Bourgeois, Gilbert & George e Boetti, Londra ha tanto da offrire

Mentre a New York impazza l’Armory Show art week, noi vorremmo spostare l’attenzione dall’altra parte del continente, per osservare attentamente cosa succede dalle parti dell’altro grande polo dell’arte contemporanea, vale a dire il Regno Unito. Se Damien Hirst è riuscito a riempire tutte le Gagosian Gallery del mondo con la sua serie di spot paintings, anche il duo più celebre dell’arte contemporanea non è da meno.

 Gilbert & George sono infatti i protagonisti di una grande mostra personale allestita in tutte le White Cube gallery di Londra. London Pictures è il titolo della mostra, che rimarrà aperta sino al prossimo 12 maggio 2012 nelle sedi di Bermondsey, Hoxton e Mason’s Yard, i prezzi delle opere oscillano dalle 50.000 alle 250.000 sterline.

Sebastian Errazuriz porta occupy nelle case dei ricchi

Come tutti noi sappiamo, l’artista contemporaneo è sempre attento alle dinamiche sociali e spesso utilizza queste ultime all’interno dei propri lavori. La grande rivoluzione di questi ultimi mesi è senz’altro Occupy Wall street, il movimento di indignados statunitensi che si batte per abbattere lo strapotere del 1% della popolazione costituita da potenti oppressori e far così respirare quel 99% che non ha più diritti e spesso è costretto a vivere di stenti.

 Come già detto in numerosi articoli, l’arte è stata più volte usata per dar corpo e contenuto alle varie proteste inscenate da Occupy. La cosa che ci ha decisamente stupito è quella di vedere questo tipo di proteste giungere sin dentro uno dei dorati templi dell’arte quale la manifestazione fieristica. 

Ormai solo le dimensioni contano

Siete artisti minimal? Amate le piccole sculturine o gli interventi appena percettibili all’interno dello spazio?  Beh, prendete in considerazione l’idea di cambiare metodo operativo. Già perché il trend del momento è tutto basato sulle dimensioni. Un numero sempre più folto di protagonisti del contemporaneo ha deciso di orientarsi sulla scultura e sull’installazione di grandi dimensioni, in modo e maniera da catalizzare subito l’attenzione dello spettatore, lasciando al contempo una duratura immagine della propria opera nella mente dei critici e degli addetti al settore.

 Ecco quindi che, come all’interno di una tragicomica sindrome da spogliatoio, gli artisti fanno gara a chi ce l’ha più lungo, tentando di surclassare ogni record mondiale. Proprio in questi giorni Adrian Villar Rojas ha piazzato la sua mastodontica scultura A Person Loved Me (2012) al New Museum per l’attuale edizione della pluriblasonata Triennial.

Andrea Aquilanti allo Spazio Borgogno di Milano

 

Si inaugura il 8 marzo 2012 presso lo Spazio Borgogno di Milano la mostra personale dell’artista Andrea Aquilanti (Roma, 1960) dal titolo “Quattro passi”. Da anni Aquilanti si è distinto nel panorama artistico italiano per aver dato vita ad unʼopera di tipo processuale dalle forti componenti interattive, che mira ad indagare speculativamente i diversi modi e approcci del vedere e rappresentare la realtà attraverso l’utilizzo di differenti medium: dal disegno alla pittura, dalla fotografia al video, spesso tra loro correlati ed interdipendenti.

Nel lavoro appositamente pensato per lo Spazio Borgogno, l’artista attua una destrutturazione dell’immagine di un dipinto suddividendola in altre due fasi esecutive e temporali:  il quadro di partenza viene ripreso da un video che proietta l’immagine della composizione ingigantita nella quale a sua volta in presa diretta entrano all’interno della superficie come fossero dei fantasmi, gli spettatori della mostra (da qui il titolo “quattro passi” riferiti al passeggiare dello spettatore ripreso dalle telecamere all’interno dell’opera).

Se Yelp diventa una piattaforma critica

In questi giorni, ad esser precisi lo scorso venerdi, Yelp inc. ha fatto il suo ingresso nel difficile mondo della borsa di Wall Street. Per quanti di voi non lo conoscessero, Yelp è una sorta di social network dove gli utenti possono creare un account personale ed in seguito scrivere delle vere e proprie recensioni sulle attività commerciali ed i servizi delle loro città. In Italia Yelp è stato lanciato verso la fine del 2011 mentre negli States la piattaforma esiste già da diversi anni, vale a dire dal “lontano” 2004.

Dovete sapere che Yelp conta 63 milioni di visitatori unici al mese ed i suoi utenti hanno scritto circa 21 milioni di recensioni. Con un bacino di recensioni così ampio era inevitabile che prima o poi si finisse a parlare di arte contemporanea.

Ma questi blog d’arte, servono o non servono?

Avete davvero bisogno di un blog d’informazione sull’arte contemporanea? Forse si ma bisognerebbe prima analizzare la natura e la funzione del blog stesso. Il blog che state leggendo è una piattaforma imperfetta, con grandi limiti sia strutturali che fisici. Su questo blog potreste trovare giudizi e critiche che non condividete, notizie che non vi interessano affatto ed altre che magari vi faranno arrabbiare.

Ma questo blog è sempre e comunque una piattaforma indipendente e rappresenta solo e sempre la visione di chi lo aggiorna regolarmente, vale a dire la scrivente, Micol Di Veroli assieme ad un piccolo drappello di bravissimi collaboratori. Quando però la mission è quella di creare un vero e proprio magazine online con tanto di redazione le cose dovrebbero essere un tantino diverse.

Marina Abramović torna a Milano con un nuovo lavoro ideato per il PAC

Il PAC di Milano, dal 21 marzo al 10 giugno 2012, è lo spazio espositivo prescelto da Marina Abramović per il suo nuovo attesissimo lavoro, il primo dopo la grande retrospettiva del 2010 al MoMA di New York. L’evento, promosso dall’Assessorato alla Cultura, Moda e Design del Comune di Milano e prodotto dal PAC Padiglione d’Arte Contemporanea e da 24 ORE Cultura – Gruppo 24 ORE, è curato da Diego Sileo ed Eugenio Viola con il sostegno di Rotthapharm Madaus.

Icona di tutte le forme di espressività legate al corpo, Marina Abramović è oggi uno dei protagonisti più affascinanti e magnetici del nostro tempo, dalla cui vicenda artistico-esistenziale è imprescindibile la storia stessa delle arti performative. Pioniera della performance dagli anni ’70, premiata con il Leone d’Oro alla Biennale del 1997, l’artista ha spesso superato i propri limiti fisici e psicologici, ha messo in pericolo la sua incolumità, infranto schemi e convenzioni, scavato nelle proprie paure e in quelle di chi la osservava, portando l’arte a contatto con l’esperienza fisica ed emotiva, collegandola alla vita stessa.

I want live for ever – Yayoi Kusama alla Tate Modern

Sono una donna. Ho una personalità estremamente complessa. Non seguo né movimenti né correnti ma sono coerente solo con un unico principio: il mio moto interiore e la mia volontà. Sono nata nel lontano 1929 a Matsumoto, Giappone. Mi avvicino all’arte praticando la pittura ”Nihonga”, stile rigoroso e dal recupero della tradizione. Ma per un’arte come la mia che combatte al confine tra la vita e la morte, domandandosi che cosa siamo e che cosa vuol dire vivere e morire, il Giappone è troppo piccolo, troppo feudale e servile, sprezzante della figura femminile. La mia arte ha bisogno di libertà illimitata e di un mondo più ampio.

New York. “Infinity Net”: grandi tele ricoperte interamente da pennellate guidate da movimenti ad onda che creano uno spazio bidimensionale che fa oscillare lo sguardo, facendo tuttavia percepire il senso di profondità. Sono una delle prime artiste a confrontarmi con tele di così grandi dimensioni: in esse cerco di fondere realtà ed irrealtà. Una volta terminate ed esposte, mi piace farmi fotografare accanto ad esse indossandone lo stesso colore: è un modo per fondermi totalmente con i miei lavori e allo stesso tempo dominarli. Soffro di un disturbo convulsivo che mi spinge a ripetere costantemente gli stessi gesti.

Questo postmodernismo che non finisce mai

Finalmente anche dalle nostre parti è arrivata la grande mostra Postmodernismo. Stile e Sovversione 1970-1990, panoramica sulle sperimentazioni postmoderne già apparsa con grande successo di pubblico e critica al Victoria and Albert Museum di Londra. Stavolta il grande evento fa tappa al Mart di Rovereto dove dal 25 febbraio al 2 giugno avremo l’opportunità di ammirare seminali opere di Cindy Sherman, Jeff Koons, David Byrne, Derek Barman, Laurie Anderson e tanti tantissimi altri protagonisti dell’arte, del design e della musica.

Dando una sbirciata al sito del Mart, è possibile leggere queste parole che accompagnano il grande evento: “Citazionismo, libertà, poetica del frammento, esagerazione, consumismo. Cos’è stato il Postmodernismo? Lo racconta questa mostra ricchissima di spunti visivi e multimediali, in arrivo dal Victoria & Albert di Londra”.

Public Ad Campaign, street art contro i cartelloni abusivi

Le nostre città sono infestate dalla loro presenza, i loro tentacoli si allungano ovunque invadendo ogni spazio gli capiti a tiro. No, non parliamo di una contemporanea invasione dei Trifidi, remake che tra le altre cose sta per essere girato dal celebre regista di Spiderman, Sam Raimi.

 Ci riferiamo ai cartelloni abusivi, alieni invasori che stazionano sui nostri marciapiedi, invadono pericolosamente le carreggiate ma soprattutto insozzano l’ambiente urbano, creando un vero e proprio inquinamento visivo. Il cartellone abusivo sembrerebbe essere un problema squisitamente italiano, una sorta di pedaggio che il contribuente deve pagare ad una mafia pubblicitaria che ha l’obiettivo di distruggere l’ambiente ed il decoro cittadino.

Gap, video artisti a confronto al MAXXI di Roma

Dal 7 al 9 marzo 2012 dalle 18:00 alle 20:00 si terrà presso il MAXXI Base la rassegna di videoarte Gap-Generazioni a confronto promossa da Federculture, con il sostegno della Regione Lazio, in collaborazione con il MAXXI e curata da Micol Di Veroli e Giovanna Sarno.

Il costante progresso della tecnologia ha introdotto nella cultura popolare un nuovo sistema semiotico sorretto da nuove regole, che di fatto hanno cambiato il nostro modo di concepire ideologie, estetiche e politiche sociali. L’elevata velocità a cui viaggiano immagini, informazioni e concetti ha permesso il superamento di barriere e confini sia geografici che fisici e mentali, contribuendo a creare ciò che oggigiorno si definisce società globale o multimediale.

Artisti, datevi da fare!

Spingersi oltre i propri limiti, superare le barriere che occludono la propria visione per gettarsi in sperimentazioni ardite e soprattutto “senza rete”. Queste caratteristiche dovrebbero essere punti fondamentali per chi ha deciso di intraprendere la carriera d’artista. L’artefice dell’opera non può mai accontentarsi di ciò che ha ma deve per forza di cose pretendere di più, sfidare la perfezione all’imperfetto e tentare di scrivere il suo nome nel grande libro della storia dell’arte.

 Ma questo processo richiede sangue, sudore e soprattutto voglia di mettersi continuamente in gioco, sfidando opinioni e condizioni avverse. Tutto questo vi sembra frutto di un romanticismo demodé? Vi sembrano questi obiettivi impossibili da realizzare? Beh allora dovreste prendere in considerazione l’ipotesi di cambiar indirizzo.

I Kraftwerk al MoMa con una mostra-concerto

Il loro nome in italiano suonerebbe più o meno come “centrale elettrica”, il loro suond non si discosta molto da questo incipit. Parliamo ovviamente dei Kraftwerk, storica band di musica elettronica formatasi a Dusseldorf nel 1970 per volere di  Ralf Hütter e Florian Schneider.

Merito dei Kraftwerk è senz’altro quello di aver esteso le sonorità electropop al grande pubblico ed anche se le loro indagini sonore sono lontane dagli sperimentalismi avantgarde di gente come Edgar Varèse, è innegabile che Hütter e Schneider hanno lasciato il segno nella storia della musica internazionale.

Gina Pane al Mart di Rovereto

Il Mart presenta la prima mostra antologica dedicata a Gina Pane (1939-1990), una delle figure più importanti e significative della Body Art internazionale.  Dal 17 marzo all’8 luglio 2012, presso gli spazi del museo di Rovereto, si potrà ripercorrere l’affascinante vicenda dell’artista francese di origine italiana, conosciuta in tutto il mondo per le sue emozionanti perfomance.

Con questa importante retrospettiva, nata da un’idea di Gabriella Belli e a cura di Sophie Duplaix con la collaborazione di Anne Marchand (erede dell’artista), il Mart intende portare alla luce la coerenza concettuale che ha accompagnato tutte le variazioni formali e i momenti fondanti del percorso di Gina Pane: dai dipinti geometrici e le “Structures affirmées”, realizzati fino al 1967, alle “azioni” degli anni Sessanta e Settanta, fino alle “Partitions” e “Icônes” compiute dal 1980 al 1989.