Scoperto un nuovo dipinto di Michelangelo: “La pietà perduta”

Se la notizia dovesse essere confermata sarebbe una vera e propria scoperta sensazionale per tutto il mondo dell’arte. Un dipinto non finito raffigurante il Cristo e la Vergine Maria che per diverso tempo è stato in possesso di un ex pilota dell’aviazione che risponde al nome di Martin è infatti l’oggetto di un libro scritto da Antonio Forcellino ed intitolato La Pietà perduta (edito da Rizzoli). Lo stimato restauratore e storico dell’arte sostiene che il dipinto in questione è in realtà un’opera di Michelangelo ed il suo valore sarebbe ben più alto di 118 milioni di dollari.

Forcellino si è imbattuto per la prima volta nella Pietà perduta alcuni anni fa. Da bambini  l’attuale proprietario Martin e suo fratello stavano giocando a tennis dentro casa e ad un tratto la pallina colpì il dipinto rovinandolo. Nove anni fa Martin ha ricevuto in dono dai suoi genitori il dipinto ed ha chiamato Forcellino per una perizia.

Nora Schultz – Avere Luogo

La Fondazione Giuliani per l’arte contemporanea presenta il 9 ottobra Avere Luogo, la prima mostra personale in Italia dell’artista tedesca Nora Schultz (Francoforte, 1975).

Assi di metallo, tubi, rampe, lastre di ferro, magneti, corde, gomma. Le sculture di Nora Schultz sono quasi sempre realizzate con materiali di scarto trovati ovunque, sottratti al loro originario contesto e accostati dall’artista con apparente naturalezza sotto la quale si maschera una fitta trama di relazioni interne. Residui fragili della contemporaneità, resi deboli dall’improvvisa detrazione di originaria funzionalità, i materiali, ricollocati nello spazio espositivo, manifestano al contrario il peso della propria presenza. Questa schietta materialità restituisce alle sculture di Nora Schultz l’immediatezza del momento e le rende, prima di ogni altra considerazione, autentici oggetti. L

Il Turner prize 2010 e l’estetica di regime

La prestigiosa Kermesse britannica del Turner Prize è entrata nel vivo dell’azione e come al solito sono piovute critiche da più parti. Stavolta però non si parla di provocazione o di cattivo gusto ma di noia,  una vera e propria catastrofe per l’arte in genere. Anche prestigiosi magazine d’arte come Artinfo si scagliano contro i protagonisti dell’edizione 2010 che sono Dexter Dalwood con i suoi collage pittorici, l’Otolith Group con le sue installazioni filmiche, Angela de la Cruz con le sculture composte da dipinti e Susan Philipsz con le sue installazioni sonore.

Ebbene l’accusa più gettonata sembrerebbe essere quella di ricorrere ad un postmodernismo ormai superato e schiavo di meccanismi di maniera ormai un tantino logori. E’ chiaro che le manifestazioni concettuali si basano su un’idea ma quando anche questa viene a mancare resta ben poco da dire. In più sembrerebbe che i vertici del premio abbiano fatto firmare ai giornalisti una sorta di contratto volto a non “diramare notizie offensive sul premio”. Insomma si può parlare del premio ma bisogna parlarne bene.

Scozia e Russia pronte per la Biennale di Venezia 2011 e per la prima volta spunta l’India

Ancora novità sul versante Biennale di Venezia edizione 2011, altre nazioni hanno infatti reso noti i nomi degli artisti che andranno ad occupare i rispettivi padiglioni nazionali. Noi siamo sempre in attesa di sapere chi saranno i nomi scelti dall’Italia ma la nostra sembra orami una cantilena stonata. Parliamo quindi della Russia che ha scelto Andrei Monastyrsky come ambasciatore creativo alla prossima Biennale. Tra sculture, performances, poemi, fotografie ed altri media il camaleontico artista ha al suo attivo un compendio di opere sempre tese a sovvertire la rigidità e la burocrazia del sistema politico sovietico.

Nel mentre anche la Scozia ha calato il suo asso, si tratta della scultrice Karla Black che conferma la regola nazionale di scegliere artisti emergenti dalle belle speranze. L’artista è infatti nata nel 1972 ed è celebre per sculture ed installazioni create con l’ausilio di materiali come zucchero, polvere, vernice e gesso.  L’India ha intanto annunciato di voler istituire un padiglione alla Biennale per la prima volta in assoluto.

Le pagelle di Start Milano – Parte 3

Ormai dovreste sapere di cosa si tratta, ma per i ritardatari ricordiamo che quello che segue è una traccia, un esperimento. Ho deciso di visitare tutte le mostre inaugurate in occasione del weekend di Start Milano e di recensirle brevemente. Terrei a sottolineare che tutto ciò che segue è vero, ma non univoco, è un racconto di ciò che ho visto di persona. Quello che suggerisco è di andare voi a toccar con mano il più possibile perché ogni occhio vede diversamente, quello che vi anticipo è che finalmente salgono un po’ i voti, perché non sono una critica a priori, o una a cui piace stroncare per divertissement, ma se l’emozione arriva io la faccio passare fino a voi, o almeno ci provo.

Le case d’Arte – Aldo Lanzini | La goccia – VOTO 6

La goccia a cui si riferisce il titolo è un suono che accompagna la visione, un aiuto per comprendere quella sensazione di sospensione che l’artista vuole esprimere. Le opere sono molto diverse tra loro, unite dal fil rouge concettuale. Il bello è che Lanzini in qualche modo decide di fregarsene della comprensibilità e decide di lasciar spazio al suo flusso interiore e stranamente diventa più comprensibile perché semplice: rami di feltro, il tessuto senza trama ne direzione, diventano contemporaneamente abbraccio per lo spettatore e sinonimo della nostra società; mentre al centro della sala un totem di faccia senza volto si lascia interpretare irraggiungibile. Uno scorcio sulla persona-artista e il mondo in cui vive, che poi, è il nostro.

Marina Paris – Upside down 12.10

L’opera Domus apre il 12 ottobre il quarto e ultimo appuntamento con le “installazioni d’artista” a Palazzo Valentini, intervallatesi in altrettante diverse date tra aprile e ottobre 2010. Con l’opera Domus, Marina Paris presenta un’installazione fotografica collocandola in uno spazio preesistente, che sembra tuttavia edificato appositamente per accogliere questo lavoro. Per Upside down l’artista rielabora lo spazio architettonico della sala manipolandone la percezione visiva e creando così un luogo dove si riconosce l’esile legame tra ciò che è vero e ciò che appare solamente verosimile.

Le potenzialità espresse nel superamento delle formalità dell’architettura sono, per l’artista, le lenti attraverso le quali poter leggere la realtà, fatta di infinite angolazioni che offrono chiavi di interpretazione sempre nuove. Un “sotto e sopra”, un “vero e falso” che formano un percorso nel quale non sempre è facile l’incedere a passo sicuro, e che impone continui interrogativi su quale strada intraprendere. Nel “doppio” risiede la chiave di una visione circolare della realtà, dove vero e verosimile hanno le stesse potenzialità di lettura e di attraversamento.

Curatori al passato

Quello del curatore d’arte contemporanea è un mestiere difficile, lo sa pur bene la scrivente e se vi stavate lamentando della disagiata condizione in cui versa l’artista contemporaneo allora sappiate che dall’altra parte del fronte non è certo tutto rose e fiori.

Oggi la figura del curatore è radicalmente cambiata, si potrebbe infatti definire il curatore come una sorta di ibrido tra manager e p.r. il quale molto spesso è più impegnato nelle relazioni pubbliche piuttosto che nella ricerca. Eppure ciò che ora sembra essere divenuta una figura imprenditoriale e rampante è stata un tempo fondamentale per lo sviluppo della ricerca creativa,  del confronto culturale e non solo determinante sotto il profilo economico-finanziario. Ad esser precisi, non molti anni fa il curatore girava per gli studi, visionava nuove proposte e seguiva la produzione degli artisti già noti.

Ancora polemiche sulla mostra di Takashi Murakami mentre si prepara la mostra di Maurizio Cattelan

La reggia di Versailles fatica a contenere l’incredibile estrosità di Takashi Murakami (in mostra fino al prossimo 12 dicembre), presentatosi a Parigi in una veste più castigata del normale che non gli ha comunque evitato un vespaio di polemiche. Più di 12.000 firme sono infatti state raccolte da due differenti gruppi di protesta per fermare la mostra di Murakami che ha così battuto il record di polemiche dell’evento di Jeff Koons nel 2008.

Va detto che nel 2009, in base all’autoregolamentazione di esporre ad anni alterni un artista internazionale ed uno francese, la reggia ha ospitato il francese Xavier Veilhan e non sono stati in molti a lamentarsi. Alla base delle polemiche potrebbe esserci quindi un impeto nazionalista che vorrebbe impedire allo straniero di affiancare le proprie opere alle meraviglie presenti nel prestigioso castello. Qualunque sia la fonte dei dissidi, il prestigioso magazine The Art Newspaper aveva annunciato, la scorsa settimana, una futura chiusura del programma di mostre nella reggia. Tale notizia è stata però smentita dai vertici della prestigiosa istituzione che hanno addirittura rilanciato, ipotizzando una possibile presenza del nostro Maurizio Cattelan nel 2012.

Daniele Cascone, un viaggio all’interno della mente umana

Sabato 23 ottobre alle ore 19 nei locali della Galleria Lo Magno (Via Risorgimento, 91-93 – Modica) sarà inaugurata la mostra fotografica di Daniele Cascone a cura di Giuseppe Lo Magno.

In mostra alcune opere fotografiche realizzate tra il 2009 e il 2010 dal fotografo e artista digitale Daniele Cascone. L’artista ha iniziato a lavorare nel 1996 come grafico pubblicitario, dedicandosi dal 1998 al web design. Appassionato di fotografia e manipolazione digitale, ha fondato il web magazine Brain Twisting, dedicato all’arte digitale e alla creatività presente in rete, che è stato uno dei maggiori punti di riferimento italiani sull’argomento. Le opere di Daniele Cascone sono frutto di manipolazioni digitali che rappresentano, secondo Micol Di Veroli autrice dei testi pubblicati nel catalogo della mostra, «un grido muto contro l’incomunicabilità».

Avdei Ter-Oganyan vuole eliminare Putin, la Russia lo censura e poi lo grazia ma lui rifiuta

La  pesante scure della censura torna a colpire il mondo dell’arte contemporanea. Questa volta a fare la parte del cattivo di turno ci ha pensato la Russia che voleva tappare la bocca ad un suo artista. La vittima in questione è, o meglio poteva essere, Avdei Ter-Oganyan che avrebbe dovuto partecipare ad una mostra al Louvre di Parigi intitolata Counterpoint (in visione dal 14 ottobre al 31 gennaio). Un’opera in particolare ha fatto andare su tutte le furie gli esponenti del governo sovietico, si tratta di un dipinto raffigurante l’assassinio del primo ministro Vladimir Putin (ultimamente i dipinti con gli assassini dei grandi leader sembrano essere di gran moda).

Per tutta risposta alcuni artisti russi inclusi nella stessa mostra hanno annunciato una sorta di sciopero, ritirando le loro opere. Il dipinto di Avdei Ter-Oganyan fa parte della serie The Radical Abstractionism Project, creata dall’artista nel lontano 2004, il fatto strano è che nell’ opera incriminata non compare una raffigurazione grafica dell’assassinio ma solamente un’ innocua forma geometrica, parliamo infatti di un rettangolo rosso con una diagonale nera sopra di esso. Il testo allegato alla composizione è però un tantino provocatorio: “Quest’opera vi invita a compiere un attacco contro l’uomo di stato Vladimir V. Putin in modo e maniera da porre fine al suo governo ed alle sue attività politiche”, insomma un attacco in piena regola.

A New York una fiera economica mentre Los Angeles si prepara a conquistare il mercato

Solitamente nelle fiere d’arte contemporanea sono presenti opere per tutte le tasche, anche se i prezzi rimangono comunque un poco alti. Difficile quindi invogliare i giovani collezionisti o comunque chi ha intenzione di comprare una qualsiasi opera per la prima volta in assoluto. Le quotazioni solitamente spaventano molte persone le quali in genere per timidezza non osano nemmeno chiederle al gallerista che gira nervosamente per lo stand. I prezzi alti rappresentano un limite anche per i nuovi talenti dell’arte poiché non tutti sono pronti a scommettere su ciò che non conoscono, pagando profumatamente.

Va detto però che le quotazioni basse possono in alcuni casi sminuire l’operato di un artista. Ed allora che fare? A New York una situazione accettabile è stata trovata e si chiama Affordable Art Fair. Si tratta di un evento biennale di quattro giorni (in corso fino a questo weekend) pensato per attirare i giovani collezionisti e quelli di fascia media con il dichiarato intento di contenere i prezzi. E’ infatti possibile acquistare un’opera per 100 dollari per arrivare ad un massimo di 10.000 dollari ed è possibile trovare lavori per tutti i gusti, dall’estremo, all’eccentrico passando per lo sperimentale ed il moderato. Ovviamente il limite dei 100 dollari è ampliamente superato da alcune gallerie che hanno portato in fiera stampe e multipli in vendita alla sbalorditiva quanto succosa cifra di circa 20 dollari l’una.

Flavio Favelli – Sale Interne

Nell’installazione Sale interne, pensata appositamente per lo spazio della galleria Sales di Roma, Flavio Favelli ricrea una sorta di intimità interiore, un’osmosi della nostra memoria riposta in un binomio tra intimo ed emotivo che coinvolgerà entrambi gli spazi della galleria. Nella sala grande è stata allestita una “stanza” con mobili e vecchie pareti di boiserie; nel secondo ambiente l’artista espone disegni e sculture. La sensazione è di entrare in un universo di ricordi che improvvisamente si materializza. Il progetto che inaugura il 12 ottobre è stato pensato dall’artista per trasmettere allo spettatore una sensazione di déjà vu.

Come spiega lo stesso Favelli, “per il titolo della mostra mi sono ispirato alle insegne luminose e ai cartelli vari con la scritta SALE INTERNE che vedevo sin da bambino…erano indicazioni perlopiù collocate nei ristoranti e trattorie, spesso con una freccia… ho pensato di realizzare nello spazio grande della galleria una stanza (m 7,50 x 3 circa) cercando di dare, a chi entra, una immediata idea di sospensione, un’immagine che richiamasse alla mente un ricordo, una visione di ambienti già visti. L’opera è una sorta di collage che può ricordare una canonica o una sala d’aspetto, un ufficio pubblico, ma anche un piccolo museo o una villa disabitata. Sul pavimento di legno nero, ho riprodotto una serie di disegni architettonici di piante delle nostre chiese storiche. L’insieme, a prima vista, fa pensare ad una decorazione floreale.”

Stirling Prize: Vince il MAXXI di Zaha Hadid

Ha vinto il MAXXI, il Museo nazionale delle arti del XXI secolo progettato a Roma da Zaha Hadid lo Stirling Prize, l’ambito premio annuale del Royal Institute of British Architects (RIBA). La giuria presieduta da Ruth Reed e composta da Lisa Jardine (storica), Ivan Harbour (Rogers Stirk Harbour + Partners), Mark Lawson (BBC) e Edward Jones (studio Dixon/Jones) all’unaminità ha dato il premio al nostro museo.

Il Presidente della Fondazione MAXXI Pio Baldi dice “E’ con grande gioia che condividiamo con Zaha Hadid questo importante riconoscimento, assegnato ad un edificio che continua a meravigliare per la sua bellezza. Questo premio contribuisce a diffondere ancora l’immagine straordinaria del museo, che ha già conquistato i romani e molti turisti di tutto il mondo”.

L’arte dello street artist Invader a Roma

Roma 2010 and other curiosities: la street art di Invader entra in galleria. Lo spazio Wunderkammern di Roma inaugura il 23 ottobre la prima personale italiana dell’artista francese.
Invader è un artista che lavora in anonimato. Nato nel 1969 a Parigi, è uno dei più importanti e originali street artist internazionali e vari prestigiosi musei e gallerie all’estero hanno ospitato in mostra i suoi lavori.

Invader è noto soprattutto per i suoi interventi pubblici ispirati all’Arcade Game Space Invaders, creato nel 1978 in Giappone. Il suo operato è legato a pratiche creative di “interferenza” e disegna inediti percorsi nello spazio collettivo, modellando nuovi segni nel paesaggio urbano. La modalità naturalmente pubblica dei suoi interventi – sospesa tra visibilità e anonimato e tra spazio reale e virtuale – così come la scelta di icone presenti nelle pratiche e nella memoria collettiva delle generazioni più giovani, fornisce una lettura significativa e originale del nostro patrimonio culturale.