Il Pasto Nudo di Moio&Sivelli al Madre di Napoli

Sabato 11 Dicembre alle ore 19.00 si inaugura nella Project Room del Museo Madre, con la performance Naked Lunch di Moio&Sivelli, la quarta mostra della serie SPOT, curata da Adriana Rispoli ed Eugenio Viola, performance che sarà poi riproposta in video a partire dal 13 dicembre.

”Il Pasto nudo è l’attimo raggelato in cui ognuno vede quello che c’è in cima alla forchetta.” Così Jack Kerouac spiegava il motivo del titolo dato da lui stesso al delirante romanzo cut-up di William Bourroghs, trasposto poi cinematograficamente negli anni Novanta da David Cronenberg; e il cui titolo è preso in prestito in maniera irreverente da Moio&Sivelli per la loro performance al Madre, dove l’ingombrante riferimento si risolve in una rappresentazione dov’è caduta ogni barriera tra finzione e realtà, giocata sul filo di una ironia livida, che può scadere, in maniera compiaciuta, nel grottesco.

Sei giorni e una notte di performance dal vivo, per una mostra-evento di Omar Galliani

Un grande artista, una modella, una matita, lunghe pareti bianche da disegnare. Sei giorni e una notte di performance dal vivo, per una mostra-evento dal sapore voyeuristico, che permetterà agli spettatori di spiare dal 14 dicembre, giorno dopo giorno, l’opera in divenire di Omar Galliani, pensata appositamente come lavoro site specific per la sala Lu.C.C.A. Lounge.

Pluricelebrato in numerose edizioni della Biennale di Venezia e riconosciuto a livello internazionale come uno dei nomi indiscussi dello scenario contemporaneo italiano, Omar Galliani trasformerà la sala del Lu.C.C.A. in atelier e le pareti in tele, mettendo a nudo le proprie emozioni e creazioni di fronte agli occhi dei visitatori, che potranno osservarlo al lavoro attraverso uno spioncino durante i giorni della performance: una piccola apertura che ricorda tanto la serratura di dimensioni generose di una porta Cinquecentesca che si trasforma, per l’occasione, in una sorta di stargate dimensionale, un passaggio in un luogo segreto che permetterà a ogni voyeur di muoversi virtualmente in un tempo senza tempo.

Il nuovo museo di Abramovich e le classifiche di Jerry Saltz

Roman Abramovich è ormai diventato un grande fan dell’arte contemporanea, forse anche grazie alla sua ragazza Dasha Zhukova che attualmente gestisce il Garage Center for Contemporary Culture (GCCC) di Mosca. Abramovich in questi ultimi anni ha ammassato una cospicua collezione d’arte con pezzi di Lucian Freud, Francis Bacon e tanti altri grandi nomi del contemporanea. Niente di meglio quindi che piazzare tali capolavori in un museo tutto nuovo che dovrebbe aprire nel sito New Holland Island di San Pietroburgo. New Holland Island è una vera e propria isola artificiale creata nel 18esimo secolo per immagazzinare il legname appena tagliato. Oggi quindi potrebbe diventare un nuovo tempio per l’arte contemporanea. Del resto con una montagna di soldi si può edificare di tutto.

Passiamo ora dall’altra parte del mondo e vediamo cosa succede negli Stati Uniti. In questi giorni vi abbiamo fornito diverse classifiche annuali legate all’arte contemporanea. Ogni magazine ne ha una e tutti si divertono a dare i voti a galleristi, critici, artisti e collezionisti. Il noto critico statunitense Jerry Saltz ha recentemente stilato la sua personale top 10 delle migliori mostre organizzate a New York nel corso del 2010. Ecco in maniera stringata l’intera classifica.

Gli anni d’oro della Street Art all’italiana

Joe, Pane Trv, Sugo, Tuff, Koma, Heko, Game. Chi sono costoro vi chiederete voi, ebbene stiamo parlando di una scena lontana lontana, quella della street art alla romana per intenderci. In pieni anni ’90, quando gli eroi del contemporaneo come Banksy non erano ancora coccolati dalle grandi istituzioni internazionali, le metro e le mura della capitale si riempivano di tags e murales compiuti dagli street artists appena citati.

Se siete di Roma e vi è capitato di prendere la metro od il famigerato trenino per Ostia, avrete sicuramente visto le opere di Pane e compagnia cantante sui vagoni e sui sottopassi nei pressi dei binari. Molti di quei tags sono ancora li e nel bene e nel male hanno scandito le giornate (soprattutto gli spostamenti) di centinaia di migliaia di romani. Reperti archeologici di una Roma che sognava a stelle e strisce senza disdegnare un bel piatto di carbonara. Ma era comunque una street art battagliera, notturna e suburbana come è possibile leggere dalle pagine del blog pezzate: “Dipingere a Laurentina, il capolinea della metro B a Roma sud, non era cosa facile durante il servizio, perche bisognava farlo col conducente dentro al treno che aspettava di partire. In piu c’erano pulitori e treni che andavano e venivano sulle altre banchine, e la guardia di stazione che di tanto in tanto si faceva un giretto. Una volta partito il treno tutti dietro ai cespugi a bordo banchina ad aspettare il convoglio successivo e così via finche non esaurivi gli spray o eri costretto a scappare…”.

Lo stato dell’arte all’Accademia di Romania a Roma

Il 10 dicembre 2010 alle ore 19.00, presso l’Accademia di Romania in Roma, la Kunsthaus presenta The state of the Art, mostra collettiva multimediale che proporrà una selezione di opere per le diverse sezioni di video arte, fotografia, installazione, performance e pittura. L’evento, a cura di Luisa Conte, è organizzato con il sostegno dell’Accademia di Romania e con il patrocinio dell’Assessorato alle Politiche Culturali e della Comunicazione del Comune di Roma.

L’espressione “stato dell’arte” è propria del linguaggio tecnico utilizzato per indicare il livello di massima avanguardia raggiunto da una tecnologia o da un campo scientifico: in altre parole, ciò che determina una reale innovazione o evoluzione. La trasposizione di questo concetto nel campo delle arti visive vuole essere un tentativo di mostrare in che modo alcuni artisti contemporanei svolgono le loro ricerche verso un cambiamento dell’espressività culturale, lasciando al pubblico di determinare, attraverso la percezione individuale, un avvenuto “passaggio inventivo”.

I soldi del museo? Se li prende l’iPhone

Leggevo ieri un’intervista di Exibart ad Achille Bonito Oliva sullo spauracchio dei tagli alla cultura. Mi sembra che il celebre e stimato curatore e critico d’arte abbia ben fotografato le cause e gli effetti di questa terribile situazione-Italia, ma (prendendo in esame solo le istituzioni museali ed affini) quali potrebbero essere le soluzioni a questo problema? Come portare soldi alle casse dello stato ed al contempo evitare lo sfacelo totale delle istituzioni museali e culturali in genere? Difficile a dirsi. Il governo inglese ad esempio, tramite il ministro della cultura Jeremy Hunt, sta tentando di incoraggiare i ricchi del paese a finanziare le operazioni culturali dell’intera nazione.

Fino ad ora sono stati raccolti circa 120 milioni di dollari che potrebbero servire a finanziare tante iniziative o comunque a sorreggere ciò che esiste già. Il privato dunque rimane un’importante carta da giocare per non far andare tutto in rovina. Musei e monumenti gestiti dai privati, questa potrebbe essere una buona soluzione ma è ovvio che lo stato dovrebbe comunque vigilare su tutto.

Giovedì Difesa: The tournament

The tournament è un film d’azione britannico del 2009. Si tratta di un torneo che divertirà molto gli amanti dei film d’azione. Viene organizzato circa ogni sette anni in un luogo del mondo sempre diverso. Quel giorno una strana serie efferata di omicidi invaderà la città. La polizia insabbierà qualsiasi misterioso evento del giorno. Le telecamera di sorveglianza della città saranno tutte collegate tramite operatori a schermi giganti di fronte ad un misterioso tavolo da gioco.

Nel film troviamo il torneo per la prima volta in Inghilterra. Trenta tra i più pericolosi killer professionisti del mondo si riuniscono per uccidersi a vicenda, al tavolo delle scommesse ci sono dei ricchissimi misteriosi imprenditori. Le puntate cambiano in base agli eventi. Si accumulano molti soldi.

Continua il caso Wojnarowicz, arrestati due artisti e banditi a vita dalla Smithsonian

Incredibilmente, arriva il nostro quarto articolo dedicato alla vicenda Smithsonian National Portrait Gallery contro David Wojnarowicz. Dopo avervi informato sul tremendo atto di censura perpetrato dall’istituzione, che ha di fatto escluso il video dell’artista A Fire in My Belly dalla mostra Hide/Seek, e sulla successiva manifestazione di oltre 100 persone davanti al museo, eccoci di nuovo a parlarvi di un ulteriore assurdo episodio.

Lo scorso 4 dicembre due attivisti si sono introdotti all’interno del museo durante gli orari di apertura e si sono piazzati tranquillamente davanti l’entrata. Una delle due persone ha in seguito tirato fuori dalla sua borsa un iPad. Il piccolo ma potente schermo è stato assicurato attorno al  collodell’uomo  tramite una tracolla ed una volta acceso ha cominciato a mostrare le immagini del video di Wojnarowicz

Un Invito al viaggio dal Museo Luigi Pecci di Milano

Il Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci di Prato è lieto di annunciare la riapertura dell’attività nella sede espositiva distaccata del Museo Pecci Milano. Dopo l’anteprima della primavera scorsa dedicata a Dark Matter, lavoro inedito di Nio Architecten – autori del progetto di ampliamento della sede museale di Prato che è attualmente in corso di realizzazione e sarà ultimato nel 2012 – il suggestivo spazio espositivo situato in Ripa di Porta Ticinese sul Naviglio grande inaugura, giovedì 16 dicembre alle ore 18.00, la mostra INVITO AL VIAGGIO. PARTE 1 | PROPOSTE DALLA COLLEZIONE DEL MUSEO: AMBIENTI, curata da Stefano Pezzato e dedicata alla collezione del Museo con opere di Pinot Gallizio, Fabio Mauri, Mario Merz, Superstudio.

L’ampio edificio di archeologia industriale – il cui utilizzo gratuito è stato ottenuto grazie a un accordo del Centro Pecci con un privato – funzionerà per due anni, durante i lavori d’ampliamento della sede di Prato, da “vetrina” nazionale per l’arte contemporanea e le attività d’eccellenza prodotte in Toscana, il cui ente regionale sostiene il progetto milanese attraverso l’agenzia Toscana Promozione, a partire dall’esposizione e valorizzazione del patrimonio di opere raccolte dal Museo pratese in oltre vent’anni di attività.

Susan Philipsz vince il Turner tra mille polemiche, ma l’artista ha un cuore d’oro

Come da copione anche quest’anno non sono mancate le proteste al Turner Prize edizione 2010. Effettivamente anche la stampa inglese aveva precedentemente bollato la presente edizione come troppo noiosa ed ingessata ma a scagliarsi contro la manifestazione, che il prossimo anno lascerà Londra per trasferirsi a Newcastle, non sono solo i giornali. Ma andiamo per gradi, la vincitrice quest’anno è Susan Philipsz che ha presentato un’installazione sonora dove si può udire la sua voce che canta una ballata scozzese e si è così aggiudicata le 25.000 sterline del premio.

La nomina ha attirato le solite proteste del gruppo Stuckists, autori di caleidoscopiche creazioni di outsider art. Gli artisti, noti per il loro amore per le arti tradizionali, si sono schierati davanti alla Tate Britain accusando l’istituzione di foraggiare una tipologia di arte vuota ed inconcludente. Quest’anno però alle proteste degli Stuckists si è unita quella di 30 studenti che hanno deciso di opporsi in tal modo ai tagli alla cultura previsti dal governo britannico.

Flavio Favelli al MAMbo

Giovedì 9 dicembre 2010 alle ore 18, sarà presentata al MAMbo l’opera Palco-Buffet di Flavio Favelli, che entra nelle collezioni permanenti del Museo d’Arte Moderna di Bologna grazie a un comodato gratuito di Francesco Amante, Presidente dell’Associazione Amici della GAM.

L’opera di Flavio Favelli, Palco-Buffet, 2007, vecchio palco da chiesa, radica e piastrelle, è un’opera con un curriculum rilevante, già esposta nel 2008 alla mostra Italics, a cura di Francesco Bonami a Palazzo Grassi, Venezia, e poi al MCA Museum of Contemporary Art di Chicago nel 2009. Anche in quest’opera Flavio Favelli lavora assemblando, come fossero frammenti di memoria, pezzi di mobilio diversi, che poi diventano qualcos’altro, oggetti che sembrano consueti ma non lo sono mai. Palco-Buffet è una scultura di pezzi di mobili, tra cui un vecchio palco, la cui aspirazione proviene dal buffet della nonna. Le diverse parti, assemblate insieme dall’artista, diventano architetture nelle quali resta forte la sensazione di trovarsi di fronte a qualcosa di misterioso, come i ricordi.

L’Aratro di Campobasso inaugura una mostra “Difforme”

L’ARATRO presenta il suo ultimo evento del 2010, il seminario e la mostra “Difforme”, termine in cui sono contenute insieme una minaccia e una promessa. Infatti, difforme è ciò che distorce la forma normale, che la nega e al limite la fa scomparire – il ‘senza-forma’. Ma difforme è anche ciò che piega la forma e la modifica trasformandola in altro – in una ‘differente forma’. Fra le tante difformità, quella dei corpi umani si manifesta come la più inaccettabile al livello sociale, perché nega quella ‘normalità’ del corpo umano che costituisce il valore di riferimento dell’intero gruppo sociale: essere normali è infatti lo standard cui conformarsi per ogni membro del gruppo.

I corpi ‘difformi’ diventano così il bersaglio delle paure inconsce dei normali e delle pratiche di discriminazione più diverse: marginalizzazione, patologizzazione e medicalizzazione, normalizzazione forzata, rimozione dalla vista, internamento di vario tipo, quando non vera e propria distruzione fisica. Ma il gruppo dei normali deve tenere sotto controllo anche l’elemento fascinatorio delle difformità, che potrebbe ‘convertire’ qualche normale facendogli scoprire la propria difformità rimossa, nonché la possibilità che i difformi possano esibire liberamente la propria difformità e anche ‘contarsi’ per provare a rimettere in discussione lo stesso concetto di normalità. 

Quando la musica sperimentale non ha più niente da sperimentare

Non so a voi ma a me queste mostre d’arte contemporanea corredate da mini-set di “musica sperimentale” hanno un poco stufato. Mettiamo bene le cose in chiaro, la scrivente è un’amante della vera musica sperimentale, dai rumori di Luigi Russolo, ai brusii elettronici di Edgard Varese, passando per i quartetti di elicotteri di Karlheinz Stockhausen. Inutile negare poi che proprio un compositore sperimentale come John Cage abbia influenzato schiere di artisti visivi da Robert Rauschenberg e Jasper Johns in poi.

Permettetemi inoltre di citare l’immancabile Brian Eno, oramai artista visivo di grande caratura. Insomma come devo dirvelo a me la musica sperimentale piace, il problema è che questi esempi ostentati sempre più spesso dalle gallerie d’arte a la mode, di sperimentale non hanno più nulla. Ci si imbatte sempre più spesso in pseudo musicisti finto-spettinato-cool che armeggiano da bimboscemi con i loro Mac collegati a valanghe di multieffetti e pedali.

A Natale anche il sistema dell’arte diventa più buono

C’è chi dice che il mondo dell’arte contemporanea è fatto solo di lustrini e paillettes, di falsità e pretestuosità. Un universo dove governa unicamente il vil denaro e dove per interesse si fa qualunque cosa. Questo purtroppo accade in ogni settore dove circola pecunia ma tali affermazioni non sono e non devono essere sempre valide. Già perché il sistema dell’arte sa essere sensibile e profondo, riuscendo persino a mobilitarsi in grande stile quando si tratta di compiere atti umanitari. Ne danno prova le varie associazioni di artisti, riuniti per giuste cause non ultima quella che ha deciso di appoggiare il noto artista statunitense Julian Schnabel.

Il celebre pittore, regista (da poco è uscita sua nuova pellicola intitolata Miral) fotografo si è fatto spalleggiare dalla star di Hollywood Sean Penn per organizzare un’asta in favore delle vittime del terremoto di Haiti. Bravo e buono il nostro Julian, siamo tutti con te.