Tokio risponde all’occidente con una nuova ondata di gallerie d’arte

Abbiamo parlato ieri dell’interessante mostra al Mori Art Museum di Tokio che indaga sul rapporto tra arte e medicina. Ebbene questo evento è solo la punta dell’iceberg di un’effervescente stagione artistica che sta letteralmente cambiando il tessuto culturale della capitale giapponese. Esiste quindi una scena dell’arte contemporanea giapponese in piena salute ed in sostanziale crescita che oltre a presentare all’occidente un’agguerrita schiera di giovani artisti sta facendo registrare un boom di aperture di nuove gallerie e spazi.

Ad esempio nel patinato quartiere di Ginza, punto di riferimento per lo shopping, sorge l’Okuno building, un palazzo costruito nel 1932 che ospita più di 20 gallerie d’arte tra cui la Gallery Serikawa che in questi giorni ospita una mostra del celebre e storico artista Kiyoto Maruyama. Nel palazzo c’è anche una piccolissima galleria chiamata A Piece of Space che mette in mostra in questi giorni una scultura dell’artista svizzera Susanna Niederer. Ma Tokio è anche patria della celebre galleria Scai the Bathhouse, elegante spazio dai soffitti altissimi totalmente immerso nella luce naturale che proviene dalle grandi finestre. La galleria negli ultimi tempi ha esposto opere di artisti internazionali come Anish Kapoor e Louise Bourgeois.

Walter Picardi – Full Immersion

Venerdì 19 febbraio 2010 alle ore 19:00 si inaugura presso la galleria Dora Diamanti arte contemporanea la mostra Full Immersion, personale di Walter Picardi a cura di Micol Di Veroli.

Mafia, ‘Ndrangheta e Camorra, parole diverse per una lingua comune bagnata dal sangue di vittime innocenti, nodo scorsoio che cinge il collo della nostra terra sino a toglierle il respiro. L’unica reazione possibile è la lotta serrata a questa forma di ignoranza mediante l’arma della cultura, dell’arte nello specifico, unico spiraglio d’aria in un’immersione totale nel cemento del silenzio e dell’arroganza.

Con Full Immersion, Walter Picardi compie un’indagine amara e grottesca sulla malavita organizzata, raffigurando i membri di un nucleo familiare inaspettatamente avvolti da blocchi di cemento. Ed è proprio la famiglia un elemento di assoluta ambivalenza, capace di evocare sia il concetto di patria sia la complessa gerarchia dei clan mafiosi che per anni hanno controllato il mercato del cemento e nello stesso materiale hanno sotterrato centinaia di esseri umani non conformi alle loro regole.

X Initiative chiude con una “mostra fai da te”

 Dopo un serrato anno di attività l’X Initiative, spazio artistico no profit situato nel quartiere di Chelsea a New York ha definitivamente cessato di esistere. Prima della sua scomparsa però (esattamente mercoledì scorso) il centro ha deciso di chiudere col botto ed ha organizzato una mostra dagli intenti decisamente luciferini. L’evento dal titolo Bring Your Own Art (porta la tua arte) ha concesso a chiunque l’opportunità di sfruttare le pareti dello spazio per esporre la propria arte, senza limiti e senza selezione in una vera e propria maratona durata 24 ore.

Le regole? Poche e semplici: Chi arriva prima meglio alloggia e allo scadere delle 24 ore tutti i lavori non rimossi vengono semplicemente cestinati. Ovviamente ci si aspettava una folla oceanica ma alla fine solo due piani dei tre totali sono stati riempiti. Sebbene l’iniziativa potrebbe sembrare un valido gesto per il sostegno degli artisti emergenti va detto che eventi di questo tipo non creano reali opportunità, Bring Your Own Art si è infatti risolta in una ressa di pittori della domenica che hanno attaccato di tutto sulle pareti dello spazio senza un minimo filtro estetico.

Arte e medicina al Mori Art Museum di Tokio

 Ultimamente si fa un gran parlare dell’arte contemporanea in relazione con la scienza. Il Mam, Mori Art Museum di Tokio ha invece deciso di allargare tale binomio inserendo anche la medicina in una mostra dal titolo Medicine and Art: Imagining a Future for Life and Love che rimarrà in visione fino al prossimo 28 febbraio. Certo non si tratta di un evento per stomaci deboli, a scanso di equivoci un segnale all’esterno del museo avverte i visitatori: “Attenzione, questa mostra contiene disegni ed opere che raffigurano l’anatomia umana. Alcuni visitatori potrebbero non sopportare la visione di tali immagini. Si prega di considerare ciò prima di visitare la mostra”.

C’è da dire che per tutti quelli come noi, abituati ogni giorno a digerire le violente e provocatorie immagini proposte dalla televisione e da internet una mostra d’arte in relazione alla medicina non dovrebbe rappresentare un problema.Eppure c’è da dire che il Mori Museum ha decisamente oltrepassato le barriere della consueta mostra con un evento caratterizzato da un’enorme collezione di opere, un vero tour de force visivo a tratti impressionante ma decisamente affascinante.

La Cina caccia i suoi artisti

 Mentre gli artisti occidentali vivono protetti da un’aura di relativa calma che molto spesso si macchia a causa di anonimato e povertà, gli artisti in Cina si trovano ogni giorno faccia a faccia con seri pericoli legati ad un governo autoritario che lascia fiorire solo l’arte che incontra i propri gusti politici. Quindi non è un mistero che le recenti proteste contro la sistematica distruzione degli studi d’artista da parte del governo siano state praticamente insabbiate al punto che nessuno sembra averle notate. Fortunatamente un blogger australiano è riuscito a restituire una testimonianza su questa terribile ingiustizia.

Già dall’inizio di gennaio il governo cinese ha iniziato a distruggere sistematicamente gli studi degli artisti con soli tre giorni di preavviso e dopo aver interrotto i servizi di corrente elettrica e acqua potabile. Questo perchè lo stato ha intenzione di vendere alcuni appezzamenti di terra a grandi investitori e se la terra non è libera nessuno è pronto a sborsare soldi. Pechino è stata una delle città duramente colpite da questo estremo atto di violenza, il profondo rumore dei bulldozer ha scosso l’intera comunità artistica.

Mat Collishaw, Tracey Emin e Paula Rego una famiglia in un orfanotrofio

 Tris d’assi al Foundling Museum di Londra che fino al 9 maggio ospiterà una mostra di tutto rispetto con Mat Collishaw, Tracey Emin e Paula Rego. Le opere degli artisti sono ospitate proprio dove nel 18esimo secolo sorgeva il Foundling Hospital, associazione misericordiosa fondata da Thomas Coram che un tempo aiutava i bambini abbandonati e gli orfani.Coram aveva cercato in qualche modo di creare una sorta di famiglia allargata per i suoi piccoli ospiti e la cosa più insolita di questo evento artistico è che i tre artisti sono in qualche modo legati fra loro come una sorta di famiglia sui generis.

Paula Rego ad esempio è stata l’insegnante di Tracey Emin per qualche tempo e sicuramente ha fornito molti spunti al lavoro selvaggio e rabbioso di quest’ultima. Tracey Emin da par suo è stata fidanzata per 6 lunghi e tormentati anni con Collishaw ai tempi della Young British Artists, in un unione che l’ha lasciata senza figli a quaranta anni suonati. I fantasmi di queste storie personali del passato sembrano infestare le stanze dove le opere sono esposte, Tracey Emin ha infatti messo in mostra alcuni disegni fatti durante la sua gravidanza del 1991 che finì poi con un aborto. Nelle sue opere mani ignote afferrano il feto di un bambino mai nato.

Sweet Sheets, L’omaggio alla fragilità della della carta

Sweet Sheets è un doveroso omaggio alla magia e alla fragilità della carta, appuntamento annuale della Zelle Arte Contemporanea di Palermo e giunto alla terza edizione rinnovandosi in una formula ben più ampia e complessa. Una delicata apologia che vede protagonisti dal 5 febbraio al 14 marzo oltre 60 artisti di diverse generazioni e diverse attitudini, quasi 300 opere di piccolo formato, dalla fotografia al disegno, dal collage, all’incisione, strutturate in un all’allestimento saturato all’accesso, un gioco di rimandi ed attraversamenti, capace di innescare infinite connessioni tra artisti ed opere del tutto distanti.

Si affranca dall’impatto corale del progetto, la fascinazione mitologica dei monotipi di inchiostro su carta che compongono “Le rapitrici”, l’intensa, coinvolgente installazione di Gianni Moretti.
Verranno inoltre presentate e distribuite al pubblico siciliano, due fanzine nate nel 2009, legate da un amore per la carta quale punto di non ritorno di una comunicazione calda e artigianale.
GRAFFA, una raccolta di disegni pinzati da graffette e stampati con toner nudo e crudo a cura delle artiste Laura Giardino ed Elena Rapa, e UND fanzine v.m.18, giunta ad oggi al secondo numero, curata tagliata e rilegata dal fotografo Danilo Pasquali.

Record all’asta per Alberto Giacometti ma il compratore non è Roman Abramovich

 Una delle più amate sculture in bronzo di Alberto Giacometti, L’uomo che Cammina I (Walking Man I) ha infranto tutti i record del mondo riguardanti la vendita di un’opera all’asta. La scultura è stata venduta ad un collezionista anonimo che ha rilanciato tramite telefono sino a far levitare le quotazioni a 104.3 milioni di dollari. Tutto è successo ad un’asta da Sotheby’s a Londra mercoledì notte.

Il precedente record era stato fissato da Ragazzo con la pipa, dipinto di Pablo Picasso del 1905 che nel 2004 da Sotheby’s a New York aveva raggiunto quota 104.1 milioni di dollari, Giacometti ha battuto quindi Picasso con ben 200 mila dollari di scarto. In una sala totalmente piena, 10 offerenti si sono battuti per una statua di 183 cm, concepita nel 1960 e prodotta un anno dopo. Il misterioso compratore ha rilanciato continuamente sino ad eliminare tutti i suoi contendenti.

Design Real, quando gli oggetti comuni diventano arte

Cosa succede se si piazza un oggetto comune della vita reale in una galleria d’arte? Marcel Duchamp ha forse già dato la risposta con i suoi ready made tra cui svetta il famoso orinatoio intitolato Fountain. Gli oggetti comuni di Duchamp e la questione da lui sollevata del gesto dell’artista come selettore dell’oggetto d’arte, sono stati il punto di partenza per le varie forme di arte concettuale. La Serpentine Gallery di Londra si è posta la nostra stessa domanda e come risposta ha organizzato una mostra completamente dedicata al design che sarà aperta sino al prossimo 7 febbraio.

L’evento dal titolo Design Real è in realtà pervaso da una natura molto semplice. 43 oggetti sono stati posti su di un piedistallo, incorniciati, affissi direttamente sul muro o direttamente adagiati sul pavimento. Questo è tutto, non ci sono dettagliate didascalie, testi o spiegazioni solo alcune stringate etichette vicino ad ogni oggetto che recitano “Tenda” o “Caraffa”.

L’Universo Rivelato di Michele Zaza

La Fondazione Volume! di Roma da giovedì 4 febbraio apre le porte all’Universo Rivelato, opere dell’artista Michele Zaza. Spazi incantati e onirici, generati da luminosità sottili, creano la scenografia adatta all’Universo Rivelato. Nelle immagini presentate appaiono volti protetti da nuance del blu e coperti da mani, in movimento, a voler nascondere la propria identità, un mix tra finzione e realtà contrapposte. Quasi come fossero attori che indossano maschere, un rimando enigmatico interiore, ed ombre alla ricerca della vita.

Il Turner Prize 2009 truccato, bruciante realtà o denigratoria menzogna?

Sono stati in molti a lamentarsi di inciuci e contro-inciuci nei premi artistici nazionali. Le lamentele sono sempre le solite, giuria che favorisce i soliti nomi e curatori furbetti che ricambiano favori ad artisti e gallerie. Ebbene se pensate che tutto ciò succede solo da noi ed è quindi il momento di emigrare all’estero perchè li fanno le cose in modo pulito e gli artisti sono rispettati, allora forse vi state sbagliando.

Lo scorso anno infatti erano stati in molti a lodare il comitato del prestigioso Turner Prize britannico per aver condotto un’edizione senza scandali ma adesso sembra che i complimenti siano arrivati troppo presto. Charles Thomson, artista co-fondatore insieme a Billy Childish del movimento Stuckism (che più volte ha criticato il Turner Prize), ha violentemente attaccato il vincitore dell’edizione 2009 Richard Wright, facendo notare che l’artista è amico di vecchia data di Charles Esche, direttore del Van Abbemuseum di Eindhoven nonché membro della giuria del premio.

Leonardo Da Vinci è la Gioconda? Riesumiamolo e vediamo

 Incredibile notizia che ancora una volta proviene dall’Italia. Sembrerebbe infatti che i nostri scienziati abbiano intenzione di non voler concedere il degno riposo a tutti quei geni del passato che hanno contribuito all’arte ed alla cultura nazionale ed internazionale. Dopo il nostro precedente articolo sulla riesumazione di Caravaggio con lo scopo di compiere ricerche sulle cause della sua morte, siamo qui a parlarvi di un’altra  celebre salma che presto sarà prelevata dalla sua tomba.

Si tratta di Leonardo Da Vinci, i cui resti saranno analizzati nella speranza di risolvere l’enigma sull’identità della misteriosa Monna Lisa. Se ben ricordate alcune settimane fa un altro studioso aveva avanzato alcune ipotesi sui malanni della Gioconda (vedi nostro precedente articolo). Ora alcuni scienziati italiani hanno ottenuto il permesso di di aprire la tomba dell’artista che attualmente si trova nel castello di Amboise, situato nella valle della Loira, l’equipe tenterà in seguito di ricostruire il volto di Leonardo per scoprire se il ritratto della celebre donna sia o meno un autoritratto in maschera.

Ancora aperte le iscrizioni all’Athens Video Art Festival 2010

 Torna anche quest’anno una delle realtà europee che in pochissimo tempo è riuscita a catalizzare l’attenzione di media e pubblico, creando una solida piattaforma di promozione e valorizzazione della giovane arte unita ad un clima festaiolo che ha come cornice lo splendido mare della Grecia. Stiamo parlando dell’Athens Video Art Festival 2010, uno dei più grandi eventi dedicati alla digital art ed al new media che invita nuovamente tutti gli artisti del mondo a partecipare presentando le proprie opere al comitato di selezione. La mostra finale avrà luogo dal 6 all’8 maggio 2010 a Technopolis, polo culturale amatissimo dai giovani della città di Atene.

Quest’anno il festival andrà in tour per tutta la Grecia da maggio fino a Settembre. Ogni anno il festival (evento ufficiale della video arte in Grecia) evolve e si arricchisce di nuovi obiettivi, ingrandendo il suo profilo accademico attraverso importanti collaborazioni della comunità artistica internazionale sempre con l’intento di proporre opere speriementali ed innovative che abbracciano tutti i campi delle arti digitali, fornendo un legame tra artisti e pubblico della Grecia ed al di fuori dei confini nazionali.

Tino Sehgal e l’arte evanescente al Guggenheim Museum

 Se avete sempre desiderato vedere l’interno del Guggenheim Museum di New York nel suo stato originale allora forse questo è il vostro momento. In occasione della mostra personale dedicata a Tino Sehgal (fino al prossimo 10 marzo) infatti la grande spirale, precedentemente accesa dalle opere di Kandinsky, è stata completamente svuotata e non si vede l’ombra di un dipinto nemmeno a pagarlo oro. Ma a guardarlo bene lo spazio non è del tutto vuoto, sul pavimento della celebre rotunda un uomo ed una donna giacciono avvinghiati in un morbido e lento abbraccio.

Nelle rampe sovrastanti invece alcune persone camminano con passo leggero e parlano insieme in modo amicale mentre nuovi partecipanti si uniscono al discorso ed altri se ne vanno. L’arte di Seghal è quasi interamente composta da queste performance caratterizzate da incontri sociali, pseudo balletti e atti teatrali. L’artista ha studiato danza ma è più avvezzo a musei, gallerie e fiere d’arte. Il lavoro di Sehgal verte sui sistemi economici e sul processo distruttivo della tecnologia, il tutto in relazione all’industria dell’arte. Il suo obiettivo è quello di creare un contro-modello, una situazione dal niente che lentamente svanisce senzar lasciare una traccia fisica e soprattutto senza lasciare opere da vendere sul mercato.