Fauxreel, ovvero quando la Street Art si vende al sistema

di Micol Di Veroli Commenta

fauxreel

Da tempo la street art è entrata nei luoghi canonici dell’arte, gallerie e musei (persino in Italia) ospitano sempre più eventi dedicate a questa splendida disciplina artistica di cui molte volte abbiamo parlato fra le nostre pagine, imparando ad ammirare le incursioni di protagonisti internazionali come Banksy, Os Gemeos,Cartrain, Mat Benote e dei talenti nostrani come Sten, Lex, Lucamaleonte, Blu e Tv Boy.

Per questi e tanti altri grandi nomi della street art il passo dalla strada alla galleria d’arte è stato relativamente breve un poco come lo è stato per Keith Haring e Jean-Michel Basquiat. Documentare i progressi della street art organizzando mostre in luoghi istituzionali e quanto altro è un passo dovuto per la storia dell’arte ma è altrettanto importante che i protagonisti di questa disciplina non si vendano completamente al sistema dell’arte snaturando così la freschezza di una creatività nata nelle strade. Buoni esempi di fedeltà alla linea sono quelli di Banksy e Blu che (ovviamente con le distinzioni del caso) pur avendo partecipato ad importanti manifestazioni istituzionali, continuano comunque a prediligere la libertà del contesto urbano per portare a termine le loro opere. Un esempio al negativo potrebbe invece essere quello di Dan Bergeron, noto come Fauxreel, che nel 2008 fu assoldato dalla Vespa per creare nelle strade di Toronto (con la sua celebre tecnica del photograffiti) degli esseri umani con il manubrio del celebre ciclomotore al posto della testa.

Per molti quella scelta fu vista come un andare troppo oltre, un approccio ad una tipologia di marketing neanche troppo originale visto che tali azioni in America vengono comunemente chiamate murketing. Ed allora viene da chiedersi che senso abbia trasformarsi nell’ennesimo attore del mercato o peggio in uno strumento pubblicitario. Personalmente, ho sempre visto la Street Art come la voce di chi non ha voce, una disciplina che solletica musei e gallerie scherzandoci su ma tornando sempre tra la gente comune una volta spente le luci della ribalta. Queste caratteristiche hanno contribuito a creare un’aura di simpatia attorno alla Street Art ma con la simpatia, si sa, non ci si guadagna molto.

Micol Di Veroli

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