Scandalo negli U.S.A. collezionismo a numero chiuso per speculare sulle opere

Il New York Times ha pubblicato lo scorso 16 aprile un dossier a dir poco allarmante sul mercato dell’arte americano, svelando alcuni retroscena a dir poco sconcertanti che pensavamo potessero esistere solamente all’interno di alcune pellicole cinematografiche hollywoodiane. Provate a pensare ad un mercato dell’arte contemporanea dove gli artisti ed i galleristi si impegnano affinché le opere messe in vendita siano comprate solamente da una ristretta cerchia di collezionisti, anche se altri compratori sarebbero disposti ad offrire una cifra più alta per aggiudicarsi tale opera, difficile da credere certo, ma non finisce qui.

I collezionisti facenti parte di questa sorta di club del contemporaneo sono in seguito tenuti a non rivendere le opere in questione  per alcuni anni, anche se il valore delle opere nel frattempo ha raggiunto quotazioni piuttosto alte, chi non rispetta le regole è fuori dal club e non può più comprare opere di determinati artisti rappresentati da determinate gallerie. L’obbiettivo è quello di far raggiungere a tali opere un valore vertiginoso e c’è un semplice modo per farlo.

Il Moca risana i Fondi e Deitch parte con l’attore Dennis Hopper

Come avrete sicuramente sentito da più fonti d’informazione il Moca, Museum of Contemporary art di Los Angeles ha ricevuto in questi ultimi giorni un grande stanziamento di fondi da parte dell’onnipresente finanziatore Eli Broad. I soldi hanno tappato un enorme buco finanziario che la precedente amministrazione aveva creato nell’ultima decade. Il novello direttore Jeffrey Deitch, già proprietario della nota galleria Deitch Projects (che tra non molto verrà chiusa per non creare un conflitto di interessi) ha quindi già trovato la strada spianata anche se il celebre dealer, che si è laureato alla Harvard Business School ha dichiarato di voler dare priorità assoluta al risanamento del bilancio del museo.

Senza la provvidenziale manina santa di Broad però le cose potevano mettersi davvero male per Deitch visto che il bilancio di 38 milioni di dollari presenti nelle casse del museo nel 2000 era sceso a soli 5 milioni di dollari nel 2008, un ammanco di 33 milioni di dollari in otto anni che aveva suscitato roventi polemiche sia in campo istituzionale che politico. Ma come tutti sanno Eli Broad è un grande fundraiser ed ha prontamente riportato il bilancio del Moca alla ben più incoraggiante somma di 14.2 milioni di dollari.

Ars – Artists in Residence Show alla Fondazione Arnaldo Pomodoro

Il 5 maggio inaugura Ars – Artists in Residence Show a cura di Milovan Farronato e Angela Vettese al Museo della Fondazione Arnaldo Pomodoro di Milano. La mostra propone venti opere realizzate da giovani artisti selezionati da venti tra le più prestigiose residenze per artisti in Italia e nel mondo.

Le residenze per artisti sono luoghi di scambio, di concentrazione e di lavoro, che offrono agli artisti la possibilità di lavorare con serenità, lontano dal proprio contesto di origine e in un clima di dibattito intellettuale. La formula della residenza, con periodi di permanenza che possono durare da un mese a due anni, si è affermata negli ultimi anni venendo incontro ad alcune esigenze specifiche: anzitutto l’artista si trova a poter lavorare libero dalle sollecitazioni del mercato e con uno spazio a sua completa disposizione, sia fisico che mentale. Inoltre, le residenze tendono a fare una prima selezione tra i talenti emergenti senza che questa sia influenzata da fini di lucro, dall’età dell’artista o da altri aspetti che non siano la sua stessa tensione creativa.

MACRO, Tutte le novità per l’estate 2010

Il nuovo ciclo espositivo che si inaugurerà dal 27 maggio sarà conferma della vocazione del Museo alla trasversalità del contemporaneo, in uno spazio architettonico da ora completamente rinnovato e segnato dall’importante opera permanente di Daniel Buren, simbolo e indice di un nuovo modo di concepire la struttura e gli ambienti.

La programmazione del MACRO di Via Reggio Emilia ripropone così la propria identità sfaccettata volta alla molteplicità e diversificazione delle proposte culturali e all’intreccio di generazioni e tipologie di pubblico, articolando i propri spazi grazie a interventi artistici spesso per essi concepiti. Al Museo d’Arte Contemporanea di Roma saranno presenti le opere di: Aaron Young, Jacob Hashimoto, Jorge Peris, João Louro, Gilberto Zorio, Luca Trevisani, Alfredo Pirri.

L’arte contemporanea dell’Iran domina la XIV edizione della Biennale Donna

Arte Contemporanea dall’Iran a cura di Silvia Cirelli e’ la mostra collettiva scelta per la XIV edizione della Biennale Donna, organizzata dall’UDI – Unione Donna in Italia di Ferrara con le Gallerie d’Arte Moderna e Contemporanea e i Musei Civici di Arte Antica del Comune di Ferrara, in programma dal 18 aprile al 13 giugno 2010 al Padiglione d’Arte Contemporanea.

L’esposizione ripercorre l’esperienza di sei artiste contemporanee iraniane già affermate a livello internazionale: Shirin Fakhim, Ghazel, Firouzeh Khosrovani, Shadi Ghadirian, Mandana Moghaddam e Parastou Forouhar. Sei donne che oltre ad aver vissuto un tormentato passato, a partire dalla Rivoluzione Islamica del 1979 fino alla guerra Iran-Iraq (1980-1988), testimoniano soprattutto la difficile condizione della donna in uno dei paesi mediorientali piu’ conservatori. Nella cultura iraniana la discriminazione femminile e’, infatti, ancora una limitazione quotidiana e anche se tentativi di cambiamento sono stati fatti, la donna iraniana e’ tuttora collocata ai gradini piu’ bassi della scala sociale, considerata come una cittadina di -seconda classe-.

Alla mostra di Marina Abramovic al Moma fioccano le molestie sessuali

Abbiamo già parlato della grande e meravigliosa retrospettiva intitolata The Artist is Present che il Moma di New York ( fino al prossimo 31 maggio) ha dedicato alla visionaria creatività di Marina Abramovic. Ovviamente la manifestazione sta andando a gonfie vele e l’artista ha già raccolto fiumi di consensi e critiche positive. Tutti sembrano contenti e gioiosi ma sembra che alcuni performers impegnati nelle re-performances di note opere di Marina Abramovic non siano dello stesso avviso. Sembrerebbe infatti che alcuni performers (ricordiamo che numerose opere di Marina Abramovic prevedono la presenza di corpi nudi) abbiano subito molestie da parte dei visitatori della mostra.

Alcuni giorni fa un giovane ballerino di nome Will Rawls era appunto impegnato in un’opera presente all’evento. Nello specifico Rawls era in piedi all’entrata della galleria, di fronte ad una donna nuda, molti di voi avranno già capito che l’opera in questione è Imponderabilia del 1977 originariamente inscenata da Marina Abramovic ed il suo compagno Ulay. Tornando a noi, Rawls aveva già notato con la coda dell’occhio un vecchio uomo che era in procinto di passare attraverso i corpi nudi dei due performers.

Luca Padroni alla Galleria 3)5 di Rieti

La galleria 3)5 di Rieti presenta dal 17 aprile al 19 giugno 2010 la mostra personale dell’artista romano Luca Padroni (classe 1973), confermandosi, con questa scelta, come una delle gallerie fra le piu’ vivaci e interessanti del panorama del centro Italia e spazio da tenere sott’occhio per quanto riguarda i progetti futuri. I piani di colore nelle opere di Luca Padroni si accostano in prospettive infinite, legate sempre all’idea di una partenza o forse di un arrivo. Il simbolismo del viaggio, particolarmente ricco, si riassume nella ricerca della verità, della pace, dell’immortalità, nella ricerca e nella scoperta di un centro spirituale.

Nella sala principale della galleria, una tela di grande dimensioni dal titolo Terra! (286x420cm. olio su tela 2010) ci appare come se ci trovassimo dinnanzi ad un’immensa voragine, un gigantesco cratere che sembra stia per divorarci. Ma – se di cratere si tratta – questo si lega al simbolismo intorno alla montagna, che e’ un punto di incontro tra cielo e terra. Ed e’ la terra quella che sostiene, come femmina e madre, come sostanza universale, dà e riprende vita, e’ simbolo di fecondità e di rigenerazione.

La cultura e’ di tutti: partecipa anche tu alla Settimana della cultura

La manifestazione che quest’anno si svolgerà dal 16 al 25 aprile 2010, e’ alla sua XII edizione con il nuovo ciclo denominato Settimana della Cultura. Il Ministero da oltre trenta anni dedica ogni anno una settimana alla promozione del patrimonio culturale, con l’organizzazione di eventi e l’apertura gratuita di tutti i luoghi statali. Scopo fondamentale dell’iniziativa e’ quello di favorire la conoscenza della cultura e di trasmettere l’amore per l’arte ad una sempre piu’ ampia platea di cittadini che per sette giorni potranno scegliere tra mostre, convegni, laboratori, visite guidate, concerti, spettacoli, proiezioni cinematografiche e aperture straordinarie in tutte le regioni d’Italia.

La Settimana della Cultura registra, anno dopo anno, un successo crescente di eventi e di partecipazione di pubblico. A testimonianza del gradimento della manifestazione e della forte voglia di cultura che esiste nel Paese, ed e’ anche una risposta all’aspettativa di apertura dei luoghi dell’arte e dello spettacolo per tutte le persone e tutte le famiglie. Con lo slogan scelto quest’anno La cultura e’ di tutti: partecipa anche tu, si vuole mettere l’accento su due concetti fondamentali: il valore inestimabile del patrimonio culturale e la sua natura di risorsa preziosa e ineguagliabile a disposizione, ogni giorno, di ciascun cittadino e tradizionalmente offerta gratuitamente per la Settimana della cultura.

Nathaniel Mellors – The Seven Ages of Britain Teaser

La galleria Monitor di Roma inaugura il 16 aprile la prima personale italiana dell’artista inglese Nathaniel Mellors. Focus della mostra sarà il nuovo video The Seven Ages of Britain Teaser, commissionato dall’emittente britannica BBC per la nuova serie televisiva The Seven Ages of Britain presentata dal famoso showman David Dimbledy.

In linea con l’aspetto visionario del lavoro di Mellors in bilico tra uno humor in perfetto stile Monty Pyton unito all’ispirazione per icone del cinema e del teatro come punto di partenza per osservazioni relative alla lingua, all’appropriazione culturale e alle strutture del potere, lo sguardo dell’artista si focalizza ora sulla comunicazione televisiva e sul ruolo che essa ricopre nella società contemporanea.

Tracey Emin, Yayoi Kusama, Damien Hirst e l’arte degli scacchi

ProjectB di Milano porta per la prima volta in Italia, in occasione della 49ma edizione de I Saloni, il Salone Internazionale del Mobile 2010, The Art of Chess, in collaborazione con RS&A che ha commissionato le scacchiere ad alcuni degli artisti più amati e discussi del panorama contemporaneo internazionale, già esposte nel 2009 al museo di arte contemporanea di Reykjavik. L’interesse delle avanguardie verso gli scacchi fu di centrale importanza per lo sviluppo delle scacchiere d’artista nella prima metà del XX secolo. Da Marcel Duchamp a Man Ray, Max Ernst, Alexander Calder, André Breton e Isamu Noguchi sono stati tutti appassionati giocatori.

La prima volta che una collezione di artisti di questo calibro si sono trovati a celebrare il gioco degli scacchi è stato a New York nel 1944 per la mostra L’immagine degli scacchi presso la Julien Levy Gallery. In mostra a Milano sette scacchiere – a dimensioni reali – dove base, pedine re e regine sono state reinventate da sette artisti: Tracey Emin, Tom Friedman, Damien Hirst, Barbara Kruger, Yayoi Kusama, Alastair Mackie, Rachel Whiteread.

Negli anni ’70 l’arte era più vicina alla gente

Alcuni giorni fa il noto gallerista americano Jeffrey Deitch ha rilasciato un’intervista in cui si parlava dei cambiamenti occorsi all’interno del mondo dell’arte negli ultimi quaranta anni. Le dichiarazioni di Deitch potrebbero farci comprendere quanto questi cambiamenti hanno in qualche modo de-umanizzato ed allontanato I protagonisti della scena dal loro pubblico, ma vediamo cosa ha detto Deitch:

Il mondo dell’arte è senz’altro meno aperto di quanto lo era nel 1970. In quegli anni ad esempio Dan Flavin poteva recarsi in un pub dopo aver installato la sua mostra e magari imbattersi in Blinky Palermo e magari i due potevano decidere di andare a cena insieme farsi cucinare qualcosa Da Julian Schnabel che a quei tempi era lo stimato chef di un ristorante di Manhattan, insomma tutto era più a misura d’uomo. Oggi ci sono le cene della Gagosian Gallery, eventi superblindati  dove possono accedere solo i collezionisti miliardari o le star dell’arte contemporanea o meglio ancora ragazze giovani estremamente attraenti”.

Lo Stato delle Sirene alla Nomas Foundation di Roma

 Il 15 aprile 2010 la Nomas Foundation di Roma presenta The Siren’s Stage/Le Stade des Sirènes/ Lo Stato delle Sirene, una mostra di Etienne Chambaud all’interno di ‘Permanent Exhibition, Temporary Collections’, una cornice curatoriale ideata dal critico Vincent Normand. The Siren’s Stage/Le Stade des Sirènes/ Lo Stato delle Sirene è un progetto sviluppato da Nomas Foundation, Roma, David Roberts Art Foundation, Londra e Kadist Art Foundation, Parigi. La mostra, presentata quasi simultaneamente nei tre luoghi e in differenti variazioni linguistiche, si basa sul meccanismo di scrittura e di trascrizione.

L’elemento della traduzione diventa così sia il medium che il linguaggio comune del progetto. Riferendosi nel titolo al mitico canto delle sirene, reinterpretato nell’orecchio di chi l’ascolta, la mostra è concepita come una serie di oggetti scritti. Assenti, ma descritti, immobili ma tradotti, unici ma ripetuti, muti ma trascritti.

la mostra si compone di un’installazione di Figure, un gruppo di piedistalli vuoti a cui è dato un nome (La scogliera), e che funziona come uno spazio di emissione di voce e testo stratificati. Occasionalmente degli attori renderanno attivo lo spazio, leggendo, imparando a memoria e provando i frammenti di una sceneggiatura. Altre volte La Scogliera rimarrà in silenzio.

Valerio Berruti – I wish I was special

Due bambine che giocano, si prendono per mano, si stringono l’una all’altra, si allontanano, si osservano e guardano lontano. Ancora l’infanzia protagonista di questa mostra di Valerio Berruti – presentata il 12 maggio nella galleria romana di Ermanno Tedeschi e il giorno successivo nella sede torinese – la sua prima personale dopo l’entusiasmante esperienza alla Biennale di Venezia.

L’artista prosegue il suo percorso fatto di immagini essenziali che ripensano i temi degli affetti, della quotidianità e dei legami familiari, per la prima volta mettendo al centro dell’opera due soggetti. I wish I was special nasce da una riflessione sulla personalità e sul momento in cui essa si forma: le due protagoniste, ritratte con la tecnica minimale che caratterizza l’artista, dialogano fra di loro, mutano, sembrano fondersi l’una con l’altra per poi discostarsi nuovamente, mettendo lo spettatore nella posizione di decidere se siano due figure distinte o se si tratti invece di uno sdoppiamento della stessa persona.

Tutta colpa dell’aria condizionata: Annullata la mostra alla Corcoran Gallery

La Corcoran Gallery of Art di Washington è stata protagonista lo scorso mercoledì di un evento senza precedenti. Gli spazi espositivi della celebre istituzione erano occupati dalla grande mostra Da Turner a Cezanne: Capolavori dalla Davies Collection, National Museum Galles, ma nel corso del regolare andamento dell’evento qualcosa è andato storto e la Corcoran è stata costretta ad interrompere la mostra a più di dieci giorni dalla data prevista (il 25 aprile prossimo).

Il problema è sorto quando l’impianto di condizionamento (di recente installazione) dell’aria ha smesso di funzionare regolarmente. Lo staff della galleria ha quindi organizzato un meeting straordinario nella notte di martedì ed  ha prontamente preso la decisione di chiudere la mostra per non far inviperire oltre ogni limite i proprietari delle opere che tutte insieme valgono la bellezza di mezzo miliardo di dollari.