Marina Abramovic diventa un gioco del Commodore 64

Cosa hanno in comune la grande performance artist Marina Abramovic ed il Commodore 64? Ben poco direte voi ed invece da oggi questo rocambolesco binomio è divenuto realtà. I gamers più maturi ricorderanno sicuramente le mitiche avventure grafiche dalla Sierra, una software house che tra gli anni ’80 e ’90 produsse un buon numero di video games ad 8 bit entrati nella storia. Stiamo parlando delle saghe di Police Quest, Leisure Suit Larry e Space Quest, tanto per citare alcuni titoli.

Ebbene, il funambolico artista Pippin Barr ha deciso di prendere spunto da quei mitici videogames per creare un’avventura grafica basata sulla ormai storica mostra The Arist is Present di Marina Abramovic, tenutasi al MoMA di New York lo scorso anno. Se ben ricorderete, nel corso della performance Marina Abramovic  decise di sedersi ad un tavolo nell’atrio del museo per ogni singolo giorno fino alla fine della mostra. Il tavolo era corredato da una sedia aggiuntiva, volutamente lasciata vuota ed a disposizione dei visitatori che erano invitati a sedersi su di essa e ad incrociare lo sguardo della grande artista.

Felix Gonzalez-Torres ispira la Istanbul Biennial 2011

Carlos Herrera

Le Biennali come molti di voi sapranno ruotano attorno ad un tema principale, un appiglio che ogni buon curatore utilizza come nastro di partenza da cui partono sia le manifestazioni creative degli artisti sia l’allestimento dell’evento. Solitamente questo appiglio si sviluppa partendo da temi filosofici o sociali, basti pensare ad ILLUMInazioni – ILLUMInations di Bice Curiger o a Fare mondi- Making Worlds di Daniel Birnbaum, tanto per restare dalle parti della Biennale di Venezia.

A volte però capita che lo spunto scelto dal curatore di turno sia un artista, un personaggio talmente ispirato e seminale da influenzare intere schiere di artisti ed eventi. I curatori Jens Hoffmann e Adriano Pedrosa hanno appunto pensato ad un artista quando hanno deciso di sviluppare il tema principale della loro Istanbul Biennial 2011, apertasi lo scorso 17 settembre (in visione fino al prossimo 13 novembre 2011). L’artista in questione è il grande Felix Gonzalez-Torres, raffinato e poetico artefice di creazioni artistiche spesso destinate ad esaurirsi per mano dello spettatore alla stregua del ciclo vitale dell’uomo. 

East of Eden: il potere evocativo del reale

Dal 14 settembre al 15 gennaio è possibile visitare, presso gli spazi del Ludwig Museum di Budapest, la mostra East of Eden / Photorealism: Versions of Reality a cura di Nikolett Erőss.

Il fotorealismo, fenomeno che ha preso piede per lo più negli anni sessanta, è visto qui con un’attenzione particolare a quelle che sono le dinamiche socio-politiche che hanno attraversato gli anni della guerra fredda.

Le diverse mostre che hanno più volte affrontato questo aspetto si sono focalizzate sul versante degli artisti occidentali; invece scopo di questa mostra itinerante, che ha attraversato prima Vienna poi Aquisgrana, è di mettere in luce analogie e differenze attraverso l’analisi degli artisti che hanno operato al di là della cortina di ferro, lungo la sfera d’influenza sovietica.

Hans-Peter Feldmann copia Gianni Colosimo e i suoi dollari

Hans-Peter Feldmann

Lo scorso anno l’artista Hans-Peter Feldmann ha vinto il prestigioso Hugo Boss prize, premio biennale che solitamente viene assegnato ad artisti che nel corso del tempo hanno compiuto gradi ricerche nel campo dell’arte contemporanea. Feldmann ha quindi avuto il privilegio di beccarsi i tanto agognati 100.000 dollari di borsa messa in palio dal rinomato fashion brand internazionale. Prima di lui altri celebri artisti sono riusciti a mettere le mani sulla cospicua somma, Matthew Barney ad esempio ha vinto l’edizione 1996, Douglas Gordon quella del 1998 e Tacita Dean quella del 2006.

Fin qui tutto potrebbe apparire come una normale notizia, anche un poco vecchia. Fatto sta che quei famosi 100.000 dollari Hans-Peter Feldmann li ha utilizzati per produrre la sua mostra al Guggenheim Museum di New York, in visione fino al prossimo 2 novembre 2011. In parole povere l’artista ha utilizzato fisicamente le banconote, ricoprendo lo spazio della prestigiosa istituzione con pezzi da un dollaro, fino a raggiungere quota 100.000 e creando così una bizzarra installazione che ha richiesto ben 13 giorni di assiduo lavoro.

Ma è davvero terribile come si vocifera la Biennale del 2011?

 

 

Ma è davvero terribile come si vocifera la Biennale del 2011?Questa domanda ancora circola tra gli indecisi che vorrebbero utilizzare gli ultimi strascichi di vacanze per dar sfogo alla curiosità ma che temono i “te lo avevo detto” di turno, ora poi figuriamoci con la tassa sul turismo!

Il padiglione Italia raggiunge livelli sconcertanti. Ne abbiamo sentito parlare tanto, certo, ma una volta lì, nonostante tutte le anticipazioni, il senso di sconforto aumenta vertiginosamente soprattutto al culmine di un percorso già non troppo esaltante.

King Robbo è grave. Banksy lo aiuterà?

Oltre ad essere uno dei più grandi protagonisti della street art internazionale, il nostro beniamino Banksy potrebbe tranquillamente divenire un supereroe alla stregua di Spiderman o Bat Man. Lo street artist mascherato, se ben vi ricordate, ha da poco salvato due componenti dei Voina, imprigionati lo scorso inverno e successivamente scarcerati proprio grazie al pagamento di una profumata cauzione.

Ebbene proprio in questi ultimi giorni questa fama da vendicatore mascherato della street art potrebbe essere messa in discussione da un suo nemico storico, vale a dire King Robbo, con cui già dal 2009 Banksy aveva scatenato una vera e propria street war a colpi di graffiti. Robbo si trova attualmente in coma farmacologico, dopo esser stato trovato a terra nella sua casa di Holloway, con una ferita alla testa potenzialmente fatale.

Venezia vuole cambiare faccia allo storico Ponte dell’Accademia

Venezia è nell’apice del successo, la 54esima Biennale delle arti Visive ha raggiunto quota 150.000 visitatori lo scorso 11 agosto e rimarrà aperta fino al prossimo 27 novembre 2011. Il 31 agosto inoltre partirà la Mostra del Cinema che non mancherà di portare ulteriore pubblico in laguna. In questi giorni però alcune brutte notizie hanno un poco rovinato il clima di festa. Si parla di ponti, una questione che nella città lagunare risulta sempre molto spigolosa. Sono ancora vive le polemiche per l’ormai tristemente celebre Ponte della Costituzione creato nel 2008 dall’archistar Santiago Calatrava, il quale attraversa il Canal Grande tra Piazzale Roma e la Stazione di Santa Lucia.

In questi giorni è stato sottoposto ad ulteriori lavori per il collaudo di un’ovovia su rotaia agganciata ad una grimagliera, per permettere ai disabili di attraversarlo. Va inoltre detto che per il suo design sin troppo avveniristico, il ponte di Calatrava non è mai riuscito a far breccia nel cuore dei veneziani che lo hanno da subito ripudiato. 

David Lynch incide il suo primo disco


Quando si parla di David Lynch non ci si annoia mai. Il visionario regista di films come Inland Empire, Elephant Man, Twin Peaks e Mullholland Dr.  è infatti un vero e proprio vulcano di idee creative, attività che non si fermano alla sola cinematografia ma si estendono anche ad altri campi. Dopo varie eventi legati alle arti visive, il caleidoscopico regista ha deciso di focalizzare la sua attenzione sulla musica, realizzando il suo primo album da studio.

In verità non è la prima volta che David Lynch  decide di cimentarsi con la musica, le sue ambizioni in questo campo hanno infatti preso ancor più corpo nel 2010 quando il regista ha fondato la David Lynch Music Company. A novembre quindi uscirà l’album Crazy Clown Time, formato da 14 tracce composte dal musicista-autodidatta.

Carl Andre al Museion di Bolzano

Padre fondatore della Minimal Art, leggenda vivente, con le sue opere radicali Carl Andre ha rivoluzionato il concetto di scultura e influito fortemente sullo sviluppo dell’arte del XX secolo. A pochi mesi dal conferimento del prestigioso premio della Roswitha Haftmann Stiftung, il Museion di Bolzano dedica a questo importante artista americano la prima celebrazione museale in assoluto per l’Italia.

Più di venti sculture, opere di medie e piccole dimensioni dalla fine degli anni Cinquanta ad oggi provenienti da collezioni pubbliche e private verranno presentate dal 16 settembre nelle sale del Museion. Tra le famose installazioni di grande formato anche Wirbelsäule (colonna vertebrale) opera realizzata nel 1984 a Basilea, raramente esposta, che verrà presentata nello spazio pubblico davanti al museo. Particolare attenzione verrà dedicata ai Poems, opere testuali poco conosciute, ma di importanza fondamentale per il pensiero e l’arte di Carl Andre.

Ai Weiwei torna su Twitter e parla a nome degli artisti prigionieri

Ai Weiwei sembra essere tornato a parlare a gran voce tramite internet. Dopo averlo visto sulla nuova piattaforma Google +, social network in lotta con Facebook, il coraggioso artista è comparso anche su Instagram, social network fotografico molto in voga tra gli utenti Apple. Proprio su questa piattaforma Weiwei sta pubblicando le foto del suo recupero fisico, lo vediamo infatti mentre si pesa e guadagna 3 etti o quando mangia un’enorme ciotola di riso in compagnia dei suoi collaboratori.

La notizia del giorno è però quella del grande ritorno dell’artista su Twitter, social network dove il profilo di Weiwei è visitato da centinaia di migliaia di fan e da dove l’artista ha più volte lanciato le sue azioni da “dissidente”, per usare un vocabolo tanto caro al regime cinese. Ebbene, noi tutti avevamo subito pensato ad una probabile quanto malaugurata censura del profilo Twitter ma fortunatamente le cose non stanno così ed il nostro è tornato a twittare liberamente.

Il manifesto della nuova arte cinese esisteva già nel 1985, l’aveva scritto Ai Weiwei

Anche se in questi giorni le notizie riguardanti Ai Weiwei sono soprattutto legate alla sua prigionia ed ai soprusi subiti dalle autorità cinesi, la scoperta di un importante documento ha spostato l’attenzione sul fenomeno dell’arte contemporanea made in China. Nel 1985 Weiwei scrisse un manifesto con punti ben delineati che in sostanza ha anticipato l’ondata delle nuove generazioni artistiche cinesi, anzi per meglio dire ha aperto la strada a tali nuove leve.

Il documento è stato pubblicato recentemente dal noto magazine artistico Artinfo. Vediamo quindi cosa c’è scritto in questo storico manifesto intitolato Chinese United Overseas Artists : “Siamo artisti cinesi. Abbiamo notato la grande influenza che l’arte classica cinese ha esercitato in tutto il mondo. Abbiamo anche preso coscienza del rapido sviluppo dell’arte moderna occidentale nello scorso secolo. Quello che ci sta a cuore è però l’attuale stato dell’arte cinese ed il suo futuro. Siamo molto felici dei cambiamenti verificatisi in Cina negli ultimi anni. 

Daniel Buren al Tuscan Sun Festival

Galleria Continua, Tenimenti d’Alessando e Tuscan Sun Festival di Cortona sono lieti di invitarvi all’inaugurazione della fontana di Daniel Buren ‘camminare sull’acqua: lavoro in situ’, 2011 nell’ambito del Tuscan Sun Festival di Cortona. Commissionato da Massimo d’Alessandro e da Giuseppe Calabresi, con la collaborazione di Mario Cristiani (Galleria Continua), l’idea è stata concepita prevendendo l’installazione dell’opera stessa all’interno della tenuta in toscana sita vicino Cortona.

L’artista concettuale francese, è uno delle forze creative dell’arte contemporanea degli ultimi quarant’anni. Daniel Buren espone regolarmente le sue opera in musei e gallerie nazionali ed internazionali, ha lavorato a più di ottanta opera pubbliche ufficiali in tutto il mondo.

Addio ad Agota Kristof, indimenticata autrice della Trilogia della città di K.

Si è spenta ieri la grande scrittrice Agota Kristof, autrice del capolavoro della letteratura contemporanea intitolato Trilogia della città di K., serie di libri stampata in oltre 30 paesi. Nata il 30 ottobre del 1935 a Csikvand in Ungheria, un villaggio mancante di ogni minimo servizio inclusi telefono ed acqua, Agota Kristof è costretta a rifugiarsi nel 1956 a Neuchatel, in Svizzera, a causa dell’invasione della Russia in terra di Ungheria. Assieme al marito ed alla figlia la scrittrice si incammina di notte attraverso la foresta per dirigersi verso l’Austria dove in seguito salirà su un camion diretto a Neuchatel.

In Svizzera inizia a scrivere in lingua francofona ma non sarà mai padrona assoluta del francese per sua stessa ammissione ed anche quello parlato sarà sempre stentato e lento. Cercherà di non perdere il contatto con la sua lingua e con le sue origini ma per tutta la durata della sua vita vivrà l’esilio come una condizione pervasa da un dolore lacerante: “ Due di noi sono tornati in Ungheria nonostante la condanna alla prigione che li aspettava. Due altri, uomini giovani e celibi, sono andati più lontano, negli Stati Uniti, in Canada.