DOVE FINISCE IL DESTINO? A-logicità dell’esistenza al Teatro Valle di Roma

Può il Destino essere considerato in termini spaziali? Non potrebbe forse trattarsi di una sorta di non-luogo, a metà tra il punto esatto in cui la legge della causalità rivela i suoi effetti e le infinite vie del possibile si aprono verso il futuro, spingendosi verso nuovi e solo in minima parte prevedibili accadimenti? Da una rilettura di Ragione ed Esistenza di Karl Jaspers è iniziata una riflessione sul rapporto tra il razionale e quello che supera le capacità interpretative dell’intelletto, l’esistenza – se vogliamo – nella sua interezza, in cui l’elemento aleatorio, il non-premeditato, l’incalcolabile giocano un ruolo essenziale.

La filosofia moderna (da David Hume a Bertrand Russell, senza escludere i contemporanei – Gilles Deleuze ad esempio) tende a considerare l’esistenza umana come un susseguirsi logico di azioni i cui effetti, intersecandosi su livelli diversi, innescano altri eventi, che a loro volta saranno causa di nuove conseguenze. Nonostante ciò, permane radicata nelle coscienze l’idea di un potere occulto – sia esso il Fato o l’establishment della politica internazionale – che agisce in maniera coercitiva e imprevedibile, condizionando la vita degli uomini, come nei classici della tragedia greca.

Mika Helin e Matti Koskinen vincono il Premio Speciale Arte Laguna

Il primo settembre alla conferenza stampa di apertura della quattordicesima edizione di OPEN, Esposizione di sculture ed installazioni di Venezia, è stato assegnato il Premio Speciale Arte Laguna.

Per il secondo anno consecutivo, la giuria è stata chiamata a scegliere tra i progetti dei giovani artisti quest’anno dell’Accademia finlandese Finnish Academy of Fine Arts. Il vincitore è il duo composto da Mika Helin e Matti Koskinen che hanno presentato e creato all’isola di San Servolo un albero fatto di Lego alto oltre due metri. I due artisti saranno tra i finalisti del 6° Premio Arte Laguna ed esporranno, a marzo 2012, alla mostra collettiva presso l’Arsenale di Venezia.

Meetings on Art: Patti Smith e Karl Holmqvist ai Giardini della Biennale di Venezia

Al via il secondo appuntamento di Meetings on Art, una serie di conversazioni con artisti, curatori, filosofi e studiosi organizzata dalla Biennale di Venezia presieduta da Paolo Baratta, nell’ambito della 54. Esposizione Internazionale d’Arte ILLUMInazioni, curata da Bice Curiger.

Dopo il successo della prima conferenza/discussione informale con Laurie Anderson, il secondo incontro – Rimbaud, Poetry & Rock’n’ Roll – an Expanded Conversation – vede la partecipazione degli artisti Patti Smith e Karl Holmqvist. Si terrà ai Giardini, presso il para-padiglione di Oscar Tuazon, sabato 3 settembre alle ore 16 e sarà aperto al pubblico in possesso del titolo di ingresso valido per quel giorno (in caso di maltempo si svolgerà al Teatro Piccolo, Arsenale). La conversazione, introdotta da Bice Curiger, si concentrerà sulla figura di Arthur Rimbaud. Il titolo della 54. Esposizione fa infatti esplicito riferimento alle sue Illuminations, la raccolta di poemi in prosa pubblicata nel 1886.

Come ti vendo la New Media Art

In questi giorni diverse testate online come Artinfo e Hyperallergic hanno dedicato ampio spazio ad un’affascinante questione legata al mercato dell’arte contemporanea. Il succo del discorso è: Si può vendere la new media art? La risposta non è certo così semplice. Il principale problema delle opere new media è la loro vasta accessibilità e la loro tiratura virtualmente infinita, se pensate ad esempio ad un’opera sviluppata tramite il web vi accorgerete che può essere fruita liberamente da chiunque e che essa è riproducibile per un numero infinito di volte.

Le nuove strategie per la vendita della new media art tendono quindi a ricalcare quelle della “vecchia” arte, sarebbe a dire creare un’opera a tiratura limitata e soprattutto produrre un oggetto fisico. Durante l’ultima Armory Fair Lauren Cornell, il direttore della testata online Rhizome, ha messo in piedi uno stand con un iMac che proiettava opere digitali. Tra le tante opere in vendita c’era City Inverse, opera GIF di Sara Ludy.

Il MAXXI di Roma diventa MINI con una mostra vecchia di 4 anni

Come sarà il museo del futuro? Questo il titolo di una serie di lezioni di museografia contemporanea, lanciate qualche tempo fa dal MAXXI di Roma. L’ardita questione nasconde però un sibillino risvolto ed osservando al microscopio il primo anniversario dell’avveniristica creazione di Zaha Hadid, potremmo senza ombra di dubbio affermare che il museo del futuro sarà miseramente vuoto.

Con il 2011 che si dirige pericolosamente verso il nuovo anno è tempo di tirare le somme per il MAXXI, per raccogliere un magro bottino dopo le strette di mano dell’inaugurazione ed i mille progetti per il futuro. Una mostra sul grande Gino De Dominicis e una sul veterano Michelangelo Pistoletto, più una discreta manciata di eventi legati al video ed all’architettura e un corso di Tai Chi. Troppo poco per un museo che al suo lancio ha stregato il mondo intero, troppo poco se si vuole attirare il turismo e la cittadinanza all’interno dei sinuosi spazi museali.

The Parade: Nathalie Djurberg al Walker Art Center

 Dall’8 settembre al 31 dicembre avrà luogo, presso gli spazi del Walker Art Center di Minneapolis, la mostra personale di Nathalie Djurberg a cura di Eric Crosby e Dean Otto.

 Nota per i suoi video allegorici in cui mette in scena l’universo recondito delle perversioni umane, l’artista svedese presenterà il suo nuovo progetto The Parade che dà il titolo all’evento.

 Si tratta di uno dei progetti più ambiziosi per la Djurberg, che prevede l’avvicendarsi di cinque animazioni e oltre ottanta sculture di uccelli dai connotati perturbanti.

Una nuova stagione per Palazzo Zenobio a Venezia

Per oltre centosessant’anni, Palazzo Zenobio ha rappresentato un luogo di sintesi per la cultura e la formazione a Venezia. L’elemento determinante di tutto questo lungo periodo, quello che ha legato il passato al presente e ci auspichiamo al futuro, è sempre stato quello della cultura e dell’arte. Palazzo Zenobio è uno degli esempi più importanti dell’edilizia barocca veneziana e farlo rivivere al pubblico “tutto l’anno” attraverso l’arte moderna e contemporanea è il compito che ci siamo prefissi. Vogliamo che il Palazzo interagisca pienamente con la città, attraverso il pubblico ma anche attraverso gli artisti, i critici e i vari operatori che sono attivi in Veneto.

Il giorno 8 settembre dalle ore 12 (presentazione al pubblico) e fino alle ore 23 a Palazzo Zenobio inaugurano contemporaneamente 13 nuove mostre, nell’onda di una nuova gestione artistica che porterà nelle sede espositiva di dorsoduro numerose mostre e molte altre esperienze culturali lungo l’intero corso dell’anno che volge al termine e poi per tutto il 2012.

Pazza arte contemporanea: 20.000 dollari venduti al prezzo di 21.000 dollari

Sareste disposti ad acquistare una banconota da 10 euro, pagandola diciamo 11 euro? Cose da pazzi, direte voi, nessun individuo sano di mente oserebbe una cifra più alta per comperare qualcosa che ha un valore nominale più basso. Eppure nel dorato mondo dell’arte contemporanea, questa bizzarra compravendita non è poi tanto insolita, ma andiamo per gradi.

L’artista australiano Denis Beaubois ha ricevuto di recente una borsa premio dall’Australia Council per un totale di 20.000 dollari. L’artista non ha fatto altro che cambiare il denaro in pezzi da 100 dollari, formando così due lotti  formati da 100 banconote, per un totale appunto di 20.000 dollari. L’opera in questione prende il titolo di Currency e le banconote che la compongono risultano essere di corso legale, va da se che possono quindi essere liberamente spese da chiunque.

Giovedì difesa: Il grinta

True grift, da noi Il grinta, di cui parliamo è la trasposizione del 2010 realizzata dai fratelli Joel e Ethan Coen. Tra gli attori ci sono e sono tutti imperdibili Jeff Bridges, Matt Damon, Hailee Steinfeld e Josh Brolin,

La loro versione si attiene al romanzo di Charles Portis molto di più rispetto al tuttavia godibile precedente del 1969, interpretato dall’ormai mitico John Wayne.

New York vuole demolire il suo tempio della Street Art

New York è senza ombra di dubbio la capitale dell’arte contemporanea ed è senz’altro un vero e proprio punto focale per la Street Art internazionale. Forse però non tutti sanno che proprio nella Grande Mela sorge un edificio denominato 5Pointz Arts Center, ovvero una vera e propria mecca per graffiti artists, rappers ed altre figure creative che abitualmente sperimentano le varie forme di espressione artistica urbana.

Nel corso degli anni questo imponente edificio abbandonato è stato teatro di numerose incursioni artistiche, dai graffiti di Cope2, Tats Cru e Tracy 168 fino ai video musicali delle stars della musica come Joss Stone e Jadakiss. Il colpo d’occhio offerto dalla facciata dell’imponente magazzino è decisamente mozzafiato, murales, graffiti e tags di ogni genere si avvicendano su tutta la superficie, creando una sorta di gigantesco totem dedicato alla Street Art. Il “direttore” di questo museo a cielo aperto è Jonathan Cohen, meglio conosciuto come Meresone, che dal 2001 ha avuto questo speciale permesso dal proprietario dell’edificio, Jerry Wolkoff. 

Kensuke Koike alla Jarach Gallery di Venezia

Non c’è archivio, né accumulo di tempo in Kensuke Koike (dal 3 settembre al 29 ottobre 2011) ma organico fluire delle forme che trasmigrano da un’immagine all’altra. Non siamo solo dinanzi a quel trovato o ritrovato che svela il processo cognitivo di ricollocazione del senso e dello sguardo, ma dinanzi alla creazione di altro, nato per gemmazione e che risponde ad esigenze di vita autonoma. Non vi è solo un recupero di riproduzioni obsolete per una inedita semiologia dell’immagine, ma questa viene adoperata di nuovo con lo scopo di costruire un organismo differente, perennemente in connessione. Come nel filmato rielaborato o nella composizione-manifesto, l’opera perde la sua funzionalità, la referenzialità con il reale, rivelando così non solo il suo doppio ma una miriade di vettori che accrescono le sue potenzialità immaginative.

La discussione non verte più sul binomio verità / finzione ma sull’analisi del processo di posizionamento continuo di senso, quale condizione ontologica di fronte al reale e alla sua rappresentazione. L‘incongruità apparente quindi è un processo che si compie per accostamento, per illustrare un nuovo testo e rendere visibile la dimensione dialogica che intercorre fra il significato originario e sconosciute concatenazioni narrative.

Steve Jobs, Apple e arte contemporanea


Nel corso del passato weekend, la notizia delle dimissioni da CEO di Apple di Steve Jobs che di fatto è stato rimpiazzato da Tim Cook. Jobs, da tempo malato, ha dichiarato che i dettagli delle sue dimissioni saranno resi noti all’interno della sua biografia di prossima uscita negli States. A parte ciò, le dimissioni del Guru della Tecnologia hanno gettato nel più profondo sconforto milioni di seguaci in tutto il mondo.

Steve Jobs ha innegabilmente rivoluzionato il mondo dei computers e della telefonia, ma di riflesso le sue innovazioni tecnologiche e di design sono riuscite a cambiare anche il mondo dell’arte contemporanea e se questa vi sembra un’affermazione spropositata, ecco alcuni esempi che saranno in grado di farvi cambiare idea. Pensate ad esempio ad iMovie, programma di montaggio video che innumerevoli video artisti usano oggigiorno, anche Ryan Trecartin per la sua presente mostra al MoMa di New York ne ha fatto largo uso.

Ryan Gander, l’inventore di mostre immaginarie

Tutto comincia con una misteriosa mostra collettiva in un magazzino di Hoxton, un distretto della città di Londra. All’evento partecipano diversi artisti che hanno creato le loro opere utilizzando i più disparati media, dalla fotografia alla scultura, dalla pittura alla performance passando per la video arte. La data della mostra è fissata per il 30 agosto, con chiusura il 23 ottobre 2011. C’è però qualcosa di strano in tutta questa vicenda, giunti proprio nella location prestabilita la mostra sembra finita da poco tempo o definitivamente chiusa, le opere sembrano sul punto di esser trasportate via dallo spazio.

Allo spettatore è permesso “rubare” alcune occhiate da dietro le finestre, accedere a spazi che rendono parzialmente visibile i resti della mostra, visionare dei documenti gettati in terra i quali non fanno altro che acuire la curiosità su ciò sta succedendo. Su una delle mura dell’ingresso del magazzino c’è una lista con sei artisti partecipanti alla mostra dal titolo Field Meaning, una finestra chiusa ed appannata nei pressi lascia intravedere l’ombra di un operaio che assembla le casse con le opere da spedire indietro, chissà dove.

CHEN ZHEN – Les Pas Silencieux

Chen Zhen, nato a Shanghai nel 1955 e scomparso nel 2000 a Parigi è considerato uno dei principali rappresentanti dell’avanguardia cinese ed una figura emblematica nel campo dell’arte contemporanea internazionale. A distanza di 11 anni dalla storica personale “Field of Sinergy”, Galleria Continua di San Gimignano inaugura il 10 settembre l’opera di questo grande artista, con un’ampia mostra personale dal titolo Les pas silencieux.

Ripensare oggi al lavoro di Chen Zhen apre nuove prospettive e nuovi percorsi. Con Les pas silencieux Galleria Continua offre al pubblico un’occasione di intimo contatto con le opere di Chen Zhen ed apre una riflessione sull’attualità della sua poetica volta all’arricchimento della vita interiore, alla ricerca di armonia tra corpo e spirito, alla fratellanza tra popoli e culture diverse, alla tensione verso la comprensione, al superamento dei conflitti, alla resistenza dell’identità, all’incontro tra Oriente e Occidente.