Homeworks / Salottobuono

Lunedì 13 giugno alle ore 18.30 il project space di Kaleidoscope a Milano inaugura “Homeworks”, la quinta e ultima tranche dei workshop annuali. In questa occasione Salottobuono introdurrà l’ultimo episodio del suo percorso dedicato ai Cinque atti fondamentali, pubblicati da Superstudio su Casabella tra il 1972 e il 1973.

Inizialmente concepiti come cinque sceneggiature per altrettanti cortometraggi, i Cinque atti fondamentali, pongono l’architettura in relazione con i riti fondamentali dell’esistenza, tentando una rifondazione antropologica e filosofica della disciplina al di fuori delle logiche di produzione e consumo capitalistiche. A quasi quarant’anni di distanza, Salottobuono torna a ragionare sulla dimensione rituale dell’architettura, sulla possibilità di una rivolta, sul rinnovarsi di un pensiero critico.

Günter Grass all’Art Forum Würth

La prossima mostra dell’Art Forum Würth Capena avrà come protagonista lo scrittore, ma anche pittore, grafico e artista plastico tedesco Günter Grass. Nato a Danzica il 16 ottobre del 1927, Günter Grass è noto al pubblico internazionale soprattutto per le opere letterarie come Il tamburo di latta, che gli hanno valso nel 1999 il conferimento del premio Nobel per la letteratura.

La mostra ospiterà oltre cento lavori datati tra il 1952 e i primi anni Duemila: si passerà da alcune sculture fino ad arrivare ad interi cicli di disegni, che in alcuni casi sono parte viva e integrante dei suoi scritti. Infatti, utilizzando al tempo stesso scrittura e pittura, le immagini e i testi si completano, mescolandosi e confluendo le une negli altri. Talvolta i disegni e gli acquerelli sono riempiti di parole e testi come in Mostrare la lingua (1987), in altri casi l’immagine diventa l’illustrazione di un testo come ne Il mio secolo (1997-1999), in altri ancora si arriva addirittura alla creazione di un nuovo genere, quello dell’Aquadichte (Aquarell: acquerello, Gedichte: poesia), come in Reperti per non lettori (1997), dove l’acquerello e la poesia sono un tutt’uno.

For the love of contemporary a Firenze

Dodici ore no stop tra conferenze, spettacoli, eventi, una vera e propria ‘maratona’ del contemporaneo con epicentro a Palazzo Vecchio ed eventi in tutta la città per celebrare e riscoprire l’identità e l’anima contemporanea di Firenze. E’ ‘For the love of contemporary’, titolo che parafrasa il nome del famoso teschio tempestato di diamanti di Damien Hirst – For the love of God – e che si svolgerà l’11 giugno, alla vigilia della partenza dell’opera da Firenze.

Tra gli appuntamenti, alle 17.30 l’incontro “Città fatte ad arte: nuovi visioni per lo spazio urbano”, dedicato in particolare al tema dell’arte pubblica. Parteciperanno l’assessore da Giuliano da Empoli; Beatrice Trussardi, presidente della fondazione Nicola Trussardi; Mario Cristiani, fondatore di Galleria Continua; Alberto Salvadori, direttore artistico del museo Marino Marini; e Arabella Natalini, curatrice di EX 3.

Il riconoscimento facciale di Facebook? L’arte contemporanea l’aveva già inventato

In queste ultime ore sta rimbalzando tra i blog e le testate giornalistiche di tutto il mondo la notizia della nuova ideona partorita dai vertici del celebre social network Facebook. Stiamo parlando del riconoscimento facciale, una vera e propria meraviglia della tecnologia moderna a portata di tutti. Tramite una serie di calcoli e  di complessi algoritmi, il software sviluppato da Facebook sarebbe in grado di riconoscere e taggare una persona di vostra conoscenza, a patto che sia stata già taggata da altri utenti e quindi presente nel database del social network.

Ma in soldoni come funziona questo nuovo software? Facciamo un esempio, avete conosciuto qualcuno ad una festa e gli avete scattato una foto ma non sapete nulla di lui e soprattutto non sapete il suo nome. Con il riconoscimento facciale vi basta pubblicare la foto in questione e Facebook troverà nel suo database contenente milioni di persone il profilo del volto che cercavate. Incredibile, no? Ovviamente parliamo di un software sviluppato da una macchina, quindi esiste una percentuale di approssimazione molto alta ma è comunque sorprendente ammirare come sia capace di trovarvi anche se la vostra faccia è per così dire “distorta” da un largo sorriso.

Mike Brenner si rasa per Ai Weiwei

FREE AI WEIWEI!. Continuiamo con questo articolo la nostra campagna di solidarietà nei confronti Ai Weiwei, definito da molti giornali come artista dissidente, per noi semplicemente un grande artista che da troppi giorni si trova in mano ad regime senza pietà. Oltre le varie petizioni lanciate da istituzioni e musei, che molto spesso rimangono parole inascoltate, in molti hanno deciso di fare sul serio passando ai fatti concreti. Tra i primi a passare all’azione va sicuramente citato il Tate Modern di Londra che ha piazzato la gigantesca scritta: “Release Ai Weiwei” (Liberate Ai Weiwei) sul tesso del suo palazzo.

Al contempo la Turbine Hall ha deciso di trattenere una cospicua porzione dei semi di girasole di porcellana del progetto Sunflower Seeds anche dopo la chiusura della mostra in programma. Gli stessi semi di girasole sono ora in mostra alla Kunsthalle Marcel Duchamp in Svizzera ed il museo ha emanato un comunicato stampa dove è possibile leggere: “La mostra è dedicata alla coraggiosa campagna a favore dei diritti umani compiuta da Ai Weiwei.

I’ll be your mirror, Nan Goldin a Città della Pieve

Venerdì 10 Giugno alle ore 21,00 il Giardino dei Lauri ed il Comune di Città della Pieve presentano il documentario sullla vita di Nan GoldinI’ll be your mirror” al Teatro degli Avvalorati di Città della Pieve. I’ll be your mirror”, breve film prodotto dalla BBC nel 1995, è ancora oggi considerato uno dei documenti più articolati e precisi sulla storia personale e sul lavoro dell’artista statunitense Nan Goldin, che ne curò personalmente la regia, in collaborazione con l’amico di sempre David Armstrong e il documentarista inglese Edmund Coulthard.

La pellicola ricostruisce l’intera carriera dell’artista, dai suoi esordi nei primi anni ’70 fino alla metà degli anni ’90, periodo in cui si affaccerà potentemente sulla scena artistica internazionale, proponendosi come una delle figure più influenti in ambito fotografico e non solo. A quegli anni, infatti, risale la sua prima importante retrospettiva di mezza carriera, ospitata dal Withney Museum of American Art, mostra che la consacrerà definitivamente sulla scena contemporanea, garantendole una popolarità di pubblico e critica che ancora oggi non ha eguali tra gli artisti viventi.

Censure, ritardi e problemi tecnici. Anche questa è la Biennale

Le opere censurate di Aidan Salakhova

Come tutte le manifestazioni in grado di attirare folle oceaniche anche la Biennale di Venezia ha i suoi inconvenienti tecnici, le sue polemiche ed altre buffe vicende che contribuiscono ad accrescere la fama ed il mito di questo tipo di eventi. Eccovi quindi una piccola carrellata di stranezze accadute in quel di Venezia nel corso dell’inaugurazione della prestigiosa manifestazione. Il padiglione della Repubblica dell’Azerbaijan è stato protagonista di una curiosa censura a dir poco surreale . Ad occupare lo spazio nazionale sono stati chiamati 6 artisti tra cui la combattiva Aidan Salakhova che ha deciso di portare a Venezia due grandi sculture, una dal titolo Waiting Bride, vale a dire la statua di una donna coperta da un velo nero dalla testa ai piedi e Black Stone.

Quest’ultima opera raffigura la sacra pietra nera della Mecca circondata da una creazione di marmo bianco che rassomiglia pericolosamente ad una grande vagina. Una volta viste le opere il commissario del padiglione ha deciso di coprirle con un telo bianco. A questo punto, invece di rendere nota la censura, il commissario del padiglione ha cominciato ad accampare scuse poco plausibili: “Le statue sono state coperte a causa di alcuni danni subiti durante il trasporto”.

Giovedì difesa: The tunnel

Buone notizie dall’Australia. Una bella operazione a basso costo, finanziata con internet e distribuita gratis su bit torrent. Il film del regista Carlo Ledesma per gli amanti dell’horror è da non perdere. Segue la scia, a me molto cara, dei mockumentary. Film che si fingono documetario.

Il genere horror ha infatti di recente tirato fuori molti bei lavori, anche a basso budget, il cui valore aggiunto è proprio nella finzione, portata all’estremo, che l’evento pauroso raccontato sia davvero accaduto e che queste siano le prove. In questo caso una troupe televisiva le cui interviste accompagnano le riprese da loro girate sui “paurosi eventi” si era intestardita in indagini alla ricerca della notizia relativa a misteriose sparizioni nei sotterranei di Sidney.

Swoon, Phlegm, Ewok ed Emol, nuove avventure estive per la Street Art

Swoon

Lo avevamo detto noi che d’estate la Street Art ha una marcia in più ed a conferma di ciò i vari protagonisti di questa spettacolare forma artistica sono in giro per il mondo con l’obiettivo di compiere numerose azioni creative. Partiamo da Swoon, protagonista della street art al femminile che è attualmente impegnata ad installare una grande opera nella hall centrale del New Orleans Museum of Art.

Nella sua nuova opera intitolata Thalassa, l’artista ha deciso di cogliere i profondi legami tra la città di New Orleans, il mare e la mitologia greca. L’installazione di Swoon al NOMA sarà inaugurata il prossimo 10 giugno e rimarrà in visione fino al 25 settembre 2010.  Nel frattempo Israele sembra divenuta la patria della street art. Sarà forse grazie alla fama di Tel Aviv, città aperta 24 ore su 24 e patria del divertimento, sarà per la commistione di razze, popoli e religioni. Sta di fatto che ultimamente nomi come Utah ed Ether hanno scelto di spostarsi proprio in Terra Santa per ricoprire le strade con le loro caleidoscopiche creazioni.

Lumen Urban Show @ WunderKammern Roma

Lo spazio Wunderkammern apre alla mostra collettiva LUMEN Urban Show e premia con il WK Art Distinction l’artista più interessante dell’evento di urban art. Dal 16 Giugno al 10 Settembre lo spazio espositivo Wunderkammern ospiterà la collettiva LUMEN Urban Show, con l’obiettivo di portare in città una iniziativa che coinvolgerà i più talentuosi urban artists della scena nazionale, attraverso le associazioni Mac Contemporaneo di Ancona, Infart Collective di Bassano del Grappa, Style Orange e il Cerchio e le Gocce di Torino, Walls di Roma, Largo Baracche di Napoli.

LUMEN è un evento nato nel 2010 a Salerno e che quest’anno si è svolto dal 13– 29 maggio 2011 presso il Parco dell’Irno, ex area Salid. Ad ogni edizione, gli artisti invitati a partecipare sono chiamati a confrontarsi con un formato creativo ed espositivo diverso da quello con cui sono abituati a lavorare e ad esprimersi di solito, che si sviluppa attorno ad un concept tra arte e territorio. Per LUMEN edizione 2011, 21 urban artist segnalati dalle associazioni di tutta italia, hanno aderito all’iniziativa realizzando dei bozzetti per la produzione di una prova d’artista su base inedita, la maiolica, per un formato di cm.50×50.

L’arte irlandese contro Bono Vox mentre il MET alza i prezzi

Pensate che le tasse italiane siano troppo alte? Beh, forse la cosa non vi sarà di conforto ma sappiate che l’Italia non è l’unico paese ad avere tasse astronomiche. Parlando di gabelle infatti anche l’Irlanda si difende bene e se fino a qualche anno fa gli artisti potevano godere di tassazioni privilegiate, nel 2006 il governo ha deciso di rialzare la posta, con sommo dispiacere di molti creativi. A questo punto molti artisti hanno deciso di spostare i loro affari all’estero e fra questi nomi c’è anche Bono Vox, carismatico leader degli U2 che ha pensato bene di evitare le tasse nazionali trasferendo i suoi affari in altri lidi, in Olanda ad essere precisi.

Questa fuga ha mandato su tutte le furie molti connazionali della celebre band ed in occasione del ritorno in patria degli U2 previsto per il prossimo 24 giugno al festival di Glastonbury, l’organizzazione artistica Art Uncut inscenerà una performance di protesta molto simile ad una vecchia azione di Banksy.

Quando l’arte italiana si trasforma in un “tour all’interno del cervello di Silvio Berlusconi”


Lo stato di profonda consunzione in cui versa la cultura italiana non mi stupisce più di tanto ma il bello è che le cose in questi ultimi tempi sono decisamente peggiorate. Fino a poco tempo fa le brutte figure restavano in famiglia, oggi grazie a Vittorio Sgarbi, all’ex ministro Sandro Bondi che ha caldeggiato la sua nomina alla curatela del Padiglione Italia ed al presidente della Biennale Paolo Baratta che lo ha praticamente appoggiato in tutto e per tutto (richiamandolo con lettere profumate ad ogni suo finto tentativo di rinunciare le dimissioni), l’arte contemporanea italiana è divenuta lo zimbello di tutto il mondo.

Proprio oggi Adrian Searle del Guardian ha pubblicato un articolo che suona più o meno così: “Il Padiglione Italia, un padiglione evitato dalle persone sane e visitato solo da quelli che ci sono capitati per caso. Noiosamente provocatoria, la mostra di Sgarbi è piena di cose orribili e kitsch, con un allestimento che fa impallidire. Con i suoi cliché ed il suo populismo-spazzatura il Padiglione Italia è come un tour all’interno del cervello di Silvio Berlusconi”.

Pillole di Biennale – 01 La partenza

Come sempre il bivio è uno solo: hai soldi-fortuna-possibilità per stare a Venezia almeno una decina di giorni oppure no? Ovviamente io no e quindi ecco il mio frenetico racconto di una tre giorni faticossissima, ovvero l’esperienza Biennale come viene vissuta dalla maggior parte dei comuni mortali che si trascineranno in laguna nei prossimi mesi. Per la precisione ho transitato sulle acque per due giornate e mezza e ancora ho la sensazione sgradevole di essere sul vaporetto che sobbalza tra le onde e negli occhi le immagini si sovrappongono e le domande si fanno incessanti.

Come ogni brava turista aderente ai cliché ho fatto tante foto, ma solo a quello che volevo ricordare, di conseguenza il mio racconto di viaggio sarà più simile al diario segreto di una sedicenne piuttosto che un racconto giornalistico serio ed equilibrato, suvvia di quelli ne trovate a bizzeffe. Mi lascerò tuttavia la possibilità di utilizzare foto non mie li dove sarà necessario.

Alessandro Piangiamore da Magazzino d”Arte Moderna di Roma

Si inaugura ogggi da Magazzino D’arte Moderna di Roma la mostra personale di Alessandro Piangiamore (in visione fino al 15 settembre 2011).

Testimone di fatti ordinari

Ho deciso di scrivere in prima persona, senza delegare ad altri questo compito. Non intendo giustificare alcuna delle opere, per il motivo semplice che qualsiasi spiegazione potrebbe limitarne le potenzialità. È sempre difficile parlare del lavoro, probabilmente – credo – perché composto di immagini, le quali, per loro natura, sono difficili da comunicare.

Viene tutto dal mondo, ma non in quanto avvenimento esterno. Sono come dei “presagi” che possono solo essere accennati; andare a fondo sarebbe troppo difficile e anche inutile. Una precisazione necessaria riguarda la performance eseguita in relazione ad un’opera in mostra, che vede la presenza esclusiva, tra gli esecutori, di persone a me vicine, sempre presenti durante il mio lavoro. Sono i miei giganti.