Joan Jonas alla Galleria Alessandra Bonomo di Roma

Si inaugura il 27 novembre alla Galleria Alessandra Bonomo di Roma la personale di Joan Jonas. In mostra alcuni disegni tratti dalle sue performance, altri della serie Bodyworks ed il video My new theater VI, Good Night Good Morning ’06. Per la serie My new Theater, iniziata nel 1997, Joan Jonas concepisce una sorta di teatro portatile, una struttura che evoca lo spazio scenico ed allo stesso tempo, nelle parole stesse dell’artista, la camera oscura e gli altri dispositivi visivi del passato.

Il video in esso proiettato – realizzato una prima volta dall’artista nel 1976 – si inserisce con vigore in una delle ricerche più significative di Joan Jonas: quella sulla natura dell’immagine, che con sé porta una riflessione sul tempo, sullo spazio e sull’identità. Joan Jonas è considerata una delle artiste americane più importanti della seconda metà del Novecento.

Per essere giovani artisti bisogna darsi da fare

Pensate forse che i nostri giovani artisti stiano perdendo terreno in ambito internazionale? Niente di più sbagliato, anzi si potrebbe senza ombra di dubbio affermare che essi hanno tutte le carte in regola per sfondare all’estero. Negli ultimi anni abbiamo subito l’ondata della YBA inglese, l’eterno ritorno degli statunitensi, l’arrembaggio dei cinesi e quello della nuova scuola di Lipsia. Ora stiamo assistendo ad una grande ascesa dell’est europeo e del Medio Oriente.

Eppure anche noi possiamo farcela, possiamo imporre il nostro stile, le nostre estetiche ed i nostri concetti all’attenzione della scena internazionale. Quello che manca è un poco di organizzazione e più volontà da parte non solo delle istituzioni e delle gallerie private ma anche da parte degli artisti stessi che dovrebbero in qualche modo porsi in uno stato di continuo movimento.

Jacob Kassay, nuova star o ennesima meteora dell’arte?

Strane cose succedono nel mondo dell’arte contemporanea. Innanzitutto parliamo di mercato e già questo dovrebbe farvi drizzare l’antenna. In più possiamo aggiungere che  il fatto del giorno è accaduto ad un’asta. Stiamo parlando di un recente evento di mercato tenutosi da Phillips de Pury & Co. di New York. All’asta erano presenti alcuni interessanti lotti ma il nome che più di tutti è riuscito a catalizzare l’attenzione è stato quello di Jacob Kassay. A questo punto vi chiederete chi è costui, ebbene possiamo dirvi che è un giovane di 26 anni, che è nato a Buffalo e che si è laureato nel 2005.

Ebbene da esordiente totale in un ‘asta internazionale, Kassay ha ricevuto una quotazione iniziale di circa 8.000 dollari, chiudendo poi per la sbalorditiva cifra di 86.000 dollari, circa otto volte la quotazione di partenza.

Sabrina Mezzaqui – La realtà non è forte

Inaugurerà sabato 27 novembre alle ore 18.00 al Museo Civico d’Arte di Modena, l’installazione di Sabrina Mezzaqui dal titolo La realtà non è forte, nata come dialogo con una delle più importanti collezioni di tessuti d’Europa, la raccolta Gandini del Museo.  Un dialogo che ha rivelato fin dalle sue premesse un’intesa tra i valori e le pratiche artigianali del tessile e la poetica dell’artista bolognese che materializza pensieri desunti dalle tradizioni filosofiche, religiose e letterarie ricorrendo alla gestualità lenta e delicata del ricamo, del cucito e del ritaglio. Un percorso che riannoda il passato al presente suggerendo nuove chiavi di lettura e rinnovati percorsi mentali.

La mostra, curata dal Museo Civico d’Arte e dalla Galleria Civica di Modena, si colloca tra le iniziative organizzate nell’ambito del convegno internazionale “Antiche trame, nuovi intrecci. Conoscere e comunicare le collezioni tessili” (26-27 novembre 2010, www.convegnotessili.it), dedicato alla valorizzazione delle raccolte tessili in ambito museale, promosso dal Museo Civico d’Arte di Modena in collaborazione con l’IBC e l’Università di Pisa.

Giovedì Difesa: Benvenuti al Sud

Il film italiano Benvenuti al Sud del 2010 è il remake del film comico francese “Bienvenue chez les Ch’tis”, da noi bizzarramente tradotto con “Giù al nord”, forse proprio perché lo stereotipo poi realmente ci circonda e convive con noi.

Lo stereotipo infatti assale perfino i produttori (o chi per loro) che avevano già identificato il concetto di “giù”, ovvero “scendere”, ovvero “sud” come elemento da parodiare, forse stupiti che la parodia francese fosse rivolta ad un popolo che si trova a nord. Tuttavia l’operazione di trasposizione col sud d’Italia, a mio avviso funziona. La versione italiana è gradevole e divertente, sebbene ricalchi in larga parte l’originale. Il film diretto da Luca Miniero tuttavia non è l’unico remake, pare ne sia previsto uno con Will Smith, che ha acquistato i diritti dalla Pathé per un adattamento statunitense, ambientato nel Nord Dakota.

Ma chi è questo Gagosian? Ce lo dice Peter Fuss

Chi legge questo sito o comunque si interessa all’arte contemporanea, conoscerà sicuramente Larry Gagosian. Per rinfrescarvi le idee parliamo di uno dei più potenti dealers del mondo, proprietario di un vero e proprio franchising dell’arte che vanta nel suo carnet ben tre gallerie a New York, due a Londra, una a Beverly Hills, una a Roma, una ad Atene e una a Parigi, per non parlare della nuova sede di Ginevra. In tutto fanno dieci gallerie, quindi come dicevamo: come si fa a non conoscere Mr. Gaga?

Una provocatoria risposta prova a darla Peter Fuss, provocatorio artista di origini polacche di cui avevamo già parlato diversi mesi fa quando ad una mostra  aveva presentato degli enormi poster raffiguranti soldati della Wermacht tedesca della seconda guerra mondiale con una stella di David sul braccio al posto della tradizionale svastica. Le foto non erano originali ma riproduzioni tratte dai film Schindler’s List di Steven Spielberg e Il Pianista di Roman Polanski e successivamente elaborate digitalmente al computer.

Stranezze made in U.S.A.: arte a Times Square ed una statua-enigma a Washington

Ve lo immaginate se ogni manifesto pubblicitario ed ogni maxischermo di Times Square a New York si trasformasse in un’opera d’arte? Sarebbe veramente sensazionale. Va comunque detto che nel corso degli anni artisti come  Maya Lin, Marina Abramovic e Keith Haring si sono impossessati di alcuni degli schermi per mostrare le loro opere. Noi però stiamo parlando dell’intera piazza, anzi ad esser precisi questo è il progetto di Justus Bruns, giovane ed intraprendente artista olandese che ha da poco lanciato l’azione intitolata TS2AS, sarebbe a dire Times Square into Art Square.

Justus ha intenzione di coprire tutto il disturbo visivo causato dalla pubblicità di una delle piazze più famose del mondo, sostituendo cartelloni e schermi con opere d’arte. Il curioso progetto è stato varato nel Dicembre del 2009 ed originariamente tutto è partito come un grande scherzo, successivamente alcuni sponsor hanno preso in seria considerazione l’idea di Justus e si sono offerti di sovvenzionare l’intera azione.  

SOME DISORDERED CHRISTMAS INTERIOR GEOMETRIES, un Natale all’insegna delle provocazioni dell’arte contemporanea

Natale è all’insegna delle provocazioni dell’arte contemporanea per la Fondazione Alda Fendi di Roma. Dall’8 al 15 dicembre 2010 il Silos della sede della Fondazione capitolina al Foro di Traiano ospita infatti una performance esclusiva di ricci/forte, ensamble teatrale tra i più acclamati del momento, intitolata SOME DISORDERED CHRISTMAS INTERIOR GEOMETRIES.

A partire dal teatro di ricerca, ricci/forte si lanciano in un’impresa che attraversa i linguaggi della performance e dell’installazione, per approdare allo specifico dei territori dell’arte contemporanea.  Un evento unico e irripetibile, mai più replicato dopo questa occasione, offre alla nemesi riccifortiana la possibilità di sferrare un attacco indigesto, spregiudicato e pop al cuore del Natale.Venticinque minuti di performance, otto volte al giorno per otto giorni consecutivi. Undici performer si confrontano corpo a corpo con un pubblico di cinquanta spettatori alla volta.

MAXXI contro MoMa, due programmazioni a confronto

Vorremmo oggi porvi di fronte ad una realtà che noi di Globartmag avevamo già subodorato. Senza troppi preamboli vorremmo fare un piccolo esperimento: prendere in esame le mostre organizzate al MAXXI di Roma dalla sua apertura ufficiale fino al prossimo dicembre e confrontarle con quelle del MoMa di New York. Qualcuno sicuramente salirà in cattedra e dichiarerà che non si possono fare confronti di questo tipo, che il MoMa gode delle sovvenzioni dei privati e quanto altro.

Noi invece pensiamo che il Maxxi sia un edificio che può reggere (se non vincere) il confronto con altre prestigiose istituzioni internazionali e se si concepisce un’architettura del genere bisogna anche valorizzarla al meglio. Parlando però di contenuti le cose cambiano, ma lasciamo parlare i fatti. Il MAXXI fino ad ora è stato in grado di offrire questo:

30.05.2010 – 12.09.2010 Kutlug Ataman. Mesopotamian Dramaturgies.

Thom Yorke, dai Radiohead all’arte contemporanea in nome dell’ambiente

Anche Thom Yorke si butta nel grande mare dell’arte contemporanea ma questa noi volta siamo contenti che non sia il solito rapper o pop rocker a voler tentare la via delle arti. Ebbene il carismatico e dotato frontman dei Radiohead ha deciso di creare una gigantesca scultura umana, con l’aiuto di 2000 persone che si riuniranno questo weekend a Brighton. L’intenzione di Yorke è quella di ammassare la folla in modo da creare una sorta di statua vivente di un monarca vichingo dell’11 secolo, trattasi del leggendario re Canuto.

Il re Canuto II (detto il Grande) creò un impero scandinavo del Mare del Nord, comprendente Inghilterra, Danimarca e Norvegia: avventurieri norvegesi e danesi sottomisero l’intera Inghilterra settentrionale e vi si stabilirono come agricoltori e commercianti, fondando grandi città mercantili come York. Su re Canuto girano diverse leggende e forse è proprio quest’aura di mistero ad aver stuzzicato l’immaginazione di Thom Yorke.

Anish Kapoor, Richard Long e tanti altri in mostra a Modena

La Galleria Civica di Modena inaugura sabato 4 dicembre 2010 alle 18.00 alla Palazzina dei Giardini e a Palazzo Santa Margherita, in corso Canalgrande a Modena, la mostra Lo spazio del sacro. Organizzata e coprodotta dalla Galleria Civica di Modena, e dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Modena, la collettiva presenta opere provenienti da istituzioni pubbliche e collezioni private italiane e straniere di alcuni fra gli artisti della scena contemporanea internazionale che hanno maggiormente riflettuto sul tema del sacro: Adel Abdessemed, Giovanni Anselmo, Kader Attia, Paolo Cavinato, Chen Zhen, Vittorio Corsini, Josep Ginestar, Anish Kapoor, Richard Long, Roberto Paci Dalò, Jaume Plensa, Wael Shawky.

Ogni opera occuperà in completa solitudine un ambiente della Galleria, da una parte accentuando il rapporto diretto, esclusivo, intimo che ciascuna di esse instaura con lo spettatore, dall’altra amplificando la propria capacità di entrare in relazione con gli spazi architettonici. L’idea fondante della mostra risente molto delle parole di Mircea Eliade a sul fatto che il sacro, nell’arte contemporanea, “è divenuto irriconoscibile; si è camuffato in forme, propositi e significati che sono apparentemente ‘profani’.

La crisi a Dublino? non per la giovane arte contemporanea

Ultimamente la verde Irlanda non se la passa poi tanto bene, la crisi economica ha colpito duramente da quelle parti e come se non bastasse i vertici nazionali hanno presentato alcuni giorni fa un piano di salvataggio internazionale per far fronte alla crisi bancaria. Vedremo quindi come e quanto l’unione europea potrà finanziare l’Irlanda e soprattutto per quanto tempo tale nazione resterà in questo stato. Come spesso succede durante queste situazioni di tensione, l’arte contemporanea e la cultura riescono a trarre linfa dai momenti difficili, tramutando bisogni e necessità in impeto creativo.

Insomma, anche se a Dublino sembra di essere tornati ai momenti di estrema povertà degli anni ’80, gli artisti hanno reagito alla crisi a modo loro. Se i negozi chiudono allora i giovani talenti creativi se ne appropriano, trasformandoli in studios o tramutando i magazzini industriali ed i garages abbandonati in spazi no-profit per mostre d’arte, performances o concerti di musica alternativa.

Anche il Cile è pronto per la Biennale di Venezia 2011

Fernando Prats è l’artista che andrà a rappresentare il Cile per la 54esima edizione della Biennale d’Arte di Venezia 2011. Il critico spagnolo Fernando Castro sarà invece il curatore designato che accompagnerà l’artista. Il Commissario del Padiglione Nazionale sarà invece Antonio Arévalo, curatore indipendente che nel 2009 presentò l’artista Iván Navarro in un affascinante ed emozionante padiglione, tra i migliori dell’intera manifestazione.

Fernando Prats (1967), artista cileno, residente in Spagna (Barcellona). Il suo lavoro è rigoroso e riflette, in particolare le sue azioni dal progetto Chaitén, lavoro svolto a partire dal terremoto che ha colpito il Cile, la situazione del paese in un approccio cartografico di estrema intensità. E’ rappresentato dalla Galleria Joan Prats di Barcellona. Nel 2007 vince il Guggenheim Fellowship, John Simon Guggenheim Memorial Foundation, New York.Se avete perso i nostri precedenti bollettini sulle presenze alla prossima Biennale di Venezia 2011 vi forniamo qui di seguito un piccolo riassunto della situazione: Guai grossi per Hong Kong che ha deciso di reiniziare la fase di selezione degli artisti per problemi burocratici. l’Australia ha scelto Hany Armanious.

Lost in Translation – Arte e Intercultura alla Triennale di Milano

Martedì 23 novembre, alle ore 18.30, presso la Sala Lab della Triennale di Milano, Connecting Cultures e Fondazione Ismu – Settore Educazione – Patrimonio e Intercultura presenteranno al pubblico il progetto vincitore del concorso Lost in Translation – Arte e Intercultura. Nato in occasione del convegno Lost in Translation (23 febbraio 2010) e grazie al contributo del PaBAAC – Direzione Generale per il Paesaggio, le Belle  Arti, l’Architettura e l’Arte Contemporanee, il concorso si è rivolto a giovani artisti e istituzioni culturali, chiamati per la prima volta a collaborare allo sviluppo di progetti artistici destinati al pubblico che affrontano i temi complessi dell’integrazione, dello scambio e dell’osmosi fra le culture.

Alla sua prima edizione Lost in Translation – Arte e Intercultura intende porsi come sostegno alla creatività giovanile, quale stimolo per nuove e lungimiranti politiche di inclusione culturale e per la promozione di una “nuova committenza pubblica”. La serata sarà un’occasione per riflettere sulle reali possibilità di collaborazione tra artisti e istituzioni culturali in un ambito complesso quanto attuale come quello dell’intercultura. Dall’esposizione dei principi e delle dinamiche che hanno portato alla nascita di questo concorso – dai propositi iniziali fino ad alcune valutazioni sull’esito generale – e da una riflessione sullo stato attuale dell’educazione al patrimonio in chiave interculturale, emergeranno alcune linee guida generali che ci auguriamo possano essere acquisite quali “prassi ordinaria” dalle istituzioni affinché tali progetti possano avere una ricaduta sul territorio e generare nuove relazioni e consapevolezza.