Street art made in U.K., non solo Banksy

Ben Eine

In questi ultimi giorni il celebre art magazine Artinfo ha stilato una lista di 5 protagonisti della street art del Regno Unito, i quali molte volte finiscono per far da comparse a nomi ben più noti ma che non hanno nulla da invidiare ai loro colleghi in quanto a tecnica e visionarietà . Vorremmo riproporvi questa lista nella speranza di ricordarvi dei nomi che sicuramente lasceranno un segno all’interno della storia di questa meravigliosa tecnica artistica. Si parte con Ben Eine, classe 1970, autore di enormi lettere che solitamente campeggiano sulle saracinesche dei negozi di Londra, uno stile deciso e variopinto quanto essenziale che non manca mai di stupire i cittadini della capitale britannica.

Citato anche Paul Insect, classe 1971, celebre per le sue Baby Heads, facce di bambolotti con la testa squarciata da innumerevoli figure che sembrano rappresentare i loro pensieri o comunque un reticolo di simboli decisamente affascinanti.

I Voina finalmente liberi

Passiamo rapidamente in Russia per capire cosa sta succedendo ai malcapitati artisti Leonid Nikolaev e Oleg Vorotnikov, entrambi membri del gruppo Voina che erano stati incarcerati alcuni mesi fa. I Voina, autori di performances belligeranti e rivoluzionarie, avevano infatti rovesciato un’auto della polizia durante una loro azione artistica. Dopo l’arresto la cauzione per la loro uscita di prigione era stata fissata sui 10.300 dollari ed il celebre street artist Banksy si era offerto di pagarla. Il giudice aveva però rifiutato l’offerta del nostro beniamino poichè la legge russa non ammette donazioni da parte di individui senza identità accertata.

Ebbene finalmente il duo è stato liberato, dietro pagamento della cauzione. L’accusa aveva dichiarato di non voler liberare gli artisti perchè “in tal modo avrebbero proseguito le loro attività illegali una volta fuori”. La difesa ha invece parlato di “persone che combattono per diritti civili etichettati come vandali o criminali”.

César Meneghetti – I/O_ io è un altro

Lunedì 28 Febbraio presso le sale espositive del MLAC – Museo Laboratorio d’Arte Contemporanea, Sapienza Università di Roma, si inaugura la mostra I/O _io è un altro, un progetto in itinere e in progress di César Meneghetti, in collaborazione con Gli Amici, disabili mentali della Comunità di S. Egidio. La mostra è curata da Simonetta Lux e da Domenico Scudero.

In questo progetto Meneghetti indaga i confini della normalità aprendo la comunicazione tra due mondi apparentemente separati. Su questa frontiera della disabilità mentale l’artista ha sviluppato una serie di azioni dal febbraio 2010 ad oggi arrivando al Museo Laboratorio di Arte Contemporanea per una prima verifica. I protagonisti, soggetti-oggetti dell’intero lavoro, da trenta anni creano e studiano nei workshop dei nove laboratori d’arte della Comunità di S. Egidio a Roma. Un’opera corale sui disabili e con i disabili, i quali si raccontano attraverso una prima serie di ritratti parlati, raccolti da Meneghetti in uno o più impianti artistici. Una serie di “mapping” di luoghi e persone a testimonianza della propria appartenenza umana senza confini.

MICHAEL FLIRI | 0O°°°oo°0Oo°O0

Dal 13 marzo al 30 aprile 2011 il Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci di Prato presenta 0O°°°oo°0Oo°O0, l’ultima opera di Michael Fliri, considerato uno dei migliori talenti della nuova scena artistica italiana, vincitore nel 2008-2009 del Premio d’artista bandito dal Museion di Bolzano in collaborazione con la Dena Foundation for Contemporary Art.

L’opera inedita presentata nella Project Room del Centro Pecci è un’azione ripresa in video che, come in altri lavori di Fliri, parte da una complessa costruzione e preparazione fisica per sviluppare con semplicità narrativa un’intensa visione immaginativa, in grado di trasportare situazioni e pratiche apparentemente consuete in una dimensione poetica.

A Milano il Photofestival 2011

Le gallerie d’arte e i luoghi più rappresentativi di Milano si preparano ad ospitare la quinta edizione di Photofestival, il grande circuito espositivo che per circa un mese (da metà marzo a metà aprile) porterà la fotografia in tutta la città. Questo progetto è stato fortemente voluto da A.I.F. (Associazione Italiana Foto&Digital Imaging) e dagli organizzatori di Photoshow – principale rassegna annuale di fotografia e immagine digitale (Fiera Milano City, 25-28 marzo 2011) – con l’obiettivo di coniugare il momento espositivo con un momento culturale che coinvolga la Città di Milano.

In questo senso è strategica la recente collaborazione tra Photofestival e STARTMILANO, importante associazione cittadina che riunisce molte gallerie d’arte tra le più autorevoli e prestigiose sedi espositive per l’arte contemporanea. Il percorso parte idealmente dagli spazi di Photoshow per ramificarsi in città con oltre 80 mostre fotografiche d’autore in una sessantina di gallerie d’arte e in alcuni palazzi storici, con un programma espositivo qualitativamente alto e molto vario, che spazia dal reportage alla ricerca, dalla proposizione di autori affermati a quelli emergenti.

Motion of a Nation, un percorso singolare attraverso uno dei simboli della tradizione iconografica: la bandiera.

Lo spazio della galleria V.M. 21 Arte Contemporanea di Roma si appresta ad accogliere trenta opere di artisti del panorama internazionale e italiano, attentamente individuati dal curatore Antonio Arévalo, il quale intende mostrare uno spaccato trasversale del panorama delle arti. Il leitmotiv del progetto Motion of a Nation non si presenta, quindi, come un archivio di immagini, ma come un viaggio spericolato in questo  ampio e variegato panorama, una lettura introspettiva che ambisce a offrire una chiave per ricreare una condizione primordiale, dove le cose abbiano ancora la possibilità di essere reinventate.

Lo stesso spazio espositivo non è una scelta casuale. “Ho voluto usare appositamente uno spazio privato come se fosse pubblico, cercando di non considerarlo come uno spazio legato al mercato dell’arte, ma un luogo in cui si racconti un pensiero, si raccolgano le idee”. Antonio Arévalo spiega con queste parole l’intento di alcuni spazi culturali come le gallerie che, invece di rinchiudersi in se stesse, esprimono il desiderio di resistere, dimostrando di essere spazi propositivi, in grado di adattare l’intervento estetico alla situazione odierna, di reinventarsi, appunto.

Batorfi | Holcova | Lehocka – Un altro romantico

Il 17 febbraio si è inaugurata alla Galleria Pack di Milano la mostra Un altro romantico con opere fotografiche e pittoriche di Denica Lehocka, Veronika Holcova e Andrea Batorfi. La mostra è curata da Lorand Hegyi.

Sebbene molti aspetti della cultura e dell’arte figurativa contemporanea dell’Europa centrale siano stati in parte discussi e presentati approfonditamente nelle ultime due decadi, dopo i cambiamenti politico-economici degli stati appartenenti a quella che una volta era la leggendaria Mitteleuropa, quando il pubblico occidentale incontra l’arte centro-europea, prova ancora una sensazione di esotico e una strana distanza. Spesso si fa ancora riferimento al fatto che questi paesi sono stati a lungo isolati dai movimenti intellettuali e dagli avvenimenti artistici occidentali.

Le annotazioni di Mario Airò

La galleria Vistamare di Pescara inaugura oggi la seconda mostra personale di Mario Airò. Il titolo della mostra “Annotazioni” ci rimanda alla scrittura veloce e improvvisa dell’annotazione, dell’osservazione colta nell’attimo e viene qui presa a prestito per indicare il desiderio di fermarsi alla stenografia asciutta ed essenziale della cosa colta al volo, anche quando questa non riguarda ciò che avviene nel mondo di fuori ma nella fucina delle idee, nel laboratorio della visione.

Segni colti nel momento in cui si affacciano all’attenzione, ancora enigmatici e sospesi, fuori da ogni contesto referenziale, cercano di porsi ed esporsi rimanendo fedeli a sé stessi e alla polisemanticità che li ha generati. I lavori pensati e realizzati da Mario Airò per questa mostra, anche se all’apparenza errabondi tra stili e materiali differenti, hanno in comune questo tratto distintivo. Nel disporsi all’interno delle varie sale della galleria, questi mantengono leggerezza di tocco e nonchalance, andando anche a sovrapporsi come presenze ‘neutre’ ma non mute nelle sale caratterizzate dagli interventi permanenti di E. Cucchi, A. Garrutti e G. Zorio, con i tre lavori della serie “Muse”, costruiti a partire da frammenti audio delle voci di Schwitters, Duchamp e Beuys che lallano eteree al di sopra delle nostre teste e ci accompagnano nel percorso della mostra.

Paolo Consorti – Rebellio Patroni

La galleria Emmeotto il 5 marzo presenta la personale di Paolo Consorti, Rebellio Patroni, a cura di Lorenzo Canova. Come suggerisce lo stesso titolo, la nuova serie di opere dell’artista marchigiano esprime desiderio di uguaglianza, solidarietà, carità e tolleranza attraverso la provocazione visiva.

Protagonista un vero e proprio battaglione di santi che assumono un valore nuovo rispetto al passato, conservando però il loro ruolo originario di testimoni di una protesta pacifica contro la lotta violenta. Paolo Consorti per la mostra presso la galleria romana propone una serie di fotografie inedite, ribadendo la sua originale sintesi di tecnologia e manualità. Un nuovo progetto basato su una densa fusione tra la tradizione culturale, religiosa, antropologica e artistica italiana e la contemporaneità di un linguaggio che unisce l’interpretazione del passato e del presente in una visionaria e futuribile capacità di immaginazione e di rappresentazione.

Concorsi truccati? Alla National Portrait Gallery vince tutta la famiglia

Un'opera di Abbie Trayler-Smith

Dalle nostre parti ci si lamenta spesso dei risultati dei concorsi d’arte e dell’assegnazione di residenze e quanto altro. “Vincono sempre i soliti” queste sono le parole che ogni addetto ai lavori, ogni artista ed ogni semplice appassionato, in cuor suo ripete. Forse le lamentele ed i dubbi non sono solamente sfoghi dettati dall’invidia, forse c’è qualcosa di vero ma è pur vero che i sotterfugi ed i piccoli intrallazzi sono l’unico modo che la scena dell’arte contemporanea nazionale conosce per “fare sistema”.

Eppure, anche se in molti sarebbero pronti a giurare il contrario, anche all’estero le cose non vanno meglio. Basti pensare a cosa è successo nel corso dell’ultima edizione del Taylor Wessing Photographic Portrait Prize, prestigioso concorso fotografico organizzato dalla National Portrait Gallery di Londra. Ebbene il primo premio ammonta a 12.000 sterline e quest’anno ad aggiudicarselo è stata Abbie Trayler-Smith.

Tracey Emin affila le armi per la sua nuova, incredibile mostra

Tremate, tremate, Tracey Emin è tornata. La scapestrata ragazzaccia della generazione Young British Artists non ha intenzione di cedere il passo alle sue più giovani colleghe e tra dichiarazioni battagliere e azioni sconsiderate ci sarebbe tanto materiale da scrivere interi libri a lei dedicati.

Comunque sia la celebre artista sta scaldando i motori per la sua nuova mostra in programma alla Hayward Gallery di Londra dal titolo Love is What You Want che aprirà le porte il prossimo 18 maggio e rimarrà in visione fino al 29 agosto. Si tratta della più grande retrospettiva mai organizzata sul lavoro di Tracey Emin con opere degli inizi fino ad arrivare ai giorni nostri. L’artista stessa ha confermato la presenza di alcune nuove installazioni in larga scala oltre che di dipinti, fotografie, neon, lavori su carta e su tessuto.

Giovedì Difesa: Dead Walking

Che sono un appassionato di trame post apocalittiche non è più un segreto. Dunque dopo aver recensito Dead set, Zombieland e l’ultimo Romero non potevo esimermi da fare un salto in questo nuova serie di sei puntate sui morti che camminano alla fine del mondo.

Prodotta dalla Valhalla Motion Pictures e dalla Circle of Confusion, la serie è girata da Frank Darabont, ottimo autore de Il miglio verde e de Le ali della libertà, entrambi riadattamenti di storie di Stephen King. Si incentra sulle vicende di Rick Grames, poliziotto sensibile e coraggioso, che dopo essere sopravissuto ad un incidente sul lavoro, si sveglia dal coma e si ritrova improvvisamente nel mondo alla fine del mondo. A casa sua la moglie e il figlio non ci sono ma mancano anche i bagagli. Non resta che partire alla ricerca.

Cinque pezzi facili (seconda parte) alla galleria Franco Noero di Torino

Five Easy Pieces è un progetto espositivo il cui titolo è ispirato all’omonimo film del 1970 di Bob Rafelson in cui, in una scena memorabile, Jack Nicholson suona al pianoforte ‘cinque pezzi facili’ di Chopin. Pensato per il Project Space della Galleria Franco Noero di Torino, il progetto si articola in cinque mostre collettive affidate ad altrettanti curatori che sceglieranno i ‘cinque pezzi facili’, cinque opere di cinque artisti, su un tema ogni volta differente.

Il secondo appuntamento ( in visione dal dal 24/2/2011 al 2/4/2011) è curato da Vincenzo de Bellis: “Quando mi hanno invitato a pensare una mostra correlata a Five Easy Pieces, ho iniziato a chiedermi cosa avrei potuto fare. È infatti la prima volta che vengo invitato a dare forma a qualcosa che, in un certo qual modo, è già stata decisa da qualcun altro. Ho pensato che questo fosse un gran bel titolo, e che fosse possibile approcciare il tema in molti modi diversi per poter esporre le mie posizioni curatoriali, il mio punto di vista, il mio pensiero. Poi pero’ ho visto e rivisto il film da cui il titolo e’ tratto.

Il CAM chiama e la Germania risponde

Ricorderete certamente lo strano caso del direttore del CAM, contemporary Art Museum di Casoria. Per chi si fosse persa la notizia, vi ricordiamo che agli inizi di febbraio Antonio Manfredi aveva issato la bandiera tedesca sulla porta principale del msueo ed aveva chiesto asilo politico in una lettera inviata al cancelliere Angela Merkel, poiché vittima della camorra ed impossibilitato a proseguire le normali attività culturali dell’istituzione.

Manfredi aveva inoltre proposto di trasferire lo staff e l’intera collezione del museo in Germania, abbandonando di fatto una terra già fin troppo bersagliata da numerosi attacchi al suo patrimonio culturale. Ebbene il Corriere del Mezzogiorno ci informa che lo scorso lunedì, in mattinata, una delegazione formata dal console tedesco Christian Much, dal direttore del Goethe Institut di Napoli Maria Carmen Morese e dall’addetto alla cultura del consolato tedesco Atonia Weber, si è recata a far visita al tanto chiacchierato museo d’arte contemporanea.