Furto alla Galleria Nazionale di Atene, bottino da 5 milioni di euro

Per la Grecia questo non è  un momento fortunato, oltre alla crisi che nel 2011 ha definitivamente affossato questa gloriosa nazione, ci si mette anche il nuovo anno con rinnovate sventure. Il celebre magazine online Artinfo ha infatti pubblicato una notizia su di un rocambolesco quanto bizzarro furto avvenuto alla National Gallery di Atene nella mattinata dello scorso lunedì 9 gennaio.

Il museo stava per giusto chiudere la mostra Unknown Treasures (data effettiva di chiusura 14 gennaio n.d.r.) quando un terribile furto ha scosso l’intera nazione. Domenica sera alcuni ladri sono riusciti ad accedere ad una balconata del museo ed hanno fatto scattare l’allarme numerose volte, senza entrare negli spazi della prestigiosa istituzione. Le guardie, snervate dai continui falsi allarme hanno pensato ad un malfunzionamento del sistema ed hanno pensato bene di escludere i sensori della balconata. I malfattori hanno quindi atteso il loro turno e durante le prime ore di lunedì si sono introdotti nel museo, entrando agilmente dal passaggio sicuro che si erano aperti.

Marina Abramovic e il gala del MOCA, un video riaccende le polemiche

Marina Abramovic è una delle nostre artiste predilette e molto spesso il suo nome compare su queste pagine, che ne narrano le impavide gesta. A volte pero’ anche i grandi commettono dei piccoli errori ed anche la nostra Marina ha fatto un capitombolo proprio verso la fine del 2011. Parliamo dell’affaire MOCA e della performance che l’artista ha organizzato per il grande gala ospitato dalla prestigiosa istituzione guidata dal volpone Jeffrey Deitch. Sono stati in molti a schierarsi contro la performance che ha di fatto aperto il vaso di pandora dei lavoratori dell’arte.

Performers costretti ad azioni estenuanti e pericolose senza la benché minima copertura assicurativa e paghe al di fuori dell’umana decenza, questa formula esplosiva ha infiammato gli animi dei professionisti del settore e persino Yvonne Rainer si è scagliata contro la “povera” Marina. In seguito è arrivato il rifiuto di Sarah Wookey, una performer balzata agli onori della cronaca per merito di una lettera dove venivano elencate le “barbarie” perpetrate dall’organizzazione dell’evento.

Hirst copia Willy Wonka e lancia la Spot Challenge

Come ormai tutti sanno il genietto della YBA, MR. Damien Hirst ha già acceso i motori per il suo faraonico progetto dal titolo Damien Hirst: The Complete Spot Paintings, 1986-2011. Si tratta di una mostra iperplanetaria che si aprirà il 12 gennaio in tutte le sedi della Gagosian Gallery sparse per il mondo, un evento in contemporanea senza precedenti che fin dalle prime anticipazioni non ha mancato di generare grandi polemiche ma anche grande curiosità.

Due sedi a Londra, tre a New York, e una rispettivamente a Parigi, Roma, Hong Kong, Atene, Ginevra e Beverly Hills, il supermarket dell’arte contemporanea si riempirà dei mitici Spot Paintings, i quadrucci con i puntini colorati che Hirst delega ai suoi assistenti perché troppo noiosi da realizzare, quelli che hanno mandato su tutte le furie anche un vecchio e navigato volpone come David Hockey, accanito sostenitore dell’intervento manuale dell’artista all’interno della pratica creativa. Ci chiediamo se il buon Hockey sia già venuto a conoscenza dei piani di Hirst per ravvivare la già scoppiettante pluripersonale e nel caso ancora non fosse istruito sulle prossime mosse del folletto, eccoci pronti ad informarlo.

Colette accusa: “Lady Gaga mi ha copiato”

Era da tempo che non parlavamo della nostra eroina Lady Gaga e molti di voi avranno pensato di essersene finalmente liberati. Ebbene, non è così perché le avventure della bizzarra icona del pop alle prese con l’arte contemporanea sono lungi dall’essere terminate. Come ben ricorderete la nostra prezzemolina era stata assoldata dal presitigioso luxury brand Barneys per realizzare una nuova gamma di prodotti ad edizione limitata ed un’installazione ubicata nel mitico 5 piano di Madison Avenue a New York, quello con le finestrone immortalate da decine di pellicole cinematografiche, per intenderci. Inutile aggiungere che le deboli capacità creative della nostra eroina devono per forza di cosa esser coadiuvate da una qualche sorta di scopiazzatura, altrimenti le velleità all’interno della scena del contemporaneo si tramuterebbero in una chimera.

Oltre ad aver copiato un’opera di Jana Sterbak per il suo ormai famigerato vestito di carne, Lady Gaga ha attinto a piene mani anche dai costumi di Leigh Bowery, dalle creazioni di Jean Paul Gaultier e dai cappelli di Isabella Blow. Per Barneys, Gaga ha deciso di scopiazzare da Colette,  artista multimediale newyorchese che nel corso della sua carriera ha esposto al Guggenheim ed al MOCA di Los Angeles. Colette è molto conosciuta negli ambienti underground di New York, il suo lungo cammino è infatti iniziato con la street art per proseguire in seguito con pittura, fotografia ed installazioni.

Takashi Murakami dice no a Cool Japan su Twitter

Il re del pop del Sol Levante, alias Takashi Murakami, è un bel furbetto e solitamente non si lascia scappare quelli che potremmo definire come “affari internazionali”. Stiamo ovviamente parlando delle varie joint venture che il nostro genietto d’oriente ha più volte innescato, coinvolgendo brand internazionali come ad esempio Luis Vuitton per il quale ha disegnato una simpaticissima linea di borse chiamando in causa i suoi caratteristici personaggi superflat.

Che dire poi del recente doodle disegnato per Google il 21 giugno del 2011. Insomma, il buon Takashi sa bene come trarre profitto dal suo genio anche al di fuori del patinato mondo dell’arte contemporanea. Eppure anche Murakami sa dire di no quando c’è di mezzo una situazione poco chiara creata da un’iniziativa governativa. Ci riferiamo alla famigerata Cool Japan, una campagna lanciata dal governo giapponese con l’obbiettivo di esportare all’estero la cultura nazionale. In questi ultimi anni Cool Japan è stata duramente criticata da più parti, nel 2010 ad esempio il quotidiano Yomiuru Shimbun ha definito l’intera iniziativa come: “una spesa inutile che non sta aiutando gli interessi commerciali del nostro Paese ed anzi rischia di far emergere la Corea del Sud al nostro posto”.

I Voina incendiano un automezzo della polizia e sconfinano nel teppismo

Ormai il collettivo Voina ci ha abituati ad azione artistiche spettacolari ad alto tasso rivoluzionario. Come ben ricorderete Leonid Nikolaev e Oleg Vorotnikov (i due membri fondatori del gruppo/movimento) hanno avuto grosse grane con il governo che fino a pochi mesi or sono li aveva confinati in gattabuia e, stando a quanto affermato da Nikolaev, persino seviziati. Certo è che i Voina non sono quel che si suol dire un gruppo di collegiali. Basti pensare a quando hanno tirato dei gatti vivi addosso a dei lavoratori del McDonald’s o quando hanno dato il via ad una vera e propria orgia all’interno di un museo statale o meglio ancora quando hanno rubato un pollo al supermercato per poi nasconderlo dentro la vagina dei un membro del gruppo.

Tra le loro azioni memorabili va inoltre ricordato il pene gigantesco disegnato sul ponte levatoio di fronte al palazzo del KGB, opera meglio nota come Dick FSB Captivity. Ebbene, venendo ai giorni nostri, proprio durante la vigilia di capodanno il collettivo ha portato a termine un ulteriore attacco fuori dal comune. Alcuni membri dei Voina hanno infatti assaltato un veicolo blindato della polizia, lanciando alcune bombe Molotov.

Il punk David Hockney se la prende con Damien Hirst e sfotte la Regina

Il mondo dell’arte contemporanea è senz’altro un mondo bizzarro dove accadono numerose vicende di dubbio gusto e scaramucce tra colleghi. Del resto con questi ingredienti non ci si annoia mai ed ogni tanto è lecito ridere di fatti che non hanno niente a che vedere con le produzioni creative. Prendiamo ad esempio le recenti vicende del nostro David Hockney, lo scoppiettante nonnetto dell’arte contemporanea che ha deciso a 74 anni di iniziare a dipingere sull’iPad usando la fantastica App Brushes. Le creazioni digitali di Hockney non sono certo esaltanti, anzi le potremmo definire delle vere e proprie croste digitali. Questo non gli ha impedito però di ricevere l’Order of Merit, un’insigne onorificenza consegnatagli dalla Regina in persona a Buckingham Palace.

Shepard Fairey tra gli autori di un libro per colorare sulla brutalità della polizia di New York

Bambini non fatevi trovare in possesso di questo libro, c’è il rischio che la polizia di New York ve lo confischi. La notizia di oggi è infatti dedicata al mondo degli adulti anche se si riallaccia idealmente a quello dei più piccini. Il Movimento Occupy Wall Street ha infatti da poco lanciato un’interessante iniziativa per sensibilizzare il pubblico sui numerosi atti di brutalità compiuti dalla polizia.

Si tratta del Police Brutality Coloring Book, un libro da colorare (proprio come quelli che si comprano ai più piccoli) dove sono raffigurati gli atti di ritorsione innescati dalla polizia ai danni del movimento newyorchese. Al libro da colorare hanno partecipato 46 artisti, tra cui spiccano i nomi di Shepard Fairey e Tim Biskup. L’idea è sorta all’indomani di un duro attacco compiuto dalla polizia in quel di Zuccotti Park con largo uso di spray al peperoncino e botte da orbi. L’ideatore del progetto, l’artista Joe Nelson, ha quindi deciso di contattare tutti i colleghi di sua conoscenza ed organizzare un meeting proprio in Zuccotti Park per sensibilizzarli sull’accaduto ed informarli sul progetto di artist’s book.

Nei musei italiani le statistiche si fanno da Natale a Santo Stefano

Anno nuovo, mondo museale nuovo. Certo, sarebbe bello poter assistere ad un cambiamento del genere anche se insperato, svegliarci un giorno e poter renderci conto che i nostri poli istituzionali si sono trasformati in una macchina da guerra ben congegnata. Inaugurazioni programmate a regola, mostre interessanti anche per il pubblico e non solo per gli addetti ai lavori, eventi centrali affiancati da sotto-clou in grado di tener alto l’interesse, elementi multimediali e didattici, programmi per i più giovani, screenings di video e quanto altro fa arte.

In special modo andrebbero curate le statistiche, vale a dire la base per compiere futuri studi sull’andamento dei musei. Questo al di fuori dei nostri confini nazionali rappresenta la regola ma da noi questi accorgimenti sono rari come l’acqua nel deserto. Prendiamo ad esempio le ultime statistiche rilasciate da un raggiante MIBAC: nei giorni di Vigilia, Natale e Santo Stefano i nostri musei hanno riscontrato un incremento complessivo di visitatori del 17,73% rispetto al 2010, per un totale di presenze pari a 63.745 (mentre le statistiche dello scorso anno parlavano di  54.144 presenze). Nello specifico, alla vigilia di Natale si è registrato un incremento di visitatori del 24,29% rispetto al 2010, con incassi del 27,09% in più rispetto all’anno precedente.

Censura in Turchia, al museo decidono i collezionisti

Alcuni giorni fa avevamo stilato una lista del peggio del 2011 dove figuravano alcune censure ai danni di artisti sparsi per tutto il globo. Per il 2012 speriamodi non dover mai più vedere tali orribili pratiche ma se il buongiorno si vede dal mattino, allora siamo proprio conciati male. Proprio in dirittura d’arrivo della fine dell’anno, un ulteriore caso di censura è spuntato dalle parti della Turchia.

Ci sono giunte voci che almeno otto artisti ed un collettivo artistico hanno preso la decisione comune di ritirarsi dalla mostra Reality and Dream, organizzata dall’Istanbul Modern. La mostra è una panoramica sull’arte turca al femminile dall’inizio del 1900 ad oggi. La controversia è iniziata quando un’opera raffigurante una sedia dell’artista Bubi Hayon è stata eliminata da una serata di Gala tenutasi al museo: “I vertici del museo hanno chiesto una mia opera per la notte di Gala del museo e per inserirla nel catalogo. Mi hanno detto che sarei stato libero di creare ciò che volevo, così ho creato  una sedia con un pitale nel centro. Una volta vista l’opera i vertici l’hanno definita contraddittoria e sconveniente e l’hanno rifiutata. Secondo il mio parere l’opera era poco commerciale ed il museo ha molto a cuore il parere dei collezionisti” ha dichiarato Hayon alla stampa internazionale.

Crolli, falsi e restauri inadeguati

Iniziamo dal nostro Belpaese. Come al solito, se una notizia proveniente dall’Italia della cultura si trova a comparire su di un importante magazine internazionale,  potete star certi che si tratta di una notizia negativa. Capita quindi che le uniche nuove del tricolore a figurare nel New York Times sono relative ai crolli del Colosseo e di Pompei. Speriamo solo che con i tagli ai beni culturali la celebre arena non diventi una grande groviera.

I francesi dal canto loro non se la passano poi tanto meglio visto che il Louvre è attualmente al centro di roventi polemiche. Le controversie riguardano il capolavoro Sant’Anna, la Vergine e il Bambino con l’agnellino, dipinto da Leonardo da Vinci attorno al 1510-1513. L’opera è stata recentemente restaurata ma secondo gli esperti Ségolène Bergeon Langle e Jean-Pierre Cuzin (due dei più eminenti esperti restauratori di tutta la Francia facenti parte del comitato di restauro del Louvre) i procedimenti adottati sono stati troppo pesanti. I due esperti si sono quindi tirati fuori dall’intera faccenda, lasciando il Louvre in uno stato di profondo imbarazzo. A rovinare i colori del dipinto sarebbero stati dei solventi inappropriati.

Top flop delle aste internazionali del 2011

Anche se quest’anno la crisi economica ha affondato ancor di più i suoi affilati artigli nelle carni dei mercati economici internazionali, il mercato dell’arte ha resistito ad ogni attacco. Anzi, si potrebbe dire che dopo il crollo dovuto alla bolla speculativa, le aste anno ripreso alla grande macinando record su record. Tutto rose e fiori quindi, verrebbe da pensare, ma anche il variegato mondo delle aste ha i suoi nei ed il sempre pronto magazine Artinfo è andato a scovare i lotti d’arte che nel corso di questo lungo 2011 hanno fatto letteralmente flop.

Partiamo (purtroppo) parlando di un artista italiano, vale a dire il nostro mitico Alighiero Boetti. Nell’ottobre del 2011 la casa d’aste Bonhams di Londra ha messo all’asta l’opera Anno del 1984. La base d’asta era tra i 2 milioni e i 2.8 milioni di dollari. Morale della favola la grande composizione di Boetti non ha ricevuto nessuna offerta ed è rimasta invenduta.

Che reflex mi compro Canon o Nikon? Nessuna delle due, mi compro un iPhone

 Il passaggio dalla fotografia analogica a quella digitale ha generato, fino a poco tempo fa, centinaia di battaglie fra puristi ed innovatori. I fedelissimi della pellicola hanno tenuto duro fino all’ultimo ma con l’avvento delle reflex digitali e dei sensori di nuova generazione anche i più ostinati si sono dovuti arrendere alla realtà. La fotografia digitale (unita al fotoritocco al computer) rappresenta oramai il mezzo più pratico, economico e soprattutto professionale per produrre immagini.

Forse il digitale non avrà ancora l’appeal della pellicola ma si tratta solo di una questione di tempo ed anche questa pratica verrà evasa. Largo alle reflex digitali, quindi? Non proprio, visto che in questi ultimi tempi anche questo variegato mondo costituito da ingombranti obiettivi, filtri e cavalletti ha ceduto il passo alla rivoluzione Smartphone. Sembrerà incredibile ma da una ricerca condotta dall’NDP Group è possibile accorgersi che dallo scorso anno l’uso delle reflex digitali è calato dal 52 al 44 percento mentre quello della built-in camera degli Smartphones è salito dal 17 al 27 percento.

Le donne dell’arte contemporanea del 2011

China Chow

Le sfide tra i sessi sono roba del passato ed anzi, a rinverdir tali confronti c’è anche il rischio di offendere qualcuno. Permetteteci però di stilare una piccola lista delle donne dell’arte del 2011, personalità internazionali che in un modo o nell’altro hanno caratterizzato la passata stagione artistica all’insegna del girl power. Va infatti citato l’ottimo lavoro svolto da Paola Antonelli curatrice del dipartimento Architettura e Design del MOMA, un’ italiana (nata a Sassari nel 1963) che da 14 anni vive negli Stati Uniti. Quest’anno Paola Antonelli ha lanciato una mostra epica intitolata Talk To Me, (uno sguardo al futuro della comunicazione, del design e della tecnologia) ed ha convinto il MOMA ad acquistare un Boing 747, più di così non si può.

A seguire come non inserire nella lista anche Cecilia Alemani, ex curatrice dello spazio sperimentale X Iniziative di New York e curatrice della passata edizione della sezione giovani gallerie di Frieze. Menzione speciale anche per Anita Zabludowicz, storica collezionista che ha lanciato quest’anno una nuova fondazione dedicata ai talenti emergenti e lo ha fatto con una mostra organizzata sul tetto di un grattacielo di Times Square a New York.