Se tornasse Cattelan/se non tornasse affatto

Su Globartmag abbiamo più volte criticato manifestazioni creative mirate al sensazionalismo ed al puro spettacolo. Maurizio Cattelan, in particolare è stato uno fra i nostri più bersagliati obiettivi, vuoi per la natura spettacolare della sua arte, vuoi per il suo continuo irridere un sistema che comunque lo alimenta.

Eppure, ai tempi della sua irruzione all’interno della scena, Cattelan aveva ben compreso che il carrozzone artistico nazionalpopolare doveva essere in qualche modo costretto ad una reazione, anche in termini negativi. Il revisionismo è forse una pratica squisitamente italiana e noi di Globartmag non possiamo sottrarci a questa consuetudine. Bisogna quindi ammettere che in questi tempi incerti in cui la fotografia si lascia sedurre da meraviglie del digitale che uniformano ogni scatto, in cui la pittura è ancora imbrigliata dalle estetiche della Nuova Scuola di Lipsia e le installazioni diventano sempre più minimal-pretestuose, le provocazioni del buon vecchio Cattelan ci mancano da morire.

L’Iraq potrebbe partecipare alla prossima Biennale di Venezia

Come molti di voi ricorderanno nell’edizione del 2007 della Biennale di Venezia,  luna buona parte delle opere in mostra erano concentrate sul conflitto in Iraq. Nedko Solakov ad esempio aveva messo in scena una surreale installazione con dipinti e video riguardanti una disputa sui diritti del popolare fucile Ak-47 mentre Emily Prince aveva creato una gigantesca mappa degli Stati Uniti formata da piccole tessere con ritratti a matita dei soldati americani morti in Iraq.

Leon ferrari inoltre aveva piazzato un Cristo crocifisso su di un caccia bombardiere americano mentre Charles Gaines aveva creato un modellino meccanico di New York con tanto di aeroplano in rotta verso le Torri Gemelle. Insomma la Biennale di Robert Storr era decisamente concentrata sulla morte, sul terrorismo ed in particolare sulla guerra in Iraq. Ebbene la Biennale di Venezia numero 54 che partirà il prossimo giugno del 2011 potrebbe nuovamente avere come protagonista l’Iraq.

Chi vorreste al Padiglione Italia?

Questo blog ha pubblicato di recente un cospicuo numero di articoli riguardanti il padiglione Italia alla prossima Biennale di Venezia. Spesso ci siamo preoccupati per le sorti della nostra arte contemporanea ed abbiamo criticato le continue affermazioni del curatore del padiglione Vittorio Sgarbi sui possibili partecipanti. Fatto sta che nel nostro continuo attaccare le “manie dell’imperatore” ci siamo dimenticati di porre una domanda fondamentale al nostro pubblico: Qualunque siano le scelte del Vittorione Nazionale, chi pensate possa rappresentare il nostro paese ad una manifestazione così importante?

La questione è alquanto spigolosa poiché riassumere la creatività nazionale in un unico ambiente con uno o pochi attori non ci sembra comunque cosa facile. Va detto però che molte nazioni si affidano ad un unico o pochissimi artisti, il che solitamente garantisce un’unità d’insieme al riparo da incidenti estetici e ridicoli patchworks . Lo sbaglio del padiglione Italia edizione 2010 è forse stato quello di voler ostentare troppe opere per favorire il mercato e per proporre una visione a 360 gradi del nostro panorama creativo.

La scultura italiana del XXI secolo alla Fondazione Arnaldo Pomodoro

A distanza di 5 anni dalla mostra sulla scultura italiana del XX secolo che inaugurava la nuova sede della Fondazione Arnaldo Pomodoro di Milano, gli spazi di via Solari 35 ospiteranno, dal 19 ottobre 2010 al 20 febbraio 2011, un’esposizione che traccia un primo bilancio delle ultime tendenze italiane del XXI secolo nel campo delle discipline plastiche.

Curata da Marco Meneguzzo, La scultura italiana del XXI secolo – tale è l’ambizioso titolo dell’iniziativa – presenterà le opere di 80 artisti, tutti nati nella seconda metà del secolo scorso, dagli ormai storicizzati Nunzio e Gianni Dessì, agli esponenti delle generazioni più recenti, quali Maurizio Cattelan, Massimo Bartolini, Chiara Dynys, Stefano Arienti, Liliana Moro, Vanessa Beecroft, a quelle ancora più giovani, con Loris Cecchini, Sissi, Aron Demetz, Roberto Cuoghi, fino alle ultimissime come Arcangelo Sassolino, Francesco Simeti, Riccardo Previdi, Gennari.

Ad Udine il festival che si tinge di Bianco&Nero

Dal 2 al 12 settembre avrà luogo a Udine la seconda edizione di Bianco&Nero, un grande happening che darà vita a imperdibili appuntamenti che avranno come filo conduttore i colori simbolo della città, il bianco e il nero. Il concept creativo dell’evento risiede nella scelta di declinare nei colori della città di Udine diverse forme artistiche e culturali contestualizzate nei suoi luoghi più suggestivi per promuoverne il patrimonio e al tempo stesso il modo di viverlo.

Saranno infatti grandi protagonisti della scena italiana e internazionale, come il duo Dalla e De Gregori, anteprime assolute per l’Italia, come la proiezione dell’opera restaurata del film “Metropolis” e la mostra fotografica “Sumo” di Helmut Newton, ed eventi innovativi a base di arte, musica, cinema, giornalismo, enogastronomia e fotografia, come l’esposizione degli scatti più famosi del fotografo francese Henri Cartier-Bresson e la mostra antologica dedicata a Maurits Cornelis Escher, gli ingredienti che andranno a creare il richiamo cromatico che fa da sfondo all’intera kermesse.

Respiro, una mostra che indaga tematiche legate alla respirazione, all’apnea e all’immersione

Con la mostra RESPIRO, Zambon Group ripropone il dialogo sul tema della salute e dell’arte iniziato nel 1998 quando, in occasione del 50° anniversario dell’Organizzazione Mondiale della Salute, sostenne The Edge of Awareness, un’ampia mostra itinerante a cura di Adelina von Fürstenberg, organizzata da ART for The World, secondo tematiche legate alla salute fisica e mentale, e con grandi installazioni di oltre quaranta artisti internazionali, da Sol LeWitt a Nari Ward, da Robert Rauschenberg a Chen Zen.

Proponendosi come un itinerario di installazioni artistiche in diversi spazi della città di Vicenza – la sede della Fondazione Zoé a Palazzo Bissari, la Loggia del Capitaniato, il foyer del Teatro Comunale e lo Spazio Monotono – insieme a una selezione di billboards (cartelloni) della Collezione Zambon Group, la mostra che inaugura l’8 ottobre prevede video ed audio installazioni che sviluppano tematiche legate alla respirazione, all’apnea e all’immersione.

La sostenibile leggerezza dell’essere. La metafora dello spazio 2

Il 26 agosto si inaugura all’Arsenale Novissimo di Venezia la mostra The Bearable Lightness of Being – The Metaphor of the Space, 2. Nella prima parte del progetto, nato nel 2008, lo scopo che la mostra si era prefisso era stato quello di riunire la ricerca di alcune tra le piu`importanti artiste donna contemporanee, tra le quali: Marina Abramović – Eija-Liisa Ahtila – Maja Bajevic – Renata Boero – Letizia Cariello – Danica Dakić – Gloria Friedmann – Siobhán Hapaska – Candida Höfer – Oda Jaune – Tessa Manon den Uyl – Sabrina Mezzaqui – Yoko Ono – Anila Rubiku – Katharina Sieverding – Francesca Woodman, che da diverse angolazioni avevano affrontato il tema della relazione tra l’uomo e il suo ambiente di riferimento – per usare un termine preso a prestito dall’etologia – la sua nicchia vitale.

Nella seconda parte del progetto, i curatori Andrea Bruciati, Davide Di Maggio e Lóránd Hegyi hanno chiesto a 21 tra gli artisti uomini contemporanei più importanti di sviluppare lo stesso concetto. La mostra suggerisce una lettura particolare degli spazi artisticamente trattati dando l’opportunità di analizzare le differenti posizioni di artisti contemporanei che lavorano nello spazio e con lo spazio in modi diversi e con diverse intenzioni ed intenti.

L’arte contemporanea in un Babybel

Pubblicità ed arte hanno molto spesso perseguito strade comuni negli anni passati. Molti artisti infatti hanno prestato la loro creatività a celebri aziende, incentivando il pensiero consumistico ed ammaliando le masse con forme e colori sempre più sfavillanti. Ricorderete certamente la varie bottiglie della vodka Absolut disegnate da artisti internazionali come Arman e fotografate da celebri fotografi come Helmut Newton.

Solitamente però è difficile che un grande brand presti il suo nome all’arte contemporanea. L’azienda di formaggi Bel è però una sorta di mosca bianca, in quanto ha deciso di aprire una galleria d’arte all’interno del loro centro Maison de la Vache qui Rit (casa della mucca che ride, in italiano) situato in una regione della Francia al confine con la Svizzera. Il centro ospita attualmente oggetti che fanno parte della storia della grande azienda di formaggi ma oggi Laurent Flévet, dirigente dell’azienda nonché collezionista ed artista, ha deciso di fondere (è il caso di dirlo, parlando di formaggi) la Bel con l’arte contemporanea.

Achille Bonito Oliva e Ai Weiwei dalla parte dei Gao Brothers

I Gao Brothers sono artisti decisamente battaglieri, le loro proteste contro le rigide spire del regime politico cinese sono ormai divenute celebri. Va detto che molto spesso in Cina il dissenso politico è punito severamente e le opere d’arte sono pericolose quanto una protesta di massa. Negli ultimi anni i Gao Brothers hanno subito raid della polizia,  le loro opere sono state confiscate dalle autorità e la stessa fine hanno fatto i loro passaporti. I due sono infatti rimasti confinati in Cina per dieci anni vale a dire fino al 2003.

I due fratelli mirano a raggiungere la verità tramite l’arte e non si considerano dissidenti ma semplicemente persone che usano l’arte per esprimere ciò che vogliono. Recentemente, a Pechino, il dinamico duo  ha inaugurato la mostra Portraits (chiusa il 19 luglio) alla China Art Archives & Warehouse, con due curatori d’eccezione: Ai Weiwei ed il nostro Achille Bonito Oliva. Come di consueto i due artisti non hanno fatto pubblicità, ne diramato comunicati stampa ma inviato alcune e-mail al loro ristretto circolo di conoscenze, come se si trattasse di un evento segreto.

Chi non parla alla polvere alzi la mano

Ho comprato dai cinesi un grosso pacco di Swiffer tarocchi. Io non faccio mai la polvere, la lascio fare, si posa sorniona sulle superfici più impervie e ormai ci sono strati talmente alti sopra le cose che sono costretta ad intervenire. “Fare la polvere” mica la costruisco, la tolgo, è un controsenso. Odio la polvere, tutti la odiamo, ogni volta che ne togli un granello ne rispuntano altri dieci, ci guarda beffarda, invincibile, e ci ricorda che non c’è via d’uscita.

Una parabola buddista narra di due fratelli Shudapanthaka e Mahapanthaka. Il primo era un discepolo diretto del Buddha Sakyamuni, ma per quanto si impegnasse non ne capiva gli insegnamenti. Mahapanthaka allora lo ordinò monaco e cercò invano di insegnargli la dottrina buddista, ma Shudapanthaka non capiva, così fu rimandato a casa.

Il Giappone sceglie Tabaimo per la Biennale di Venezia 2011

Noi non ci stancheremo mai di ripeterlo: siamo ancora ad un anno di distanza dalla ormai ambitissima Biennale di Venezia edizione 2011 eppure sembra essere divenuta una consuetudine quella di annunciare con largo anticipo i protagonisti che rappresenteranno le varie nazioni alla manifestazione.  Noi ovviamente non possiamo far altro che mettervi al corrente della situazione.

Questa volta ci ha pensato il Giappone ad anticipare le mosse ed ha schierato l’artista Tabaimo ( vero nome Ayako Tabata ). Il curatore del padiglione sarà Yuka Uematsu, già curatore del National Museum Of Art di Osaka. Tabaimo ha 35 anni ed è conosciuta per le sue grandi proiezioni che si ispirano alle tradizionali illustrazioni ukiyo-e . Il mondo fluttuante di Tabaimo diviene un’esperienza luminosa che si affaccia sull’estetica manga. Nel 2001 Tabaimo è stata la più giovane artista a partecipare alla Yokohama Triennale e nel 2000 ha ricevuto il prestigioso Kirin Contemporary Award. L’artista è rappresentata dalla James Cohan Gallery di New York.

Linguaggi Complessi, Messaggi Complessi – I Neoconoduli

E’ inaugurata ieri a Siracusa la mostra Linguaggi Complessi, Messaggi Complessi – I Neoiconoduli che vede la partecipazione di oltre 40 artisti che testimoniano l’odierno orientamento della rappresentazione nell’arte. È tempo di messaggi che magari non si capiscono immediatamente o facilmente ma che devono comunque arrivare al destinatario o fruitore attraverso il gioco dell’arte complesso, così come complessi sono i suoi linguaggi.

Iconoduli è un termine che si riferisce all’epoca Bizantina. A quel tempo, alcuni ritenevano che le immagini sacre potessero essere rappresentate (iconoduli); mentre altri si opponevano a tale tendenza (iconoclasti). Il termine Neoiconoduli è stato introdotto da Carmelo Strano (che cura la msotra) negli anni ’80, subito dopo il periodo delle neo-avanguardie. Il critico si riferiva a quegli artisti che andavano ben oltre la semplice rappresentazione ed i canoni prestabiliti. Essi erano invece interessati a comunicare qualcosa ma in modo non esplicito e con qualsiasi linguaggio espressivo.

William Cobbing – Man in the Planet

Viafarini DOCVA di Milano inaugura il15 settembre la prima personale dell’artista William Cobbing in uno spazio pubblico in Italia. Man in the Planet, include una serie di sculture, installazioni, fotografie e video che riconfigurano lo spazio di Viafarini DOCVA.

Il lavoro prende forma a partire dalla peculiare architettura di derivazione industriale dell’edificio, già fabbrica per la produzione dei convogli tramviari. Incuriosito dalla precedente destinazione del luogo, Cobbing ha interpretato lo spazio pensandolo affine al moribondo paesaggio industriale del surreale film di David Lynch Eraserhead, in cui uno dei personaggi è per l’appunto ‘L’uomo del pianeta’.

Grande antologica di Isa Genzken al Museion

Più di cinquanta opere provenienti da importanti collezioni private europee e dalla collezione di Museion saranno in mostra dal 10 settembre a Bolzano per la prima antologica dell’artista in un museo italiano. Isa Genzken (Bad Oldesloe, 1948), una delle più interessanti artiste del secondo dopoguerra, è stata consacrata a livello internazionale dalla partecipazione alla Biennale di Venezia 2007, in cui ha rappresentato la Germania. Fin dagli anni Ottanta del secolo scorso si è affermata come un indubbio punto di riferimento per gli sviluppi e le ricerche sull’arte plastica – tema a cui Museion ha dedicato quest’anno diversi appuntamenti del programma espositivo.

La mostra a Museion intende offrire un approccio all’eterogenea opera dell’artista con un percorso sganciato da griglie cronologiche, che si snoda attraverso i diversi nuclei fondamentali della sua produzione. La straordinaria capacità di rinnovare il proprio linguaggio e modo di operare, un approccio fisico e diretto con la realtà che ci circonda nella quotidianità, così come il confronto con l’architettura sono alcune delle cifre del percorso artistico della Genzken.