Continua la vendetta degli artisti californiani

Vi ricordate del pasticciaccio riguardo la legge sul diritto di rivendita delle opere d’arte emanata dallo stato della California nel 1976? Ebbene se non avete capito di cosa stiamo parlando vi rinfrescheremo un poco le idee. Ogni persona intenzionata a mettere in vendita le opere di un determinato artista ancora in vita (o comunque deceduto da meno di 20 anni), deve per forza di cose versare il 5 percento del ricavato alla fondazione che detiene i diritti dell’artista o all’artista stesso.

La legge riguarda lo stato della California ma è valida anche per opere vendute in altri stati, se quest’ultime sono state create da un cittadino residente in California. Inoltre, la legge va rispettata anche se a vendere le opere è un residente dello stato della California che vuole cedere le stesse in un altro stato. Nei giorni scorsi alcuni artisti e fondazioni, guidati da Chuck Close, hanno intentato causa a due mostri sacri del mercato internazionale, Sotheby’s e Christie’s. Ma tutto ciò è solo la punta dell’iceberg, poiché oggi anche Mark Grotjahm si è aggiunto alla lista degli artisti turlupinati.

Se gli archistar si fanno il cartello

Gli archistar di fama internazionale non sono certo dei poveri in canna e soprattutto non hanno bisogno di faticare poi tanto per accaparrarsi nuovi lavori nelle città di tutto il mondo. Secondo voi, con tutti i soldi che guadagnano questi signori e con tutte le opportunità che di fatto tolgono ai giovani architetti locali, c’è bisogno di stringere patti di alleanza per monopolizzare il mercato? La risposta sarebbe ovviamente un secco “no”, ma evidentemente a qualcuno i “cartelli” dell’architettura piacciono parecchio, tanto che ha deciso di riunire le più rinomate archistar del momento sotto l’egida di una sorta di patto fra lupi.

Quel qualcuno Frank Gehry, comparso proprio in questi giorni sulle nostre pagine per la questione del rallentamento dei lavori del Guggenheim di Abu Dhabi. Il nostro simpatico amico Gehry non ha fatto altro che stilare una lunga lista di nomi, tra cui compaiono Zaha Hadid, Moshe Safdie, David Rockwell, Laurie Olin, Ben van Berkel, David Childs, Massimo Colomban, Greg Lynn, Wolf Prix, Matthias Schuler, Patrik Schumacher e Richard Saul Wurman ed ha poi formato una sorta di board per la propria Gehry Technologies, azienda che si occupa di fornire tecnologia e servizi per proprietari di immobili, sviluppatori, architetti, ingegneri e molti altri professionisti che operano nel mercato dell’edilizia.

Altro stop per Frank Gehry, il Guggenheim slitta al 2015

La faraonica impresa dell’archistar Frank Gehry e del suo avveniristico Guggenheim di Abu Dhabi, il cui costo si aggira attorno agli 800 milioni di dollari è ormai divenuta una vera e propria fatica proverbiale, un poco come la celebre fabbrica di S.Pietro. Va detto che nei passati mesi la costruzione della prestigiosa istituzione museale è stata giustamente ostacolata da un comitato formato da più di 130 artisti internazionali tra cui svettano i nomi della nostra Monica Bonvicini, di Harun Farocki, Mona Hatoum, Emily Jacir, Shirin Neshat e Tania Bruguera, tanto per citarne alcuni. La protesta riguarda le pietose condizioni di lavoro degli operai locali che attualmente si trovano impegnati nell’edificazione dell’imponente struttura.

Nan Goldin si spersonalizza per Jimmy Choo

Alcuni giorni fa avevamo parlato delle varie contaminazioni tra arte contemporanea, design e alta moda elencando alcuni progetti di prossima uscita in cui sono coinvolti grandi nomi della scena internazionale. Tra le prime realizzazioni della grande infornata ecco quindi che arriva il prodotto della stravagante collaborazione Nan Goldin e Jimmy Choo. Se il nome di quest’ultimo non vi suona familiare, possiamo dirvi che Jimmy Choo Yeang Keat (questo il suo vero nome) è un stilista di grido nato in Malaysia nel 1961 e successivamente trapiantato a Londra.

In realtà Choo è celebre in tutto il globo per le sue meravigliose scarpe, capaci di mandare in visibilio qualsiasi esponente del sesso femminile. Come stavamo appunto dicendo Choo e Goldin hanno deciso di collaborare assieme, la fotografa ha prodotto alcuni scatti per la campagna pubblicitaria della linea di scarpe Capsule Icons. Vogue Italia, in un articolo firmato da Marta Casadei, commenta così l’inattesa joint venture: “Scattate in un’atmosfera mistica ed eterea, le foto esprimono per immagini il dna della collezione in modo sofisticato e nuovo: la modella, nel cuore della foresta, con la sua posa vittoriosa esprime sensualità e potenza.

I Voina fanno causa allo stato

Oltre alle ostilità del governo cinese nei riguardi di Ai Weiwei, un’altra vicenda ha tenuto con il fiato sospeso la comunità dell’arte internazionale. Stiamo ovviamente parlando dell’arresto di Leonid Nikolaev e Oleg Vorotnikov, i due membri del collettivo artistico sovietico denominato Voina. Come sicuramente ricorderete lo scorso novembre i Voina organizzarono una delle loro celebri riot-performance a San Pietroburgo. Durante l’azione intitolata Palace Revolution, Nikolaev e Vorotnikov rovesciarono alcune macchine della polizia con tanto di ufficiale delle forze dell’ordine all’interno. I due artisti furono quindi arrestati e sbattuti in prigione.

Le prigioni russe non sono certo una passeggiata ed i due sono stati trattati con estrema brutalità. In seguito, il nostro beniamino della street art Banksy si è offerto di pagargli la cauzione, offerta che è stata in un primo momento rifiutata dal giudice (poiché Banksy non ha identità) ed in seguito accettata. A fine marzo però, i poveri artisti sono stati nuovamente fermati nel corso di una manifestazione pacifica e violentemente picchiati dalla polizia russa. In seguito, un nuovo mandato di cattura è stato emesso nei confronti dei poveri Oleg e Nikolaev. Le accuse sono quindi rimaste sul capo dei due fino ai giorni scorsi, quando finalmente la polizia russa ha deciso di far decadere ogni persecuzione nei loro confronti.

Se FIAC batte anche Frieze

FIAC è una fiera d’arte contemporanea tra le più prestigiose. Tuttavia, la kermesse parigina non è mai riuscita a spodestare le altre manifestazioni più in voga come Art Basel e Frieze, pur restando davanti a ARCO Madrid ed Artissima di Torino. Ed invece quest’anno le cose non sono andate come al solito, visto che tutti i magazine del settore sono concordi nel dichiarare che FIAC è riuscita a scalzare Frieze, posizionandosi al secondo posto della prestigiosa classifica guidata sempre e comunque dall’incrollabile Art Basel.

Merito del cambio di location dal Cour Carée del Louvre al Grand Palais. Così, lo scorso mercoledì 19 ottobre, FIAC ha aperto i suoi cancelli per la VIP preview, cercando di superare il giro di vendite della settimana britannica di Frieze. Per quanto riguarda le grandi vendite, le cose sono andate bene sin dal giorno dell’inaugurazione. La Galleria Jerome de Noirmont, ad esempio, è riuscita a cedere l’opera Split Rocker (Pink/Blue) di Jeff Koons per la bellezza di 1 milione di dollari. Per tutta risposta Emmanuel Perrottin ha raddoppiato la posta, cedendo i quattro pannelli dell’opera As the Interdimensional Waves Run Through Me, I Can Distinguish Between the Voices of Angels and Devil di Takashi Murakami per più di 2 milioni di dollari.

Chi mi dice che questo Warhol non è una copia? Dal 2012, nessuno

Alcuni giorni fa diversi magazine d’arte contemporanea di tutto il mondo hanno amplificato una notizia assai triste che potrebbe avere dei risvolti a dir poco disastrosi per il mondo del mercato dell’arte. Ecco in breve cosa è accaduto: La Andy Warhol Foundation for The Visual Arts ha annunciato che nel 2012, a causa di problemi economici, sarà costretta a chiudere la Andy Warhol Authentication Board Inc.

Questo organismo, da sedici anni a questa parte, si è occupato di controllare e successivamente autenticare tutte le opere del grande re del Pop. Per far ciò, l’Authentication Board ha bisogno di circa 500.000 dollari l’anno, una cifra di tutto rispetto che va però ad aggiungersi ai circa 7 milioni di dollari l’anno in spese legali. Queste ulteriori spese sono causate dalle cause intentate dai collezionisti che si vedono respingere la loro opera precedentemente attribuita a Warhol da chissà quale esperto.

Norman Foster e i viaggi spaziali della Virgin

Avete presente la Virgin? Ebbene per chi non lo sapesse Virgin Group Ltd è un gruppo di società diverse che utilizzano il marchio del celebre mogul Richard Branson. La Virgin è partita negli anni ’70 come etichetta discografica ma pian pian si è evoluta, trasformandosi in un gigante in grado di offrire tipologie commerciali di ogni genere, dalle bevande ai centri benessere, passando per la beneficenza, la formula uno e le compagnie aeree.

Proprio di volo parliamo oggi, visto che il gruppo Virgin ha persino una compagnia di voli spaziali chiamata Virgin Galactic. Si, avete letto bene, Branson ha intenzione di allargare i suoi affari al turismo interplanetario. Ovviamente per far partire queste astronavi turistiche serve prima di tutto uno spazio porto ed una rampa di lancio. Branson ha quindi deciso di guadagnare del tempo ed ha subito inaugurato il suo spazio porto con tanto di rampa di lancio high design. Già perché a disegnare l’avveniristica rampa è stato nientemeno che il grande Norman Foster.

Dior, dimenticare Galliano grazie a Reyle e Gagosian

Il rapporto tra arte contemporanea, design ed alta moda si fa sempre più serrato e prolifico. Grandi archistar ed artisti di chiara fama si impegnano con altrettanti fashion brands internazionali, dando vita a proficue collaborazioni che spesso e volentieri incontrano grandi consensi di pubblico ed in alcuni casi creano dei veri e propri oggetti di culto.

Ecco quindi che MAC collabora con Cindy Sherman, Louis Vuitton con Takashi Murakami (che fra l’altro ha creato una serie di meravigliose e coloratissime borse per il brand francese) e Stella McCartney con Barry Reigate. Non sappiamo esattamente cosa spinga gli artisti a buttarsi nel campo della moda, forse sono i tanti soldi promessi dai brands, forse è la voglia di abbracciare un più vasto bacino di pubblico o forse solamente per il gusto di divertirsi a creare qualcosa di insolito, seguendo sempre la propria sensibilità ed applicandovi la propria cifra stilistica. 

Ritrovati (o quasi) i capolavori rubati, sono nel cassonetto

Una notizia a dir poco agghiacciante aggiunge un tassello imprevisto alla storia del furto d’arte al Musée d’Art Moderne di Parigi del maggio 2010. Come ben ricorderete in quella data, alcuni malfattori si introdussero all’interno della prestigiosa istituzione museale, appropriandosi di alcune celebri tele come Pastorale di Henri Matisse, Albero di Olive vicino Estaque di Georges Braque, Donna con Ventaglio di Modigliani, Natura morta con candelabro di Fernand Léger più un altro capolavoro di Pablo Picasso. Ovviamente le opere sono di inestimabile valore culturale ma la loro quotazione complessiva in termini pecuniari si aggirerebbe attorno ai 134 milioni di dollari.

Ebbene di quel furto non si è saputo più nulla fino alla scorsa settimana, quando un uomo arrestato per un altro furto con scasso nel maggio di quest’anno è stato interrogato anche sul furto al museo. L’interrogatorio ha portato alla luce la complicità dell’uomo, identificato come Vrejan T. Il personaggio in questione è una vecchia conoscenza della polizia, è di origini serbe ed è conosciuto con il soprannome di Spiderman, per la grande abilità nello scalare palazzi e successivamente colpire all’interno degli appartamenti di lusso. A quanto pare l’uomo ha agito per conto di un dealer di nome Jean-Michel C., che gli ha promesso una ricompensa di 40.000.

Lo sciopero dei lavoratori Sotheby’s sbarca a Londra

Proprio nella settimana londinese caratterizzata dallo strapotere di mercato della grande kermesse Frieze, un fatto strettamente legato al mercato rischia di rovinare la festa ad uno dei suoi più celebri attori. Stiamo parlando della protesta che alcuni lavoratori di Sotheby’s U.S.A., succursale d’oltreoceano della prestigiosa casa d’aste, hanno trasferito in quel di Londra. Tutto è cominciato a New York verso la fine d’agosto. Circa 43 lavoratori del gigantesco brand internazionale hanno dato vita ad uno sciopero causato dal mancato rinnovamento del loro contratto, scaduto verso la fine di luglio.

I lavoratori hanno successivamente iniziato un picchetto di protesta, realizzando ad oggi il più longevo sciopero della storia di Sotheby’s. In sostanza questo agguerrito team appartiene alla categoria dei movimentatori, un profilo altamente specializzato che si occupa di “maneggiare” e spostare fisicamente le preziose opere messe in vendita dalla casa d’aste.

Malgara presidente della Biennale ma non tutti sono contenti

Un interessante articolo pubblicato su The Art Newspaper può aiutarci a comprendere cosa pensa il resto del mondo dell’arte riguardo la recente notizia della cacciata di Paolo Baratta dalla presidenza della Biennale di Venezia, rimpiazzato da Giulio Malgara. Il magazine ci informa che la Biennale, anche grazie al lavoro svolto da Baratta (dal 1998 al 2000 e dal 2007 ad oggi), è divenuta una manifestazione ancor più nota e prestigiosa che riesce a coprire autonomamente l’80 percento delle sue spese.

Ricapitolando, qualità e prestigio ci sono ed anche i soldi non sembrano mancare, ed allora il problema dove risiede? Secondo The Art Newspaper, il quale rafforza una tesi ormai ampiamente sostenuta dalle nostre parti, il problema è di natura politica. Tuttavia gli scettici in merito alla nomina sono molti, The Art Newspaper parla di: “Un grande imprenditore che ha portato in Italia grandi brands americani come Gatorade e Quaker ed ha fondato la società di statistiche televisive Auditel. Malgara però non ha mai mostrato interesse nel settore culturale a differenza di Baratta che è nel consiglio direttivo di molti organismi culturali”.

La classifica dei personaggi e dei fatti meno influenti dell’arte contemporanea, edizione 2011

 Ecco a voi la consueta classifica di fatti e personaggi che non cambieranno di una virgola il nostro sgangherato mondo dell’arte.

 1 I mille artisti del Padiglione Italia di Vittorio Sgarbi. Non si sa bene il loro numero esatto come non è certo chi abbia partecipato e chi no. La critica nazionale è insorta, quella estera ha sorriso con disprezzo, la storia dell’arte non ha visto e sentito nulla se non il tonfo della nostra scena del contemporaneo.

 2 Oliviero Rainaldi e la statua di Papa Wojtyla. “Volevo evitare la retorica. Volevo che fosse una scultura e non una statua” ha dichiarato recentemente l’artista. Peccato che Roma non ha ben recepito il messaggio. Ed allora dagli addosso alla statua-orinatoio o statua garitta. Poi arrivano gli attacchi vandalici, le proposte di rimozione ed infine di ritocco. Non c’è pace per il povero Papa.

Deitch e Schimmel, lotte di potere al MOCA

Il mondo dell’arte contemporanea non è certo definibile come un paradiso terrestre popolato da persone che si aiutano a vicenda e che perseguono unite gli stessi interessi in nome della creatività e della cultura. Sin troppo spesso invidie, risentimenti, problemi di natura economica ed altre questioni personali minacciano il corretto svolgimento di un evento, screditano le reputazioni degli artisti o semplicemente precludono a molti i benefici di cui godono i soliti pochi.

Per dare un poco la misura di quanto precedentemente affermato, potrebbe risultare utile leggere quanto scritto di recente da Paul Klein sull’Huffington Post riguardo una baruffa al MOCA, Museum of Contemporary Art, Los Angeles diretto da Jeffrey Deitch: “La mostra di Theaster Gates, in visione al MOCA è veramente potente ma totalmente fuori luogo se paragonata all’altro evento attualmente ospitato nelle grandi sale della celebre istituzione. Più del 90 percento della superficie espositiva è occupato da una gloriosa mostra intitolata Under the Black Sun: California Art 1974-1981.