Marzia Migliora e Salla Tykkä all’EX3 Centro per l’arte contemporanea di Firenze

EX3 Centro per l’arte contemporanea di Firenze ospita, a partire da mercoledì 8 giugno fino all’11 settembre 2011, il lavoro di due artiste internazionali: White Depths, prima personale in uno spazio istituzionale italiano della filmakers finlandese Salla Tykkä, a cura di Marinella Paderni, e Rada, progetto site-specific dell’italiana Marzia Migliora, a cura di Arabella Natalini.

Il lavoro immaginativo e rigoroso di Marzia Migliora (Alessandria, 1972) si sviluppa attraverso un complesso processo di “scavo”, costituito da molteplici fasi di ricerca. A un primo momento di suggestione e fascinazione rispetto a elementi che possono provenire da fonti diverse, segue un procedimento di elaborazione e sedimentazione, in cui l’artista mette accuratamente a fuoco il progetto per dargli infine forma attraverso l’uso di un’ampia varietà di mezzi espressivi, che vanno dalla fotografia al disegno, dal video all’installazione. Marzia Migliora si è formata come fotografa, realizzando principalmente progetti che riflettono sull’archivio, la memoria e la temporalità, per passare successivamente al video, come naturale continuazione e articolazione della sua ricerca. Della pratica fotografica viene mantenuta l’importanza attribuibile al punto di vista, come possibilità di esplorazione del quotidiano attraverso immagini e oggetti fruibili dallo spettatore, che lo conducono a immedesimarsi nell’esperienza proposta.

PJ Harvey irrompe nel mondo dell’arte contemporanea

Molti di voi conosceranno sicuramente PJ Harvey, Ebbene per coloro i quali non la conoscessero, possiamo dirvi che la portentosa rocker di Yeovil (Gran Bretagna) è stata ribattezzata dalla stampa musicale come la “nuova Patti Smith”. PJ Harvey non è però un nome nuovo poichè già dai primi anni ’90 questa poetica quanto energica cantautrice si è conquistata i favori di pubblico e critica con albums contraddistinti da un sound alternativo e poderoso. Impossibile dimenticare il successo mondiale di To Bring You My Love, caratterizzato da songs ambigue e provocatorie, come impossibile non amare i testi ruvidi e disincantati presenti nell’Lp Is This Desire? del 1999.

Tra concerti-performance accesi dal suo look sexy-trasandato-anarchico, PJ Harvey è arrivata sino ai nostri giorni con inalterata potenza creativa. A testimonianza di ciò possiamo citare il nuovo album Let England Shake (2011) caratterizzato da un abbandono della selvaggia irriverenza degli esordi per giungere ad una maturità artistica ancor più profonda e struggente.

Il MAXXI di Roma censura Jacob TV

La censura del MOCA ai danni dello street artist italiano Blu, la censura dello Smithsonian National Portrait Gallery di Washington DC ai danni di David Wojnarowicz e le molteplici censure ai danni di Ai Weiwei da parte del governo cinese. Ecco, se tutto questo non vi basta, possiamo oggi aggiungere a questa spregevole lista un ennesimo atto terroristico nei confronti dell’arte che proviene dritto dritto dall’Italia e più precisamente dal MAXXI di Roma.

La notizia è apparsa un poco in sordina ma fortunatamente un recente articolo del 19 maggio di Roberta Carlini apparso sulle pagine de L’Espresso ha portato in evidenza gli eventi che hanno condotto a questo scempio. Come molti di voi ben sapranno il MAXXI ha inaugurato lo scorso 21 aprile la rassegna di video e performance live dal titolo Expanded Video, con opere di Jacob TV, Masbedo, Martha Colburn e People Like Us (aka Vicki Bennett).

Se sei giovane, ti tirano le pietre – Biennale Giovani Monza 2011

La Biennale Giovani Monza nacque negli anni Cinquanta, ma è difficile trovare informazioni in rete riguardo le sue evoluzioni negli anni, quel che sappiamo è che dal 2005 ha ripreso la cadenza regolare e che quindi questa è una quarta edizione per modo di dire. Dentro il Serrone del Palazzo Reale di Monza, affacciato sullo splendido giardino delle rose, troviamo trenta opere per trenta artisti under trentacinque, (scusate lo scioglilingua). La formula adottata per scegliere in nomi dei partecipanti è quella che va di moda: nominare qualcuno che proponga i nomi e, come ha giustamente detto il direttore organizzativo Daniele Astrologo Abadal, anche questo è un modo per esporre il proprio punto di vista, giacché ogni curatore o critico incarnerà una certa visione dell’arte contemporanea.

Ed ecco quindi i cinque prescelti: Marco Bazzini, direttore del Centro per l’Arte Contemporanea Luigi Pecci di Prato, Luca Cerizza, critico e curatore attivo tra Milano e Berlino, Yunkyoung Kim, direttrice del Mongin Art Center di Seoul, Franziska Nori, direttrice del Centro di Cultura Contemporanea Strozzina di Firenze, Stefano Questioli, consulente artistico presso l’Istituto Italiano di Cultura di Chicago. Personalità e storie differenti che, coerentemente, hanno scelto secondo parametri anche diametralmente opposti, avendo come unico vincolo l’età e l’italianità. Ad eccezione fatta per i sei artisti invitati da  Yunkyoung Kim a rappresentare la giovane arte sud-coreana, nazione ospite della rassegna.

Il sogno fotografico di Franco Angeli

Il sogno fotografico di Franco Angeli arriva per la prima volta a Roma con una mostra ospitata dal 26 maggio al 4 settembre dai Mercati di Traiano Museo dei Fori Imperiali. Una raccolta inedita, segreta e privatissima di fotografie che l’artista, uno dei massimi esponenti della Scuola di Piazza del Popolo, ha voluto lasciare, insieme a una grande tela intitolata “Marina capitolina”, a Marina Ripa di Meana, che è stata sua compagna per otto intensi anni, dal 1967 al 1975.

Carlo Ripa di Meana, curatore della mostra, ha suddiviso 100 scatti in bianco e nero in sei sezioni: Marina – Lucrezia – Amici – URSS – Moda – Sperimentazioni, che ritraggono la moglie Marina e Franco Angeli tra Roma, Ansedonia, Londra, Milano, Positano, Ponza e Mosca. Ricordi di una vita insieme, dove l’arte era una filosofia e la politica una compagna di vita.

Batman, Benito o Papa Wojtyla?

Dopo la triste notizia delle dimissioni di Luca Massimo Barbero dal MACRO di Roma pensavamo di aver definitivamente toccato il fondo per quanto riguarda la degenerazione del sistema artistico romano. Invece, come si suol dire, al peggio non c’è mai fine ed ecco allora che Roma torna a stupirci con un episodio di malarte contemporanea che francamente ci ha gettato nel più tremendo sconforto. Parliamo quindi della statua dedicata a Papa Wojtyla, creata dallo scultore Oliviero Rainaldi ed inaugurata alla stazione Termini con tanto di Gianni Alemanno in prima fila.

Ebbene, al momento del disvelo della statua i non pochi astanti hanno creduto ad uno scherzo solo per rendersi poi conto della dura realtà. Il Papa visto da Rainaldi è uno strano incrocio tra Benito Mussolini e Batman, già perché i tratti somatici della statua somigliano pericolosamente a quelli del celebre dittatore mentre il mantello del pontefice e la sua “postura” richiamano alla mente proprio le sembianze del vendicatore mascherato.

Cosa salvare quando la casa brucia?

Una casa che brucia è un bel problema ed è noto che nel momento della fuga non si ha il momento di fermarsi a riflettere, bisogna agire, scappare, salvare le persone care. Molti però hanno perfino il tempo di salvare dalle fiamme qualche oggetto prezioso o semplicemente qualche caro ricordo. Ebbene, forse traendo ispirazione dalla grande song dei Talking Heads dal titolo Burning Down the House o forse per puro spirito dissacratorio è ultimamente nata una nuova piattaforma web dal titolo The Burning House, come ci fanno notare i nostri cugini d’oltreoceano di Hyperallergic.

La domanda che il fantasioso blog The Burning House rivolge ai fotografi che animano le sue pagine è assai diretta quanto spiazzante: “Se la tua casa stesse bruciando, cosa porteresti con te? Si tratta di un conflitto tra il materiale ed il sentimentale. Quello che porti con te riflette i tuoi interessi, il tuo passato e le tue priorità”.

Jan Fabre mostra la sua PIETAS a Venezia

Dal 1° giugno al 16 ottobre 2011, durante la 54° edizione della Biennale d’arte di Venezia, la Nuova Scuola Grande di Santa Maria della Misericordia (Sestiere Cannaregio 3599) ospiterà il nuovo evento espositivo di Jan Fabre (Anversa, 1958), dal titolo PIETAS. Curata da Giacinto Di Pietrantonio e da Katerina Koshina, promossa dalla GAMeC – Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo, dal State Museum of Contemporary Art di Salonicco e dal Kunsthistorisches Museum di Vienna, la mostra presenterà cinque grandi sculture in marmo puro e marmo statuario di Carrara dell’artista fiammingo.

Tra queste spicca l’inedita rilettura fatta da Fabre della Pietà di Michelangelo, dal titolo Sogno compassionevole (Pietà V) nella quale il Cristo ha il volto dell’artista stesso e la Madonna ha quello di un teschio, simbolo della morte. Lungi dal proporre un messaggio blasfemo o semplicemente provocatorio, l’opera rappresenta una ‘scultura-performativa’ che mette in scena i veri sentimenti di una madre che vuole sostituirsi al figlio morto.

Il MoMa paga 32 milioni di dollari per l’American Folk Art Museum

Come avrete sicuramente letto in altri magazine di settore degli ultimi giorni, Il MoMa, Museum of Modern Art di New York ha intenzione di comprare un edificio nelle vicinanze, sulla 53esima strada. Attualmente l’edificio, progettato da Tod Williams Billie Tsien Architects ed aperto nel 2001, ospita l’American Folk Art Museum, un’istituzione museale che non ha mai incontrato i favori del pubblico.

Per farla breve, nell’arco di un decennio il museo ha raccolto circa 32 milioni di debiti e con la crisi economica le sue casse non hanno retto. Il MoMa dovrà quindi sborsare i famigerati 32 milioni di dollari per aggiudicarsi l’edificio ed ancora non è certo se quest’ultimo rimarrà in piedi o verrà in seguito miseramente demolito. In questi ultimi giorni il celebre magazine d’arte Artinfo ha intervistato alcuni critici di grido, tra cui anche il sempreverde Jerry Saltz, nella speranza di individuare le cause del tracollo del Folk Art Museum.

Donatella Spaziani – Cielo

Sabato 28 maggio 2011, alle ore 11, gli Incontri Internazionali d’Arte presentano il Cielo di Donatella Spaziani. Avviato nel 2001, “Cielo” è il ciclo degli interventi site specific che si succedono sul soffitto della Biblioteca degli Incontri Internazionali d’Arte, nella sede storica dell’Associazione a PalazzoTaverna a Roma.

Dopo Time Space III dell’artista taiwanese Mali Wu (2001), Senza titolo di Maurizio Cannavacciuolo (2002), Signore e signori… di Giulio Paolini (2004), Né in cielo, né in terra di Andrea Aquilanti (2006), RidonDanza Rondini di Luigi Ontani (2007), Speriamo Senza Titolo di Enzo Cucchi (2007) e Direzioni di Jost Wischnewski (2008), si inaugura il lavoro Maggio 2011 di Donatella Spaziani, a cura di Cecilia Casorati. L’iniziativa vuole essere un omaggio a Graziella Lonardi Buontempo, fondatrice degli Incontri Internazionali d’Arte e ideatrice del ciclo “Cielo”.

Ancora misteri sulla Gioconda, ma non saremo un po’ stanchi?

Quante notizie circolano sulla povera Monna Lisa? Beh, la celebre Gioconda, capolavoro del grande maestro Leonardo Da Vinci è senza dubbio una delle opere più gettonate da storici dell’arte o presunti tali che puntualmente cercano di architettare nuovi misteri, magari  per vendere qualche libro in più o semplicemente per farsi notare. Tra sorrisi enigmatici, e sembianze mascoline fino a giungere a tematiche esoteriche, quest’anno abbiamo scritto molto sull’opera di Leonardo ma ci sentiamo in dovere di dedicare un ulteriore articolo alla Monna Lisa, perchè le ultime notizie provenienti dal quotidiano inglese The Telegraph sono a dir poco sensazionali.

Il professor Silvano Vinceti (presidente del Comitato Nazionale per la valorizzazione dei Beni Storici), che da diverso tempo è alla ricerca delle spoglie della celebre quanto fantomatica donna, sarebbe infatti giunto ad una scoperta sensazionale. Secondo alcuni studi Monna Lisa sarebbe in realtà Lisa Gherardini Del Giocondo, donna che avrebbe fornito l’ispirazione per il celebre dipinto. Vinceti ha quindi aperto una cripta del convento di Sant’Orsola a Firenze riportando alla luce nientemeno che il metatarso di un alluce di piede sinistro, ma non si è certi che si tratti di un osso appartenuto ad uno scheletro femminile.

Frieze approda a New York

La Frieze Art Fair è una delle piattaforme di mercato più prestigiose del mondo. Solitamente il quartier generale di questa fiera è Londra ma da ora in poi Frieze potrebbe andare in “tour” anche negli Stati Uniti. Tempo fa alcune voci di corridoio davano per certa la tappa a stelle e strisce della celebre fiera. Ora però le voci sono divenute realtà ed i vertici della manifestazione hanno annunciato con orgoglio la grande notizia. Frieze edizione U.S.A. seguirà più o meno le dinamiche della sorella londinese, le gallerie partecipanti saranno più o meno 170 ed il tutto si svolgerà a Randall’s Island, situata sull’East River di New York City.

La fiera sarà inaugurata nel 2012 e si svolgerà dal 3 al 6 maggio, vale a dire proprio a due mesi di distanza dall’Armory Arts Week e con un cospicuo vantaggio su Frieze edizione Londra che come di consueto si tiene in ottobre. Inevitabilmente, questa nuova manifestazione di mercato non farà altro che focalizzare ancor di più l’attenzione sulla Grande Mela che sembra lanciatissima nel segmento arte contemporanea.

Avere una project room – parte 1 – Unosunove Milano

Su Globartmag si è parlato spesso di Project Room, soprattutto auspicando da parte di realtà istituzionali, come i musei d’arte moderna e contemporanea, una scoperta e un buon utilizzo di uno strumento utile alla promozione della giovane arte e alla sperimentazione. Per quello che poco che ho incontrato nel mio peregrinare nella città di Milano esistono diverse gallerie d’arte che propongono project room, ma difficilmente mi hanno colpito i contenuti espositivi. Non è facile gestire un progetto per uno spazio del genere, basti pensare che pone ai galleristi tutte le problematiche di una mostra, anche dal punto di vista economico, ma con spazi ristretti e poco interesse mediatico attorno al nome proposto. Inoltre spesso può esistere un rapporto conflittuale con la mostra vera e propria proposta in galleria.

Unosunove è una galleria romana che ha una project room a Milano da meno di un anno, questione di strategia? Certamente, ma non solo, perché la proposta fatta in via Broletto 26 è variegata e intrigante con nomi di artisti internazionali davvero giovani e nuovi sul mercato. Una sfida non facile su una scena come quella milanese in cui i soliti vecchi e potenti nomi fanno da padroni e le realtà piccole nascono e muoiono con velocità. Fino al 11 giugno si può visitare la mostra di Marysia Gacek, artista polacca nata nel 1986. Incuriosita sono andata a vedere cosa avesse prodotto questa venticinquenne nomade, vive a New York dove ha studiato, e devo ammettere che non solo mi ha trasmesso quella sensazione di freschezza che ci si aspetta dalla giovinezza, e spesso non si riceve, ma è riuscita senza dubbio a ben incarnare il concetto di site-specific senza svilire le singole opere che mantengono intatta una loro autonomia.