Ottavio Celestino – Nature Meccaniche

Il 27 settembre 2011 Ex Elettrofonica di Roma è lieta di presentare, nell’ambito del circuito di Fotografia, Festival Internazionale di Roma, la mostra fotografica di Ottavio Celestino dal titolo Nature Meccaniche.

Le foto sono state scattate in varie zone dell’Islanda (Reykjavik, Hverageroi, Geysir, Skogar, Ingòlfsfjall, Hafnarfjorour), della Lapponia, (Nasijarvi, Kemijarvi, Yli- Kitka, Poulanka Oulujarvi) della Finlandia (Vammla, Rauma, Pyhajarvi) e infine del Giappone (Kanaiazumi) e appartengono ad un unico progetto che si prefigge di indagare il rapporto che in questi luoghi si instaura tra l’uomo e la natura.

Marc Jacobs lascia Louis Vuitton? intanto Milano lo celebra

Si apre proprio oggi alla Triennale di Milano Louis Vuitton: The Art of Fashion, evento curato da Katie Grand e dedicato al talento di Marc Jacobs, emblematico fashion designer che ha curato le collezioni del celebre brand dall’Autunno-Inverno 1998-1999 fino a giungere all’Autunno-Inverno 2011-2012. In visione più di 70 collezioni ready-to-wear che in sostanza hanno decretato la grande ascesa in campo internazionale di Louis Vuitton.

La griffe francese, fondata a Parigi nel lontano 1854, deve molto a Jacobs, quest’ultimo ha saputo rilanciarla grazie ad una costante ricerca di eccellenza ed artigianalità e a contaminazioni con i grandi protagonisti dell’arte contemporanea.  Per la collezione Primavera – Estate del 2003 fu infatti il re del pop Takashi Murakami ad aggiungere un tocco di ironia e colore ad una serie di borse ed accessori intitolata Cosmic Blossom ed impreziosita dagli ormai noti fiorellini sorridenti partoriti dalla scoppiettante mente dell’artista giapponese.

Errori ad arte, quando gli esperti sono poco esperti


Nel corso di questa settimana avevamo stilato un articolo incentrato sugli errori della critica contemporanea. Esistono però altre figure legate all’arte che sbagliando combinano molti più danni di quelli prodotti dai curatori. Stiamo parlando degli esperti e degli studiosi,  categorie illustri che tanto hanno dato alla storia dell’arte ma che molte volte hanno contribuito a creare disastri irreparabili con le loro avventate attribuzioni. Ora, fortunatamente, la scienza ha risolto molte spigolose questioni grazie ai raggi x, all’analisi dei pigmenti ed alle altre tipologie di esami digitali.

Purtroppo però c’è ancora chi si fida unicamente dei suoi occhi e che, avendo studiato attentamente un dato maestro della pittura, crede di poterne riconoscere a prima vista qualsiasi capolavoro nascosto. L’ultimo danno in ordine di tempo è stato causato da un pool di studiosi cinesi che avevano erroneamente attribuito un dipinto anonimo al maestro Xu Beihong.

Katja Loher alla Galleria Tiziana Di Caro di Salerno

La Galleria Tiziana Di Caro è orgogliosa di presentare Miniverse #1, seconda mostra personale nei suoi spazi di Katja Loher (Zurigo, 1979), sabato 24 settembre 2011, alle ore 19.00. Il progetto espositivo prevede una serie di opere realizzate nel 2011 in esclusiva per la mostra. Nei lavori di Katja Loher è costante la predilezione per la video scultura e la video – installazione, così come aveva già rivelato nella sua prima personale organizzata nel 2009, ma il suo lavoro è in costante evoluzione così come i suoi video, che diventano sempre più complessi. In essi, le coreografie interpretate da danzatori ripresi con il sistema “a volo d’uccello” (quindi dall’alto verso il basso) creano segmenti grafici che, una volta rielaborati, diventano domande. L’osservatore è trascinato in una questione etica sollevata dall’artista attraverso interrogativi, che si celano all’interno delle opere.

L’installazione Multiverse è costituita da palloni di gomma bianca di differenti dimensioni, tre dei quali ospitano video. Questi ultimi si compongono di coreografie, in cui gruppi di danzatori diventano congegni, che creano movimenti sincronizzati. Viste dall’alto le immagini dei performers sono in scala ridotta ed essi risultano come guardati dall’esterno, come se fossero osservati al microscopio.

Adrián Villar Rojas installa uno stuzzicadenti a Parigi

L’igiene dentale è una questione importante, anzi per qualcuno è decisamente fondamentale. Il talentuoso artista argentino Adrián Villar Rojas ha preso talmente a cuore la salute dei denti da decidere di creare uno stuzzicadenti dalle proporzioni gigantesche. Scherzi a parte, Villar Rojas ha realmente prodotto un’opera gigantesca ma si tratta di un obelisco disteso, installato proprio nei giardini delle Tuileries a Parigi.

Questa insolita opera appare come un monumento abbandonato o corroso dagli anni, un futuristico totem lasciatoci da chissà quale civiltà proveniente dagli spazi siderali o magari un razzo piovuto dal cielo. Del resto il giovane Villar Rojas è avvezzo alle strutture imponenti e fantascientifiche. Proprio quest’anno l’artista ha rappresentato l’Argentina alla Biennale di Venezia all’interno di un padiglione situato nelle Sale d’Armi dell’Arsenale, uno spazio con 500 metri quadrati di superficie espositiva. Le opere di Villar Rojas hanno letteralmente affascinato i visitatori accorsi all’Arsenale grazie ad uno spregiudicato uso dell’argilla e ad un estetica sci-fi dalle proporzioni monumentali.

La new generation è U.S.A. e getta

1979, 1979, 1981. Sono gli anni di nascita dei tre giovani artisti più chiacchierati delle ultime ore, dichiarati enfants prodige della nostra Era, ormai sempre più dominata dall’appeal che gli artisti hanno nel loro paese d’origine, in questo caso gli Stati Uniti, un continente dove la storia inizia solo nel 1776. Stiamo parlando di Nate Lowman, Dan Colen e Dash Snow. Quest’ultimo scomparso nel 2009 alla splendida età di 27 anni per una dose eccessiva di droga. Una di quelle patetiche figure che andavano di moda ai tempi di Rimbaud e Verlaine. Quella tipologia di artista maledetto che negli anni ’80 rivide la luce grazie alla Factory di Warhol che ebbe la forza e la scelleratezza di creare personaggi entusiasmanti come Basquiat e Haring. Persone che nel tempo si sono conquistate la fama e il titolo di “artista”. Oggi questo insieme di lettere è sulla bocca di tutti, ma veramente pochi ne conoscono il vero significato.
In ogni caso possiamo tranquillizzarci tutti, non ci troviamo di fronte ai nuovi genii delle arti visive in grado di girare le poche carte coperte del noiosissimo tavolo dell’arte contemporanea, e questo per un solo motivo: la differenza con gli artisti veri si vede a occhio nudo. Si nota nella qualità del lavoro, nella proposta, nella ricerca infantile, datata e figlia di una generazione di graffitari post-punk che non vale più la pena neanche di testare. Di fronte alle opere di Dan Colen si può addirittura rabbrividire pensando a quello che fecero Rauschenberg e Arman negli spendidi anni ’70. E pensare che Rauschenberg è scomparso solo un anno prima di Snow a ben ottantatre anni, insomma una dignitosa carriera da artista, lunga una vita, a differenza di una vita abbandonata sul marmo di una suite d’hotel, in cambio di una dose in più.

Italia declassata? In arte lo è già da tempo

L’Italia è stata declassata dall’agenzia internazionale di Rating Standard & Poor’s. Per chi di economia non ne mastica poi tanto significa che il voto sul nostro debito pubblico è sceso di un punto. Questo perché secondo l’agenzia americana il nostro Paese ha deboli prospettive di crescita economica ed è guidato da una coalizione fragile.

“E questo che c’azzecca con l’arte contemporanea?” direte voi. La risposta è che purtroppo tutto il sistema artistico nazionale è regolato dalla politica e se questa capitola, il medesimo destino, di riflesso, spetta alla nostra scena creativa. Il guaio è che questa volta il declassamento artistico ci ha colpito ben prima di quello economico. “Le istituzioni museali italiane, quasi sempre condizionate ad un “protettore” politico, difficilmente vivono sul rispetto della professionalità del direttore o della direttrice.”dichiara Germano Celant riguardo alle vicende del Castello di Rivoli, descrivendo un fallimento che di fatto ha di gran lunga anticipato quello economico.

David Sylvian arriva in Italia con Implausible Beauty 2012

A cinque anni dall’ultimo Tour, torna in Italia con ben quattro date, una delle voci più belle nel panorama musicale internazionale; stiamo parlando di David Sylvian che con il suo Implausible Beauty 2012 tornerà ad incantare le platee di tutta Europa.

All’Italia toccherà a marzo a partire dall’1 al Teatro Geox di Padova  per poi essere il due al Conservatorio Verdi di Milano, il 4 all’Auditorium parco della musica di Roma e il 5 al Teatro delle Celebrazioni di Bologna.

Silvia Giambrone e Liliana Moro indagano il valore delle relazioni

Paolo Maria Deanesi Gallery di Rovereto inaugura il 23 settembre una mostra con due artiste italiane che appartengono a generazioni diverse e condividono un approccio plastico e concettuale nell’esplicitamento delle loro pratiche artistiche. Silvia Giambrone e Liliana Moro si incontrano per la prima volta in una mostra per la quale hanno lavorato insieme non per produrre opere a quattro mani, ma per scoprire e sviluppare come una nuova relazione tra due artisti può influire sul processo generativo del fare arte.
Hanno trascorso del tempo insieme per conoscersi – la più giovane invitando l’altra in questo progetto – e mettersi in gioco, per (ri)scoprire, con la grazia ed il sospetto che in fondo accomuna tutti, il valore delle relazioni e le dinamiche che ne conseguono. Cappio per due, una delle opere di Silvia Giambrone presenti in mostra, sintetizza la dimensione ambigua degli equilibri esistenti nella messa in scena di una relazione.

750.000 dollari promessi ad un assassino di cani, ma San Francisco non lo permette

 La città di San Francisco è attualmente al centro di numerose polemiche riguardanti la realizzazione di una serie di opere pubbliche. Tutto è cominciato quando l’amministrazione cittadina ha affidato l’arduo compito a Tom Otterness. Dovete sapere che Otterness nel 1977 era un membro di Colab (Collaborative Projects), un gruppo artistico politicamente impegnato. Proprio nel 1977 il nostro Otterness fu protagonista di un evento assai controverso per non dire terribile.

L’artista realizzò un video in loop dal titolo Shot Dog Film, all’interno di questo video Otterness adotta un cane e successivamente gli spara uccidendolo in quello che il giornalista Gary Indiana apostrofò giustamente come: “il divertimento di registrare un’infantile e sadica depravazione su pellicola”. Da quel momento in poi furono in molti a scagliarsi contro l’artista americano che non si scompose più di tanto e divenne in seguito celebre per i suoi pacchiani monumenti pubblici.

Steve McQueen, ossessioni e perversioni da Venezia ad Hollywood

Avete presente Steve McQueen? Ovviamente non stiamo parlando dello storico divo di Hollywood ma di un talentuoso video artista/regista che in questi giorni è stato chiamato da Hollywood. McQueen è balzato agli onori della cronaca nel 2008 con il suo video Hunger, un’opera sullo sciopero della fame in Irlanda del 1981 e sulla figura del rivoluzionario Bobby Sands, pellicola che gli ha fatto guadagnare la Palma d’oro a Cannes.

Successivamente, nel 2009, l’artista ha rappresentato la Gran Bretagna alla Biennale di Venezia ed in quell’occcasione è riuscito a stupire il pubblico con la sua poesia visiva. Il suo video Giardini, ambientato appunto nei Giardini della Biennale, offriva infatti liquide immagini di eleganti levrieri in cerca di cibo tra rifiuti e padiglioni abbandonati. Un chiaro attacco ai fasti dell’imperialismo e del potere pervaso dalla pacata e lucida descrizione di un sistema che lentamente scende verso il baratro della decadenza. Ebbene, quest’anno McQueen ha nuovamente stupito il pubblico di Venezia in occasione del Festival del Cinema.

Contempo_Area. L’arte per la tutela e la valorizzazione dell’ambiente sulle sponde del torrente Farfa


Autunno “In” e con l’ambiente. E’ quanto si propone la rassegna Contempo_Area. L’arte per la tutela e la valorizzazione dell’ambiente, promossa dalla Glocal Project Consulting, a cura di Carlotta Degl’Innocenti, in collaborazione con il Resident Artist Officine Zone Umane (Ozu) e il contributo dello scultore Giacomo Tringali, realizzata con un finanziamento della Regione Lazio e i patrocini di Provincia di Rieti e Comune di Montopoli.

L’evento che s’inaugura il 1° ottobre 2011, alle ore 15, sulle sponde del torrente Farfa, alle pendici dell’Abbazia di Farfa, promuove il territorio attraverso la creazione di un percorso permanente di sculture all’aperto lungo la pista ciclabile dell’Oasi Farfa, nell’area del Comune di Montopoli di Sabina, con 14 artisti provenienti da tutta Italia che si sono confrontati con alcuni spazi naturali: Edoardo Aruta, Daniele Jost, David Sebastian, Giacomo Tringali, Federica Ferzoco, Giuliano Orsingher, Dylan Sostegni, Alessia Babrow, Marina Buening, Christian Taliento, Elia Udassi, Elena Rondini, Pietro Zucca, Monica Renzi.

Il peggio di ArtPrize su ArtPrize Worst

Nel mondo esistono centinaia di premi e concorsi d’arte contemporanea, alcuni molto prestigiosi ed altri meno. La loro utilità non è sempre chiara ma quando queste tenzoni sono aperte a chiunque le partecipazioni degli artisti “da casa” sono a dir poco incalcolabili. Molti tentano di dare il meglio, iscrivendo l’opera che più rappresenta la loro produzione creativa. A volte però alcuni artisti della domenica finiscono con il creare una situazione involontariamente comica, questo poiché la loro opera è in realtà un incidente estetico dalle proporzioni colossali.

Eppure anche le opere di cattivo gusto hanno la propria dignità, se non altro provocano il nostro gusto estetico e ci aiutano a riconoscere da cosa dobbiamo fuggire a gambe levate. Venendo al sodo, una delle manifestazioni dove è possibile assistere al maggior numero di schifezze in assoluto è quello che in un nostro articolo di tanto tempo fa avevamo definito come il superenalotto dell’arte, vale a dire ArtPrize

Quando la critica e Jerry Saltz prendono cantonate colossali

La scorsa domenica la scrivente ha presenziato all’inaugurazione della libreria Let’s Art in via del Pellegrino 132, praticamente uno dei pochi luoghi a Roma dove è possibile trovare un’ottima selezione di pubblicazioni riguardanti l’arte contemporanea, alcune introvabili. Lo spazio è chic ed accogliente e si può persino gustare un caffè od un ottimo vino mentre si sceglie il volume preferito. In mezzo a tutti quei saggi, cataloghi e volumi illustrati, la voglia di comprare è tanta ed allora la scelta è ricaduta su Vedere ad alta voce di Jerry Saltz, un compendio di 10 anni di arte contemporanea a New York raccontata con la giusta dose di ironia e veleno.

Leggere Saltz è sempre uno spettacolo anche perché parliamo di uno dei pochi critici capace di fornire giudizi imparziali ed irriverenti senza subire la sudditanza psicologica che attanaglia il resto dei suoi colleghi. Ma la critica, lo dice anche Saltz, non è una scienza perfetta ed a volte,per tener fede all’ostinazione di dover per forza risultar caustici o profetici, si prendono storiche cantonate.