Melancholia: il grande ritorno di Lars Von Trier

 

Del suo ritorno sul grande schermo si è molto discusso, non tanto in relazione alla nuova proposta, quanto piuttosto a causa di certe dichiarazioni poco gradevoli rilasciate dal regista in occasione della presentazione del film: stiamo parlando del grande Lars Von Trier e del suo ultimo lavoro Melancholia.

Nasce il DIVAG, la commissione per la diffusione delle opere dei giovani artisti

All’inizio del XX secolo è nato l’uso di arredare le sedi di rappresentanza istituzionali con opere appartenenti ai nostri musei. Ciò ha comportato molto spesso la dispersione di numerose opere d’arte. Più di cento dipinti nel corso degli anni sono andati distrutti o perduti. A oggi la Soprintendenza Speciale per il Polo Museale della città di Roma ha più di 400 opere d’arte prestate ad altre sedi dello Stato.
Per arginare questa continua dispersione Rossella Vodret, Soprintendente per il Polo Museale della città di Roma, ha ideato un progetto per coinvolgere giovani artisti nell’ambito delle sedi di rappresentanza dello Stato con il doppio scopo di soddisfare le esigenze di arredo e valorizzare giovani talenti. Per la realizzazione di tale progetto ha nominato una Commissione per la Valorizzazione e la Diffusione delle Opere Artistiche Contemporanee (DIVAG) che verrà presentata oggi alle 13:00 nella Sala Altoviti di Palazzo di Venezia.

Post-real Life or hostage/privilege di Nero/Alessandro Neretti

 Inaugura oggi Post-real Life or hostage/privilege, mostra 
personale
 di Nero/Alessandro Neretti dove 
verranno presentate 
una 
quindicina
 di
 opere
 concepite 
dal
 2009 
e 
selezionate
 in
 maniera
 side/site­specific 
per
 la Banca
 di
 Romagna di Faenza.
 Esposta
 troviamo
 la
 personalissima
 ricerca
 post­reale
 di
 Nero
 che
 indaga
 il
 sistema
 sociale
 e
 il
 meccanismo
 che
 coinvolge
 il
 micro/macro
 sistema
 economico 
analizzando 
lo 
stato 
critico
 della
 struttura
 contemporanea.

La mostra
 “traccia 
una linea 
narrativa”
 raccontando 
l’economia
 contemporanea 
e 
i
 parametri
 che 
essa 
definisce,
 rappresenta
 e 
ri/qualifica; 
elaborando
 icone,
 uomo,
 dogmi,
 sistemi
 economici 
e
 politici,
 innescando 
una 
serie 
di
 sottili
 sistemi
 complici
 d’immagini 
e
 di 
situazioni
 che
 si 
relazionano
 col
 nostro
 tempo.
 Troviamo
 così
 sculture, 
installazioni
 e
 fotografie,
 realizzate
 con 
tecniche 
e 
materiali
 differenti.
 A 
completare
 la 
mostra
 durante 
l’inaugurazione 
ci
 saranno 
due 
performance 
volutamente 
pensate
 e 
realizzate
 per
 gli
 spazi 
della
 Banca.


Continua la vendetta degli artisti californiani

Vi ricordate del pasticciaccio riguardo la legge sul diritto di rivendita delle opere d’arte emanata dallo stato della California nel 1976? Ebbene se non avete capito di cosa stiamo parlando vi rinfrescheremo un poco le idee. Ogni persona intenzionata a mettere in vendita le opere di un determinato artista ancora in vita (o comunque deceduto da meno di 20 anni), deve per forza di cose versare il 5 percento del ricavato alla fondazione che detiene i diritti dell’artista o all’artista stesso.

La legge riguarda lo stato della California ma è valida anche per opere vendute in altri stati, se quest’ultime sono state create da un cittadino residente in California. Inoltre, la legge va rispettata anche se a vendere le opere è un residente dello stato della California che vuole cedere le stesse in un altro stato. Nei giorni scorsi alcuni artisti e fondazioni, guidati da Chuck Close, hanno intentato causa a due mostri sacri del mercato internazionale, Sotheby’s e Christie’s. Ma tutto ciò è solo la punta dell’iceberg, poiché oggi anche Mark Grotjahm si è aggiunto alla lista degli artisti turlupinati.

Se gli archistar si fanno il cartello

Gli archistar di fama internazionale non sono certo dei poveri in canna e soprattutto non hanno bisogno di faticare poi tanto per accaparrarsi nuovi lavori nelle città di tutto il mondo. Secondo voi, con tutti i soldi che guadagnano questi signori e con tutte le opportunità che di fatto tolgono ai giovani architetti locali, c’è bisogno di stringere patti di alleanza per monopolizzare il mercato? La risposta sarebbe ovviamente un secco “no”, ma evidentemente a qualcuno i “cartelli” dell’architettura piacciono parecchio, tanto che ha deciso di riunire le più rinomate archistar del momento sotto l’egida di una sorta di patto fra lupi.

Quel qualcuno Frank Gehry, comparso proprio in questi giorni sulle nostre pagine per la questione del rallentamento dei lavori del Guggenheim di Abu Dhabi. Il nostro simpatico amico Gehry non ha fatto altro che stilare una lunga lista di nomi, tra cui compaiono Zaha Hadid, Moshe Safdie, David Rockwell, Laurie Olin, Ben van Berkel, David Childs, Massimo Colomban, Greg Lynn, Wolf Prix, Matthias Schuler, Patrik Schumacher e Richard Saul Wurman ed ha poi formato una sorta di board per la propria Gehry Technologies, azienda che si occupa di fornire tecnologia e servizi per proprietari di immobili, sviluppatori, architetti, ingegneri e molti altri professionisti che operano nel mercato dell’edilizia.

Punk, l’Ultima Rivoluzione a Bologna

Giovedì 27 Ottobre 2011 alle ore 18 verrà inaugurata a Bologna la mostra “Punk, l’Ultima Rivoluzione” ideata, realizzata e promossa da ONO Arte Contemporanea. La mostra bolognese presenterà un centinaio di opere, tra cui lavori di noti fotografi che espongono tutt’oggi nei musei di tutto il mondo, grafica, poster ed editoria d’epoca e contemporanea. Un percorso espositivo studiato appositamente per un pubblico preparato e non, che guiderà il visitatore facendogli rivivere il contesto storico.

I protagonisti dell’esposizione sono quattro: un negozio in 430 King’s Road, Margaret Thatcher, il Giubileo datato 1977 della Regina Elisabetta e i Sex Pistols. Essi illustrano non solo la scena musicale Punk ma anche tutta la rivoluzione socio-culturale nata da ed intorno ad essa in soli tre anni, dal ’77 al ’80. Saranno infatti i protagonisti dell’epoca il fulcro centrale della mostra, il vero tema portante, condividendo con noi i loro racconti e le loro testimonianze.

Altro stop per Frank Gehry, il Guggenheim slitta al 2015

La faraonica impresa dell’archistar Frank Gehry e del suo avveniristico Guggenheim di Abu Dhabi, il cui costo si aggira attorno agli 800 milioni di dollari è ormai divenuta una vera e propria fatica proverbiale, un poco come la celebre fabbrica di S.Pietro. Va detto che nei passati mesi la costruzione della prestigiosa istituzione museale è stata giustamente ostacolata da un comitato formato da più di 130 artisti internazionali tra cui svettano i nomi della nostra Monica Bonvicini, di Harun Farocki, Mona Hatoum, Emily Jacir, Shirin Neshat e Tania Bruguera, tanto per citarne alcuni. La protesta riguarda le pietose condizioni di lavoro degli operai locali che attualmente si trovano impegnati nell’edificazione dell’imponente struttura.

Sempre meno arte, sempre più economia

Le aziende sono fondate sui principi dell’economia moderna, quadrature di bilanci e manovre tecniche per ottimizzare la produzione riducendo i costi sono quindi il motore centrale che alimenta questo tipo di organismi votati al commercio. Negli ultimi anni questo modus operandi si è esteso a macchia d’olio inglobando anche la res publica, non a caso parlando dell’Italia si è cominciato ad utilizzare la definizione di azienda-stato, questo per sottolineare un comportamento sempre più attento alle logiche di mercato ed alle dinamiche del bilancio interno.

Con il passare del tempo questa “febbre” dell’economia è riuscita a spodestare le questioni politiche e sociali, riducendo il tutto ad una faccenda di numeri. Questo passaggio dall’aspetto per così dire filosofico a quello teorico si è da tempo innescato anche nel mondo dell’arte ed in special modo nelle istituzioni museali. I direttori dei musei sono oramai degli abili manager, degli amministratori in grado di far quadrare i conti e di stringere rapporti con gli altri musei-azienda sparsi per il mondo. 

The Others, la prima fiera che volge lo sguardo ai giovani artisti

The Others è un innovativo progetto espositivo internazionale dedicato all’arte contemporanea emergente, promosso dall’Associazione The Others, allestito a Torino nella suggestiva sede de Le Nuove, grande edificio carcerario del 1870 ora adibito a spazio museale permanente, oltre che a sede temporanea di eventi culturali, musicali, teatrali.

I protagonisti sono una sessantina di operatori, profit e no-profit, che lavorano in modo continuativo a programmi dedicati a giovani artisti: gallerie nate dopo il 1 gennaio 2009 e, indipendentemente dalla data della propria apertura, centri no-profit, associazioni e fondazioni, collettivi di artisti, progetti editoriali, premi d’arte, residenze per artisti, scuole e accademie d’arte che si incontrano a The Others per realizzare un focus sulla comunità globale dell’arte di oggi. In questo modo si presentano le molteplici realtà protagoniste della creatività contemporanea, differenti per tipologia, obiettivi e mezzi espressivi, offrendo da un lato una formula inedita di promozione e valorizzazione e dall’altro invitando il pubblico al piacere della scoperta delle voci più nuove e delle energie più prorompenti del panorama artistico internazionale.

Nan Goldin si spersonalizza per Jimmy Choo

Alcuni giorni fa avevamo parlato delle varie contaminazioni tra arte contemporanea, design e alta moda elencando alcuni progetti di prossima uscita in cui sono coinvolti grandi nomi della scena internazionale. Tra le prime realizzazioni della grande infornata ecco quindi che arriva il prodotto della stravagante collaborazione Nan Goldin e Jimmy Choo. Se il nome di quest’ultimo non vi suona familiare, possiamo dirvi che Jimmy Choo Yeang Keat (questo il suo vero nome) è un stilista di grido nato in Malaysia nel 1961 e successivamente trapiantato a Londra.

In realtà Choo è celebre in tutto il globo per le sue meravigliose scarpe, capaci di mandare in visibilio qualsiasi esponente del sesso femminile. Come stavamo appunto dicendo Choo e Goldin hanno deciso di collaborare assieme, la fotografa ha prodotto alcuni scatti per la campagna pubblicitaria della linea di scarpe Capsule Icons. Vogue Italia, in un articolo firmato da Marta Casadei, commenta così l’inattesa joint venture: “Scattate in un’atmosfera mistica ed eterea, le foto esprimono per immagini il dna della collezione in modo sofisticato e nuovo: la modella, nel cuore della foresta, con la sua posa vittoriosa esprime sensualità e potenza.

I Voina fanno causa allo stato

Oltre alle ostilità del governo cinese nei riguardi di Ai Weiwei, un’altra vicenda ha tenuto con il fiato sospeso la comunità dell’arte internazionale. Stiamo ovviamente parlando dell’arresto di Leonid Nikolaev e Oleg Vorotnikov, i due membri del collettivo artistico sovietico denominato Voina. Come sicuramente ricorderete lo scorso novembre i Voina organizzarono una delle loro celebri riot-performance a San Pietroburgo. Durante l’azione intitolata Palace Revolution, Nikolaev e Vorotnikov rovesciarono alcune macchine della polizia con tanto di ufficiale delle forze dell’ordine all’interno. I due artisti furono quindi arrestati e sbattuti in prigione.

Le prigioni russe non sono certo una passeggiata ed i due sono stati trattati con estrema brutalità. In seguito, il nostro beniamino della street art Banksy si è offerto di pagargli la cauzione, offerta che è stata in un primo momento rifiutata dal giudice (poiché Banksy non ha identità) ed in seguito accettata. A fine marzo però, i poveri artisti sono stati nuovamente fermati nel corso di una manifestazione pacifica e violentemente picchiati dalla polizia russa. In seguito, un nuovo mandato di cattura è stato emesso nei confronti dei poveri Oleg e Nikolaev. Le accuse sono quindi rimaste sul capo dei due fino ai giorni scorsi, quando finalmente la polizia russa ha deciso di far decadere ogni persecuzione nei loro confronti.

NEW ALLIANCE – CAE/Critical Art Ensemble

Alleanza: associazione o patto tra pari ai fini di mutuo sostegno e in vista di un obiettivo comune. In questa definizione potrebbe rientrare la relazione tra uomini e piante? Per il momento, no. Allora, cosa bisognerebbe cambiare per impostare il nostro rapporto su una base di condivisione, coabitazione e reciprocità? Da queste domande nasce il workshop con Steve Kurtz, Steve Barnette e Lucia Sommer, ovvero il CAE / Critical Art Ensemble, il provocatorio collettivo statunitense che al tabù della specializzazione oppone l’affermazione di un piano di discussione pubblico e partecipato sui temi della scienza, della tecnologia e della politica.

I partecipanti al New Alliance workshop saranno coinvolti in tavoli di discussione, esplorazioni urbane e azioni collettive che, a partire dal PAV, dissemineranno il germe della nuova alleanza in città, facendo tappa ad Artissima18 per una pubblica sperimentazione, sabato 5 novembre, nello spazio Zonarte dedicato alle attività e alla formazione. L’azione di dialogo e performativa, che prevede anche un pranzo comunitario, si avvale della partecipazione dell’artista Jacopo Seri, del paesaggista Gianluca Cosmacini, del vivaista Filippo Alossa e dell’agronomo Daniele Fazio, autore di un importante saggio sulle piante urbane “pioniere”.

Paolo Troilo – Azioni

La Galleria Russo, sita a due passi da Piazza di Spagna, il 15 ottobre ha aperto i suoi eleganti spazi ad “Azioni”di Paolo Troilo, a cura di Lorenzo Canova. La mostra fa parte della seconda tappa del progetto espositivo che impegnerà il pittore, da luglio a dicembre, in tre personali dislocate in altrettante città – San Gimignano, Roma e Milano – attraverso le quali si svolge e si sviluppa il suo percorso artistico.

Paolo Troilo (Taranto, 1972 – vive e lavora a Milano) inizia nel 1997 collaborando con la sede milanese dell’agenzia pubblicitaria Saatchi&Saatchi, dove per sei anni ha rivestito il ruolo di Director Senior. Il 2006 è un anno fecondo: inizia ad esporre come artista e fonda la Arnold Guerrilla, prima agenzia di Guerrilla Marketing in Italia, ottenendo il bronzo all’International Advertising Festival di Cannes dopo un solo anno di attività. Nel 2008 i suoi quadri sono presenti a MiArt e ad ArtVerona. Quest’anno è tra i partecipanti della 54° Biennale di Venezia.

Se FIAC batte anche Frieze

FIAC è una fiera d’arte contemporanea tra le più prestigiose. Tuttavia, la kermesse parigina non è mai riuscita a spodestare le altre manifestazioni più in voga come Art Basel e Frieze, pur restando davanti a ARCO Madrid ed Artissima di Torino. Ed invece quest’anno le cose non sono andate come al solito, visto che tutti i magazine del settore sono concordi nel dichiarare che FIAC è riuscita a scalzare Frieze, posizionandosi al secondo posto della prestigiosa classifica guidata sempre e comunque dall’incrollabile Art Basel.

Merito del cambio di location dal Cour Carée del Louvre al Grand Palais. Così, lo scorso mercoledì 19 ottobre, FIAC ha aperto i suoi cancelli per la VIP preview, cercando di superare il giro di vendite della settimana britannica di Frieze. Per quanto riguarda le grandi vendite, le cose sono andate bene sin dal giorno dell’inaugurazione. La Galleria Jerome de Noirmont, ad esempio, è riuscita a cedere l’opera Split Rocker (Pink/Blue) di Jeff Koons per la bellezza di 1 milione di dollari. Per tutta risposta Emmanuel Perrottin ha raddoppiato la posta, cedendo i quattro pannelli dell’opera As the Interdimensional Waves Run Through Me, I Can Distinguish Between the Voices of Angels and Devil di Takashi Murakami per più di 2 milioni di dollari.