Attenti, arriva l’India

Gigi Scaria

Come ci ha fatto notare il celebre magazine online Artinfo, ultimamente la scena contemporanea indiana ha letteralmente messo il turbo, invadendo numerose piattaforme espositive e di tutta la Francia. Attualmente il Grand Palais di Parigi ospita il grande Leviathan di Anish Kapoor. Tutti i quotidiani internazionali hanno parlato di un’installazione a dir poco sensazionale, una sorta di enorme grembo primordiale che può essere esplorato anche nel suo interno.

Sempre a Parigi, inoltre, il Centre Pompidou inaugurerà il prossimo 25 maggio (fino al 19 settembre 2011) la mostra Paris, Delhi, Bombay un vero e proprio megaevento con 50 artisti, attivi in India e in Francia, che proporranno il loro punto di vista sui profondi cambiamenti all’interno società indiana contemporanea, focalizzandosi su questioni politiche, identitarie, di sviluppo urbano.

Evitiamo sciocchi e scontati giochi di parole: MIA Fair, la prima fiera di fotografia a Milano

MIA è una neonata che ha fatto parlar di se fin dai primi vagiti. Effettivamente il fatto che nel 2011 in Italia non avessimo una vera e propria fiera sulla fotografia artistica può far notizia. Si potrebbe ribattere, così per dire, che in ogni fiera d’arte sono presenti artisti che utilizzano il mezzo fotografico e forse una fiera solo per la fotografia la ghettizza piuttosto che elevarla. Un altro elemento su cui si è discusso è che a Milano pare facciano una fiera al mese: è un disperdere denaro e anche collezionisti, che mica possono venire a Milano ogni due per tre. All’estero ha preso piede da tempo la mania degli agglomerati di fiere, una importante e tante piccole intorno, io da questo punto di vista preferisco avere eventi separati, ma forse lo dico solo perché non sono collezionista e vivo a Milano.

Insomma dopo tanto clamore MIA è arrivata, e passata, e non potevo esimermi dal commentare l’evento. Per quanto la fotografia sia istituzionalizzata come parte dell’arte, in alcune sue forme almeno (oppure, parafrasando Man Ray, quando a farla è un artista), da ormai cent’anni sembra davvero ancora reclusa in una storia a sé. Per questo ben venga MIA a mostrare la forza artistica di tale linguaggio e forse, proprio per questo, mi sento in dovere di dare qualche consiglio per la prossima edizione. Considerando la sede scelta adatta e ben posizionata bisognerà pensare ad una riduzione dei contenuti, che il problema maggiore è quello dello spazio. Stretti corridoi, stretti stand, mancava lo spazio necessario per poter godere delle opere, per non parlare di allestimenti in alcuni casi caotici e in generale della sensazione di trovarsi dentro al Programma Ludovico (la famosa tortura video di Arancia meccanica).

Il cemento della memoria nell’opera di Lukáš Machalický

“Chi controlla il passato controlla il futuro: chi controlla il presente, controlla il passato” G. Orwell

Come preannunciato qualche settimana fa, il 18 maggio inaugura il secondo appuntamento mensile del MLAC di Roma. Questa volta tocca a Lukáš Machalický, secondo artista ceco della rassegna Czech Point a cura di Alessandra Troncone, occupare il piano inferiore del museo con un evento intitolato To my left, to my right e che sarà visitabile fino al 27 maggio 2011. Il lavoro di Machalický verte sull’analisi trans-storica degli eventi che hanno caratterizzato la fase del regime comunista nell’ex Cecoslovacchia. Trattandosi di un giovane artista, non ci sorprende il fatto che il punto di vista attraverso cui si dispiega questa analisi sia quello che passa attraverso le dinamiche della memoria. Come facciamo esperienza di questi avvenimenti pur non avendoli vissuti direttamente?

In Grey zone (2010), Lukáš ci presenta una serie di documenti relativi ad atti di contro-spionaggio attuato dai servizi segreti durante il regime. Questi documenti, resi noti successivamente in internet, sono ora visionabili con delle evidenti cancellature in cui vengono occultati i nomi e le referenze dei protagonisti di questi atti. Tale omissione diventa per l’artista mezzo formale il cui profilo costituisce i blocchi di calcestruzzo (materiale tipico delle costruzioni del regime) che l’artista dispone sul tavolo mettendo in risalto la durezza e l’asetticità di un materiale contro cui si scontrano le ambizioni e le aspettative di un’umanità schiacciata sotto il peso di un sistema appiattente e incontrovertibile.

Con “I Conflitti” si chiude il progetto Il Caos a Venezia

Con I CONFLITTI si conclude il progetto espositivo IL CAOS, promosso dalla Società San Servolo Servizi in collaborazione con la Provincia di Venezia, che dal 2009 affronta ogni anno tematiche urgenti dell’attualità. La trilogia, a cura di Raffaele Gavarro, è dedicata a Pier Paolo Pasolini e prende il titolo dalla rubrica che il poeta tenne dal 1968 al 1970 sul settimanale “Tempo”, e vuole rendere testimonianza dell’arte degli ultimi anni che affronta in maniera esplicita argomenti e situazioni sociali ed etiche.

Dopo la tappa dedicata al tema del LAVORO (Nel
 2009 gli
 artisti
 invitati
 sono
 stati: Marco
 Bonafè, Gea
 Casolaro, Donatella
 Di
 Cicco, Danilo
 Donzelli, 
Sandro 
Mele, Alice 
Schivardi, 
Giuseppe 
Stampone, Enrico
 Vezzi), e quella dedicata alle MIGRAZIONI (Nel
 2010 
sono 
state 
esposte 
le
 opere
 di: Theo 
Eshetu, Michael Fliri, H.H.
Lim, Paolo Meoni, Alex
 Mirutziu, Ivana 
Spinelli, Driant
 Zeneli), si inaugura il 3 giugno CONFLITTI, una mostra che raccoglie opere di artisti italiani e internazionali.

Ai Weiwei riceve visite dalla moglie: “non è stato torturato”

Dal 3 aprile Ai Weiwei è tenuto sotto stretta sorveglianza dalla polizia cinese. Questo lo abbiamo già detto e lo abbiamo più volte ripetuto ma non ci stancheremo mai di reiterare il nostro grido di libertà per un artista che si è sempre battuto (dal periodo The Stars in poi) contro la menzogna e l’oscurantismo di un regime ottuso. Va inoltre detto che Weiwei non è l’unico ad aver provato sulla sua pelle le angherie della repressione cieca.

Nel corso degli anni infatti anche moltissimi altri artisti cinesi hanno subito ogni tipo di ritorsione, basti pensare ai raid compiuti nello studio dei Gao Brothers ed i relativi pestaggi portati a termine da agenti in borghese. Comunque sia, torniamo ora al nostro Ai Weiwei perché finalmente ci sono giunte alcune notizie sul suo stato di salute.

Alla Biennale di Venezia c’è anche James Franco contro James Dean

Ammettiamolo, noi di Globartmag lo abbiamo preso in giro per parecchio tempo, lo abbiamo inserito anche in un articolo che parlava delle aspirazioni artistiche delle star di Hollywood. Eppure il buon vecchio James Franco ce l’ha fatta sotto il naso ed è riuscito ad arrivare fino alla Biennale di Venezia. Ora potrete anche dire: “quando sei ricco e famoso tutti ti concedono tutto” ma questo è il dorato mondo dell’arte baby e non puoi farci niente.

Partendo dalla prima mostra personale da Peres Project di Berlino fino all’ultima da Gagosian Beverly Hills, Franco arriva a Venezia più agguerrito che mai e sempre più determinato ad entrare nel giro degli artisti che contano. D’altronde la cosa non ci pare molto difficile visto che negli ultimi tempi l’arte contemporanea è sempre più vicina ad una forma di spettacolo un poco più diluita e melensa .Il progetto prende il titolo di Rebel e sarà curato da Dominic Sidhu.

Giuseppe Spagnulo | Corrado Abate

Studio Maffei Milano, in collaborazione con Circus Studios, hanno inaugurato lo scorso 12 maggio la mostra Giuseppe Spagnulo | Corrado Abate. L’esposizione presenta una selezione delle opere di due scultori: un affermato e pluricelebrato artista, Giuseppe Spagnulo e un giovane in via di affermazione, Corrado Abate. La mostra mette a confronto due artisti diversi e simili.

Giuseppe Spagnulo, dai suoi esordi negli anni ’60, spezza forme d’acciaio di geometrie definite liberandole dalla staticità e dalla chiusura. Partendo dal dibattito tra Figurativo e Astrattismo sviluppa una scultura che ingloba lo Spazio attraverso il gesto, non meramente gestuale, ma sintesi di una decisione e del suo atto finale. Le lacerazioni, le torsioni e gli squarci che l’artista infligge all’acciaio imprigionano il gesto, che sospeso nella materia, genera un risultato espressivo di dinamismo plastico che prescinde dalla forma. La ricerca intellettuale della quantità di spazio su cui un corpo può avere influenza dipende dallo sforzo fisico e materiale di trasformazione delle masse di cui Spagnulo segue in prima persona i diversi stadi fin dall’origine. Si determina così un rapporto viscerale tra la scultura e l’artista che, dominando i volumi con un senso epico dell’impresa, imprime l’idea di forza alle sue opere.

Moby, nuovo album e libro fotografico a Milano da Antonio Colombo

L’uscita di Destroyed, il doppio progetto targato Moby che affianca la pubblicazione del nuovo album a un libro fotografico, è fissata per il 16 Maggio e darà il via a una serie di mostre fotografiche internazionali che si protrarranno per tutta l’estate. Pubblicata da Damiani, l’edizione rilegata di Destroyed conta 128 pagine e raccoglie 55 scatti realizzati da Moby. Antonio Colombo li presenta in anteprima in Italia, in galleria, a partire dal 17 maggio. Affascinante sequenza di foto scattate in giro per il mondo, Destroyed è un meraviglioso, spoglio, toccante e umoristico susseguirsi di paesaggi cittadini surreali e abbandonati e di ‘non luoghi’ urbani – aeroporti dai corridoi senza fine che sembrano condurre al nulla e composizioni semi-astratte di nuvole e panorami scattate dal finestrino di un aereo.

Destroyed è un’odissea internazionale del dietro le quinte, e ci presenta aspetti della tournée spesso sconosciuti; momenti di solitudine trascorsi in spazi artificiali come le stanze d’albergo o gli anfratti del backstage. Il connubio tra album e libro fotografico regala una visione intima del mondo di Moby e del suo processo creativo di artista. I pezzi musicali e gli scatti sono stati realizzati nello stesso periodo, e hanno tratto ispirazione dal mondo bizzarro e sublime del tour.

Mostre da vedere in giro per il mondo

Ai Weiwei

Nel precedente articolo parlavamo di chiusura estiva dell’arte contemporanea, quindi prima della “serrata d’agosto” c’è ancora tempo per ammirare alcune grandi mostre in giro per il mondo tra gallerie private e istituzioni pubbliche. Cominciamo da Ai Weiwei, attualmente in prigionia da oltre un mese. Dell’artista non si hanno notizie ma se volete ammirare i suoi lavori potrete farlo alla Lisson Gallery di Londra che ospita alcune sue magnifiche opere fino al 16 luglio 2011.

Parlando di Weiwei, il grande Anish Kapoor gli ha dedicato la sua ultima monumentale fatica intitolata Leviathan. L’opera è attualmente visibile al Grand Palais di Parigi fino al prossimo 23 giugno. Se desiderate ammirare un vero e proprio maestro della scultura non perdetevi la personale di John Chamberlain, da oltre 25 anni sulla cresta dell’onda. L’artista è solito creare entusiasmanti forme dal metallo contorto. La mostra di Chamberlain sarà visibile fino al prossimo 11 giugno alla Pace Gallery di New York.

Blu, Ericailcane e l’estate della Street Art

Blu e Ericailcane a Bologna (maggio 2011)

In tutto il mondo solitamente l’estate è portatrice di un gran rallentamento per quanto riguarda eventi e produzioni legate all’arte contemporanea. Quest’anno ovviamente c’è la Biennale di Venezia e le cose andranno in maniera diversa ma ad onor del vero esiste una forma artistica che in estate sembra mettere la quinta ed accelerare al massimo la propria carica creativa. Stiamo ovviamente parlando della Street Art, tecnica sempre più corteggiata dal mercato dell’arte che proprio durante la bella stagione spinge i propri protagonisti all’esterno con l’obiettivo di creare opere sempre più affascinanti e variopinte.

Le prime notizie ci giungono proprio dall’Italia. Blu ha accantonato la brutta vicenda della censura ai danni del suo murale per il MOCA di Los Angeles ed è tornato a Bologna per una nuova opera in collaborazione con il teammate di sempre Ericailcane. I due hanno da poco ultimato un nuovo murale di grandissime dimensioni. Ericailcane ha creato le sue ben note figure zoomorfe mentre Blu ha eseguito la gabbia dorata ed altri particolari. Inutile aggiungere che il risultato è a dir poco sensazionale.

Quarto anno per il Festival dell’arte contemporanea di Faenza

Oltre 120 protagonisti dell’arte e della creatività internazionale, più di 50 eventi e altrettanti appuntamenti collaterali per Forms of collecting/Forme della committenza, che si svolgerà a Faenza dal 20 al 22 maggio 2011. Il Festival dell’arte contemporanea, ideato e fondato da Alberto Masacci e Pier Luigi Sacco, promosso da goodwill in collaborazione, da questa edizione, con il Museo Internazionale delle Ceramiche, è il primo appuntamento globale dedicato alla riflessione e al confronto sull’arte del nostro tempo.

Quest’anno il tema scelto dalla direzione scientifica composta da Angela Vettese, Carlos Basualdo e Pier Luigi Sacco è Forms of collecting/ Forme della committenza, dove la voluta ambiguità del titolo, nella sua doppia connotazione in italiano e inglese, racconta un universo composito, dalla relazione tra pubblico e privato, al ruolo delle istituzioni nella scena contemporanea, ma anche alla dimensione “maniacale”, intensa, del collezionismo, e al rapporto intimo tra committente e artista.

A Palazzo Grassi “Il mondo vi appartiene”

Le due mostre, Elogio del Dubbio, a Punta della Dogana che si è inaugurata il 10 aprile, e Il Mondo vi appartiene, il 2 giugno 2011 a Palazzo Grassi, segnano i primi cinque anni di attività di Palazzo Grassi, inaugurato da François Pinault e dal sindaco di Venezia ad aprile 2006, e l’avvio di una nuova sequenza espositiva nella programmazione dell’insieme di Palazzo Grassi e Punta della Dogana – François Pinault Foundation.

Palazzo Grassi e il centro di arte contemporanea di Punta della Dogana presentano oramai due differenti ritmi: Palazzo Grassi si articola secondo una tempistica rapida, con un ruolo trainante rispetto alla scansione degli appuntamenti. Punta della Dogana, invece, si muove con un ritmo più ampio, simile a quello adottato dai grandi musei internazionali per la rotazione delle collezioni. Il 2 giugno 2011, la François Pinault Foundation presenta una nuova esposizione a Palazzo Grassi, intitolata Il Mondo vi appartiene.

alva noto + ryuichi sakamoto – s tour 2011

Il 20 e 21 maggio 2011, alle ore 21.00, alva noto + ryuichi sakamoto sono a Villa Massimo, tappa romana del tour europeo s tour 2011, per il lancio del loro ultimo album summvs. Il nuovo album di alva noto + ryuichi sakamoto summvs esce con l’etichetta raster-noton e avrà la sua prima mondiale il 12 maggio 2011 al Roundhouse di Londra, a cui seguiranno concerti a Roma, Milano, Perugia, Bruxelles, Eindhoven, Lipsia, Copenhagen, Francoforte, Berlino e Barcellona.

summvs è il quinto album in collaborazione tra il compositore di colonne sonore cinematografiche e vincitore d’Oscar Ryuichi Sakamoto e l’artista visivo e pioniere della musica elettronica Carsten Nicolai (alva noto). Il nome suggerisce varie associazioni: se da un lato, infatti, la parola latina “summa“ (somma) pone l’accento sull’idea di collaborazione tra questi due artisti straordinari, il termine “versus” (opposto) ne sottolinea il loro potenziale individuale. Inoltre le iniziali dei cinque album – vrioon, insen, revep, utp_ e l’ultimo summvs – formano insieme la parola “virus”, quasi ad evocare la forza “contagiosa” di questa musica.

Identita virtuali – artisti internazionali che riflettono sul nuovo rapporto tra uomo e tecnologia

Il 20 maggio inaugura presso il Centro Culturale di Palazzo Strozzi Strozzina di Firenze Identità virtuali una mostra che indaga come la cultura digitale stia ridefinendo caratteri e confini della nostra identità, sia personale che collettiva. Essere costantemente reperibili e interagire con i telefoni cellulari, condividere pensieri ed esperienze della propria vita tramite i social network sono elementi comuni alla vita della maggior parte delle persone. Nell’odierna società della comunicazione, una persona sembra esistere solo se rintracciabile online e nel costante flusso di informazioni.

Opere e installazioni di artisti internazionali riflettono sul nuovo rapporto tra uomo e tecnologia nel segno delle “identità virtuali” con cui sempre più spesso affrontiamo la realtà, anche senza accorgercene. Partendo dall’assunto che la continua relazione con i nuovi media implica per l’individuo un nuovo approccio verso computer e rete internet, le opere in mostra intendono affrontare, sia per un pubblico vasto che per esperti della cultura digitale, caratteristiche e contraddizioni di questa nuova relazione privata e personale dei singoli con il mondo virtuale, in una ricerca di identità, di autoaffermazione e di riconoscimento pubblico.