James Brown alla GAM di Torino

La GAM – Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino inaugura il 24 novembre, con la personale dell’artista americano James Brown, un nuovo progetto espositivo e di ricerca scientifica sulle proprie collezioni permanenti, aprendo un dialogo con artisti affermati e attivi sulla scena contemporanea internazionale. Dialoghi si affianca ai diversi progetti del museo che valorizzano il proprio patrimonio, a partire dalla riorganizzazione del percorso espositivo in ordine tematico, per proseguire con il progetto Wunderkammer impegnato a presentare a rotazione l’importante collezione di opere grafiche del futuro Gabinetto Disegni e Stampe della GAM; senza tralasciare il nuovo Vitrine che offre uno spazio alla giovane arte piemontese (il secondo appuntamento è affidato Gianluca e Massimiliano de Serio), e MAG, il periodico del museo che propone al pubblico, grazie al contributo di giovani curatori, un’analisi dei temi fondamentali del dibattito teorico sull’arte contemporanea.

Con il titolo Dialoghi la GAM intende accogliere con cadenza annuale un artista, invitato a realizzare una mostra nella quale le sue opere possano relazionarsi con una scelta di capolavori del patrimonio del Museo. L’artista è guidato, nella fase di studio e analisi delle opere, dal dipartimento curatoriale, che lavora in stretta collaborazione all’ideazione del percorso espositivo. Lo scopo è quello di creare, all’interno della mostra, delicate connessioni e suggestioni inedite tra le opere scelte della collezione e i lavori dell’artista coinvolto.

Quando c’erano loro…

Periodo di astuta incertezza o totale stallo creativo? In molti se lo chiedono, sta di fatto che i comportamenti dei due enfant terrible dell’arte contemporanea sono profondamente cambiati nel corso degli ultimi dieci anni. Parliamo di due artisti che nel bene e nel male hanno segnato un epoca, scrivendo nuove pagine all’interno dei libri di storia dell’arte contemporanea. Si tratta ovviamente di Damien Hirst e Maurizio Cattelan, personalità e stili diversi ma fondamentalmente simili, in comune soprattutto la voglia di scioccare, di fare notizia e lasciare il pubblico con il riso amaro in bocca.

Hirst e Cattelan, gemelli diversi separati alla nascita, uguali anche per il polverone economico sollevato dalle loro opere, sfociato in seguito nello scoppio della bolla dell’arte contemporanea. Hirst oggi ha 46 anni, un palmares ricco di ori e riconoscimenti, mostre in musei di tutto il mondo e presenze nelle più blasonate collezioni. Dopo un suo ritorno alla pittura pesantemente criticato da pubblico ed addetti al settore, il folletto britannico ha da poco realizzato l’etichetta (e la confezione) del Somerset Cider Brandy. Hirst è ormai un brand.

Ai Weiwei morto? Ma no, è una copia!

Bad Ems è una cittadina tedesca di circa 9.000 abitanti, famosa per le sue acque termali. Le sorgenti d’Ems sono infatti le più antiche presenti in Germania e sgorgano dalle più recondite profondità della terra. In un luogo così tranquillo e soprattutto riposante non ci si aspetterebbero troppi scossoni ed invece in questi ultimi giorni Bad Ems è stata teatro di un fatto assai curioso.

Qualcuno infatti giura di aver visto il cadavere di Ai Weiwei all’interno dell’antica magione del Künstlerhauses Schloss Balmoral, residenza per artisti situata nel cuore della cittadina. Un cittadino, la cui identità non è stata fornita, ha sporto denuncia alle forze dell’ordine dichiarando di aver visto il corpo del celebre artista disteso sul suolo e privo di vita. A questo punto l’intera comunità artistica internazionale è letteralmente caduta dalla sedia per lo stupore e l’angoscia.

BECKY BEASLEY – The Outside

The Outside, prima personale di Becky Beasley che si inaugura il 16 novembre alla Galleria Francesca Minini di Milano, è il secondo capitolo della trilogia ‘Late Works’, la cui prima parte è stata presentata nel 2010. La trilogia si concluderà con un ulteriore progetto e una pubblicazione in tre parti nel 2012.

Il punto di partenza per The Outside è stato l’interesse di Beasley per Casa Mollino, un appartamento a Torino che Mollino comprò nel 1960 e che decorò per il resto della sua vita. Egli non vi abitò mai; la considerava piuttosto come un sepolcro per la vita dopo la morte. Essendo molto interessato al museo egizio di Torino sapeva bene che l’architetto reale Kha decorò la sua tomba nel tempo libero. Per questo Mollino, così come Duchamp nel suo Étant donnés (1946-66), passò gli ultimi anni della sua vita lavorando quasi segretamente su questo progetto.

Sotheby’s chiude al pubblico

L’infinita diatriba tra i movimentatori di opere d’arte e Sotheby’s sembra esse lungi dal terminare. Se ben ricorderete il gigante internazionale delle aste d’arte aveva scatenato le ire dei suoi lavoratori per il mancato rinnovo del contratto di lavoro. Questi ultimi avevano quindi organizzato diversi scioperi, forti della collaborazione con Occupy Wall Street, vale a dire gli Indignados statunitensi.

In più, negli ultimi tempi Sotheby’s, oltre a non rispondere alle richieste di lavoratori altamente specializzati che lavorano da più di 7 anni, ha deciso di rimpiazzare gli stessi con alcuni operai presi in prestito dalla Crozier Fine Arts, altra azienda che si occupa di movimentazioni di opere d’arte. Una sorta di sostituzione di lavoratori in sciopero che rappresenta un vero e proprio attacco frontale all’istituzione di questa sacrosanta forma di protesta.

Giovedì difesa: La pelle che abito

Dunque accade talvolta che io trovi che un regista che ho amato molto inizi a piacermi di meno… che io pensi che stia perdendo smalto… accade però anche che finisco col capire che nel presunto perdere smalto ci sia un’acquisizione di maturità. Succede suppongo quando si cambia fase… allora perdo la serenità riguardo a quello che avevo acquisito di lui.

Almodovar tira fuori quest’anno un lavoro morboso e a tratti feroce come non so se ne ho mai visti da lui… in altri tratti dolce ma la dolcezza si mescola alla morbosità, diventa la stessa cosa. La pelle, appunto, si sente appiccicata, non si sfugge alla pelle, non si sfugge all’io, e nell’io c’è il proprio sesso.

La Rivoluzione siamo noi, Luca Rossi intervista Maurizio Cattelan

Globartmag, in collaborazione e concomitanza con Whitehouse presenta oggi un dialogo senza precedenti tra Luca Rossi e Maurizio Cattelan. Un confronto su dinamiche creative, sociali e di mercato che non ha bisogno di presentazioni:
Luca Rossi: Chi è per te Luca Rossi?
Maurizio Cattelan: Mi sembra quello che firma i fac-simile della dichiarazione dei redditi.
LR: Hai parlato della necessità di recuperare la tua “indipendenza” e quindi di prendere le distanze dal sistema dell’arte, in particolare dal mercato e dalle polemiche. Vorresti rinegoziare il ruolo di artista. Cosa non funziona nel sistema dell’arte?
MC: La vera anomalia del sistema è che il prezzo alto di un’opera è diventato certificato di qualità. Al di fuori di questo tutto è posto sullo stesso piano, mancano punti di riferimento critici rispetto ai contenuti.

Giovedì difesa: alieni e cowboy

Dunque gli alieni ci hanno già attaccato nel selvaggio ovest americano alla fine del millennio scorso ma sono stati sgominati da una banda di cowboy occasionalmente coalizzati con gli indiani. Nonostante

VIEDRAM, il festival internazionale dedicato alle nuove frontiere del suono e dell’immagine in movimento

VIEDRAM_VISUAL CULTURE FEFÈSTIVAL_VIDEO+SOUND DESIGN è il festival internazionale dedicato alle nuove frontiere del suono e dell’immagine in movimento. Un evento che, nel settore del video, sound design e motion graphic, copre un segmento che nessun altro, in Italia, occupa. Quest’anno il festival si svolge a Roma, il prossimo 4 novembre al Teatro Palladium ed è inserito nel calendario di Cinema, Festival Internazionale del Film di Roma e in RomaEuropaFestival nel programma di Digitalife 2.

Nato nel 2003 da un’idea di Luigi Vernieri, direttore della Scuola di Visual Communication dell’Istituto Europeo di Design di Roma e fondatore della piattaforma creativa Fefè Project, è stato realizzato in tutte le sue edizioni in collaborazione con IED Roma. VIEDRAM, crasi tra le parole “Video”, “IED” e “Ram”, è un osservatorio che seleziona i migliori prodotti audio e video, dando loro visibilità, e promuove i nuovi autori del digitale. Dall’edizione 2009 ha allargato il campo di sperimentazione anche al sound design. Scopo del festival è scoprire e promuovere le nuove firme dei linguaggi audiovideo e, al tempo stesso, avvicinare un pubblico giovane, colto e tecnologicamente evoluto ai linguaggi della creatività contemporanea.

Se Ai Weiwei fa meglio di Nan Goldin

Per il suo nuovo numero annuale, il sesto ad esser precisi, il prestigioso rotocalco di alta moda W Magazine ha deciso di assoldare Ai Weiwei il quale ha diretto un bel servizio fotografico dal titolo Enforced Disappearance, incipit sicuramente dettato dalla sparizione forzata operata dalla polizia cinese.

Come ben saprete il coraggioso artista è stato sottoposto per lungo tempo a varie sevizie ed è stato privato della sua libertà di movimento. Lo scoppiettante servizio è stato quindi annunciato come la prima opera newyorchese di Weiwei dopo i tempi della prigionia. L’artista ha ovviamente collaborato a distanza, prima tramite email e successivamente tramite Skype, fornendo le direttive e le idee necessarie alla realizzazione fisica delle foto in questione. Insomma il nostro Weiwei ha per certi versi seguito il metodo produttivo di Sol LeWitt il quale era solito inviare a distanza le direttive per eseguire le sue gigantesche composizioni murali.

Parliamo di politica non di musei

In un precedente articolo mi ero soffermata sulla trasformazione dei poli culturali internazionali in semplici aziende regolate da meccanismi economici e quindi poco inclini alle decisioni di natura per così dire creativa. Ebbene, la scena italiana sembra totalmente affascinata da questo inesorabile passaggio da museo ad azienda-museo. Negli ultimi giorni il ministro Giancarlo Galan ha pensato bene di sostituire il presidente della Biennale Paolo Baratta con Giulio Malgara, un “fedelissimo” del Premier poco avvezzo all’arte e ben più a suo agio su questioni economico-finanziarie.

Visto il buon operato di Baratta, bastava già questo a lasciarci basiti, ma le sorprese con questo governo non finiscono mai. Ecco quindi che Galan ha pensato bene di rialzare la posta e rimediare così al torto fatto a Baratta, offrendogli la presidenza della fondazione MAXXI di Roma, istituzione che sino ad ora è ancora ferma ad un lento rodaggio. A cose fatte però potrebbe sorgere un nuovo malcontento, sarebbe a dire quello di un Pio Baldi furioso per la possibile detronizzazione.

La Postal Art di Gilbert&George alla Pinacoteca Agnelli

La Pinacoteca Agnelli di Torino inaugura il 5 novembre la prima mostra mai realizzata sulla Postal Art di Gilbert & George. Curata da Mirta d’Argenzio, la mostra presenta oltre 130 opere di THE URETHRA POSTCARD PICTURES del 2009, oltre ad alcuni primi esemplari della postal art di Gilbert & George risalenti alla fine degli anni ’60.

La postal art è stata, nelle sue varie forme, un elemento integrante nell’arte di Gilbert & George, a cominciare dalle POSTAL SCULPTURES del 1969-70, lo stesso periodo delle prime leggendarie presentazioni delle LIVING SCULPTURES degli artisti, e incluse le POSTCARD SCULPTURES, le POSTCARD PIECES e le TITLED POSTCARD PICTURES, tutte create fra il 1972 e il 1989 fino ad oggi, e il gruppo di 564 opere comprendenti THE URETHRA POSTCARD PICTURES. Le opere postali di Gilbert & George, con i loro titoli ed immagini, spesso comprensivi di una singola parola o linea di testo, hanno espresso meglio di qualunque saggio critico le nuove poetiche degli artisti agli esordi della loro carriera. Gli artisti hanno paragonato la creazione di quest’arte nata a partire da cartoline a quella dello schizzo; per questo la postal art ci offre una magnifica prospettiva concettuale da cui osservare con maggiore profondità l’opera stessa di Gilbert & George.

Dopo Roma MEET DESIGN arriva a Torino

Dal 5 novembre 2011 al 25 gennaio 2012 inaugurerà a Torino MEET DESIGN, inedita “piattaforma multicanale” ideata dal Gruppo RCS – Rizzoli Corriere della Sera. MEET DESIGN è un contenitore di idee e di attività in grado di veicolare i valori concettuali, progettuali, creativi e produttivi del design, con l’obiettivo della divulgazione del design italiano attraverso iniziative di ampio respiro.

La prima tappa si è svolta Roma dal 16 settembre al 13 ottobre e ha riscosso un largo successo sia tra i professionisti del mondo del design e dell’architettura, sia presso il grande pubblico della capitale, con un’affluenza sorprendentemente numerosa presso la prestigiosa sede dei Mercati di Traiano. “L’edizione romana di MEET DESIGN – racconta Raimondo Zanaboni, Amministratore Delegato di RCS Pubblicità – ci ha regalato grandi soddisfazioni. Il successo di pubblico, numeroso sia alla mostra che agli incontri con designer e imprenditori, è stata un’importante testimonianza di quanto interesse questo settore sia in grado si suscitare e di quante opportunità di comunicazione offra”. 

Non è facile, a Palazzo Incontro una mostra che invita a non fermarsi alla superficie

Inaugura il 9 novembre la mostra Non è facile a cura di Claudio Libero Pisano, primo appuntamento di un ciclo di quattro incontri espositivi del Contemporaneo all’interno di Palazzo Incontro a Roma. Il titolo della mostra esprime un voluto doppio livello di lettura che unisce tra loro – come in un dialogo ideale – i cinque lavori degli artisti esposti. Ad un primo sguardo, le opere si presentano cariche di empatia e grande riconoscibilità nel segno e per l’uso di colori fortemente caratterizzanti. Ma, ad un’osservazione più attenta, si tratta di opere che chiedono di andare oltre. Oltre l’apparente e una lettura solo appagante, per potersi immergere in territori e interrogativi non esclusivamente estetici né rassicuranti.

Non è facile è un monito a non fermarsi alla leggerezza evanescente della superficie. L’universo interpretativo è colmo di significati, non sempre immediatamente riconoscibili, che si rivelano solo nel saper guardare. Oltre l’immagine stessa che l’artista ci offre e che egli stesso invita a superare, trasfigurandola, per coglierne l’essenza. Ci vuole attitudine, predisposizione d’animo. Non è facile avere l’una e l’altro.