MACRO e MAXXI, quale programmazione per i gioielli romani?

Tagli alla cultura e ridimensionamenti. Come già anticipato in un nostro precedente articolo, il mondo istituzionale dell’arte contemporanea romana si appresta ad affrontare un duro periodo di vacche magre. Vediamo allora come stanno reagendo il MACRO ed il MAXXI, i due gioiellini della capitale, ai venti di tempesta già alle porte. Vi offriamo quindi le programmazioni che le due prestigiose istituzioni hanno intenzione di offrire al pubblico partendo da febbraio per arrivare alla prossima stagione estiva.

Ognuno di voi coglierà le proprie conclusioni. Noi di Globartmag, a fronte del grande successo di pubblico generato da passati eventi rivolti ai giovani, siamo certi che sia possibile organizzare ottime mostre di talenti emergenti anche con pochi fondi e che una project room tutta romana sarebbe un vero e proprio toccasana in questa fase di ristrettezze economiche. Comunque sia bando alle ciance e vediamo la lista degli mostre in programma.

Einat Amir al MLAC di Roma

Si inaugura il 10 febbraio, presso il MLAC – Museo Laboratorio di Arte contemporanea dell’università la  Sapienza, la personale dell’artista israeliana  Einat Amir ,”_____ Please”, a cura di Giorgia Calò e Anita Tania Giuga. L’artista verte la sua ricerca artistica sull’uso dei media come strumento analitico per la definizione dei rapporti sociali, dalla politica, alla sessualità, dalla rappresentazione alla comunicazione.

All’interno del ciclo espositivo del MLAC, l’artista propone una performance già sperimentata in vari paesi del mondo in cui, di volta in volta, presenta attori del luogo come fossero sue opere d’arte e ne documenta gli esiti in un progetto espositivo itinerante intitolato appunto “_____ Please”. Oltre alla Performance e alla documentazione relativa, sarà presentato anche Phase Three, video documentazione di una performance tenutasi alla Scaramouche Gallery di New York in occasione della Biennale Performa09.

Giovani artisti e ricerche intercambiabili

Molto tempo fa i protagonisti dell’arte contemporanea erano artisti equipaggiati di una vasta cultura, di visionarietà e gusto. Andando in giro per mostre era facile notare come ogni artista fosse dotato di un suo stile ben definito proveniente da una ricerca unica, non stiamo parlando di riconoscibilità ma di un’estetica e di una valenza filosofica mai fini a se stesse e soprattutto diverse, dissimili fra loro pur se provenienti da eguali correnti.

I protagonisti della Land Art o del Minimalismo ad esempio, perseguivano gli stessi intenti ma le variegate sperimentazioni e tecniche portavano ogni artista su binari ben diversi da quelli percorsi dai suoi illustri colleghi. Oggigiorno trovare simili differenze tra le nuove leve dell’arte diviene sempre più difficile, specialmente quando si parla di installazioni. Le parabole estetiche sono sempre più incrociate e tra found objects e materiali edili è sempre più difficile capire chi ha fatto cosa.

Massimo Minini. Una storia contemporanea

CONTEMPORANEA è il nome dello spazio d’arte, in corsetto sant’Agata 22 al piano interrato della loggia delle mercanzie, a Brescia. CONTEMPORANEA potrebbe essere un femminile oppure un plurale latino. CONTEMPORANEA è comunque l’arte che qui viene regolarmente esposta, in uno spazio privato che supplisce alla mancanza di un luogo pubblico a Brescia deputato alla contemporaneità. CONTEMPORANEA non è una galleria, ma ha la pretesa di essere un – seppur piccolo – museo che porge al pubblico bresciano esempi della ricerca sulle arti dell’oggi.

Il 19 febbraio presenteranno Massimo Minini. Una storia contemporanea (da un’idea di Ken Demy) con opere che negli ultimi 37 anni sono passate nella galleria di Massimo Minini. Aperta a Brescia con nome BANCO, in via Antiche Mura 1 nel 1973, in uno spazio offerto da Enrico Pedrotti, allora ultima nata tra le tante gallerie presenti in città, oggi la galleria Minini si trova ad esserne la decana tra le sue nuove colleghe, in una città come Brescia che ha sempre avuto un occhio attento per la contemporaneità da parte dei privati e poca attenzione da parte delle varie amministrazioni succedutesi alla guida della città: un tratto comune e trasversale d’indifferenza che ha unito idealmente destra, centro e sinistra.

Tony Cragg alla Kunst Arte Merano

Kunst Merano Arte presenta dal 12 febbraio, in occasione del decennale dalla fondazione, un progetto espositivo sull’artista britannico Tony Cragg, uno dei maggiori rappresentanti della scultura contemporanea. In mostra, per la cura di Valerio Dehò, circa quaranta opere in vetro, bronzo, acciaio, plastica, legno, trent’anni di produzione dell’artista, dagli anni ’80 a oggi.

La varietà dei lavori esposti testimonia la dimestichezza di Cragg con linguaggi anche molto differenti, benché accomunati dalla scelta della scultura come mezzo espressivo. L’esordio di Cragg negli anni Settanta si pone a cavallo fra scultura ed altri mezzi espressivi, come il collage o l’installazione e si contraddistingue per l’utilizzo di materiali di scarto, domestici o da costruzione, che assembla in grandi composizioni, in cui assume particolare importanza la dimensione cromatica.

Vito Acconci – Space of the body. Opere 1969-1986

Dopo il successo della mostra di Dennis Oppenheim, la galleria Fumagalli di Bergamo prosegue l’indagine sull’arte americana presentando dal 12 febbraio al 30 aprile 2011 Space of the body, una personale di Vito Acconci, tra i maggiori protagonisti della scena artistica internazionale che, sin dagli anni Sessanta, ha imposto le sue sperimentazioni nell’ambito della poesia, del video e della Body Art giungendo sino all’architettura e all’arte pubblica.

A pochi mesi di distanza dalla rassegna organizzata dal Castello di Rivoli, lo spazio di Bergamo propone una selezione di opere particolarmente significative realizzate tra il 1969 e il 1986 che affrontano la ricerca dell’artista nelle sue differenti sfaccettature.
Sono in mostra fotografie, video, disegni e tecniche miste, in gran parte mai esposti prima d’ora in una mostra pubblica italiana.
Si tratta, dunque, di un’occasione particolarmente significativa per riflettere sull’indagine di un artista che ha modificato profondamente i linguaggi dell’arte incentrando la propria ricerca sul rapporto diretto con il pubblico, tema che farà da filo conduttore della prossima Biennale di Venezia ILLUMInazioni curata da Bice Curiger.

Where is my place? una mostra sulle questioni connesse con l’identità nazionale


Where is my place? Dov’è la mia casa? Qual è la mia patria e il luogo dove mi riconosco? I sentimenti che legano un individuo al proprio territorio e alla collettività di appartenenza sono stati spesso associati all’idea di nazione, che ha visto però nel tempo mutare le proprie connotazioni rivelandosi, soprattutto in epoca recente, un concetto di non facile definizione. In un percorso di oltre 50 opere provenienti dalla collezione di fotografia contemporanea, video e film d’artista della Fondazione Cassa di Risparmio di Modena, la mostra organizzata dalla Fondazione Bevilacqua La Masa e da Fondazione Fotografia, che si terrà dal 4 marzo al 1 maggio 2011 nella sede di Galleria di Piazza San Marco a Venezia,  si confronta con le diverse questioni connesse con l’identità nazionale, con le evidenti contraddizioni e con possibili prospettive.

Il moderno concetto di nazione viene formulato per la prima volta nell’Ottocento: sulla spinta delle idee romantiche di rivalutazione dell’individuo, esso promuoveva l’affermazione della singolarità di ogni Paese quale realtà unica e irripetibile, con un proprio territorio, una propria storia e una propria cultura. Se per più di un secolo questa idea è stata una realtà concreta nei sentimenti dei singoli cittadini come nella rappresentazione della geopolitica mondiale, oggi, alla luce delle profonde trasformazioni seguite all’imporsi di nuovi fenomeni globali, il valore dell’entità nazionale non è più così certo e immutabile. Alle azioni dei governi si contrappongono economie e politiche sovranazionali i cui effetti e le cui ripercussioni non sono più direttamente controllabili dai singoli Stati. Lo stesso insieme di valori che identificava l’unicità di una nazione rispetto alle altre diventa sempre meno rilevante, in un sistema globale dominato dalle contrapposizioni per grandi blocchi culturali.  

Jens Haaning – Thai body massage and other works

Il lavoro del danese Jens Haaning si focalizza sull’analisi della strutturazione della società contemporanea e del come al suo interno si manifesti e si esprimano le dinamiche delle varie forme di potere. Alcuni dei temi chiave della sua ricerca artistica sono l’immigrazione, la categorizzazione, il razzismo, il dialogo interculturale e l’interscambio tra capitalismo globale e commercio locale.

Attraverso l’installazione dal titolo Thai Body Massage presente in mostra dall’11 febbraio presso la Galleria Franco Soffiantino di Torino, l’artista intende far riflettere il pubblico, attraverso una dinamica dello “spostamento” vero e proprio, sui differenti modelli economici e sociali legati all’immigrazione nonché le relative implicazioni che ne derivano tra la loro e la nostra convivenza all’interno del contesto urbano. Dopo aver esposto recentemente il suo lavoro presso la Kunsthal Nord di Aalborg, Jens Haaning ha nuovamente deciso di trasferire per intero uno studio per massaggi tailandesi dalla sua location originale all’interno degli spazi della galleria.

Jean Dubuffet e l’Italia

Dal 12 febbraio al 15 maggio 2011 al Lu.C.C.A. si terrà la mostra Jean Dubuffet e l’Italia, a cura di Stefano Cecchetto e Maurizio Vanni e realizzata in collaborazione con la Fondazione Dubuffet. Una mostra composta da oltre 60 opere, per buona parte inedite, che riporta Dubuffet in Italia a distanza di un decennio e che propone una lettura proprio dei legami dell’artista con il nostro paese.

Irriverente, anticonvenzionale, irritante, geniale, debordante e assolutamente libero da ogni schema possibile: queste le caratteristiche di un artista che ha sovvertito le sorti dell’arte del Novecento. Per Dubuffet l’arte culturale dei musei e delle gallerie non esisteva: il vero artista avrebbe dovuto rompere con ogni cosa conosciuta, distruggere la superficialità dell’ordinario, togliere la maschera dell’uomo sociale e civilizzato per far esprimere l’individuo selvaggio e puro che ognuno ha dentro di sé.

Working Title – Peep-Hole

Giovedì 10 febbraio Peep-Hole di Milano presenta Working Title una mostra di Pavel Büchler con Evangelia Spiliopoulou. Invitato a sviluppare un progetto specifico per lo spazio, riflettendo sul suo essere contemporaneamente artista, scrittore e docente, Pavel Büchler ha elaborato con Evangelia Spiliopoulou, sua ex allieva alla Manchester Metropolitan University, un progetto che sviluppa e analizza l’ambivalenza del termine “istruzione”: pedagogia e insegnamento da un lato, norma e regola dall’altro. Il progetto assume così la forma di un dialogo, una doppia mostra personale che vede impegnati i due artisti in uno scambio di reciproche suggestioni.

Working Title prende le mosse da un processo che mira a fare delle dinamiche del pensiero speculativo l’opera stessa. Invertendo il principio secondo il quale una cosa viene prima esposta per poi essere discussa, Büchler e Spiliopoulou fanno della discussione lo scopo stesso e non il mero strumento per raggiungerlo. Il confronto dialettico tra due artisti provenienti da generazioni, attitudini e contesti diversi non vuole giungere a conclusioni o articolare una posizione comune.

Cose belle e sogni grandi – Diamo alla Fondazione Trussardi ciò che è della Fondazione Trussardi

“Due sono i modi di stare al mondo: da pellegrini o da viandanti. I primi hanno un traguardo sicuro e vanno, seppur con qualche comprensibile esitazione, dritti per il loro percorso. I viandanti invece perdono quasi subito la strada maestra, non hanno ben chiaro l’obiettivo del loro movimento, per curiosità o timore, imboccano altre vie, passano per itinerari e paesi lontani, spesso tornano sui propri passi. Forse, come disse Samuel Beckett a Charles Juliet, tutti dobbiamo trovare la strada sbagliata che ci conviene”. (Vado a vedere se di là è meglio, di Francesco M. Cattaluccio)

Vorrei credere che sia davvero così, che i lavoratori del mondo  dell’arte (critici, curatori, galleristi e artisti) siano tutti viandanti, capaci di osare, di cambiare direzione e di non stancarsi mai di cercare nuove strade. La realtà ovviamente è che qualcuno lo è, qualcuno meno e ad ogni assegnazione di premio o riconoscimento le accuse e le critiche si sprecano, e i giochini ci sono e il denaro piace a tutti.

Quello che conta per me è non smettere di indicare con forza la strada giusta e nel frattempo godere delle occasioni in cui il lavoro è ben fatto a servizio dello spettatore. Una di queste, senza sorprendere, è l’esposizione organizzata dalla Fondazione Trussardi per celebrare i cento anni della griffe.

Anche Turchia ed Austria pronte per la 54esima Biennale di Venezia

Ayse Erkmen rappresenterà la Turchia alla prossima Biennale di Venezia, edizione numero 54. L’artista ha esibito regolarmente le sue opere all’interno della sua nazione ed all’estero negli ultimi 20 anni. La Erkmen è autrice di sculture ed installazioni temporanee che sensibilizzano il fruitore sull’importanza dell’ambiente che lo circonda e nella maggior parte dei casi le opere della celebre artista turca contribuiscono a modificare la forma dell’ambiente stesso. Molte installazioni di Ayse Erkmen manipolano lo spazio e rivelano ciò che è già presente in esso ma che appare nascosto alla vista.

Ciò che spesso rimane alla fine di una mostra dell’artista è solamente una traccia del suo passaggio. Nel frattempo anche l’Austria ha scelto il suo eroe nazionale, si tratta di Markus Schinwald, artista che si è ripromesso di trasformare lo spettatore in un performer.  Solitamente Schinwald crea video, sculture, dipinti e stampe litografiche. Un giovane artista a 360 gradi ci verrebbe da dire.

Anti/Form, una mostra sulle trasformazioni della scultura al Kunsthaus Graz

Il termine “anti-form” nel 1960 rappresentava l’abbandono del concetto tradizionale di arte e scultura. Ciò si è trasformato in una sfida radicale che ha aperto le porte a nuovi mondi estetici, una tenzone che ha generato negli anni 1980 e 1990  una nuova ondata di sculture la cui influenza è percepibile ancora oggi. La mostra Anti/Form, al Kunsthaus Graz am Landesmuseum Joanneum di Graz (dal 4 febbraio al 15 maggio 2011), illustra per mezzo di esempi significativi provenienti dalla collezione MUMOK a Vienna, il modo in cui il concetto di scultura è stato sviluppato e ridefinito.

Opere di artisti completamente differenti da diversi decenni mostrano come un gesto radicale è divenuto un nuovo paradigma, con un linguaggio proprio. Quello che inizialmente è stato etichettato come scandaloso all’interno del manifesto dell’Anti-Form di Robert Morris ed all’interno della mostra di Harald Szeemann, When Attitudes Become Form  è oggi un fondamento importante per l’intera arte internazionale.

Arte contemporanea e Punk. Non solo Sex Pistols

In questi ultimi tempi tutto il grande filone delle arti visive sta subendo il fascino della cultura Punk, genere musicale e vero e proprio stile di vita che non poteva non essere incluso nel gran rispolvero degli anni ’70-’80. Vengono inaugurate mostre e vengono spesso tirati in ballo Malcolm McLaren ed i Sex Pistols, forse perchè il grande pubblico li riconosce come vere icone del Punk. Le cose comunque non stanno esattamente così e dobbiamo assolutamente precisare che all’interno dei fermenti Punk, Post-Punk ed Industrial, la musica si è spesso fusa con le arti visive generando forze creative ben più potenti e brutali del fenomeno modaiolo inventato ad arte da McLaren e Vivienne Weswood.

Inutile precisare che bands  UK Subs,  Swans e The Cramps hanno senz’altro più cose da raccontare dei Sex Pistols. Molti musicisti dell’epoca pur non appartenendo strettamente alla corrente Punk sono stati artefici di ricerche decisamente significative. Mi vengono in mente le cruente performance di GG Allin che spesso chiudeva i suoi concerti fra sangue e violenza ancora prima di iniziarli.