Da cosa ad opera d’arte e viceversa, ovvero: anche Kippenberger viene ripulito

Spesso le opere d’arte contemporanea causano numerosi fraintendimenti ed il fruitore basito non riesce a comprendere l’esatta funzione dell’oggetto che si trova al suo cospetto. Sarà forse colpa di Duchamp e del suo orinatoio, sta di fatto che ormai gli artisti ci hanno abituato ad ogni ardita sperimentazione, arrivando a spacciare lamiere e spazzatura per arte concettuale. Critici, appassionati ed addetti del settore potranno anche captare il senso di talune opere ma sovente ci scappa il misfatto.

Ecco quindi che si moltiplicano le situazioni-tipo tratte da “Le vacanze intelligenti”, anche noi potremmo un giorno tramutarci Remo e Augusta Proietti alla Biennale di Venezia, sederci sopra una sedia e tramutarci magicamente in un’opera d’arte ambita da tutti i collezionisti. Ma che tipo di cosa è un’opera d’arte? Difficile a dirsi, ecco perché a volte queste cose finiscono con l’esser gettate nella pattumiera.

Turi Simeti – Gallerja

Lunedi 7 novembre 2011 si inaugura presso lo spazio espositivo Gallerja di via della Lupa a Roma la nuova personale di Turi Simeti. A distanza di un anno dalla personale antologica nella sua città natale, Alcamo, tra le antiche mura dell’ex Collegio dei Gesuiti, questa sua mostra romana consente di approfondire e sviluppare ulteriori considerazioni. Tra le circa venti opere esposte in questa occasione, quasi tutte degli ultimi anni, ne figurano tuttavia anche alcune, come l’Ovale bianco del 1973 di grandi dimensioni.

Scrive Bruno Corà in catalogo: «Già nel 1968, Nello Ponente in un suo breve testo per l’opera di Simeti annotava con lucidità che essa propone un’essenzialità espressa da un modulo, l’ovale, “ripetibile in serie”, con il risultato di ricavare “un campo”, il quale distinguendosi da una superficie immobile, tipica della pittura, si qualificava piuttosto come “luogo di un’azione”. E se l’azione, effettivamente divenuta più evidente, soprattutto dopo il 1967, con i primi acrilici su tela sagomata per lo più da un solo ovale con forti aggetti, non è altro che quella congiunta della luce e dell’osservatore in atto di spostarsi modificando il proprio punto di vista rispetto all’opera, allora diviene palese la fenomenologia del principio formativo impiegato dall’artista.».

Se Ai Weiwei fa meglio di Nan Goldin

Per il suo nuovo numero annuale, il sesto ad esser precisi, il prestigioso rotocalco di alta moda W Magazine ha deciso di assoldare Ai Weiwei il quale ha diretto un bel servizio fotografico dal titolo Enforced Disappearance, incipit sicuramente dettato dalla sparizione forzata operata dalla polizia cinese.

Come ben saprete il coraggioso artista è stato sottoposto per lungo tempo a varie sevizie ed è stato privato della sua libertà di movimento. Lo scoppiettante servizio è stato quindi annunciato come la prima opera newyorchese di Weiwei dopo i tempi della prigionia. L’artista ha ovviamente collaborato a distanza, prima tramite email e successivamente tramite Skype, fornendo le direttive e le idee necessarie alla realizzazione fisica delle foto in questione. Insomma il nostro Weiwei ha per certi versi seguito il metodo produttivo di Sol LeWitt il quale era solito inviare a distanza le direttive per eseguire le sue gigantesche composizioni murali.

La Postal Art di Gilbert&George alla Pinacoteca Agnelli

La Pinacoteca Agnelli di Torino inaugura il 5 novembre la prima mostra mai realizzata sulla Postal Art di Gilbert & George. Curata da Mirta d’Argenzio, la mostra presenta oltre 130 opere di THE URETHRA POSTCARD PICTURES del 2009, oltre ad alcuni primi esemplari della postal art di Gilbert & George risalenti alla fine degli anni ’60.

La postal art è stata, nelle sue varie forme, un elemento integrante nell’arte di Gilbert & George, a cominciare dalle POSTAL SCULPTURES del 1969-70, lo stesso periodo delle prime leggendarie presentazioni delle LIVING SCULPTURES degli artisti, e incluse le POSTCARD SCULPTURES, le POSTCARD PIECES e le TITLED POSTCARD PICTURES, tutte create fra il 1972 e il 1989 fino ad oggi, e il gruppo di 564 opere comprendenti THE URETHRA POSTCARD PICTURES. Le opere postali di Gilbert & George, con i loro titoli ed immagini, spesso comprensivi di una singola parola o linea di testo, hanno espresso meglio di qualunque saggio critico le nuove poetiche degli artisti agli esordi della loro carriera. Gli artisti hanno paragonato la creazione di quest’arte nata a partire da cartoline a quella dello schizzo; per questo la postal art ci offre una magnifica prospettiva concettuale da cui osservare con maggiore profondità l’opera stessa di Gilbert & George.

Il cinema dell’Arte. Documentare l’arte contemporanea alla Fabbrica del Vapore

Venerdì 28 e sabato 29 ottobre la mostra di Anish Kapoor, prodotta dal Comune di Milano e dalla società di produzione artistica MADEINART e curata da Gianni Mercurio e Demetrio Paparoni, ospita nella sede della Fabbrica del Vapore a Milano un workshop dal titolo Il cinema dell’Arte. Documentare l’arte contemporanea.

Il workshop fa parte del ciclo di appuntamenti, tutti gratuiti, ideati e organizzati dalla società di produzione artistica MADEINART che proseguiranno fino a dicembre, sempre rivolti a giovani creativi e interessati a moda, design, architettura e comunicazione. Il primo appuntamento è con Il cinema dell’Arte. Documentare l’arte contemporanea, che propone due giornate dedicate all’arte contemporanea e al cinema – per scoprirne le interazioni attraverso la forma del documentario, strumento ideale per indagare in modo diretto l’immaginario dell’artista, le sue idee e la sua fonte di ispirazione – con i curatori della mostra di Anish Kapoor, Gianni Mercurio e Demetrio Paparoni, e la pluripremiata regista danese Christina Clausen.

Jannis Kounellis Special Guests alla Biennale di Mosca

L’NCCA – National Centre for Contemporary Arts di Mosca in collaborazione con RAM radioartemobile presenta la mostra di Jannis Kounellis come parte dello Special Guests program all’interno della 4a Biennale di Arte Contemporanea di Mosca. L’artista italiano di origine greca è stato uno dei fondatori dell’Arte Povera, movimento artistico d’avanguardia nato in Italia alla fine degli anni ’60. Gli artisti coinvolti in questo movimento hanno creato installazioni di oggetti naturali e scarti industriali, di semplice, effimero, materiale povero.

Dopo aver contribuito alla nascita e allo sviluppo dell’Arte Povera, recentemente Jannis Kounellis ruota attorno ai problemi riguardo il ruolo dell’artista e la missione civile dell’arte nella società contemporanea. I suoi lavori sono intrisi di alto lirismo e hanno una forma austera; riflettono l’intera storia dell’arte- dall’antichità all’avanguardia storica del ventesimo secolo e il presente. S.T. il nuovo ambizioso progetto di Kounellis ideato appositamente per questo spazi, sarà presentato al Red October Chocolate Department dal 27 Ottobre al 27 Novembre 2011.

Short stories 4 – I will not make any more boring art

CHI: John Baldessari (National City, California – 1931). Architetto e artista concettuale, soprattutto grande vecchio molto copiato, d’altronde il citazionismo è uno dei vizi della nostra società. Fin da giovane Baldessari mostrò passione verso le parole come portatrici di significati profondi, le sue prime tele avevano per soggetto frasi dipinte a mano, ma essendo un perfezionista decise di adoperare metodi più scientifici: meglio le lettere per insegne della mano imprecisa. Da li in avanti la sperimentazione fu continua, adoperando ogni mezzo possibile e commistionando il liguaggio visivo con quello della parola scritta.

DOVE: Galleria Le case d’arte – Milano

QUANDO: 15 settembre 2011 – 29 febbraio 2012

COSA: Un piccola stanza, un po’ nascosta nel cortile di una casa, con le pareti tappezzate dalla semplice frase “I will not make any more boring art”. Null’altro.

PERCHÈ: Non ci fosse il gallerista a fissarti sarebbe un posto perfetto per la meditazione. Fondamentalmente non è una mostra, ma un monito di quelli da scolpirsi in testa, “Non farò più opere d’arte noiose”, un principio che soprattutto oggi bisognerebbe applicare a qualsiasi ambito.

Yoko Ono ricorda John Lennon con una mostra benefica


 John Lennon è stato uno dei più grandi cantautori dello scorso secolo oltre che una figura che ha tentato in tutti i modi di promuovere la pace universale. Inutile inoltre presentare Yoko Ono, sua compagna storica e nostra vecchia conoscenza che spesso e volentieri compare sulle pagine del nostro blog. Ebbene, forse sarebbe interessante sapere che proprio la nostra eroina promuove da oltre dieci anni le opere d’arte visiva del suo amato Lennon ed in concomitanza del suo compleanno organizza sempre una mostra in suo onore.

Il prossimo 7 ottobre John Lennon avrebbe compiuto 71 anni e per rendergli un degno tributo Yoko Ono, Bag One Arts e Legacy Fine Arts & Production hanno deciso di organizzargli una grande mostra a New York al numero 76 di Wooster Street. L’evento prende il titolo di Gimme Some Truth: The Artowrk of John Lennon ed è partito il 10 ottobre scorso. Il titolo è ovviamente preso in prestito da un’omonima song che figura all’interno dell’ormai storico album Imagine, scritto circa 40 anni or sono.

Realismi Russi e Aleksandr Rodchenko: cronoca di una passeggiata transtorica

Dal 10 ottobre 2011 è possibile visitare, presso le sale del Palazzo delle Esposizioni di Roma la doppia mostra dedicata alla grande arte russa del novecento ed in particolare all’esperienza dei Realismi russi e del genio di Aleksandr Rodchenko . Il percorso della mostra, articolata in due sezioni distinte, comincia col raccontare, attraverso i suoi numerosi protagonisti, gli sviluppi del Realismo socialista attraverso l’analisi delle sue differenti declinazioni che si avvicendano in un arco di tempo che va dal 1920 al 1970

VETTOR PISANI – Theatrum mundi


Un omaggio sentito e dovuto a un amico di sempre scomparso recentemente, Vettor Pisani. Graziano e Fabrizio Vigato aprono la nuova sede milanese dello Studio Vigato in via Santa Marta 19 (presente già in Alessandria e Bergamo) con la mostra “Theatrum mundi” (13 ottobre – 1 dicembre 2011), che propone una serie di lavori a muro, e tre sculture, riferite agli ultimi 10 anni vita dell’artista nato a Ischia nel 1934: un “Theatrum mundi” raccontato attraverso immagini simboliche – immagazzinate in un suo enorme spazio mentale – molto forti e di clima barocco, le quali hanno, quasi sempre, la donna (vergine-madre) come interprete principale, centro motore di un suo universo grottesco, sensuale, e giocoso, distante da quello precedente.

I collage, i disegni colorati, le sculture fatte di immagini e cose trovate, che magari ostendono un pupazzo (alter ego di sé stesso ) riposante nella tazza di un bidet, o magari una serie di citazioni prese dalla Storia dell’Arte, (la famosissima immagine dell’ ”Isola dei morti” di Bocklin, la Santa Teresa di Bernini posata su un frigorifero, la “Ruota di bicicletta” di Duchamp, la testa di Hermes trapassata dal suo stesso nome scritto col neon, ecc.) sono l’esempio eloquente di un mondo visionario, ma critico verso il presente. Come ha scritto tempo fa, Maurizio Calvesi, Pisani è stato il primo a contrapporre la sua “arte critica” all’arte concettuale e mentale degli artisti americani, ma anche europei; l’artista nato a Ischia ha quindi contestato giustamente l’atto mentale dell’autore che considera l’idea, come superiore e privilegiata, rispetto a una cultura che propone l’esoterismo, l’utopia, la tensione ideale, l’umorismo, il gioco, il mito, la psicanalisi.

Claes Oldenburg e il pennello più grande del mondo

Spesso le opere di arte pubblica si tramutano in un ricettacolo di bizzarrie, errori ed orrori che le amministrazioni propinano al malcapitato cittadino, il quale non può far altro che subirle senza diritto di risposta. A tal proposito, non molto tempo fa L’Espresso ha pubblicato un divertentissimo articolo dal titolo Piazza che vai, bruttura che trovi, dove vengono elencati alcuni monumenti sparsi su tutto il territorio del nostro martoriato Stivale.

C’è l’ormai celebre statua di Papa Giovanni Paolo II di Roma realizzata da Oliviero Rainaldi, quella di Don Camillo e Peppone di Brescello realizzata da Mario Rebeschini, quella dedicata ad Indro Montanelli realizzata da Vito Tongiani nei giardini pubblici di Milano e quella dedicata a Manuela Arcuri realizzata da Salvatino De Matteis per Porto Cesareo. Ovviamente la bella abitudine di posizionare dei monumenti di dubbio gusto nelle piazze cittadine non è un marchio registrato in Italia ma una pratica diffusa in tutte le nazioni del globo.

IL BELPAESE DELL’ARTE. Etiche ed Estetiche della Nazione alla GAMeC di Bergamo

Dal 28 settembre 2011 al 19 febbraio 2012, la GAMeC di Bergamo ospiterà la mostra IL BELPAESE DELL’ARTE. Etiche ed Estetiche della Nazione. L’esposizione, a cura di Giacinto Di Pietrantonio e Maria Cristina Rodeschini, vuole riproporre l’immagine dell’Italia nel mondo nella molteplicità delle sue espressioni visive: dal cinema all’arte, dalla letteratura al Made in Italy, dalla cultura d’élite a quella popolare, attraverso 200 opere di artisti italiani e internazionali, ma anche di ‘cose e fatti’ – come gli scritti di Rita Levi Montalcini grazie ai quali le è stato assegnato il premio Nobel – dall’Ottocento ai nostri giorni.

L’iniziativa, che si tiene in occasione delle celebrazioni per il 150° dell’Unità d’Italia, dimostrerà quanto la creazione artistica abbia influenzato in maniera determinante, soprattutto in questo ultimo secolo e mezzo di storia, l’organizzazione pratica della vita sociale italiana. A tal proposito, Il Belpaese dell’Arte proporrà esempi storici rilevanti – come i ritratti dei circa 200 garibaldini della spedizione dei Mille, provenienti da Bergamo e Provincia, o una cinquantina di caricature dei parlamentari italiani, disegnati dal senatore Tecchia sulla carta intestata del Parlamento, verso la fine dell’Ottocento – nei quali la memoria trattenuta nell’arte si è riverberata, quale fusione tra passato e modernità di etica ed estetica, in campi a lei affini come l’architettura e il design, o in altri dissimili come il paesaggio, la religione, la politica.

Marc Jacobs lascia Louis Vuitton? intanto Milano lo celebra

Si apre proprio oggi alla Triennale di Milano Louis Vuitton: The Art of Fashion, evento curato da Katie Grand e dedicato al talento di Marc Jacobs, emblematico fashion designer che ha curato le collezioni del celebre brand dall’Autunno-Inverno 1998-1999 fino a giungere all’Autunno-Inverno 2011-2012. In visione più di 70 collezioni ready-to-wear che in sostanza hanno decretato la grande ascesa in campo internazionale di Louis Vuitton.

La griffe francese, fondata a Parigi nel lontano 1854, deve molto a Jacobs, quest’ultimo ha saputo rilanciarla grazie ad una costante ricerca di eccellenza ed artigianalità e a contaminazioni con i grandi protagonisti dell’arte contemporanea.  Per la collezione Primavera – Estate del 2003 fu infatti il re del pop Takashi Murakami ad aggiungere un tocco di ironia e colore ad una serie di borse ed accessori intitolata Cosmic Blossom ed impreziosita dagli ormai noti fiorellini sorridenti partoriti dalla scoppiettante mente dell’artista giapponese.

Quando la critica e Jerry Saltz prendono cantonate colossali

La scorsa domenica la scrivente ha presenziato all’inaugurazione della libreria Let’s Art in via del Pellegrino 132, praticamente uno dei pochi luoghi a Roma dove è possibile trovare un’ottima selezione di pubblicazioni riguardanti l’arte contemporanea, alcune introvabili. Lo spazio è chic ed accogliente e si può persino gustare un caffè od un ottimo vino mentre si sceglie il volume preferito. In mezzo a tutti quei saggi, cataloghi e volumi illustrati, la voglia di comprare è tanta ed allora la scelta è ricaduta su Vedere ad alta voce di Jerry Saltz, un compendio di 10 anni di arte contemporanea a New York raccontata con la giusta dose di ironia e veleno.

Leggere Saltz è sempre uno spettacolo anche perché parliamo di uno dei pochi critici capace di fornire giudizi imparziali ed irriverenti senza subire la sudditanza psicologica che attanaglia il resto dei suoi colleghi. Ma la critica, lo dice anche Saltz, non è una scienza perfetta ed a volte,per tener fede all’ostinazione di dover per forza risultar caustici o profetici, si prendono storiche cantonate.