La stampa contro Charles Saatchi e la sua nuova mostra

di Micol Di Veroli Commenta

 Fioccano le critiche per l’ultima mostra organizzata da Charles Saatchi nella suo quartier generale di Londra. Come precedentemente accennato in un nostro articolo, il magnate ha tentato di bissare il successo della generazione Young British Artists, manipolo di artisti assemblati a mestiere negli anni ’90 per raggiungere le vette dell’arte. In quegli anni Tracey Emin, Steve McQueen, Tacita Dean, Liam Gillick, Damien Hirst e CHris Ofili, assieme a tante altre stars del contemporaneo hanno raggiunto quotazioni incredibili, catapultando Saatchi nel gotha del mercato dell’arte.

Oggi, dopo la crisi finanziaria, la fine della bolla speculativa dell’arte e l’avvento delle nuove generazioni artistiche, l’impresa del ricco mercante sembra decisamente ardua e come da copione la mostra dal titolo orwelliano Newspeak: British Art Now (in visione appunto alla Saatchi Gallery dal 30 maggio al 17 ottobre) ha mancato rovinosamente il bersaglio.  Il prestigioso quotidiano inglese The Guardian ha definito l’evento come un confuso assortimento di opere “alle volte buone, spesso cattive e per la maggior parte anonime”. Il quotidiano si è inoltre scagliato contro il catalogo della mostra apostrofandolo come “orrido ed incomprensibile”. Sempre secondo il noto giornale, la mostra non ha un tema ben preciso e parlando di pittura, le critiche si fanno ancor più pesanti: “guardando i dipinti esposti, il giudizio più positivo che possiamo esprimere è che certi artisti somigliano pericolosamente a Luc Tuymans, mentre altri si perdono in vaneggiamenti alla Nuova Scuola di Lipsia o peggio ancora rasentano lo stile fumettistico”.

Insomma le mostre di Saatchi non possono essere prese totalmente sul serio. Il magnate ogni tanto presenta qualche ottima scoperta ma per il resto c’è poco da vedere. Le nuove leve dell’arte contemporanea sono dotate di grandi e sontuosi spazi dove esporre ma non riescono ad esprimere una determinato estetica, scegliere una direzione. Lo stile degli anni 2000 non è ancora stato scoperto o forse semplicemente non esiste.

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