danni di Weiwei, la Cina ha spiccato un’altra denuncia che ci appare ancor più surreale ed ingiusta della precedente. Una notizia proveniente dall’agenzia stampa Xinhua ha infatti aggiunto un’ulteriore colpa all’artista detenuto.

Si tratta di un’accusa di plagio relativa a 1001, performance in cui l’artista ha praticamente portato in gita 1001 cittadini cinesi a Kassel in occasione di Documenta 12 nel 2007. Questo meraviglioso progetto sarebbe stato frutto di un’idea rubata a Yue Luqing, professore di arte all’Accademia di Belle Arti di Xian.

Shozo Shimamoto alla Fondazione Morra di Napoli

Dopo il successo bolognese Shozo Shimamoto approda a Napoli con il suo “Volo radente”. L’esposizione sarà inaugurata in occasione del convegno di martedì 12 aprile alle ore 19:30, negli spazi della Fondazione Morra di piazza Dante 89, con l’introduzione di Giuseppe Morra e Romano Gasparotti e l’intervento di Lorenzo Mango. La mostra napoletana riproporrà le opere dell’artista nipponico già esposte a Bologna nella cornice della chiesa dei Santi Vitale e Agricola, in occasione di Artefiera Off.

La straordinaria affluenza di visitatori all’evento bolognese a cura di Achille Bonito Oliva e organizzato dall’associazione Shozo Shimamoto, in collaborazione con la Fondazione Morra e Archivio Pari&Dispari, trova riscontro nella carica emozionale che le opere di Shimamoto, con la loro irruenza cromatica riescono a trasmettere. L’esposizione napoletana si colloca in continuità con l’iniziativa bolognese, con la proiezione dei video di alcune delle ultime performances italiane del maestro ottantatreenne, con la regia di Mario Franco.

Firma anche tu per il rilascio di Ai Weiwei

La risposta della Cina alle tante voci di protesta contro la surreale vicenda Ai Weiwei è arrivata proprio in queste ultime ore e stiamo parlando di dichiarazioni scioccanti. “Gli Stati Uniti devono smetterla di interferire con quello che succede nelle altre nazioni” queste le parole del ministro degli esteri Hong Lei apparse in un comunicato diramato lo scorso sabato.

Le dichiarazioni del ministro giungono dopo un vero e proprio polverone sollevato da numerose associazioni governative a difesa dei diritti umani e dal popolo della rete. La Cina sbatte quindi la porta in faccia al mondo intero, un mondo fatto non solo di artisti e creativi ma di persone che da sempre lottano per la difesa dei diritti umani. Weiwei è stato arrestato lo scorso 3 aprile per “reati economici” non ben specificati, la notizia è giunta dopo oltre 4 giorni di sospetto silenzio delle istituzioni cinesi.

Christian Boltanski è “senza fine”…

La Fondazione VOLUME! di Roma inaugura il 6 maggio la mostra SANS FIN di Christian Boltanski.  Un mese prima della Biennale di Venezia 2011 dove rappresenterà la Francia, l’artista realizza un intervento inedito che imprime allo spazio un movimento continuo, e come un vortice meccanico, espone tracce di memorie universali ed echi di dimensioni collettive e  storie personali.

“In questo momento rifletto molto sulle cose che continuano: oggi c’è un popolazione e tra vent’anni ce ne sarà un’altra. La vita riprende sempre”. La casualità della nascita e del tempo storico dell’esistenza conferiscono fragilità e allo stesso tempo mistero alle singole identità le cui piccole memorie sono al centro dell’interesse di Christian Boltanski. Gli archivi, le fotografie, gli abiti, il battito del cuore, negli anni hanno rappresentato il tentativo di ricordare, di sfuggire all’hasard della morte ma anche di interrogare la casualità della nascita. Perché io e non tu, perché ora e non dopo… domande che testimoniano il desiderio di salvare il ricordo, conservare la vita e muovono tentativi destinati a fermarsi davanti al tempo della Storia. Un’arte, tuttavia, che solo apparentemente riflette la sconfitta perché, aldilà delle singole storie, la vita riprende sempre.

Lo street artist fa il vandalo e modifica un Sol LeWitt

Vi abbiamo già parlato del folle attacco portato a termine da una donna mentalmente disturbata ai danni del dipinto Two tahitian women (due donne tahitiane) di Paul Gauguin, attualmente esposto alla National Gallery of Art di Washington in occasione di una mostra dedicata al grande maestro.

Ebbene, secondo quanto dichiarato dagli ispettori di polizia che hanno interrogato la donna, quest’ultima avrebbe agito perché: “le due ragazze nel dipinto, con il seno scoperto, avevano degli atteggiamenti smaccatamente lesbo. Ho tentato di distruggerli. Penso che andrebbero bruciati…io sono della CIA ed ho una radio in testa ed ho intenzione di uccidervi” queste sono le esatte (e deliranti) parole che la squilibrata ha pronunciato agli agenti, secondo quanto riportato oggi nelle pagine del Los Angeles Times. Il quotidiano però, oltre a fornire questi inquietanti retroscena, ha svolto una piccola indagine sugli atti di vandalismo all’interno degli spazi della National Gallery, riportando alla luce altri misfatti che prima d’ora non erano mai stati resi noti.

Gauguin troppo scabroso e una donna lo aggredisce

Sin dall’alba dei tempi i capolavori dell’arte custoditi nei musei sono stati ammirati da milioni di appassionati provenienti da ogni parte del globo. Alle volte però tra il pubblico si cela qualche invasato che non ha la benché minima intenzione di ammirare l’arte, bensì arrecare danno ad essa, ed allora son dolori. Certo le istituzioni museali sono costantemente impegnate nella salvaguardia delle loro opere ma è praticamente impossibile prevedere un atto repentino quanto inaspettato.

Ecco quindi che nel corso della storia, molte opere sono state squarciate, scarabocchiate o comunque oltraggiate da vandali, mitomani o peggio ancora artisti invidiosi. L’ultima notizia in tal senso proviene dalla National Gallery di Washington D.C., prestigiosa istituzione che attualmente ospita una mostra sui capolavori di Paul Gauguin.

Ben Patterson, per fare arte basta lavarsi la faccia

Conoscete Ben Patterson? No? Beh, Ben Patterson è un artista e musicista tra i fondatori del camaleontico gruppo Fluxus nonché uomo dotato di seminale ed ironica visione creativa. Dopo aver lavorato con diverse orchestre negli Stati Uniti, Patterson si trasferì in Germania nel 1960 dove si unì a John Cage, George Maciunas e Nam June Paik. Tanto per citarne una, Patterson è stato autore di una celebre azione di musica sperimentale intitolata Paper Piece che aprì il Fluxus Festival di Wiesbaden in Germania nel 1962.

Durante la singolare azione, 5 performers dotati di 15 fogli di carta a dovevano produrre musica semplicemente scuotendo o strappando i fogli. Tra le altre performance degne di nota va ricordata inoltre Lick Piece che consisteva nel coprire una donna con della panna montata, per poi leccarla dalla testa ai piedi. E che dire poi dell’opera A Very Lawful Dance For Ennis del 1963 dove un performer era chiamato ad attraversare la strada avanti ed indietro, ebbene quel performer, dopo circa 10 minuti di quella strana “danza” fu affiancato da 10 persone ed in seguito furono 100 i passanti a seguirlo in quell’incessante attraversamento pedonale davanti a Time Square. 

Ai Weiwei in fuga dalla Cina sceglie Berlino

Circa due anni fa le istituzioni avevano incredibilmente invitato Ai Weiwei a costruire uno studio nella città di Shanghai, come previsto dal progetto di edificazione di un nuovo distretto artistico. Ma lo scorso anno tutto è cambiato e le autorità cittadine hanno quindi deciso di radere al suolo lo studio di Weiwei che è stato definitivamente abbattuto l’11 gennaio scorso. Ovviamente Il coraggioso artista non ha mollato la presa ed ha deciso in questi giorni di migrare verso lidi più tranquilli per la sua arte. Weiwei ha infatti deciso di stabilire a Berlino la sua seconda casa.

La classifica delle mostre e dei musei più visitati del mondo

Vi siete mai chiesti quali sono state le mostre ed i musei più visitati dello scorso anno? Ebbene l’ultimo numero di The Art Newspaper ha svelato i misteriosi numeri. Strano a dirsi ma in quanto a visitatori giornalieri il primato appartiene al Tokyo National Museum che con la mostra dedicata ad Hasegawa Tohaku ha fatto registrare un picco di oltre 12.000 presenze. Ma nelle primissime posizioni vi sono tante altre mostre organizzate nei musei giapponesi, segno evidente che nella martoriata terra del sol levante l’arte e la cultura in generale vanno per la maggiore. Le mostre italiane sono al 17esimo posto con Hans Memling agli Uffizi di Firenze. Per quanto riguarda la classifica dei visitatori annuali, il Louvre di Parigi è saldamente al comando mentre per trovare un museo italiano dobbiamo scendere al 19esimo posto con la Galleria degli Uffizi di Firenze (di nuovo) che ogni anno totalizza circa 1.651.000 visitatori.

Top 20 mostre più visitate nel 2010 (visite giornaliere)

1 – 12,116 Hasegawa Tohaku Tokyo National Museum Tokyo
2 – 10,757 Post-Impressionism: from the Musée d’Orsay National Art Center Tokyo Tokyo
3 – 9,290  Designing the Lincoln Memorial National Gallery of Art Washington
4 – 9,098  Hasegawa Tohaku Kyoto National Museum Kyoto
5 – 8,436  Van Gogh: the Adventure of Becoming an Artist National Art Center Tokyo
6 – 8,073  The Original Copy: Photography of Sculpture Museum of Modern Art New York
7 – 7,873  Harmony and Integrity: Yongzheng Emperor National Palace Museum Taipei

Con Sincere torna Andrei Molodkin alla Galleria Pack di Milano

Dopo l’enorme riconoscimento e gli onori della ribalta internazionale ottenuti grazie alla sua partecipazione al padiglione russo della scorsa Biennale di Venezia, (memorabile la struggente e provocatoria installazione), Andrei Molodkin torna in Italia con SINCERE (opening Martedì 5 aprile, fino al 28 maggio 2011), seconda mostra personale dell’artista presso Galleria Pack. L’opera di Molodkin, caratterizzata da una dimensione poetica costantemente politico-ideologica, si serve con uguale intensità di materiali tra loro diversi, petrolio, inchiostro o sangue, per articolare la propria oscura ossessione: l’economia come entità significante della costruzione simbolica, economica e culturale occidentale.

Il linguaggio e la tecnica caratteristici dell’artista – l’utilizzo del petrolio e dei sistemi idraulici che ne attuano la circolazione, dai compressori alle sculture “simulacro” vuote in resina acrilica – per SINCERE si articolano in una serie di tele di grandi dimensioni realizzate con la penna biro, di sculture di tubi di neon e petrolio e di disegni preparatori per grandi installazioni.

Danni al Prada Marfa nel Texas ed arte sulle tessere del metrò a N.Y.

Sei anni fa il duo artistico formato da Elmgreen e Dragset creò un falso store del fashion brand Prada nel bel mezzo del deserto del Texas. Il Prada Marfa art project, costato all’epoca circa 100.000 dollari, voleva sottolineare l’inutilità del lusso e metterne in evidenza le sue contraddizioni. Ultimamente però, quella strana costruzione nel deserto è oggetto di atti vandalici assai frequenti. Nelle ultime settimane sono infatti comparsi numerosi graffiti sulle mura dell’edificio ed una placca in ottone è stata asportata.

In merito all’intera faccenda Elmgreen e Dragset hanno dichiarato: “La nostra intenzione è quella di lasciare che il Prada Marfa si disintegri nel tempo. Questo però deve accadere in maniera naturale. La highway 90 non offre molti svaghi ed è quindi logico che la scultura è divenuta in poco tempo il bersaglio preferito dei vandali annoiati”. Il finto shop era già stato oggetto di atti vandalici in passato. A pochi giorni dalla sua inaugurazione due ladri lanciarono un’ autovettura contro la porta d’ingresso fracassandola solo per poi accorgersi che all’interno del Prada Marfa erano presenti solo scarpe destre. Magro bottino ci verrebbe da dire.