Pillole di Biennale 04 – andiam, andiam, andiamo all’Arsenale

Però nel percorso abbiamo incontrato simpatici animaletti – qualcuno è stato a Palazzo Malta?

(Dove eravamo rimasti…) Dopo un meritatissimo sonno ristoratore e una fetta di pane-burro-marmellata i vostri eroi preferiti in missione speciale in laguna erano pronti a mimetizzarsi con i turisti per raggiungere finalmente la 54° Biennale d’arte di Venezia! Ci sono riusciti? Si. In modo semplice e veloce? Ovviamente no, ma la colpa era nostra che ci fidammo del consiglio del ragazzo dell’hotel: “Fate prima ad arrivare dalla parte opposta e fare un pezzettino a piedi, che il Canal Grande vi fa perdere un’ora”. Vi assicuro che anche fare un pezzettino a piedi può portar via un’ora, ma ormai sapete tutti che ho dichiarato guerra alla viabilità veneziana.

Così, sotto il sole cocente, arrivammo all’entrata dell’Arsenale, sembrava un miraggio nel deserto e dopo pochi minuti di fila avevamo già in mano i biglietti, finalmente qualcosa di semplice e immediato. Per una serie di ragioni due anni fa non ero riuscita a visitare la Biennale e quattro anni fa, beh ancora non sapevo chi ero e cosa avrei fatto da grande…non fate quelle facce, sono un giovane virgulto, ho un sacco di biennali davanti a me, ma quest’anno era la mia prima Biennale.

Lady Pink, la prima eroina della street art


Il mondo della Street Art non è certo un mondo facile. Tra azioni notturne, fughe dalla polizia, lotte per mantenere uno stretto anonimato e “guerre” creative tra le diverse crews, bisogna avere nervi saldi ed una tempra d’acciaio se si vuole emergere. Roba da uomini duri direte voi ma in questi ultimi anni anche donne del calibro di Swoon, Miss Van e Toofly (tanto per citare solo alcuni nomi del vasto panorama street al femminile) hanno dimostrato di essere dotate di grande coraggio e grande visione creativa, al pari dei loro colleghi uomini.

Certo negli anni ’70 a New York erano ben poche le donne dedite a questa meravigliosa disciplina artistica. Una di queste è però entrata nella storia . Parliamo di Lady Pink, artista nata in Ecuador nel 1964 e cresciuta a contatto con la spumeggiante rivoluzione graffiti della Grande Mela. La carriera di Lady Pink inizia nel 1979 quando il suo ragazzo, street artist, viene arrestato.

Interzone – Ian Curtis e i Joy Division

Nuovo progetto di mail art digitale proposto dalla Maldoror Press: Interzone – Ian Curtis e i Joy Division, secondo ebook/catalogo per la collana fermopostadinamico dopo il fortunato precedente “Corpi che amano”.

Il tema questa volta è ispirato alla band di Manchester e al suo giovane frontman, che hanno segnato i cuori di un’ intera generazione. Il desiderio della Maldoror è che le ombre e le luci riescano a mescolarsi liberamente in un flusso ininterrotto di immagini, in modo da far rivivere un momento significativo della storia della musica.

Arte contemporanea italiana, una scena senza regole

Chi sono i curatori d’arte contemporanea attivi in Italia? Quali sono i loro compensi base e che contratti hanno? Gli assistenti di galleria hanno ferie e malattie pagate? Quale contratto nazionale stabilisce i loro diritti ed i loro doveri? Al di là delle liste create da magazine del settore, esiste un albo degli addetti ai lavori del settore del contemporaneo?

Quali sindacati esistono, quali associazioni, quali tariffari? Al di là di qualche sparuta unione nazionale, tutte queste figure professionali di fatto non hanno nessuna regolamentazione. Nessuna legge significa che alcuni professionisti o presunti tali (pochi a dire il vero ma ve ne sono) possono chiedere compensi astronomici, magari anche gabbando le tasse.

I Mattoni di Francesco Arena in Piazza Duomo a L’Aquila

Sabato 25 giugno alle ore 18.00 in piazza Duomo all’Aquila verrà presentato Mattoni di Francesco Arena, il secondo intervento del progetto L’Aquila l’identità del contesto a cura di Francesca Referza e Maria Rosa Sossai. Con Mattoni Francesco Arena stabilisce un legame invisibile, ma potente tra il passato e il presente di Dresda e il presente e il futuro dell’Aquila. Dresda è un centro d’arte di importanza internazionale e di eccezionale bellezza, tanto da essere stata definita la Firenze sull’Elba. La città tedesca è stata scelta da Francesco Arena perché durante la seconda guerra mondiale (13-15 febbraio 1945) ha subito un terribile bombardamento con migliaia di vittime (le stime ufficiali oscillano fra 18.000 e 25.000).

Grazie alla collaborazione di Andreas Aumüller, Console Onorario d ‘Italia a Dresda, la terra utile a realizzare i Mattoni pensati da Francesco Arena per l’Aquila, è stata raccolta in quattro diversi punti della città tedesca, ossia nei pressi dello Zwinger, della Kulturrathaus, dell’Hellerauerau e del Museum für Militärgeschichte.

Thomas Hirschhorn: l’assoluto si dà nella precarietà

La Biennale di Venezia 2011 certamente verrà ricordata per le sue defaiances, ma è opportuno sottolineare che non tutto merita di finire nel tritacarne della critica e del gossip. E’ il caso del padiglione svizzero e più in particolare del lavoro di Thomas Hirschhorn, Crystal of Resistence. Hirschhorn non è  certo una novità nell’ambito del panorama artistico contemporaneo, ma è sicuramente una di quelle glorie che merita di essere citata ogni volta.

Per l’occasione, ma forse non è propriamente giusto definirla un’esperienza occasionale data la sua natura transitoria, Hirschhorn allestisce negli spazi del padiglione svizzero una sorta di microcosmo caotico e instabile, fatto di elementi precari, tenuti assieme con semplice nastro adesivo, mettendone in evidenza la natura fittizia e caduca. Si tratta di oggetti di ogni sorta, appartenenti all’universo concreto e mondano, vi appaiono manichini laceri, rotocalchi, sedie di plastica, fotografie, il tutto tenuto insieme dal nastro da imballaggio e dalla pellicola in alluminio; quasi a voler, attraverso questi semplici accorgimenti, elevare questo materiale a qualcosa di più prezioso e trascendente.

La Trisha Brown Dance Company rimette in scena Roof Piece

Nel 1971 la coreografa americana Trisha Brown concepì una piece epocale destinata ad indagare la natura del movimento oltre che a cambiare la storia della danza contemporanea. Giusto 40 anni fa la grande artista si recò nel quartiere newyorchese di SoHo, bussando alle porte di 12 inquilini a lei sconosciuti e chiedendo loro di poter danzare sul tetto della loro abitazione assieme alla sua compagnia di danza. Con testardaggine e fermezza Trisha Brown riuscì nel suo intento e lo skyline della città si riempì ben presto di misteriose ed affascinanti figure in movimento.

A New York nel weekend tra il 9 ed l’11 giugno, la Trisha Brown Dance Company ha rimesso in piedi l’intero spettacolo, per celebrare il 40esimo anniversario di Roof Piece. Si è trattato di un vero e proprio momento di rottura con l’idea stessa della danza, ridotta a movimenti basici e spartani. Il concetto di Roof Piece è infatti molto semplice, un ballerino posto sul tetto di un edificio attua una sequenza di movimenti tra ondeggi, calci e rotazioni delle braccia. In seguito il ballerino che lo affianca (a debita distanza, sul tetto di un altro palazzo) dona continuità a quei movimenti, in una sorta di passaparola o gioco del telefono senza fili per intenderci.

Siete in vacanza? GlobArtMag vi consiglia alcune mostre

Se già siete pronti per andare in vacanza, eccovi un articolo con varie mostre che potete visitare in giro per il mondo, tanto per tenervi sempre aggiornati con la scena dell’arte contemporanea e non perdere il ritmo. Fino al prossimo 28 agosto la Kunsthalle di Mulhouse ospita Seb Patane, giovane artista nato in Italia nel 1970. Il lavoro di Patane si estende su di un ampio spettro di media fra cui video, performance, scultura e collage. Per la Kunsthalle, l’artista ha raggruppato una serie di opere che oscillano fra  astrazione e figurativo, tra suggestione e narrativa.

Il MoMa P.S.1 di New York presenta invece fino al prossimo 3 settembre la prima grande mostra in un museo di Ryan Trecartin (classe 1981). Per l’occasione l’artista ha riempito 7 gallerie del prestigioso spazio con installazioni video-scultoree interconnesse che creano una sorta di ricerca, poetica e strutturale, sulle nuove forme tecnologiche, sulla narrativa e sull’identità umana. Sempre al MoMa, fino al 1 agosto 2011 sarà possibile ammirare la mostra A Story of Deception del grande Francis Alys con una cospicua collezione delle maggiori opere dell’artista, solitamente incentrate sulla performance e la ripetizione fino a giungere all’assurdo.

Paolo Grassino al Macro di Roma

Venerdì 24 Giugno, in occasione dell’inaugurazione della MACRO SUMMER, il nuovo ciclo espositivo del Museo per la stagione estiva-autunnale, sarà presentata la grande installazione Madre di Paolo Grassino. Tentacolare groviglio di ramificazioni di radici ricoperte da cera rossa, la scultura di 8 metri sarà esposta all’ interno della mostra “La Collezione e i nuovi arrivi” a fianco di opere di protagonisti internazionali dell’arte contemporanea come Urs Lüthi, Fabio Mauri, Tracey Moffatt, Enzo Cucchi, Giorgio Griffa, Arcangelo Sassolino e altri. L’opera, icona di un tessuto organico primordiale, dalle fattezze di una gigantesca venatura è stata esposta nel 2008 al Musee de Saint Etienne in Francia e più recentemente al Castello di Rivalta in Piemonte riconfigurandosi ogni volta a seconda dello spazio espositivo

Recentemente balzato alle cronache per essere stato uno dei primi artisti a rifiutare l’invito di Vittorio Sgarbi alla Biennale di Venezia, Paolo Grassino (Torino 1967) vive e lavora a Torino, con le sue opere propone una riflessione sulle derive della società attuale, sospesa sul crinale tra naturale e artificiale, tra precarietà e mutazione.

She Devil 5 al MACRO di Roma

Il 24 giugno 2011 il  MACRO – Museo d’Arte Contemporanea Roma presenta SHE DEVIL 5, il nuovo appuntamento della rassegna video dedicata al tema dell’identità femminile che trae il suo titolo dal famoso film di Susan Seidelman del 1989 e allude allo spirito diabolico e bizzarro con cui l’esperienza femminile indaga e attraversa il quotidiano.

SHE DEVIL nasce del 2006 da un’idea di Stefania Miscetti e coinvolge artiste e curatrici sia italiane sia internazionali, dalle più giovani alle più affermate. Le varie opere e le differenti prospettive critiche convivono all’interno di un discorso a più voci, in cui emergono le molteplicità dei mondi e delle visioni femminili. Tale varietà di presupposti e finalità ha permesso di presentare negli anni passati quattro rassegne, con 40 opere video e 24 curatrici coinvolte, oltre a un’edizione speciale internazionale tenutasi a Bucarest nel 2009.

Back To Black, un ritorno al nero alla Fondazione Bevilacqua La Masa

Il 23, 24, 25 Giugno 2011 la Fondazione Bevilacqua La Masa presenta Back to black. La nerezza del nero, convegno IUAV a cura di Patrizia Magli e Angela Vettese. Il nero assoluto non esiste, scriveva Vincent van Gogh a suo fratello. Il nero, egli diceva, forma l’infinita varietà dei grigi, tra loro diversi per tono e per forza. In che modo, allora, distinguere la nerezza del nero secondo una scala di gradazioni all’interno di questa “infinita varietà dei grigi”? Perfino un grigio chiaro può apparire quasi nero o decisamente nero se accostato ad un bianco abbagliante. Nessun colore infatti vive in un regime di solitudine.

E tuttavia, anche se lo considerassimo in uno stato di isolamento ideale, come le monocromie radicali in pittura o gli esperimenti di laboratorio, il nero è un complesso di configurazioni variabili. L’esperienza del nero, del nero osservato nelle sue varie manifestazioni e supporti materici, lo configura come un processo, come un’ininterrotta oscillazione tra colore e incolore, tra il buio più impenetrabile, le tenebre, fino all’ombra e alla penombra, quest’ultime invece già creature della luce. Il nero inteso come processo di intensificazione e attenuazione, di scolorimento e trascoloramento, è un divenire attraverso gradualità di transizioni. Ma c’è di più. Come John Cage suggeriva, se i monocromi di Rauschenberg invitavano l’osservatore a fare l’esperienza del “vuoto” e del “silenzio”, il nero si dà non solo come conoscenza visiva, ma come teatro dove è possibile riconoscervi sequenze di fasi, di spazi, di momenti.

Whaleless fa tappa a Bari

Fabrica Fluxus Art Gallery di Bari è lieta di presentare dal 21 Giugno al 22 Luglio la mostra WHALELESS a cura di Giovanni Cervi in collaborazione con Res Pira. WHALELESS – Secondo appuntamento per il ciclo “Proud to Present”, esposizioni dedicate a presentare progetti curatoriali fra i più interessanti del panorama artistico italiano ed internazionale, che il Maggio scorso ha proposto le serigrafie di studio StudioCromie – è un progetto curato da Giovanni Cervi con il supporto di Res Pira nato nel 2005 come intreccio fra arte ed ecologia.

“La balena è un simbolo potente, perché è innocua, perché quella della caccia alle balene è un’industria che si autoalimenta, non produce niente e rovina il mare. Inquinamento, pratiche di pesca insostenibili e sonar d’ultima generazione sono solo alcune delle cause che stanno mettendo a rischio di estinzione le balene, in pericolo i nostri mari e tutto l’ecosistema.” L’idea lanciata in “rete” era quella di immaginare un mondo “whaleless”, senza balene, e ben presto è diventato un vero e proprio network di artisti, creativi e addetti ai lavori attraverso il passaparola e i vari sistemi di socializzazione web, costituendosi come progetto itinerante che negli anni ha coinvolto gallerelena rapaie ed istituzioni di tutto il mondo da Londra a Firenze, da La Rochelle a Roma, Berlino, Milano e Reggio Emilia e adesso Bari.

Nuovo Cinema Israeliano allo Spazio Oberdan di Milano

Dal 19 al 23 giugno 2011 allo Spazio Oberdan di viale Vittorio Veneto a Milano si svolgerà la quarta edizione della rassegna Nuovo Cinema Israeliano. La diversità e l’originalità sono i filoni che lo Spazio Oberdan ha scelto, al fine di evidenziare quel senso di assoluta libertà artistica che impregna le opere dei registi d’Israele. Si tratta di una varietà stilistica che coincide con quella tematica, malgrado in alcune ricorra il tema dell’immigrazione.

La presenza degli immigrati russi (e quelli arrivati dall’Ex Unione Sovietica negli anni ‘90, che costituiscono un quinto della popolazione israeliana) è un tema predominante: persone che hanno quasi dimenticato le proprie origini e sentono di essere totalmente entrate nel flusso della società, altre che continuano a vivere come in un limbo, isolate dal mondo che le circonda, portando avanti le proprie tradizioni e continuando a parlare la lingua madre. Questi fenomeni hanno destato l’interesse dei registi, forse proprio perché alcuni tra questi provengono da quel mondo. Qui di seguito il programma completo della manifestazione

Non solo Biennale, Electrovenice la musica sbarca in laguna


Vi trovate a Venezia per ammirare le meraviglie in mostra alla Biennale? Beh allora non dovete di certo perdervi uno dei festival musicali più scoppiettanti e brillanti del momento. Stiamo ovviamente parlando del giovanissimo festival musicale Elctrovenice giunto quest’anno al suo secondo appuntamento.

Ma non fatevi ingannare dalla tenera età, Electrovenice ha già il piglio dei grandi festival internazionali ed a riprova di ciò è pronto a sciorinare una line up di artisti di altissimo livello. Il festival si svolge tutto in una giornata, quella del 18 giugno ad essere precisi. Il pubblico sarà letteralmente elettrizzato da artisti del calibro di Fatboy Slim, Deadmau5, Sven Vath, Afrojack, Goose, NT89 e Reset!. Electrovenice nasce nel 2010 come nuovo concetto di festival musicale in cui convivono la passione per la musica dance e l’idea di un evento estivo outdoor immerso nel verde nella splendida cornice del Parco San Giuliano.