Danni al Prada Marfa nel Texas ed arte sulle tessere del metrò a N.Y.

Sei anni fa il duo artistico formato da Elmgreen e Dragset creò un falso store del fashion brand Prada nel bel mezzo del deserto del Texas. Il Prada Marfa art project, costato all’epoca circa 100.000 dollari, voleva sottolineare l’inutilità del lusso e metterne in evidenza le sue contraddizioni. Ultimamente però, quella strana costruzione nel deserto è oggetto di atti vandalici assai frequenti. Nelle ultime settimane sono infatti comparsi numerosi graffiti sulle mura dell’edificio ed una placca in ottone è stata asportata.

In merito all’intera faccenda Elmgreen e Dragset hanno dichiarato: “La nostra intenzione è quella di lasciare che il Prada Marfa si disintegri nel tempo. Questo però deve accadere in maniera naturale. La highway 90 non offre molti svaghi ed è quindi logico che la scultura è divenuta in poco tempo il bersaglio preferito dei vandali annoiati”. Il finto shop era già stato oggetto di atti vandalici in passato. A pochi giorni dalla sua inaugurazione due ladri lanciarono un’ autovettura contro la porta d’ingresso fracassandola solo per poi accorgersi che all’interno del Prada Marfa erano presenti solo scarpe destre. Magro bottino ci verrebbe da dire.

Graham, Basilico e Cariello da Massimo Minini a Brescia

La galleria Massimo Minini di Brescia presenta al pubblico due mostre,  che sabato 2 aprile ore 18 si apriranno con due imperdibili offerte di arte contemporanea decisamente affascinanti. La prima mostra sarà a cura di Maurizio Bortolotti e vedrà protagonisti due artisti di fama internazionale vale a dire Dan Graham e Gabriele Basilico. La seconda mostra è invece un’occasione per presentare la prima mostra personale in galleria dell’artista ferrarese Letizia Cariello, le cui opere sono presenti in prestigiose istituzioni museali internazionali

Dan Graham – Gabriele Basilico
Unidentified Modern City. Globalized Brescia

a cura di Maurizio Bortolotti

Gabriele Basilico, il fotografo italiano per eccellenza delle città, delle architetture, dei corpi di fabbrica, e Dan Graham, artista concettuale che ha fotografato le periferie degli Stati Uniti, si confrontano sulla città di Brescia, ognuno con i propri mezzi e modalità. Due visioni opposte che trovano una ricomposizione, non nella storia della città antica, ma nelle sue emergenze più recenti, di edilizia periferica, di sobborghi middle class, di non luoghi.

Rä di Martino esplora l’idea del paesaggio come controfigura

La galleria Monitor inaugura il 2 aprile il nuovo progetto di Rä di Martino, alla sua seconda personale nella sede di Palazzo Sforza Cesarini. Una serie di nuovi lavori fotografici e due installazioni inedite restituiscono lo sguardo dell’artista sui set cinematografici abbandonati di varie località in Tunisia e Marocco: gli insediamenti di Tatooine in Guerre Stellari, un’improbabile stazione di servizio americana e infine un arco Tibetano divengono moderne rovine che si ergono straniate in mezzo alle dune del deserto.

Gli interrogativi sui quali l’artista pone l’attenzione-esponendo per la prima volta in Italia un progetto non legato al mezzo video- stanno alla base dell’industria legata all’immagine filmica: cosa succede al cinema dopo il cinema e che tipo di relazione si instaura tra ciò che l’industria cinematografica produce e l’essere umano che ne assimila e vive il prodotto.
Rä di Martino esplora l’idea del paesaggio come controfigura, ponendo l’accento sul potere persuasivo delle immagini. Come giustamente titola Paola Nicolin in un articolo dedicato all’artista (Abitare marzo-aprile 2011), ogni film ci avvolge nell’incertezza.

Premio Ariane de Rothschild 2011. Alla scoperta dei giovani artisti italiani

Sono stati selezionati i diciotto giovani artisti della V edizione del Premio Ariane de Rothschild, che quest’anno presenta una “fotografia” dello stato dell’arte contemporanea in Italia. Gli artisti, cittadini italiani o residenti in Italia da più di due anni, con età compresa tra i 22 e i 35 anni, sono stati nominati da un comitato di sei critici – individuati dai due curatori del Premio, Laura Barreca e Marcello Smarrelli – e saranno i protagonisti della mostra promossa dalla Fondazione Ariane de Rothschild in collaborazione con l’Assessorato alla Cultura del Comune di Milano e allestita dal 6 aprile al 1 maggio 2011 negli appartamenti storici di Palazzo Reale a Milano.

Le numerose opere esposte saranno selezionate dai curatori tra quelle che meglio esprimono il linguaggio e la ricerca propri degli artisti. Il 5 aprile, nel giorno d’inaugurazione dell’esposizione, si riunirà la giuria internazionale che individuerà l’artista vincitore di questa edizione italiana del Premio Ariane de Rothschild, al quale sarà assegnata una borsa di studio per un anno presso il Central Saint Martins College of Art and Design di Londra.

A Roma l’ultima tappa del DROME Childhood Issue Tour con una mostra/evento di Marie Hendriks


Ideata e prodotta da PHLEGMATICS e curata da Rosanna Gangemi e Stefan Pollak, l’installazione dell’artista Marie Hendriks (1981), LES VEILLEUSES, appositamente concepita per lo Spazio Cerere di Roma, in uno tra i più suggestivi esempi di archeologia industriale della capitale, l’ex Pastificio Cerere, sarà svelata Giovedì 7 Aprile 2011, dal pomeriggio a notte fonda.

Dopo le recenti personali alla Galleria Analix Forever di Ginevra, alla Fondazione La Maison Rouge di Parigi e al Musée des Beaux-Arts di Calais, il sognante universo plastico dell’artista olandese, di base in Belgio, sarà in mostra per la prima volta in Italia, e solo per 6 ore! L’intervento ambientale,  composto da installazioni e collage, farà il paio con la proiezione dei video Et si les rêves Flamands rapetissaient… ? e POMODORI vs STARS.

PERINO & VELE, Luoghi comuni alla Fondazione Arnaldo Pomodoro

Dal 6 aprile al 17 luglio 2011, alla Fondazione Arnaldo Pomodoro di Milano (via Solari 35), si terrà l’antologica di Perino & Vele, sodalizio nato nel 1994 e composto da Emiliano Perino (New York, 1973) e Luca Vele (Rotondi (AV), 1975). Curata da Lorenzo Respi, col patrocinio della Regione Lombardia, della Provincia di Milano, del Comune di Milano, col contributo di Renato Corti, Comieco, Metropolitana di Napoli, l’esposizione dal titolo Luoghi comuni ripercorrerà, attraverso 25 opere di grandi dimensioni, 17 anni di carriera sviluppatasi attorno a un registro tematico che critica, in modo lucido ma allo stesso tempo ironico, la corruzione, la violenza e l’immobilismo sociale.

Attraverso l’originale uso della cartapesta, Perino & Vele modellano forme che alludono a fatti di cronaca, a temi di denuncia sociale e politica, alla distorsione della realtà da parte dei mass media. Oggetti d’uso quotidiano (borsoni, carrozzine, poltrone), segnali stradali (cartelli, transenne, pali) e animali (maiali, cammelli, pipistrelli) diventano il pretesto per focalizzare l’attenzione degli osservatori su argomenti passati sotto silenzio o volutamente dimenticati, come le stragi, o come la violenza nei confronti dell’uomo e degli animali.

Jay Heikes – The Material Mine


Federica Schiavo Gallery
inaugura l’8 aprile The Material Mine, la seconda mostra personale di Jay Heikes in galleria. Per i tre spazi espositivi l’artista ha concepito una nuova serie di lavori che prosegue il suo interesse e la sua ricerca sulla natura intrinseca dei materiali e le loro identità inerti.

Nella prima sala è presentata una grande scultura realizzata con ferro e bronzo. Il processo di realizzazione della scultura prevede che il bronzo fuso sia colato in uno stampo contenente scaglie di ferro ricoperte di gommalacca. I due metalli si combinano assieme producendo una ‘lega di repulsione’. L’associazione impossibile di bronzo e ferro, in questa scultura dalle forme organiche simili a rami, evidenzia la bizzarra coesistenza di allusioni culturali e artistiche che, nonostante tutto, si uniscono in un’unica forma che appare assolutamente naturale e plausibile.

The Thinking eye di Renzo Martens al Careof di Milano

Lunedì 28 marzo Careof ospita Kunstverein (Milano) – piattaforma sperimentale, progetto di ricerca e produzione d’arte contemporanea – con Episode 1 e Episode 3, due film di Renzo Martens. La proiezione e l’incontro con l’artista aprono il primo capitolo di The Thinking Eye, una rassegna di film e incontri che Kunstverein (Milano) presenta in diversi spazi cittadini nel corso del 2011. Il titolo The Thinking Eye cita la serie di film per la televisione realizzati da Juan Downey nei primi anni Ottanta: l’artista cileno ha usato il video come mezzo per recuperare l’”io” nei sistemi culturali, politici ed economici occidentali, riflettendo sulla relatività della percezione.

Nel suo lavoro Renzo Martens esamina il ruolo della telecamera nelle zone di conflitto per generare pseudo-documentari che sollevano questioni sul giornalismo, i media, ma anche sull’immagine e la responsabilità dell’arte. In Episode 1 (2003, 45’) Martens dialoga con la popolazione cecena nei campi profughi e con i soldati armati dell’UN, ma invece di documentare le vittime rivolge la telecamera verso sé, ribaltando, così, i ruoli e la situazione osservatore- osservato. Nonostante le premesse, Episode 1 non è un film sulla guerra, piuttosto sugli effetti che provoca l’uso della telecamera in tali contesti.

I santi inesistenti di Doug Jones

In una nuova mostra di opere mixed media ospitata dal MAC di Birmingham dal titolo Alieni Iuris (From Somebody Else’s Authority) in visione dal 26 marzo fino al prossimo 15 maggio 2011), il poliedrico artista Doug Jones attua una irriverente indagine sui  rituali segreti e sul rapporto tra il sociale e lo spirituale. Nell’ installazione Inservi Deo et Laetare (che in italiano suona come servi Dio e sii felice) l’artista ci introduce nella straordinaria vita di un’immaginaria confraternita di santi, presumibilmente fondata nel 1573 da Zadak Nathan Solomon Jones.

I santi sono allo stesso tempo misteriosi e ridicoli, ma esplorano temi drammatici e seri come l‘abuso di droghe ed i diritti gay, il tutto attraverso un umorismo dal gusto dark. Gli abiti indossati dai santi sono ricamati individualmente e recano simboli che illustrano le loro bizzarre storie; angeli nudi, teschi e simboli massonici come la squadra ed il compasso fanno bella mostra di sé.

Il sublime è ora? Walter Niedermayer all’ex Ospedale Sant’Agostino di Modena

Le cose inaspettate sono sempre le migliori, questo lo si sa! Così mentre ero a caccia di nuovi eventi da approfondire, per sbaglio, non so come, mi si è aperta una pagina che recensiva una mostra molto interessante. La mostra in questione, Walter Niedermayer 2005-2010, ripercorre l’esperienza dell’artista altoatesino in una personale allestita dal 27 marzo al 5 giugno 2011 negli spazi dell’ex Ospedale Sant’Agostino di Modena.

Niedermayer lavora sin dagli anni ottanta sul paesaggio alpino a lui caro, mettendone in evidenza, non le caratteristiche di naturale bellezza, quanto piuttosto gli interventi umani. Nelle sue opere, infatti, non mancano mai insediamenti abitativi, impianti elettrici e ridefinizioni architettoniche; il tutto si inscrive in una ricerca più ampia che è stata oggetto del lavoro di numerosi artisti appartenenti a quella che venne definita “scuola italiana di paesaggio” e che, proprio in quel periodo, cominciava a realizzare come il tessuto paesaggistico stesse mutando radicalmente aspetto.

Daniel Canogar a Milano da Mimmo Scognamiglio

Mimmo Scognamiglio Artecontemporanea presenta negli spazi della galleria di Milano la seconda personale di Daniel Canogar (in visione dal 24 marzo all’11 maggio 2011). Le opere più recenti dell’artista madrileno sono realizzate attraverso l’uso di materiali elettronici di scarto: cavi di computer colorati, cavi telefonici ed elettrici, lampadine fuse, vecchie slot machines, e altro ancora. Canogar si propone di rianimare oggetti tecnologici dismessi, esplorando la breve aspettativa di vita delle tecnologie che definiscono la nostra moderna esistenza. In questa mostra la galleria presenta alcuni lavori delle serie Spin e l’opera Dial M for Murder, formidabili installazioni luminose che riescono a modificare la percezione dello spazio da parte dello spettatore, catturandone l’attenzione.

In Spin (2010), Canogar, partendo dall’utilizzo di 100 DVD scartati, ne ha copiato il contenuto per poi ri-proiettarlo sulle loro superfici, rivelando in questo modo le immagini intrappolate all’interno dei dischi. Si scopre così che la proiezione è una raccolta di numerosi film e racconti umani che “sfarfallano” sull’estensione frammentata della parete. Grazie alla natura specchiante delle superfici dei DVD le proiezioni si riflettono nuovamente sul muro opposto, dando vita ad un doppione astratto del film. Infine, la stratificazione delle diverse tracce audio dei dischi crea una cacofonia acustica che aumenta e diminuisce durante tutta la durata del video.

Barbara Bloom alla Galleria Raffaella Cortese di Milano

“In Birmania, abbiamo visitato Bagan e il suo vasto altopiano con centinaia di pagode e templi. L’arida bellezza del posto e il caldo dell’estate ci avevano tolto il fiato. Mentre andavamo da un tempio all’altro, i bambini ci salutavano urlando “Present Present” . La parola risuonava come richiesta di un piccolo dono e come il travolgente annuncio che eravamo lì, insieme, a condividere quel singolare momento – the Present.”

Il duplice significato di Present diviene per Barbara Bloom spunto di riflessione per questa mostra, seconda personale dell’artista americana in galleria (in visione dal 24 marzo al 15 maggio 2011). Da sempre interessata ad approfondire ed indagare il significato e il valore degli oggetti sia a livello individuale che collettivo, l’artista si confronta in particolare con il concetto di dono ponendoci degli interrogativi: Possiamo concepire il ruolo di un oggetto come intermediario, messaggero, ambasciatore tra due esseri umani? Potremmo far slittare il nostro focus dall’oggetto al suo passaggio dal donatore al destinatario? Potremmo definire la confezione del regalo, la sua protezione, la sua immagine al mondo? Può essere la confezione stessa il regalo: può la scatola essere l’opera d’arte? Dovremmo tenere a mente che “gift” in tedesco significa “veleno”?

Alla Biennale non perdetevi l’Iraq

Adel Bbidin, three love songs, 2010

Mentre pian piano cominciano a delinearsi gli improbabili artisti che faranno parte del Padiglione Minestrone Italia alla prossima Biennale Di Venezia, noi vorremmo parlarvi di un altro padiglione nazionale che si preannuncia ben più interessante, poetico e strutturato della nostra bouillabaisse cucinata dal Vittorione Nazionale©. Parliamo di Iraq, terra non propriamente facile per la creatività, parliamo di una patria scomoda e tormentata ma pur sempre ricca di cultura e fermenti sociali. Di certo non ci si aspetterebbe un’agguerrita scena creativa in una terra così difficile, ed invece signori miei questa scena esiste, ed è viva come non mai.

Gli artisti iracheni contemporanei non hanno mai avuto la possibilità di presentare il loro lavoro per un padiglione iracheno alla Biennale di Venezia; la prima e ultima rilevante comparsa, nel 1976, ha mostrato solo alcuni dei loro artisti “moderni”. Il padiglione dell’Iraq del 2011 vuole presentare al mondo una stimolante selezione di 6 artisti da due generazioni, che comprendono diverse discipline artistiche (pittura, performance, video, fotografia e installazione)” .

Kara Walker – A negress of noteworthy talent


Il progetto dedicato alla figura di Kara Walker, curato da Olga Gambari, si terrà a Torino a partire dal 25 marzo 2011 e si declinerà in quattro momenti. Intorno alla mostra alla Fondazione Merz (aperta al pubblico dal 25 marzo al 3 luglio), ruoteranno una rassegna di film a cui è fortemente legato e ispirato il lavoro di Kara Walker al Museo Nazionale del Cinema (Cinema Massimo, 27 marzo), un convegno internazionale sulla dimensione politica e psicologica degli stereotipi razziali (25 e 26 marzo) e un workshop (21 e 22 marzo), entrambi a cura di Luca Morena, con la partecipazione di studenti dell’Accademia Albertina e della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Torino. Al workshop parteciperà anche la giornalista e scrittrice Rebecca Walker che poi introdurrà la figura di Kara nel convegno e presenterà il suo ultimo libro al Circolo dei Lettori.

Kara Walker, che sarà presente a tutti gli eventi, si confronterà con lo spazio della Fondazione Merz presentando cut papers in libere evoluzioni sulle pareti, una video-installazione, disegni, collage e tempere. Il progetto che la coinvolge è incentrato sulla memoria mitica che prende forma nel suo lavoro, una memoria in costante metamorfosi in cui la dimensione biografica si colloca in connessione con l’esperienza collettiva.