Blade Runner, il replicante Roy Batty e l’arte nostrana

di Micol Di Veroli 1

Io ne ho viste cose che voi umani non potreste immaginarvi. …fondazioni che mettono studi a disposizione di giovani artisti a patto che siano artisti locali e poi cambiano il regolamento in corsa, ammettendo nomi a loro piacimento. Concorsi che premiano artisti protetti da prestigiose gallerie ed anche concorsi che pilotano le scelte dei componenti della giuria. Borse di studio concesse a pochi eletti. Quotazioni che salgono a proprio piacimento. Musei pubblici che architettano mostre ad hoc per le gallerie private. Vendite al di fuori delle tasse. Professionisti non retribuiti, assistenti di galleria senza previdenza sociale e contributi.

Recensioni sui magazine rigorosamente buoniste per non tradire la fiducia degli inserzionisti. Notizie “pagate” per farsi pubblicità. Mostre a pagamento, cataloghi a pagamento. Istituzioni che chiudono la porta in faccia ai talenti locali. Curatori che rubano i progetti ad altri curatori, artisti che infangano altri artisti, storici che sbraitano in tv. Presunti professionisti del settore che scrivono veri e propri libri di gossip di arte contemporanea ed inseriscono Novella 2000 nella bibliografia. Curatori e artisti che abbandonano l’Italia e fanno successo all’estero, artisti e curatori esteri che fanno successo in Italia . Curatori che si fingono artisti, artisti che si fingono curatori, curatori/artisti che fanno i galleristi. Movimenti artistici inventati di sana pianta che crollano miseramente al suolo. Pagelle, classifiche, statistiche e veline dell’arte, moviola in campo e telebeam.

Previsioni sbagliate, mercati che crollano, artisti meteore, artisti ignorati. “Se la mostra su internet non c’è significa che non è mai esistita”, per cui prima degli anni ’90 l’arte contemporanea in Italia non esisteva. Lamiere sul suolo spacciate per opere d’arte, testi incomprensibili e vuoti,  sperimentazioni degli anni ‘60/’70 spacciate per nuove. Mancanza di rispetto, mancanza di fondi, mancanza di spazi. Musei che si espandono solo nei metri quadri. Programmazioni assenti. Mostre con più catering che opere. Va di moda la video arte, no scusa adesso va di moda l’installazione. È tempo… di cambiare…”.

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    CON DIVI DO

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