Una galleria a Londra dedica una mostra a Hipstamatic, la Toy Camera digitale

Prima c’erano la Holga, la Diana e tante altre piccole Toy Cameras che facevano un mucchio di immagini dal gusto vintage e che tanto ricordavano le immagini rubate nelle gite in famiglia o ai compleanni dei nostri cari negli anni ’70.  Oggi la rivoluzione del digitale sembra aver seppellito le varie Polaroid e compagnia cantante ed il tracollo della pellicola con i suoi costi improponibili non è stato certo un aiuto all’intera situazione. La malinconia di quelle immagini è però un dolce ricordo e quei colori irreali sono ancor oggi amati da centinaia di migliaia di persone, molti li preferiscono ai normali colori prodotti dalle macchine digitali forse perché il digitale spesso mostra la realtà cosi com’era al tempo dello scatto e  non come ci piacerebbe ricordarla.

Ebbene per qualche assurdo ma piacevole scherzo del destino le Toy Camera sono tornate in auge negli ultimi mesi grazie ad un App per iPhone, ed altre devices prodotte dalla Apple, che prende il nome di Hipstamatic. Questa fedele replica di una Toy Camera permette all’utente di cambiare obiettivi, flash e pellicole, tutto in maniera virtuale e di produrre in seguito delle fantastiche foto-vecchio-stile sempre diverse che possono essere stampate con ottimi risultati.

Globartmag visita la VIP art fair la prima fiera virtuale – parte 2

Analizzando le presenze degli artisti in mostra emergono interessanti risultati circa l’andamento di mercato: Elmgreen & Dragset hanno piazzato 7 opere in 5 diverse gallerie ( ART, Galerie Emmanuel Perrotin, Galleri Nicolai Wallner, Galleria Massimo De Carlo, Victoria Miro Gallery). Gilbert & George invece vantano 5 opere in 5 gallerie (Bernier/Eliades Gallery, Fraenkel Gallery, Galerie Thaddaeus Ropac, Lehmann Maupin Gallery, White Cube). Antony Gormley detiene 7 opere distribuite in 6 gallerie  (Anna Schwartz Gallery, Galerie Thaddaeus Ropac, Galleria Continua, Sean Kelly Gallery, White Cube, Xavier Hufkens). Anche Anish Kapoor non se la passa male con 6 opere in  6 gallerie ( Galerie Kamel Mennour, Galleria Continua, Gladstone Gallery, Greenberg Van Doren Gallery, Lisson Gallery, SCAI The Bathhouse).

William Kentridge gettonatissimo con 7 opere in 6 gallerie (Art & Australia, Art21, Bernier/Eliades Gallery, Galleria Lia Rumma, Goodman Gallery, Marian Goodman Gallery).  Joseph Kosuth ha piazzato 6 opere in 5 gallerie (Anna Schwartz Gallery, Galeria Juana de Aizpuru, Galleria Lia Rumma, Sean Kelly Gallery, Sprüth Magers). Richard Prince sempre in lizza con 5 opere su 5 gallerie (Gagosian Gallery, Galerie Eva Presenhuber, Gladstone Gallery, Sadie Coles HQ, Salon 94).  Thomas Ruff ha ben 13 opere in 4 gallerie (David Zwirner, Galleria Lia Rumma, Gallery Koyanagi, Mai 36 Galerie). Andy Warhol mai dimenticato con 9 opere in 6 diverse gallerie (Brooke Alexander Gallery, Faurschou, Gagosian Gallery, Galerie Bruno Bischofberger, L & M Arts, Timothy Taylor Gallery).

Globartmag visita la VIP art fair la prima fiera virtuale – parte 1

Mentre il nostro sistema dell’arte ha già puntato i riflettori sull’imminente opening di Artefiera a Bologna edizione 2011 la redazione di Globartmag ha ottenuto il pass per la VIP art fair, la nuova fiera virtuale destinata a cambiare le sorti delle manifestazioni di mercato legate all’arte. Certo si parla di un’esperienza ben diversa da quella di gironzolare per gli stand, in mezzo al caos generato da visitatori ed addetti ai lavori, sentirsi per alcuni giorni parte di un circus internazionale, ammirare da vicino opere ed incontrare artisti e galleristi. L’esperienza offerta da VIP art fair è quantomeno minimal e solitaria, c’è comunque la possibilità di parlare con lo staff di ogni galleria della fiera e per ogni opera è presente una quotazione minima e massima, un utile e simpatico price range che aiuta a comprendere a grandi linee il valore della stessa.

E’ inoltre possibile togliersi lo sfizio di chiedere i prezzi delle opere agli assistenti online, cosa che molti visitatori non fanno nelle fiere “fisiche” per pura timidezza, ma si sa la riservatezza offerta da tastiera e monitor è capace di sciogliere ogni tabù. Andando al sodo con l’analisi della fiera, l’interfaccia del sito e la grafica ci sono sembrate ben fatte anche se un poco datate la navigazione diventa però da cardiopalma per connessioni poco veloci, questo perchè la fiera negli ultimi giorni ha fatto registrare un numero di visite fuori da ogni previsione.

Internet vs Arte contemporanea

Internet è un grande strumento di lavoro, informazione, svago e via dicendo. Per quanto riguarda l’arte contemporanea, l’avvento della rete ha portato significativi cambiamenti. Si possono leggere blog come questo e tenersi aggiornati sugli eventi di tutto il mondo, si possono ammirare siti d’artista ed osservare una miriade di opere, ci si può confrontare a distanza, inviare inviti e attuare vere e proprie campagne pubblicitarie su un dato evento, si possono creare opere di net-art. Inoltre con il varo della VIP art fair è attualmente possibile visitare una fiera d’arte contemporanea senza muoversi da casa.

Insomma Internet ha rivoluzionato un intero sistema, aprendolo a nuove ed infinite possibilità di comunicazione. Eppure prima dell’avvento di Internet la scena dell’arte contemporanea era comunque florida e pulsante. Oggi si può controllare il curriculum di artisti e curatori, osservare a quanti e quali eventi hanno partecipato ed in taluni casi, leggere le considerazioni su un dato evento. Questo è sicuramente un aiuto per la comunità artistica e per gli addetti al settore ma il rischio, a volte, è quello di giungere ad affrettate conclusioni.

Il Terzo Inverno. Brevi racconti sul naufragio di Zaelia Bishop

Il cuore è uno specchio ustorio; a volte noi siamo il fuoco dell’altrui specchio e altre volte per alcuni siamo la superficie riflettente. È, questa, una delle verità smarrite nell’eterna stagione di crudeltà che è la fanciullezza, secondo Zaelia Bishop (Roma, 1977). Sulle friabili fondamenta di una stagione votata alla breve seduzione di una fiamma si costruiscono le immaginifiche architetture della ricerca dell’artista, popolate di nodi di storie e perturbazioni di personaggi, osservati nelle sbiaditure di un immobile travaglio.

Un tentativo di tradire narrazioni, biografie reali o fittizie, nostalgie di martirio e ambizioni orlate di affilata necessità è arroccato fra le rovine che si aggregano nella mostra Il Terzo Inverno. Brevi racconti sul naufragio di Zaelia Bishop, a cura di Francesco Paolo Del Re, che inaugura il 17 febbraio a partire dalle ore 19.00 ed è ospitata dal 18 febbraio al 14 aprile negli spazi della Galleria Ingresso Pericoloso di Roma.

Arianna Carossa – Mi sei mancata fino a ieri

Giovedì 10 febbraio 2011, dalle ore 18.30, presso la galleria CHANGING ROLE/Napoli, inaugura la mostra “mi sei mancata fino a ieri”, personale di Arianna Carossa a cura di Alessandro Facente. Il progetto si sviluppa intorno all’installazione di una palma precedentemente abbattuta che l’artista recupera ricomponendone i pezzi giocando sull’eliminazione del topos. L’intervento è sull’innata perfezione della natura, mostrandone un’altra sulla logica dell’imperfezione in cui l’intervento installativo riscatta la brutalità di quello umano.

La suggestione di base è la perfezione del logos hegeliano, secondo cui l’idea è lo svolgimento di una verità (essere in sé) che si aliena fuori di sé (essere fuori di sé) e si ricompone uscendo da questa condizione per ritornare a sé come spirito (essere in sé per sé). Partendo da questo, Carossa, ricostruisce una nuova struttura che si svolge nella perfezione del suo spirito dando vita ad una produzione che evolve rispetto alle prime sperimentazioni in due atti degli oggetti e le foto (ricordi) ad essi connesse. In questo caso la memoria dell’oggetto (la palma) si risolve nell’unico atto della sua ricomposizione. Alterando la natura, prima destrutturata e poi ricomposta, diventa una forma perfetta meramente contemplativa lontana da fallibilità ed errore, dove la trasgressione al grande sistema/natura si cristallizza nella sua rinascita.

Blade Runner, il replicante Roy Batty e l’arte nostrana

Io ne ho viste cose che voi umani non potreste immaginarvi. …fondazioni che mettono studi a disposizione di giovani artisti a patto che siano artisti locali e poi cambiano il regolamento in corsa, ammettendo nomi a loro piacimento. Concorsi che premiano artisti protetti da prestigiose gallerie ed anche concorsi che pilotano le scelte dei componenti della giuria. Borse di studio concesse a pochi eletti. Quotazioni che salgono a proprio piacimento. Musei pubblici che architettano mostre ad hoc per le gallerie private. Vendite al di fuori delle tasse. Professionisti non retribuiti, assistenti di galleria senza previdenza sociale e contributi.

Recensioni sui magazine rigorosamente buoniste per non tradire la fiducia degli inserzionisti. Notizie “pagate” per farsi pubblicità. Mostre a pagamento, cataloghi a pagamento. Istituzioni che chiudono la porta in faccia ai talenti locali. Curatori che rubano i progetti ad altri curatori, artisti che infangano altri artisti, storici che sbraitano in tv.

London Art Fair, la più grande vetrina britannica d’arte moderna e contemporanea del Regno Unito

London Art Fair, la più grande vetrina britannica d’arte moderna e contemporanea del Regno Unito, apre nuovamente al pubblico all’Islington Business Design Centre di Londra dal 19 al 23 gennaio 2011. La Fiera festeggia i suoi 23 anni  e con l’occasione riunisce oltre un centinaio di importanti gallerie inglesi, con unici progetti di arte e una vetrina di fotografia contemporanea, il tutto selezionato da una giuria specializzata.

Brevi Highlights della Fiera 2011: La sezione principale della fiera include oltre 100 gallerie d’arte moderna e contemporanea tra le migliori sulla piazza. La Fine Art Society porterà in fiera un’illustrazione originale di Christopher Wynne Nevinson prodotta per il magazine Blast durante la prima guerra mondiale, si tratta di un’immagine vorticista ritrovata l’anno scorso in un deposito negli Stati Uniti. Tra le gallerie di arte contemporanea di quest’anno segnialiamo Vegas Gallery, Bartha Contemporary, Foley Gallery, Charlie Smith e Danielle Arnaud.

A New York va di moda la natura…finta

Sovente l’arte imita la natura e le formazioni floreali. A New York in questi ultimi tempi ben due eventi ricreano fittizi scenari naturali, con soluzioni e risultati differenti ma decisamente affascinanti ed estrosi. Il primo ad offrire un anticipo di primavera è Will Ryman che svelerà il prossimo 25 gennaio la sua mega installazione The Roses. Per l’occasione l’artista ha già preparato una serie di 40 gigantesche rose rosa e rosse che verranno installate sulla Park Avenue occupando ben 10 isolati.

“Adoro l’idea che qualcuno possa guardar fuori dalla finestra e osservare l’opera da una data angolazione mentre un passante la osserva da tutt’altra prospettiva. Si tratta di due esperienze visive differenti concentrate su di un’unica opera” ha dichiarato Ryman ai microfoni del New York Times. Ryman ha inoltre aggiunto che l’ispirazione per The Roses gli è giunta dopo aver visto il film Blue Velvet di David Lynch. Sarà, ma a noi le installazioni dell’artista sembrano un pericoloso scontro tra Jeff Koons e Takashi Murakami.

Yuichi Higashionna, il Minimalismo si vince con l’ironia

Il minimalismo è sicuramente in tema con questi tempi di austerità economica. Tra i licenziamenti in massa, il petrolio che scarseggia e, parlando di arte, i tagli alla cultura previsti dai vari governi internazionali, anche il settore del contemporaneo si affaccia sempre di più ad estetiche composte e spartane, richiamando alla mente le geometrie di Donald Judd e soci. Sono tanti i giovani artisti che scelgono di perseguire la strada del minimalismo e di frequente ci si imbatte in gallerie semivuote, con poche ed algide opere a far da contrappunto allo spazio bianco.

Eppure questa corrente artistica silente e monumentale, criptica e solida, a volte viene tirata in ballo per fini ironici e divertenti. Ad esempio in questi giorni una prestigiosa galleria di Chelsea a New York mette in mostra un artista che reinterpreta il minimalismo in maniera distaccata ed irriverente, tanto per non prendersi troppo sul serio. Alla galleria Marianne Boesky, la mostra Fluorescent di Yuichi Higashionna (fino al prossimo 12 febbraio 2011) è sicuramente un valido esempio di minimalismo divertente e divertito.

Loris Cecchini / Sabrina Torelli – Nulla si crea nulla si distrugge tutto si trasforma

Garage42 è un format pensato per la nuova sede del Velan Centro d’Arte Contemporanea di Torino. Trasferitosi in via Saluzzo, il Velan center, con l’appuntamento garage42 propone due artisti, nei lavori dei quali siano riscontrabili delle assonanze, dei rimandi, sottolineati dall’accostamento nello spazio della galleria.

Il format intende sottolineare l’idea di uno spazio condiviso, che non è solo fisico, ma anche e soprattutto mentale. Una contaminazione di linguaggi, favorita, in fase progettuale, da un forte dialogo a tre, tra gli artisti e il curatore. Dopo il primo garage42, con Davide Bertocchi e T-yong Chung, per il secondo appuntamento – spiega la curatrice Francesca Referza– ho invitato gli artisti Loris Cecchini (Milano, 1969) e Sabrina Torelli (Reggio Emilia, 1966).

Nancy Agabian alla Jerome Zodo Contemporary di Milano

La galleria Jerome Zodo Contemporary è lieta di presentare il secondo appuntamento di F classmate, il progetto curatoriale interamente dedicato all’universo femminile strutturato in serate live performance, inaugurato lo scorso maggio 2010. Il nuovo incontro performativo intitolato Family Returning Blows avra’ protagonista l’artista super eccentrica Nancy Agabian nella serata di lunedi’ 10 gennaio 2011 a partire dalle ore 19.31 presso lo spazio di via Lambro 7, a Milano.

Family Returning Blows – una transnational, transhistorical love story/slapstick comedy e’ una performance individuale spinta ai limiti dell’artistico e dell’autobiografico. Incentrata sulla violenza domestica combina narrazioni personali, resoconti tratti da notiziari, immagini mutuate da Facebook con espressioni linguistiche armene, per esplorare le forze dinamiche fra generi da un lato, e le tensioni all’interno dell’assetto mondiale, dall’altro. Ambientata fra New York City e Yerevan, fra il pubblico e il privato, fra maschile e femminile, una storia simultaneamente si evolve e si distrugge.

L’Italia e le troppe scene dell’arte emergente

La scena dell’arte emergente italiana. In verità sarebbe più corretto parlare di scene della giovane arte, poiché le divisioni presenti all’interno del nostro paese sono ancor più evidenti quando si parla di creatività. Tali sottoinsiemi di un grande insieme appaiono slegati da quest’ultimo e questo inutile frazionamento rappresenta il punto debole dell’arte emergente del tricolore. Unendo tutte queste diversità l’Italia potrebbe sfruttare al meglio la sua forza creativa, inserendosi nel gruppetto delle nazioni che “contano”. Unità e collaborazione è quindi l’auspicio e l’esortazione che ci sentiamo di rivolgere a tutti gli addetti del settore, all’insegna di un 2011 proficuo per la giovane arte italiana. Ecco quindi l’analisi delle varie scene presenti sul nostro territorio:

La scena delle fondazioni, associazioni ed altre organizzazioni che hanno come obiettivo la  promozione dell’arte emergente gioca un ruolo importante nel nostro paese. Questi organismi generalmente si propongono come piattaforme per la sperimentazione ma spesso e volentieri supportano nomi già noti al mainstream. Si gioca sul sicuro con meno rischi e si punta su artisti con buoni dealers alle spalle. Ogni fondazione ha il suo gruppo di giovani artisti ben distinto.

Laura Cionci – Ipnagogia

Il 7 gennaio 2011 alle 19,00 la Galleria Hybrida Contemporanea di Roma presenterà la mostra personale di Laura Cionci dal titolo Ipnagogia, a cura di Martina Sconci.  Il lavoro presentato per questa mostra ha a che vedere con il sogno e in particolare con quello stato di passaggio tra la veglia e il sonno che a volte ci fa vedere delle immagini chiamate allucinazioni ipnagogiche. Durante questo momento ci capita di avere delle visioni, illusioni che coinvolgono tutti i sensi, esperienze vivide di immagini, sensazioni e rumori che non ci permettono di distinguere il sogno dalla realtà.

Il video della Cionci, che invita lo spettatore ad entrare in galleria, ha come protagonista l’artista stessa in preda ad una di queste allucinazioni. Girandosi e rigirandosi nel letto, una doppia realtà le impedisce di dormire, mentre in sottofondo le parole di Eduardo Galeano suggeriscono qualcosa: “i corpi abbracciati cambiano di posizione mentre dormiamo, guardando di là, guardando di qua, la tua testa sopra il mio petto. No, no – mi spieghi credendomi sveglia – ancora non siamo lì. Noi mutiamo (ci trasferiamo) in un altro paese mentre dormiamo”.