MAXXI want you!

Come sempre GlobArtMag cerca di tenere informati i giovani artisti e stavolta vorremmo parlarvi di un’iniziativa che ha lanciato proprio qualche giorno fà il museo MAXXI di Roma. Sotto riportiamo il bando completo sperando che almeno uno di voi possa farcela!

Se sei un artista, hai meno di 40 anni e vuoi che il tuo portfolio venga valutato, selezionato e reso consultabile al MAXXI in occasione della mostra Contemporaneo.doc/DOCVA dal 4 dicembre 2010 al 13 febbraio 2011. Gli artisti potranno inviare la documentazione del poprio lavoro al MAXXI a partire dal 3 novembre 2010. Con questa iniziativa il MAXXI accorcia le distanze tra la sede ufficiale del DOCVA – Centro di Documentazione Arti Visive (Milano) e il resto d’Italia. L’archivio, infatti, durante tutto il periodo della mostra continuerà a lavorare utilizzando gli spazi del museo come se fosse un’estensione romana della propria sede.

Alcune riflessioni sul nostro stato delle cose

Guardo Vittorio Sgarbi ospite da Matrix, mentre sbraita parole senza senso compiuto, i suoi monologhi sembrano incidenti joyciani, odissee mentali che si infrangono sul video in un minutosecondo e rimbalzano nel nulla. Parla e sbraita, parla e sbraita, non dice nulla, annaspa all’interno di un programma sempre più simile alla Cantatrice Calva di Ionesco. In questo nulla Sgarbi può dire tutto, può viaggiare attraverso politica, religione e tematiche sociali, infine può riaffermare il potere di un ruolo (il suo) sempre più simile a quello di Re Ubu armato di Bastone da Phinanze, a quello di un sovrano della società dello spettacolo che sforna ideologie e pensieri sensibili in quanto sovrasensibili.

“Questo è il curatore del Padiglione Italia alla prossima Biennale di Venezia” mi dico ed il pensiero peregrino mi porta a formulare una singolare domanda: “Chissà se Ernst Gombrich sarebbe mai andato in tv, chissà se Harald Szeemann sarebbe mai potuto essere un valido ospite di Pomeriggio Cinque, magari avrebbe discusso con Barbara D’Urso circa la gravidanza di Anna Tatangelo” ebbene questo Sgarbi già lo fa.

Il Lacma si butta sul 3D

Il cinema in 3D ha letteralmente invaso le sale internazionali ed è oramai praticamente impossibile gustarsi un film in santa pace, senza dover per forza indossare gli antipatici occhialini. Va detto che quello che la “società dello spettacolo” spaccia per novità assoluta è in realtà una versione modificata del sistema anaglifo degli anni venti. Dagli anni cinquanta, che segnarono il vero e proprio boom del 3D, il sistema più diffuso sfrutta la tecnica della luce polarizzata. Un’altra tecnica moderna è invece quella che utilizza occhiali elettronici a cristalli liquidi.

Dopo questa chiacchierata tecnica dobbiamo a malincuore segnalare la discesa negli inferi del 3D del mondo dell’arte contemporanea. Il LACMA, Los Angeles County Museum of Art è infatti saltato a piè pari sul carrozzone tridimensionale. Il prestigioso ha prodotto uno spot che sarà proiettato prossimamente in tutte le sale cinematografiche americane, mentre una versione in 2D dello stesso spot sarà trasmessa durante la consueta programmazione televisiva.

Giovedì Difesa: a 35 anni da Pasolini

Il 2 novembre del 1975 veniva barbaramente ammazzato Pier Paolo Pasolini. I motivi reali del’omicidio sono stati da sempre oggetto di mistero; le ipotesi (perfino da teorie del complotto) sono molte e nessuno sa dire ancora quali siano fondate. Tuttavia in un modo o nell’altro la sua omosessualità è stata di sicuro al centro dei nefasti eventi. Io nel 1975 ci sono nato. Come appassionato di cinema e come italiano, il Pasolini-pensiero, forse anche a causa della sua scomparsa, è stato per me direttamente leggenda. Oggetto di studio.

Il 2 novembre del 2010 la notizia di attualità interna sui giornali non è l’anniversario dei tragici eventi che coinvolsero una delle personalità più influenti della controcultura italiana degli ultimi 50 anni. La notizia sui giornali il 2 novembre 2010 è che il capo dello stato italiano sostiene che la vita che fa lui è sempre meglio che essere gay.

Non mi soffermo sulla mia rabbia, la reputo poco professionale.

Biennale di Venezia 2011:pronte Corea del Sud, Canada e Svizzera, Nuova Zelanda e Galles. Sgarbi intanto progetta una Biennale a Roma.

Novità  provenienti dalla prossima Biennale di Venezia edizione 2011. Ovviamente non possiamo ancora rendere noti i nomi dei partecipanti al Padiglione Italia curato da Vittorio Sgarbi, visto che fino ad ora sono state solo rilasciate alcune dichiarazioni su Fausto Pirandello e l’arte culinaria. Il Vittorione Nazionale ha inoltre affermato di voler organizzare una Biennale d’arte contemporanea anche a Roma all’interno del All’interno del Palazzo dell’Arte Antica, Spazio Novecento sito nel quartiere dell’Eur.

Stranezze a parte parliamo dei veri protagonisti della prestigiosa manifestazione, La Corea del Sud ha scelto di presentare Lee Yong-baek, artista noto per le sue sculture, per i dipinti ed i video che affrontano temi religiosi e politici. Nel frattempo anche il Canada ha nominato il suo artista per il padiglione nazionale, si tratta dell’artista multimediale Steven Shearer rappresentato in Italia dalla Galleria Franco Noero di Torino.

La Carta e il Territorio, il nuovo romanzo di Houellebecq che fa il verso all’arte contemporanea

Michel Houellebecq è un personaggio che sicuramente conoscerete. In qualità di regista ma soprattutto di scrittore Houellebecq rappresenta quanto di più promettente è in grado di offrire la Francia in questi ultimi tempi. Più volte associato al movimento di Anticipazione Sociale ha prodotto romanzi provocatori e tradotti in varie lingue come Le Particelle Elementari e Piattaforma.

Oggi però vi vorremmo parlare del suo quinto romanzo La Carta e il Territorio pubblicato in Italia da Bompiani il 29 Settembre 2010. Il romanzo in questione è strettamente connesso al mondo dell’arte contemporanea poiché il protagonista, Jed Martin è un artista depresso ed isolato che diviene inaspettatamente ricco e famoso grazie a dei dipinti che ritraggono personaggi celebri come Bill Gates e Steve Jobs o Damien Hirst e Jeff Koons che si dividono il mercato dell’arte. I due artisti vengono inoltre ampiamente descritti e messi alla berlina.

EcoBrain, una mostra che attraverso la forza creativa degli artisti mira ad incrementare l’attenzione sulle tematiche ambientali

Presso la Fiera di Rimini, dal 3 al 6 novembre 2010 si svolge Ecomondo, 14a Fiera Internazionale del Recupero di Materia ed Energia e dello Sviluppo Sostenibile. Ecomondo è la più importante fiera sulle tecnologie verdi e nuovi stili di vita, luogo d’incontro privilegiato tra l´industria dell´ambiente e della sostenibilità e gli stake holders istituzionali, associazioni di categoria, Pubblica Amministrazione, ONG, e tutte le tipologie d’industria e di produzione di beni.

EcoArt Project presenta nel prestigioso ambito di Ecomondo un grande intervento di arte contemporanea, dal titolo “EcoBrain”, curato dal critico d’arte Martina Cavallarin, un luogo dell’immaginazione, del pensiero e di stimolo d’energie, realizzato grazie al sostegno di Acea Spa, Kaspersky Lab e Zerotecnica Srl. EcoArt Project è una piattaforma culturale (www.ecoartproject.org) di respiro internazionale che attraverso la forza creativa degli artisti mira ad incrementare l’attenzione sulle tematiche ambientali. Le sue attività coinvolgono le persone, le aziende e le istituzioni al fine di ispirare a tutti i livelli attitudini e comportamenti che hanno come scopo la salvaguardia del pianeta.

La Shanghai Biennale non è mai stata una libera vetrina dell’arte cinese

In questi giorni lo Shanghai Art Museum ospita l’ottava edizione della Shanghai Biennale (fino al 23 gennaio 2011), manifestazione che da tempo si è posta l’obiettivo di mostrare al mondo la potenza creativa cinese. Dobbiamo dire che per la Biennale il governo nazionale ha operato una grande campagna di promozione, sin dalle sue prime edizioni.

Va da sé che la prestigiosa manifestazione compare sulle prime pagine di ogni magazine d’arte ed ogni quotidiano internazionale, lodata da più parti come suprema vetrina dell’arte cinese. Tutto questo potrebbe essere vero ma non dobbiamo dimenticare ciò che fece nel 2000 l’artista  Ai Weiwei in occasione della terza edizione della Biennale. Weiwei conosceva bene le limitazioni imposte dal governo alla giovane arte nazionale, sapeva quali erano in realtà le mire dell’ambiente politico: diffondere un’arte uniformata, politically correct e di regime, evitando di mostrare al mondo il talento spregiudicato di tantissimi altri giovani artisti.

La scena italiana e gli scandaletti d’ordinanza

Scandalini e scandaletti di questa italietta dell’arte piccola piccola. In questi ultimi giorni Il Palazzo della Ragione di Verona ospita la mostra Artistica 2010, evento di cui si potrebbe tranquillamente fare a meno di parlare vista la presenza di un nutrito numero di opere simil-Pollock e simil-Tamara De Lempicka ed altre manifestazioni del genere.

Il fatto è che per l’ennesima volta si è cercato di dare risalto ad una manifestazione anonima mediante il trucchetto dello scandalo. Stavolta ci ha pensato l’artista U.V. (omettiamo il nome per non fargli ulteriore pubblicità) che affrontando temi scottanti come l’aborto o la pillola Ru486 ha prodotto un’opera che prevedeva delle macchie di sangue lasciate colare sul pavimento. Il Corriere della sera ci informa che l’opera dell’artista si risolve in un ventre di una donna gravida squarciato di netto con un feto che fa capolino dall’interno, la mano di un manichino afferra un bisturi e apre un varco nel grembo materno. Sotto l’installazione c’è (o c’era) ovviamente una chiazza rosso sangue.

CoBrA e l’Italia

Il 3 novembre 2010 inaugura a Roma la mostra CoBrA e l’Italia, realizzata dalla Soprintendenza alla Galleria nazionale d’arte moderna in collaborazione con l’Ambasciata del Belgio e l’Academia Belgica. L’iniziativa coincide con il semestre di presidenza belga dell’Unione europea e trae spunto anche dalla vicinanza fra la Galleria nazionale d’arte moderna e le Accademie di Belgio, Olanda e Danimarca, i tre paesi dai quali provenivano gli artisti e i poeti che, nel 1948, avevano scelto come nome del loro gruppo l’acronimo formato dalle iniziali delle città di Copenaghen, Bruxelles e Amsterdam.

L’importanza di questo movimento – propugnatore di una totale libertà d’espressione all’insegna della creatività collettiva – per la storia dell’arte moderna in Europa è stata ampiamente riconosciuta, ma assai meno studiata, anche se non meno vitale, è la fase successiva allo scioglimento del gruppo, avvenuto nel 1951. Nello sviluppo di “CoBrA dopo CoBrA” svolse un ruolo importante la cittadina ligure di Albisola, famosa per la produzione della ceramica, dove già trascorreva l’estate Lucio Fontana e dove, nel 1954, si stabilì il danese Asger Jorn su impulso di Enrico Baj che, insieme con Sergio Dangelo, aveva presentato a Bruxelles nel 1952 il manifesto del “Movimento nucleare”.

Give and take alla Fondazione Antonio Ratti

Il 3 novembre inaugura a Milano alla Fabbrica del Vapore Give and take, mostra di fine corso dei partecipanti alla XVI edizione del Corso Superiore di Arti Visive della Fondazione Antonio Ratti, diretto da Annie Ratti e quest’anno condotto da Hans Haacke in qualità di Visiting Professor. La mostra a cura di Anna Daneri e Cesare Pietroiusti e’ realizzata dalla Fondazione Antonio Ratti, in collaborazione con Careof, DOCVA, Viafarini e sarà visitabile fino al 20 novembre.

In mostra le opere dei diciannove artisti che hanno frequentato il workshop a Como nel mese di luglio: Julia Brown (USA), Antonia Carrara (ITALIA), Danilo Correale (ITALIA), Abbey Shaine Dubin (USA), Laura Duran (COLOMBIA), Birte Endrejat (GERMANIA), Fausto Falchi (ITALIA), Till Gathmann (GERMANIA), Adelita Husni-Bey (ITALIA), Kentaro Ikegami (GIAPPONE), François Lemieux (CANADA), Eric Martijn (OLANDA), Ludovic Me’haute’ (FRANCIA), Emily Morant (AUSTRALIA), Elaine Marianne Reynolds (IRLANDA), Fabrizio Sartori (ITALIA), Walter Benjamin Smith (USA), Elisa Strinna (ITALIA), Oriol Vilanova (SPAGNA).

Prego, non lanciare pomodori sulla scultura italiana del XXI secolo

Si presenta con l’intento di sostenere la produzione artistica italiana sul piano critico, scientifico e storico, facendola conoscere internazionalmente. Ma già la sera dell’apertura si intuisce che siamo lontani dal poter sostenere un discorso del genere. Il curatore Marco Meneguzzo apre il testo critico con un: “La scultura lingua nuova” volendo smentire la cupa profezia”Scultura lingua morta” fatta da Arturo Martini nel 1945. E su questo non lo contraddico, anzi. Credo proprio che la scultura possa essere uno dei linguaggi più attuali, in fondo cosa più della materia stessa può descrivere un mondo materiale?

E non contraddico Meneguzzo neppure quando spiega il salto evolutivo della scultura rispetto al secolo scorso: “Nel XX secolo l’omogeneità disciplinare aveva ancora il colore e la consistenza del bronzo e del marmo, e ciò che vi si discostava appariva ancora come un succedaneo, un’imitazione di quelli; oggi, la presenza di quei materiali in una mostra, che è prima di tutto coloratissima e “morbida”, assume immediatamente i connotati della citazione”. Partendo da ciò  che è ovvio, il materiale ed il colore, sviluppa un percorso in cui si incontrano ottanta artisti: tutti italiani, tutti nati dopo il 1950.

China Power Station alla Pinacoteca Agnelli di Torino

La Pinacoteca Giovanni e Marella Agnelli prosegue il suo progetto di ricerca sul tema del collezionismo e presenta dal 7 novembre al 27 febbraio CHINA POWER STATION Arte contemporanea cinese dalla collezione Astrup Fearnley. CHINA POWER STATION, a cura di Julia Peyton Jones, Gunnar B. Kvaran e Hans Ulrich Obrist è un progetto evolutivo nato dalla collaborazione della Serpentine Gallery con l’Astrup Fearnley Museum of Modern Art, Oslo; è stata esposta in varie sedi: Part I a Londra nel 2006 ha segnato la prima fase del progetto. Parte II è stata sviluppata per Oslo nel 2007 e Parte III in Lussemburgo nel 2008 e ora, con un nuovo allestimento e nuove opere, qui a Torino.

L’indagine sul collezionismo porta a Torino un nuovo tipo di mecenatismo quello della collezione Astrup Fearnley: che produce interamente una mostra come China Power Station e poi decide di acquistarla e farla diventare così parte della sua collezione permanente che ha sede nel museo Astrup Fearnley Museum of Modern Art a Oslo, in Norvegia. In mostra l’esplosione creativa dell’arte contemporanea cinese attraverso le opere di una generazione di artisti d’avanguardia come Cai Guo-Qiang e Huang Yong Ping, insieme con la nuova generazione di artisti post – Mao nati tra la fine degli anni ‘70 e i primi anni ’80, tra cui Cao Fei, Liu Wei, Yang Fudong, Sun Xun, Zhang Ding.

Il MAGA commemora il collezionista Paolo Consolandi con la mostra “Cosa fa la mia anima mentre sto lavorando?”

Dal 13 novembre il MAGA di Gallarate, a pochi mesi dalla scomparsa del noto collezionista milanese Paolo Consolandi, gli rende omaggio con una mostra curata da Francesca Pasini ed Angela Vettese. La mostra, attraverso una selezione delle straordinarie opere dell’importante collezione Consolandi, ripercorre le principali tendenze dell’arte contemporanea nazionale e internazionale dagli anni Cinquanta ad oggi, dando prova della grande sensibilità e lungimiranza e dello spiccato intuito di Paolo Consolandi.

Circa duecento opere di altrettanti artisti compongono l’allestimento suddiviso in sette nuclei tematici (Oltre la materia, Orizzonti, Scrivere e scriversi, Dialoghi eclettici, Corpo e mente, Ritratti, autoritratti e altro, Things), sezioni tematiche all’interno delle quali le opere di artisti storici dialogano e si mettono in relazione con quelle degli artisti più giovani sostenuti dal collezionista.