
La scena dell’arte in Perù è stata per molto tempo strumentalizzata da una sorta di grande famiglia di gallerie d’arte che in sostanza ha gestito fino a pochi anni fa l’intero mercato nazionale, decidendo quale arte proporre e quale bocciare. In sostanza questa sorta di sacra corona unita dell’arte (ovviamente non stiamo parlando di organizzazioni mafiose vere e proprie) ha scelto di vendere solo arte tradizionale, condannando all’oblio una nutrita schiera di creazioni del tutto sperimentali.
Questa situazione di costrizione ha acuito le doti creative di molti giovani ed effervescenti artisti. Eppure in Perù si sta facendo largo una nuova generazione di collezionisti appartenenti al ceto medio alto che sarebbe ben disposta a comprare opere d’arte strettamente contemporanee. A riprova di ciò possiamo citare il successo di una fiera di tre giorni ospitata da un hotel di lusso a Lima ed organizzata dai curatori del Desenfranquiciados Colectivo, solitamente in lotta contro l’establishment artistico locale con l’obiettivo di cambiare il mercato artistico peruviano.










