Anche Ad Rock si mobilita per le Pussy Riot

Pochi giorni fa avevamo parlato del terribile atto di ritorsione perpetrato dalle istituzioni russe ai danni del gruppo artistico al femminile delle Pussy Riot. Le battagliere artiste avevano organizzato una performance davanti la sede della chiesa ortodossa del Patriarca di Mosca Cirillo I. l’azione in questione consisteva in una Punk Prayer, una preghiera Punk per salvare la russia dalle spire di Putin.

Purtroppo Cirillo I non ha gradito e le forze dell’ordine hanno prontamente arrestato Nadezhda Tolokonnikova, Maria Alyokhina ed in seguito anche Yekaterina Samutsevich, terzo componente del gruppo. Le tre donne rischiano fino a 7 anni di reclusione Ebbene, anche se la notizia dell’iniquo arrestonon ha ancora raggiunto l’eco mediatico delle disavventure del povero Ai Weiwei, molti protagonisti dell’arte e dello spettacolo si sono mossi per tentare di  tirar fuori dalla gattabuia le povere malcapitate.

Vestiti con i microbi ed altre sranezze dell’arte contemporanea

Stramberie per il mondo comune, normale amministrazione per il mondo dell’arte contemporanea. Già, l’universo creativo è per sua natura avvezzo alle stranezze e di quando in quando esse affiorano spontaneamente in ogni parte del globo. Vediamo ad esempio le stramberie di questa settimana: L’artista australiana Donna Franklin è riuscita a creare una grande quantità di cellule fibrose inoculando un batterio usato nel processo di fermentazione dell’aceto all’interno del vino.

Il batterio produce cellulosa se immerso in una soluzione che contiene glucosio. Questa speciale cellulosa microbica, che l’artista ha ribattezzato Micro-be, è chimicamente simile al cotone tanto che è facilmente utilizzabile per produrre abiti come quello che appare nella foto.

Vuoi copiare un’opera? Compra i diritti!

Patrick Cariou a sin. - Richard Prince a Dx.

Non molto tempo fa, artisti come Richard Prince e Sherrie Levine  erano noti per la simpatica abitudine di creare un’opera nuova, originale e inaspettata, utilizzando opere già note ed aggiungendo in seguito un contributo personale in modo da rendere il prodotto finito unico. Questo procedimento artistico si prefiggeva l’obiettivo di suscitare nello spettatore un’osservazione critica e attenta dell’opera, facendogli così  cogliere l’elemento originale che caratterizzava la nuova opera, la quale assumeva un’unicità che la differenziava da quella già prodotta.

Oggi questo procedimento, che agli occhi di molti potrebbe sembrare un vero e proprio plagio, è divenuto alquanto difficoltoso e rischioso. Già, non si tratta più di prendere una foto prodotta da un altro artista, schiaffarci due o tre spennellate di colore e rivendersela a peso d’ora tramite qualche dealer pluriblasonato, oggi c’è la legge di mezzo. Prince ne sa qualcosa, vista la sonora batosta rimediata da Patrick Cariou, a cui aveva ingiustamente modificato alcune foto, spacciandole in seguito per sue opere.

Dopo i Voina anche le Pussy Riot vanno in galera

La Russia ha qualche problemino con la libertà di espressione in realazione all’arte contemporanea. Non si tratta di fare di tutta l’erba un fascio ma di prendere in considerazione la dura realtà e nulla più. Come ben ricorderete, in questi ultimi mesi il gruppo artistico Voina è stato oggetto di tremende censure e di persecuzioni giudiziarie. Leonid Nikolaev e Oleg Vorotnikov sono rimasti in prigione sino a poco tempo fa, con l’accusa di aver provocato una sommossa. Anche Natalia Sokol, altro membro del gruppo, è stata più volte raggiunta da mandati di cattura e lo scorso dicembre l’artista è stata dichiarata ricercata internazionale per violenza ai danni di un pubblico ufficiale.

Natalia Sokol, in avanzato stato di gravidanza, si è quindi veduta costretta a fuggire ed Alexei Pluster-Sarno (altro membro dei voina) ha dichiarato alla stampa quanto segue: “Il fatto che la madre di Kasper, di due anni e mezzo, Natalia Sokol, che aspetta un bambino, diventi l’obiettivo dei corrotti poliziotti russi mostra l’incredibile cinismo di investigatori, giudici e di tutto il sistema giudiziario in Russia. Natalia è un’artista conosciuta in tutto il mondo. La sua unica colpa è di essere autrice di brillanti azioni artistiche di protesta.”

Come attirare l’attenzione del gallerista

Stanchi delle fiere? Siamo certi che la risposta sia no, ma siamo anche certi che molti di voi saranno stanchi di recarsi alle fiere e non essere presi in considerazione dai galleristi. Già, nelle giornate di fiera i dealers sono tutti impegnati a parlottare con i collezionisti e con i loro preziosi contatti. Ed a noi amantissimi dell’arte contemporanea chi ci pensa? Ecco un pratico vademecum che vi renderà simili ad un collezionista/esperto/addetto del settore in grado di attirare l’attenzione del gallerista.

I galleristi in genere notano solamente due tipi di persone: Chi sembra ricco e chi minaccia di rompergli un’opera. Ovviamente voi dovrete tentare di somigliare alla prima categoria. Vestitevi in modo eccentrico ma non volgare per le donne abitino sgargiante e coda di cavallo, per i maschietti completo con pantalone strizzatissimo e mocassinaccio alla Briatore, una bella barba sarà come la ciliegina sulla torta. Ah, non dimenticate mai gli occhiali, se non avete problemi di vista prendetene un paio fasulli.

Non si brinda senza Bellini

In questi giorni la notizia è rimbalzata su tutti i magazine di arte contemporanea: Andrea Bellini lascia il Castello di Rivoli per il CAC di Ginevra ed il museo torna a nuotare nel grande mare della tristezza che ormai da tempo bagna la nostra martoriata Penisola. L’accoppiata Beatrice Merz / Andrea Bellini non ha certo contribuito a proiettare il museo nell’olimpo dell’arte contemporanea internazionale anzi, tra Arte Povera e sbadigli, Rivoli ci ha fatto vedere ben poco nei circa 2 anni di gestione del duo. 

Due direttori, due profumati stipendi e molto poco da vedere: Possiamo migliorare e lo faremo”, queste le parole ( dichiarate al quotidiano La Stampa) della coppia di fronte al colossale buco di 480 mila euro, scavato all’interno dei bilanci del povero museo nel marzo 2011. Di fatto per migliorare si è fatto ben poco, 2.2 milioni di euro elargiti dalla Regione per il museo, 145 milioni di euro a testa per lo stipendio annuale dei due direttori.

Caso Sotheby’s vs movimentatori: c’è l’accordo!

C’è la crisi è vero ma sentir parlare di mancanza di fondi in un settore di lusso come quello delle aste sembra proprio un controsenso bello e buono.  Sta di fatto che in questi ultimi mesi un colosso come Sotheby’s ha maltrattato i suoi lavoratori che a loro volta hanno risposto con una dura stagione di proteste.  Tutto è cominciato a New York verso la fine d’agosto dello scorso anno. Circa 43 lavoratori del gigantesco brand internazionale hanno dato vita ad uno sciopero causato dal mancato rinnovamento del loro contratto, scaduto verso la fine di luglio.

I lavoratori del Teamsters Local 814 hanno successivamente iniziato un picchetto di protesta, realizzando ad oggi il più longevo sciopero della storia di Sotheby’s. In sostanza questo agguerrito team appartiene alla categoria dei movimentatori, un profilo altamente specializzato che si occupa di “maneggiare” e spostare fisicamente le preziose opere messe in vendita dalla casa d’aste.

Arte e grane legali

Oggi parliamo di arte contemporanea e noie legali, visto che spesso e volentieri le opere d’arte finiscono per incendiare gli animi e riempire le aule di tribunale. Una strana vicenda accaduta lo scorso 22 maggio ha tirato in ballo un’opera di Sol LeWitt. Come molti di voi ben sapranno, l’artista in questione è celebre per i suoi Wall Drawing, perlopiù eseguiti a distanza da assistenti ed altri incaricati tramite delle istruizioni cartacee ben precise. Le istruzioni divengono quindi una sorta di certificato di autenticità dell’opera e si potrebbe affermare che, data la non –portabilità della maggior parte delle opere di Sol LeWitt, una volta perse le istruzioni anche l’opera non è più autentica.

Tempo fa il collezionista Roderic Steinkemp aveva prestato un Wall Drawing di LeWitt alla galleria Rhona Hoffman di Chicago assieme alle istruzioni per eseguirlo. Il pezzo in questione era stato staccato dal muro di una casa di Cambridge, dove era stato posizionato nel 1985. A questo punto la Rhona Hoffman Gallery ha inavvertitamente perso le istruzioni del murale, scatenando le ire di Steinkamp. Il collezionista ha quindi deciso di citare in giudizio la galleria, chiedendo un risarcimento di 1.4 milioni di dollari perché la perdita delle istruzioni rende l’opera praticamente un falso.

Tyler Shields e la Birkin in fiamme

Avete presente la Birkin Bag? Beh, siamo sicuri che le nostre lettrici più posh avranno giù intuito di cosa stiamo parlando. Per tutti quelli che non conoscono questa particolarissima borsa possiamo aggiungere che la stessa è prodotta dal celebre luxury brand Hermès e che generalmente per aggiudicarsene una bisogna spende la bellezza di 6000 euro ma il suo valore può raggiungere anche i 120.000 euro, basti pensare alla versione con diamanti e pelle di coccodrillo.

 Hèrmes creò questo costosissimo accessorio nel 1984 durante un volo da Parigi a Londra, dove erano presenti l’attrice e modella Jane Birkin e Jean-Louis Dumas, lo stilista di Hermès. Nel bel mezzo del viaggio la Birkin aprì la sua borsa di Hermès dalla quale cadde una moltitudine di fogli e appunti. Dumas allora prese la sua borsa e gliela restituì qualche settimana dopo, con l’aggiunta di una tasca. Jane Birkin raccontò poi a Dumas la propria difficoltà di trovare una borsa per il week – end, che fosse allo stesso tempo femminile e comoda.

Collezionare in Svizzera senza pagare le tasse

Le tasse sono un argomento scomodo per chiunque, figuriamoci quando si parla di arte contemporanea. Ovviamente, come ogni tipo di compravendita, anche le vendite di opere d’arte devono sottostare alle ferree leggi del sistema fiscale. Ad aggirare l’ostacolo ci si prova in tutti i modi, i dealer vendono sottobanco e gli artisti vendono a studio, lontano dagli occhi indiscreti. Noi siamo certi che gli evasori rappresentino  una piccola parte del nostro sistema ma un articolo recentemente pubblicato da CNBC potrebbe gettare alcune ombre sul versante arte e fisco, lasciando presagire che le pecore nere siano molte ma molte di più.

Il problema è stato sollevato da Pierre Valentin, avvocato specializzato nel mercato dell’arte che ha dichiarato quanto segue: “Molte assicurazioni si sono rifiutate di assicurare opere custodite in Svizzera perché in tale nazione sono conservate troppe opere in poco spazio. Vi sono capannoni stracolmi d’arte.

Damien Hirst? dipinge come Gheddafi!

Damien Hirst non è un pittore. Ma come, direte voi, e gli Spot Paintings? E gli Spin Paintings? Beh, ci vuole coraggio a definire dipinti sia gli Spot che gli Spin, i primi sono semplici puntini colorati, delle patterns che nel tessile si usano dagli anni del cucco. I secondi invece sono simili a quei dipinti che fino a qualche tempo fa si potevano comprare al lunapark per pochi spicci, quelli eseguiti con il piatto rotante per intenderci. Ovviamente noi di Globartmag non siamo gli unici a criticare negativamente le esperienze pittoriche del folletto della YBA generation.

Anche gli altri magazine del settore hanno più volte criticato le gesta materiche del nostro buon Hirst. Come ben ricorderete, nel 2009 Hirst presentò una nuova serie di 25 dipinti realizzati per la mostra No Love Lost: Blue Paintings alla Wallace Collection di Londra. In quel frangente la critica ha stroncò le opere del celebre artista definendole la peggiore brutta copia di Francis Bacon. In seguito a questa triste vicenda anche il prestigioso magazine Artreview, nella sua top 100, si trovò costretta a far scendere Hirst al 48° posto e l’editore Mark Rappolt commentò così l’accaduto: “negli ultimi tempi Damien Hirst ha cambiato la sua produzione e le sue direzioni artistiche in maniera del tutto drastica. L’artista ha ridotto il suo studio e sembra essere in una sorta di fase sperimentale.”

Takeshi Miyakawa, l’artista scambiato per terrorista

In questi ultimi giorni è successo un fatto decisamente bizzarro che ha coinvolto il povero artista giapponese  Takeshi Miyakawa. Il 50enne ormai naturalizzato americano (visto che vive dal 1989 nella Grande Mela)  aveva intenzione di esprimere tutto il suo amore per la città di New York creando delle installazioni ambientali da diffondere su tutto il tessuto urbano. Miyakawa ha quindi pensato bene di creare dei sacchetti di plastica con la caratteristica scritta “ I ♥ NY ” e di piazzare al loro interno una scatoletta con una batteria collegata a dei led colorati, capaci di brillare per diverso tempo, proprio come le classiche lucine degli addobbi natalizi.

L’artista ha poi piazzato diversi sacchetti sui lampioni e sui rami degli alberi in modo da creare un tripudio di luci sospese per tutta la città. Peccato però che l’atmosfera festosa si è subito trasformata in una vicenda dai risvolti drammatici.

Marc Jacobs batte Kidult 6-0 6-0

In questi giorni si è sviluppata una curiosa guerra a colpi di street art che tirato in ballo anche il dorato mondo del fashion design. Come molti di voi ben sapranno, lo scoppiettante Marc Jacobs è una vera e propria fucina di idee. Oltre ad essere direttore artistico di un prestigioso marchio come Louis Vuitton (posizione assunta nel 1997), Jacobs è possessore di un suo brand d’abbigliamento dove figura anche una linea meno costosa denominata Marc by Marc Jacobs.

Proprio un uno dei retail shop del brand, la scorsa settimana si è abbattuta la furia della street art. Kidult, un agguerrito street artist newyorchese, ha infatti scelto come bersaglio principale lo shop di Jacobs situato nel centro di Manhattan. Durante la notte lo street artist ha compiuto la sua poderosa azione e l’indomani i commessi accorsi all’apertura si sono ritrovati l’intera vetrina del negozio coperta dalla scritta ART, graffiata con vernice rossa.

Ritrovata un’opera eseguita da Andy Warhol a…11 anni

Cosa ne pensate di Andy Warhol? Beh, che vi piaccia o no, il mitico re della pop art americana è certamente uno dei protagonisti più noti dell’arte contemporanea. Le sue opere, prese in prestito dalla cultura di massa sono in seguito divenute vere e proprie icone di quest’ultima e molte di esse. Un processo dirompente che non sembra arrestare il suo inesorabile tragitto verso l’olimpo.

Me se Warhol è uno degli artisti più amati dagli amanti dell’arte di tutto il mondo, va detto che anche i collezionisti vanno letteralmente pazzi per il suo parruccone patinato. Quando si parla di mercato dell’arte e di aste internazionali non esistono Minimalismo o  Nuova Scuola di Lipsia che tengano, il mitico Andy Warhol è sempre il padrone incontrastato. A riprova del fatto, la scorsa settimana alla vendita londinese di Sotheby’s, l’opera Double Elvis, quella con Elvis Presley ritratto con il vestito da cowboy indosso, è riuscita a totalizzare la bellezza di 37 milioni di dollari.