Tuscan Sun Festival

Il Tuscan Sun Festival è un festival annuale di musica ed arte che si svolge all’interno dell’intimo scenario della città medievale di Cortona, in provincia di Arezzo, Toscana. Questo festival a tutto tondo offre un programma entusiasmante che include non solo concerti che vedono come protagonisti artisti di fama mondiale, ma che propone inoltre, una serie di eventi di stampo artistico, cinematografico, culinario, sportivo, culturale locale e storico.  Ogni sera, nella suggestiva cornice del Teatro Signorelli, appartenente all’epoca Romantica, si susseguono una serie di concerti che vedono la partecipazione di alcuni tra gli artisti più rinomati del nostro tempo.

La storia dei Sun Festivals
Negli anni ‘90, Barrett Wissman e la cellista Nina Kotova iniziarono a prendere in considerazione la possibilità di fondare un festival in cui i loro amici musicisti avrebbero potuto esibirsi circondati da un’atmosfera familiare e confortevole. Appassionati visitatori della Toscana e residenti part-time a Cortona, Barrett Wissman e Nina Kotova discussero insieme alla loro vicina Frances Mayer, autrice del rinomato romanzo “Sotto il sole della Toscana”, il desiderio di riunire musicisti e artisti di varie discipline in un unico evento culturale. La Mayes suggerì Cortona come location ideale per tale incontro di arti.

KEITH HARING: IL MURALE DI MILWAUKEE

I suggestivi spazi del Museo Archeologico Nazionale d’Abruzzo – La Civitella di Chieti ospitano dal 30 luglio 2011 al 19 febbraio 2012 una delle più significative tra le opere pubbliche di Keith Haring: il murale di Milwaukee. L’opera, che misura trenta metri di lunghezza per due metri e mezzo di altezza, fu realizzata dall’artista americano nel 1983, in occasione dell’apertura del Museo Haggerty di Milwaukee.

L’iconografia rappresentata nell’opera di Keith Haring è esemplificativa infatti del suo vocabolario d’immagini che celebrano la vita, divenendo un segno distintivo del suo approccio alla pittura. Haring riteneva che bambini e cani fossero tra le immagini più amate e riconoscibili; per questo, all’inizio della sua carriera, scelse queste figure proprio come firma (tag), per rendere la sua arte facilmente identificabile in mezzo a quella di altri che, come lui, avevano scelto la strada come luogo in cui liberare la creatività.

LUIGI ONTANI – RossinAria

Il Centro Arti Visive Pescheria di Pesaro è lieto di ospitare la mostra personale di Luigi Ontani, che si configura come un doppio omaggio alla città, sia come luogo di nascita di Gioachino Rossini che come centro di produzione dell’arte della ceramica, che ha espresso maestri del calibro di Ferruccio Mengaroni e Nanni Valentini.

Il percorso espositivo, concepito dall’artista appositamente per il Centro Arti Visive Pescheria, si sviluppa tra l’ex Chiesa del Suffragio ed il Loggiato dove sono posizionate otto ErmEstEtiche, sculture in ceramica di grandi dimensioni ispirate a personalità significative della storia, che riprendono lo stile dell’arte classica romana. Tra le erme spicca RossinAria, dedicata da Ontani a Gioachino Rossini e realizzata appositamente per Pesaro, città natale del compositore, che organizza ogni anno il Rossini Opera Festival, uno degli appuntamenti internazionali di maggior prestigio per l’opera italiana.

COSA SI PROVA AD AVERE UN SUONO IN TESTA? – 1’ traccia Spostamenti e ridefinizioni

C’era uno spazio in disuso e c’era l’interesse per il suono, i segni e l’impero del linguaggio. Li abbiamo messi insieme pensando alla transitorietà di questo luogo, ex sede della Galleria Romberg ora in destinazione d’uso, e alla sua attuale natura di passaggio. Abbiamo riflettuto sui diversi tipi di linguaggi e sulla possibilità, non solo di contaminarsi a vicenda, ma di cedersi il passo. Accade così che da vibrazioni sonore si generino incisioni (Alessandro Fornaci), che un corpo di donna sia elevato a strumento musicale (Silvia Giambrone), che la parola ridefinisca il reale (Alessandro De Francesco), che flussi esterni, anche suoni piccoli ed insignificanti, de- soggettivati e rielaborati ci calino in nuove prospettive sensoriali dell’esistente (Roberto Pugliese).

Ci introducono nel percorso le tavole incisorie di Alessandro Fornaci (Roma, 1974; dove vive e lavora), dense di simboli e di segni ancestrali, più o meno ri-visitati, ri-considerati, ri- significati nella concezione universalistica di un presente infinito, dove passato remoto e futuro si muovono lungo la linea ciclica di un’eterna replica, nel teatro della realtà. Poco oltre le rappresentazioni grafiche dei cinque sensi nobilitati nei cinque solidi platonici – perfezione e bellezza – chiusi in una simbologia prorompente che affonda nell’astrologia, nell’alchimia, nella quintessenza. Ad impreziosire la ricerca di Fornaci è una performance dimostrativa delle sperimentazioni tecniche effettuate per ottenere, tramite vibrazioni sonore da fonti differenti, nuovi processi di stampa.

Bertozzi & Casoni – DisGRAZIE

Il 30 Settembre 2011, a partire dalle ore 18.00, presso gli spazi della FaMa Gallery di Verona si inaugura la mostra DisGRAZIE, un progetto espositivo inedito di Bertozzi & Casoni, che in anteprima assoluta presenteranno una raccolta di nuove opere per indagare il rapporto arte-natura e le potenzialità espressive della materia nelle sue molteplici accezioni estetiche e plastiche.

Attraverso una lettura concettuale e sperimentale della ceramica, una pratica che fin dal 1980 contraddistingue la ricerca degli artisti, la mostra si articola in due sezioni principali: La prima consiste in zolle di terra contenenti sedimentazioni di varia natura, compresi rifiuti, resti umani e animali. Questi agglomerati – in cui è sepolto ciò che abitualmente si vuole rimuovere, rappresentano l’humus prolifero da cui germinano microcosmi floreali di strabiliante bellezza. La seconda sezione comprende compressioni di scarti recuperati della “discarica” della società consumistica contemporanea (scatolette, lattine e rottami metallici); da questi cumuli di scorie affiorano piante grasse, impermeabili e robuste al punto tale da sopravvivere all’aggressione dei rifiuti e donargli nuovo vigore.

Giovedì difesa: ESP

Nulla di eccezionale, tutto sommato, ma buoni spunti e ottimo ritmo per il film dei Vicious Brothers: ESP – Fenomeni paranormali (Grave Encounters).

Nulla di eccezionale, sostengo, tuttavia è un film d’esordio, e pare anche che i due fratelli siano molto giovani, e questo mi fa ben sperare. Il genere mockumentary horror forse ha già detto e sta dicendo moltissismo e infilarcisi dentro in questo momento, dopo alcune stagioni particolarmente brillanti non è una passeggiata. La storia narrata, si sa, fa più spavento se ti lascia credere che è successo davvero e questo è il principio anche questo di film.

James Franco vende l’aria, Mark di Suvero modifica la sua altalena e Basquiat canta al New Museum

Il pazzo mondo dell’arte contemporanea ha sempre una notizia pronta per stupire il pubblico o confermare la sua sempre più imperante bizzarria. Il nostro prezzemolino James Franco, dopo aver minacciato di prender d’assalto la Biennale di Venezia ha ultimamente lanciato una nuova provocazione. Franco ha infatti istituito il Museum of Non-visible Art, praticamente un museo dove le opere d’arte sono invisibili. Un gesto a metà fra Duchamp e De Dominicis che arriva con diversi decenni di ritardo ma che non ha di certo scoraggiato i curiosi.

Come dice quel vecchio adagio: “Qualsiasi scempiaggine trova sempre qualcuno disposto a seguirla” e così anche questo museo dell’arte invisibile ha subito trovato un bel finanziatore. Secondo quanto apparso recentemente sulle pagine dell’Huffington Post, la giovane attrice, modella ed artista Aimee Davison si sarebbe aggiudicata la più costosa opera presente in questo insolito museo. Parliamo dell’opera invisibile intitolata Conceptual Fresh Air, ossia aria fresca concettuale ed il valore dell’opera è di circa 10.000 dollari.

L’arte contemporanea non va in vacanza?

Vi ricordate com’era la stagione estiva nella vostra città negli anni ’80? Beh più o meno come in ogni altra città d’Italia, vale a dire il deserto dei Sahara. Strutture vaganti, saracinesche abbassate, servizi inesistenti e mezzi pubblici latitanti. Insomma, i turisti che sceglievano l’Italia come meta vacanziera avevano ben poche speranze di ammirare le meraviglie culturali del nostro paese, visti i portoni dei musei pubblici inevitabilmente chiusi e la totale mancanza di punti informazione.

Oggi le cose sono sostanzialmente cambiate, ogni città si è in qualche modo attrezzata per far fronte alla serrata estiva ed a poco a poco sono spuntate varie iniziative culturali ed aperture estive dei musei, cosa che ha equiparato la nostra nazione ad ogni altro stato estero, interessato ad invogliare il turista a visitare le bellezze locali. Problema risolto quindi? Non esattamente. La strada da fare è infatti ancora molto molto lunga. Se è vero che la stragrande maggioranza dei musei di arte contemporanea è “aperta per ferie”, è anche vero che queste istituzioni non hanno ancora messo a punto un serio programma estivo.

Giorgio Andreaotta Calò al Teatro Margherita di Bari

In occasione del Premio LUM per l’arte contemporanea, giunto alla sua seconda edizione, l’artista Giorgio Andreotta Calò, nominato vincitore per la prima edizione dal comitato scientifico composto da: Andrea Bellini, Nicolas Bourriaud, Cristiana Collu, Mario Cristiani, Alberto Garutti e Marco Niccoli, realizzerà un’azione performativa presso il Teatro Margherita di Bari, monumento rappresentativo della città e di grande importanza collettiva.

La notte del 22 luglio alle ore 2.00, a cento anni di distanza dall’incendio del 1911, il Teatro sarà oggetto di un intervento che prevede la simulazione di un incendio, per riportare alla memoria un fatto che ha lasciato una ferita aperta in tutti i cittadini. Un gesto rituale per esorcizzare la paura del passato. Il Teatro Margherita, per la sua caratteristica unica di sorgere sull’acqua, offre la possibilità  di definire e connotare uno spazio fluttuante e vacante che si trova in uno stato di transizione tra una precedente destinazione d’uso e un suo attuale e prossimo riutilizzo.

E’ un MONA…da record

L’abbiamo preso in giro, l’abbiamo per così dire sottovalutato e deriso per il suo nome che ha una vaga assonanza con una volgare espressione dialettale italiana in voga nel Triveneto ed invece ecco che l’outsider riesce in qualche modo a far parlare positivamente di sé. Stiamo ovviamente parlando del celeberrimo MONA il nuovissimo Museum of Old and New Art, costruito in Tasmania dal tycoon e giocatore d’azzardo David Walsh.

Il museo, costato la bellezza di 100 milioni di dollari e dotato di un bel bancone bar all’ingresso al posto della biglietteria, è partito subito alla grande con una mostra abbastanza provocatoria dal titolo Monanism. A questo punto molti detrattori si aspettavano il successivo tracollo di questa Disneyland dell’arte contemporanea ed invece il pubblico ha decretato il trionfo del museo, confermando il buon fiuto per gli affari di Walsh, che in fatto di scommesse non è secondo a nessuno.

Robert Mapplethorpe, nuovo libro e nuove censure

Un grande fotografo, un visionario, un esteta. Robert Mapplethorpe è stato questo e molto altro di più, tanto che a circa 20 anni dalla sua morte, le sue opere affascinano milioni di persone in tutto il mondo. Nel corso della sua carriera Mapplethorpe ha inoltre scatenato numerose polemiche in un mondo di benpensanti e perbenisti pronti a scagliarsi contro le sue “scandalose” opere.

Eppure l’arte del celebre fotografo continua a sconcertare anche oggi, in tempi ormai assuefatti ad ogni tipo di provocazione ed invasi dall’onnipresenza del nudo. Il Fotografiska Museum di Stoccolma ha recentemente organizzato una grande retrospettiva dedicata al genio di Mapplethorpe (in visione fino al prossimo 2 ottobre 2011) che oltre a mostrare un nutrito compendio di opere, presenta al pubblico anche un bellissimo documentario di 79 minuti. Il Museo aveva persino pubblicato su Facebook una serie di immagini promozionali dell’evento ma Mapplethorpe deve aver “scandalizzato” anche il social network più frequentato del mondo, visto che le immagini sono state prontamente censurate.

Ultimo appuntamento con MAXXIMALISM al MAXXI di Roma

Ultimo appuntamento al MAXXI con MAXXIMALISM. Giovedì 21 luglio a partire dalle 20.00 concerto gratuito di SANDRO PERRI/ POLMO POLPO, musicista e produttore canadese noto per la sua musica elettronica sperimentale.

Sandro Perri è conosciuto soprattutto con lo pseudonimo di Polmo Polpo, con il quale dagli anni ’90 ha dato vita ad un inedito e personale modo di intendere la musica elettronica sperimentale. Polmo Polpo ha sviluppato una musica astratta e pulsante, in cui convivono strumenti acustici e ritmiche ipnotiche. La ricchezza della sua musica che nasce dalla sua estrema versatilità, lo rende un cantautore ed un musicista a tutto tondo. Ha attraversato i campi del post-rock, dell’elettronica sperimentale, dell’ambient, del folk e del cantautorato intimista.

Al New Museum appaiono i fantasmi dell’Ex Unione Sovietica

Gli Stati Uniti sono da sempre terrorizzati dallo spettro del comunismo. Con la guerra fredda alle spalle da diverso tempo, sussiste comunque un clima disagio quando si parla delle passate tensioni tra U.S.A. ed ex Unione Sovietica. A volte però l’arte può gettare le basi per un avvicinamento tra popoli e culture totalmente diverse, aiutando lo spettatore a comprendere comportamenti ed idee che prima sembravano incredibilmente lontane.

Questo lodevole obiettivo di sensibilizzare il pubblico mediante l’arte è stato recentemente raggiunto da una mostra organizzata dal New Museum di New York con la mostra Ostalgia attualmente in visione fino al prossimo 25 settembre 2011. Si tratta di un progetto decisamente ambizioso che ha impegnato la maggior parte degli spazi del museo con opere multidisciplinari dalla fotografia, alla scultura, passando per la pittura e l’installazione. Soggetto della mostra è ovviamente la nostalgia per la cosiddetta cortina di ferro, per un ideologia sovietica che di fatto non cessa di affascinare anche nuove generazioni artistiche.

Lazarides e la megamostra di Street Art. Ma i sogni svaniscono all’alba

La Street Art sta attraversando una decade d’oro. Mai come in questi ultimi tempi infatti moltissimi galleristi e direttori di musei si sono interessati a questo fenomeno creativo. Questo anche perché il mercato ha fiutato il sempre più crescente interesse dei giovani collezionisti. A volte però le grandi manifestazioni, vedi Art in The Streets organizzata dal volpone Jeffrey Deitch nel MOCA di Los Angeles, non riescono proprio come si aspettava, mandando in escandescenza le autorità cittadine (prese d’assalto da decine di street artists locali che hanno imbrattato mura e strade adiacenti al museo) e la critica (che si è scagliata contro l’artificiosità dell’intera manifestazione).

Va detto però che il pubblico è sempre accorso in massa ad eventi con Shepard Fairey, Ron English e compagnia cantante, riaffermando un legame con il tessuto urbano che da tempo mancava nel patinato mondo dell’arte contemporanea. Ultimamente anche lo scopritore di Banksy, il mitico patron Steve Lazarides, si era messo in testa di organizzare una gigantesca manifestazione legata alla Street Art ed ha quindi iniziato a lavorare al progetto sin dal 2010. Ma cosa si è inventato Lazarides? Una sorta di Street Art Festival da organizzare a Miami Beach in concomitanza con la prestigiosa fiera Art Basel e con Live Nation e Tribeca Film Festival.