La Triennale di Milano dedica una grande mostra al Graphic Design

 Triennale Design Museum ha inaugurato ieri Graphic Design Worlds, una grande mostra dedicata al graphic design internazionale, a cura di Giorgio Camuffo. Triennale Design Museum porta avanti in questo modo un percorso di ricerca, analisi e valorizzazione del design contemporaneo, iniziato nel 2007 con The New Italian Design, ricognizione sulla nuova e giovane creatività italiana, allargando il proprio sguardo al panorama internazionale e ai suoi rapporti con quello italiano. Il graphic design è una disciplina che sta vivendo un periodo di particolare fervore e cambiamento, espresso anche dal maturare, negli ultimi decenni, di uno specifico discorso critico.

Impegnati nella configurazione dell’universo comunicativo in cui siamo immersi, attivi a diverse scale e dimensioni, traduttori ma anche costruttori partecipi di relazioni e conoscenze, i graphic designer disegnano un territorio in continua trasformazione, che offre interessanti prospettive per comprendere gli sviluppi della cultura e della società contemporanee. Necessariamente in dialogo con differenti settori e discipline (arte, musica, moda, cinema, architettura ecc.), il graphic design è anche sempre più proteso a elaborare e assumere posizioni critiche, sia rispetto al mondo sia rispetto ai propri strumenti e obiettivi.

Pronti ad avere uno shock con Robert Gligorov?

Il PAC Padiglione d’Arte Contemporanea di Milano presenta dal 26 gennaio al 15 febbraio 2011 con ingresso gratuito, la mostra Termination Shock 03 di Robert Gligorov, promossa dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Milano in collaborazione con BND Art Promotion.

“Shock. Che cos’è uno shock? – ha commentato l’Assessore alla Cultura Massimiliano Finazzer Flory – È un trauma, un incidente, un’interruzione, uno stato mentale, un…’emozione improvvisa e violenta, una reazione organica indotta da uno stimolo esterno, confusione. Oggi, tuttavia, shock è anche altro: una “news”, un’ultima ora. E da qui Robert Gligorov ci conduce a un ripensamento della società mediale. Artista, performer, musicista, attore unisce sperimentazione e provocazione dell’arte contemporanea per sollevare domande inevase e interrogativi inaspettati sulla realtà, i rapporti, il potere, le icone del nostro immaginario”.

Finalmente inaugura il MONA, un museo con il bar al posto della biglietteria

Ed alla fine l’eccentrico magnate, matematico e giocatore d’azzardo professionista David Walsh è riuscito a coronare il suo sogno di inaugurare il non-museo che da diverso tempo gli ballava nella mente. I fedeli lettori di Globartmag ricorderanno sicuramente il nostro precedente articolo sul MONA o la Disneyland sovversiva come l’ha definita proprio Walsh. Ebbene per chi se lo fosse perso, ricordiamo che il MONA è il nuovo  Museum of Old and New Art e non una parolaccia del triveneto. L’istituzione, situata in Tasmania, ha aperto le porte ai visitatori proprio alcuni giorni or sono ed ha inaugurato la stagione con Monanism, una mostra già chiacchieratissima.

Il fatto è che il MONA non è un museo come tutti gli altri, all’entrata invece di esserci una normale biglietteria o information desk o quanto altro c’è un bel bancone bar dove è possibile gustare un’infinità di gustosi cocktails, anche se non è permesso entrare nelle gallerie con il bicchiere in mano. Inoltre la pianta del museo è un vero e proprio labirinto ed alcuni soffitti sono bassi ed alcuni spazi talmente ristretti da non poter contenere più di un’installazione.

Secondo quarto di luna all’Hangar Bicocca di Milano

Prosegue con il secondo quarto lo sviluppo del progetto Terre Vulnerabili che segna la direzione artistica di Chiara Bertola all’HangarBicocca, contrassegnata dal tema della vulnerabilità. Un progetto fortemente innovativo, sia nel suo farsi – gli artisti prescelti hanno partecipato a vari incontri a partire dal settembre 2009 condividendo il proprio lavoro, modificandolo o trasformandolo per accordarlo agli altri e realizzando opere significative e site specific o comunque ripensate per lo spazio di HangarBicocca – sia nella modalità di esposizione – si tratta, lo ricordiamo, di quattro mostre che coprono un periodo di sette mesi, in quattro fasi come quelle lunari, (le altre seguono a marzo e aprile) per un totale di trenta artisti internazionali ed altrettante opere.

La seconda mostra che inaugura il 2 febbario vede la presenza di altri otto importanti artisti, di nuovo personalità molto diverse tra loro, con lavori differenti per dimensioni e materiali, alcuni di forte impatto emozionale, altri più concettuali; in tutti il concetto di vulnerabilità è declinato in modo sottile e personale. I loro lavori vanno ad aggiungersi a quelli degli artisti del primo quarto, seguendo l’idea di un terreno fertile che “germoglia”, cresce nel tempo e modifica la visione di quanto esposto precedentemente.

Il Terzo Inverno. Brevi racconti sul naufragio di Zaelia Bishop

Il cuore è uno specchio ustorio; a volte noi siamo il fuoco dell’altrui specchio e altre volte per alcuni siamo la superficie riflettente. È, questa, una delle verità smarrite nell’eterna stagione di crudeltà che è la fanciullezza, secondo Zaelia Bishop (Roma, 1977). Sulle friabili fondamenta di una stagione votata alla breve seduzione di una fiamma si costruiscono le immaginifiche architetture della ricerca dell’artista, popolate di nodi di storie e perturbazioni di personaggi, osservati nelle sbiaditure di un immobile travaglio.

Un tentativo di tradire narrazioni, biografie reali o fittizie, nostalgie di martirio e ambizioni orlate di affilata necessità è arroccato fra le rovine che si aggregano nella mostra Il Terzo Inverno. Brevi racconti sul naufragio di Zaelia Bishop, a cura di Francesco Paolo Del Re, che inaugura il 17 febbraio a partire dalle ore 19.00 ed è ospitata dal 18 febbraio al 14 aprile negli spazi della Galleria Ingresso Pericoloso di Roma.

Arianna Carossa – Mi sei mancata fino a ieri

Giovedì 10 febbraio 2011, dalle ore 18.30, presso la galleria CHANGING ROLE/Napoli, inaugura la mostra “mi sei mancata fino a ieri”, personale di Arianna Carossa a cura di Alessandro Facente. Il progetto si sviluppa intorno all’installazione di una palma precedentemente abbattuta che l’artista recupera ricomponendone i pezzi giocando sull’eliminazione del topos. L’intervento è sull’innata perfezione della natura, mostrandone un’altra sulla logica dell’imperfezione in cui l’intervento installativo riscatta la brutalità di quello umano.

La suggestione di base è la perfezione del logos hegeliano, secondo cui l’idea è lo svolgimento di una verità (essere in sé) che si aliena fuori di sé (essere fuori di sé) e si ricompone uscendo da questa condizione per ritornare a sé come spirito (essere in sé per sé). Partendo da questo, Carossa, ricostruisce una nuova struttura che si svolge nella perfezione del suo spirito dando vita ad una produzione che evolve rispetto alle prime sperimentazioni in due atti degli oggetti e le foto (ricordi) ad essi connesse. In questo caso la memoria dell’oggetto (la palma) si risolve nell’unico atto della sua ricomposizione. Alterando la natura, prima destrutturata e poi ricomposta, diventa una forma perfetta meramente contemplativa lontana da fallibilità ed errore, dove la trasgressione al grande sistema/natura si cristallizza nella sua rinascita.

Caso David Wojnarowicz, la difesa dello Smithsonian

Dopo un preoccupante e aggiungeremmo noi colpevole silenzio G. Wayne Clough, segretario della Smithsonian Portrait Gallery di Washington DC, uno dei primi responsabili del tremendo atto di censura perpetrato ai danni dell’opera video A Fire in My Belly di David Wojnarowicz rimosso dalla mostra Hide/Seek, ha finalmente rilasciato alcune dichiarazioni in merito all’intera vicenda. Clough ha ovviamente difeso a spada tratta la decisione di rimuovere il video ed ha anzi dichiarato che “si doveva agire in fretta poiché oggigiorno le notizie circolano in fretta.Comunque la nostra istituzione è grande e continuerà a fare il suo lavoro. Queste sono controversie che possono succedere” .

A noi queste parole suonano un poco vuote e c’è da aggiungere che alcune delle prestigiose testate statunitensi presenti alla conferenza stampa hanno chiesto la testa del segretario. Comunque sia, Clough ha continuato la sua arringa di difesa parlando dei finanziamenti all’istituzione e di come essi erano stati messi in pericolo dall’opera di Wojnarowicz.

SE UN GIORNO D’INVERNO UN VIAGGIATORE…

15 sono le location della 6a edizione di Bologna Art First, 22 gli artisti e il protagonista principale è, come nel romanzo postmoderno di Italo Calvino del 1979, il fruitore che può crearsi un percorso personalizzato. Il “tema” della mostra non è un tema, ma l’invito ad accettare che anche molteplicità e diversità possono essere coerenti. Ogni artista partecipante si è confrontato sia con il background storico-culturale e il contesto architettonico sia con la situazione attuale del “suo” spazio espositivo.

Le opere presentate sono scelte per il loro potenziale di creare un dialogo con la location: Antony Gormley sospende “Feeling Material” davanti alla Cappella dell’Archiginnasio, Sissi recontestualizza le sue ceramiche posizionandole nella Cappella Tremlett dove ottengono un significato quasi reliquario, Stefano Bombardieri posiziona il suo “Pozzo Petrolifero” in incessante movimento al centro della Piazza de’ Calderini rendendolo praticamente simbolo della ricerca creativa, ma non sempre effettiva, di nuove risorse nell’era della crisi finanziaria, Paolo Icaro si confronta con la municipalità bolognese esponendo la sua interpretazione contemporanea dell’antico sistema urbanistico romano nel cortile di Palazzo d’Accursio.

Un Souvenir d’hôpital di Luana Perilli al Progetto Reload Roma

“La gente normale non ha abbastanza informazioni per affrontare le scelte che la medicina ad alta tecnologia comporta…Tuttavia la metà di noi morirà in un ospedale.” Frederick Wiseman.

Dal 24 al 31 Gennaio 2011 il progetto Reolad Roma presenta l’evento Souvenir d’hôpital, video installazione di Luana Perilli a cura di Micol Di Veroli. Un corridoio, un lungo cammino oscuro che si trasforma in avventura mentale, ridimensionando la percezione del tempo e dello spazio. Con Souvenir  d’hôpital, intervento ambientale negli spartani spazi di Reload, Luana Perilli torna a rafforzare la sua indagine sulla consistenza dei luoghi e degli oggetti, riorganizzando le strutture sensibili dello spettatore che si trova così ad assistere ad una sequenza straniante la quale si trasforma in dramma puro poiché scevra da qualsiasi componente drammatica.

All’interno dell’impianto visivo l’artista, seduta su di una sedia a rotelle, si aggira in un ospedale offrendo asettiche panoramiche di un mondo realmente rovesciato dove l’oggetto assume una forma muta ed una sostanza totalmente priva delle sue funzioni originarie. Video e fotografia contribuiscono così a riedificare all’interno del Tunnel un universo grottesco e delirante che somiglia fin troppo alla straniante consistenza dei luoghi pubblici in cui spesso ognuno di noi transita   quotidianamente.

Pasticcio Repubblica Ceca, Biennale di Venezia salva per un soffio

Le selezioni per il rappresentate del padiglione nazionale della Repubblica Ceca alla prossima Biennale di Venezia edizione 2011 sono sfociate in un enorme caos che fortunatamente si è risolto per il meglio. Tutto è iniziato quando Milan Knizak, direttore della National Gallery di Praga ha rifiutato le decisioni prese dal comitato di selezione indipendente. Knizak, in qualità di capo del più grande museo Ceco, ha solitamente il diritto di veto  sulle selezioni per la prestigiosa istituzione. Alcuni giorni fa il comitato di selezione indipendente aveva scelto l’artista Dominik Lang come rappresentante unico del padiglione nazionale.

Per tutta risposta Knizak (anche lui artista, comunemente associato al movimento Fluxus) è andato su tutte le furie ed ha fatto valere il suo diritto di veto bloccando di fatto le decisioni prese dal povero comitato. In un secondo momento l’uomo ha stilato una personale lista i artisti per la Biennale. Nella lista dei tre giovani artisti cechi scelti da Knizak figuravano i nomi di Vasil Artamonov, Alexey Klyuykov e Pavel Sterec.

London Art Fair, la più grande vetrina britannica d’arte moderna e contemporanea del Regno Unito

London Art Fair, la più grande vetrina britannica d’arte moderna e contemporanea del Regno Unito, apre nuovamente al pubblico all’Islington Business Design Centre di Londra dal 19 al 23 gennaio 2011. La Fiera festeggia i suoi 23 anni  e con l’occasione riunisce oltre un centinaio di importanti gallerie inglesi, con unici progetti di arte e una vetrina di fotografia contemporanea, il tutto selezionato da una giuria specializzata.

Brevi Highlights della Fiera 2011: La sezione principale della fiera include oltre 100 gallerie d’arte moderna e contemporanea tra le migliori sulla piazza. La Fine Art Society porterà in fiera un’illustrazione originale di Christopher Wynne Nevinson prodotta per il magazine Blast durante la prima guerra mondiale, si tratta di un’immagine vorticista ritrovata l’anno scorso in un deposito negli Stati Uniti. Tra le gallerie di arte contemporanea di quest’anno segnialiamo Vegas Gallery, Bartha Contemporary, Foley Gallery, Charlie Smith e Danielle Arnaud.

A New York va di moda la natura…finta

Sovente l’arte imita la natura e le formazioni floreali. A New York in questi ultimi tempi ben due eventi ricreano fittizi scenari naturali, con soluzioni e risultati differenti ma decisamente affascinanti ed estrosi. Il primo ad offrire un anticipo di primavera è Will Ryman che svelerà il prossimo 25 gennaio la sua mega installazione The Roses. Per l’occasione l’artista ha già preparato una serie di 40 gigantesche rose rosa e rosse che verranno installate sulla Park Avenue occupando ben 10 isolati.

“Adoro l’idea che qualcuno possa guardar fuori dalla finestra e osservare l’opera da una data angolazione mentre un passante la osserva da tutt’altra prospettiva. Si tratta di due esperienze visive differenti concentrate su di un’unica opera” ha dichiarato Ryman ai microfoni del New York Times. Ryman ha inoltre aggiunto che l’ispirazione per The Roses gli è giunta dopo aver visto il film Blue Velvet di David Lynch. Sarà, ma a noi le installazioni dell’artista sembrano un pericoloso scontro tra Jeff Koons e Takashi Murakami.

Galli blu e bimbi sul cavallo a dondolo presto sul Fourth Plinth

Che vi piaccia o no la commissione di selezione del Fourth Plinth, il celebre Quarto Plinto di Trafalgar Square a Londra, ha scelto le opere che in futuro andranno ad occupare il prestigioso sito. Se ben ricorderete noi di Globartmag avevamo già ampliamente descritto le varie opere iscritte alla tenzone ed ora siamo qui a parlarvi della resa dei conti. Ebbene nel 2012 toccherà al fanciullo di bronzo sul cavallo a dondolo (Powerless Structures) creato da Elmgreen & Dragset.

Non ho intenzione di tentare di indovinare il significato di un bimbo su di un cavallo a dondolo, forse si tratta di un omaggio a Rolf Harris? Un rimando al famoso racconto di DH Lawrence?” ha dichiarato nel suo bizzarro stile il sindaco di Londra Boris Johnson. Il bimbo di Elmgreen & Dragset andrà a sostituire la nave dell’ammiraglio Nelson in bottiglia creata da Yinka Shonibare.

Yuichi Higashionna, il Minimalismo si vince con l’ironia

Il minimalismo è sicuramente in tema con questi tempi di austerità economica. Tra i licenziamenti in massa, il petrolio che scarseggia e, parlando di arte, i tagli alla cultura previsti dai vari governi internazionali, anche il settore del contemporaneo si affaccia sempre di più ad estetiche composte e spartane, richiamando alla mente le geometrie di Donald Judd e soci. Sono tanti i giovani artisti che scelgono di perseguire la strada del minimalismo e di frequente ci si imbatte in gallerie semivuote, con poche ed algide opere a far da contrappunto allo spazio bianco.

Eppure questa corrente artistica silente e monumentale, criptica e solida, a volte viene tirata in ballo per fini ironici e divertenti. Ad esempio in questi giorni una prestigiosa galleria di Chelsea a New York mette in mostra un artista che reinterpreta il minimalismo in maniera distaccata ed irriverente, tanto per non prendersi troppo sul serio. Alla galleria Marianne Boesky, la mostra Fluorescent di Yuichi Higashionna (fino al prossimo 12 febbraio 2011) è sicuramente un valido esempio di minimalismo divertente e divertito.